Doping prescritto
Forse non tutti sanno che, recentemente, prima Ferruccio (in un libro pubblicato nel 2005) e poi Sandro Mazzola (in una intervista del 2017) abbiano confessato che negli anni sessanta, il loro allenatore nell’Inter, il famoso Helenio Herrera, che vinse scudetti e coppe campioni e una coppa intercontinentale, era solito dopare i suoi calciatori con anfetamine sciolte nel caffè. Anche Franco Zaglio, loro compagno, confermò tutto affermando che fosse una pratica diffusa. Ma la cosiddetta Grande Inter era una sola e fu grande anche perché piena di anfetamine. Questa notizia, passata abbastanza in sordina, mi fa sorgere il dubbio che questo club goda di una qualche sorta di magica immunità legata al tempo che scorre. Infatti, così come il ben più famoso caso di Calciopoli, in cui l’illecito sportivo dell’Inter, e in particolare di Giacinto Facchetti, venne prescritto perché  ormai trascorsi troppi anni dal fatto. Così, ancor più nel passato, una serie di vittorie, apparentemente straordinaria, mantiene il suo posto negli albi d’oro seppur infangata dall’onta del doping. Anche se non esistono analisi antidoping dell’epoca, la testimonianza di tre ex calciatori dell’Inter è più che verosimile. Da sottolineare che Sandro prima accusò Ferruccio di essersi inventato tutto, per un sentimento di rivalsa, salvo poi confessare anche lui anni dopo, nel marzo di quest’anno. L’inter comunque querelò Ferruccio per 3 milioni di euro, ma il club perse la causa, mentre Ferruccio in una intervista dichiarò: “Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe.”
Doping, partite truccate, arbitri comprati, per non parlare di altri illeciti, non prescritti ma commutati in piccole multe, come il famoso passaporto falso di Alvaro Recoba, i pedinamenti agli arbitri e le intercettazioni telefoniche della Telecom del vice-presidente dell’Inter, oppure, e addirittura davanti alle telecamere, tentativi di convincere gli avversari a perdere una partita.
Che dire: un ottimo curriculum per coloro che si autodefiniscono la squadra degli onesti.














