The PepiBand - Six Grills In Six Days (2015, Altipiani, Edwood Rec, Stereodischi, Pied De Biche, Arsonica)
The PepiBand è un quartetto siciliano dedito ad un noise-rock vecchia scuola da non sottovalutare. La loro ultima fatica, Six Grills in Six Days venuta alla luce dopo cinque anni dal precedente Panic, è una vera dichiarazione d'appartenenza ad un genere preciso.
Un genere, anche se è stupido parlare di generi - lo so, riconoscibile fin dai primi secondi dell'album: movimenti noise-rock con spinte harder e voce graffiante. Distorsioni, riff storti, stop'n'go. Anche momenti di respiro, certo, ma solo come preparazione a future esplosioni. Keep In Touch apre l'album con tutti gli elementi elencati poco fa, con momenti che mi ricordano un po' i liguri CRTVTR. Parlavo di riff storti ed è nella successiva Death Throes che questi assumono in tutto e per tutto un sapore math.
La musica dei PepiBand non è fatta solo di influenze del passato, ma anche di partecipazioni/collaborazioni recenti: William Voi ha donato al gruppo il testo del secondo brano (oltre che della traccia finale) di cui abbiamo appena parlato; Dario Serra ha messo penna e voce su Summer Parade Arrived di cui parleremo più avanti e, avanzando con l'ascolto, troviamo la riconoscibilissima voce di Giovanna Cacciola (non vi devo dire chi è, vero?) in quel piccolo gioiellino intitolato A Blue Day: un brano noise-rock scritto alla perfezione.
Altro elemento su cui si basa la proposta del quartetto siciliano è la ripetitività, senza che questa - però - diventi un peso. Sentenced To Grace ricorda tanto i Karate di “The Bed Is In The Ocean”: chitarre che si sviluppano rumorosamente e che si abbandonano alla libertà di feedback e riverberi vari. Ma anche strumenti che graffiano e s'incazzano: come accade da Pug in poi: in questa, assistiamo ad una vera e propria cavalcata veloce, breve ed urlata. E da lì, continuando, ci ritroveremo ad ascoltare più e più cose che si faranno ricordare: Summer Parade Arrived, la successiva We Are The Past e poco più avanti What If You'll Still Be Here sono fatte di chitarre taglienti e distorte; partenze, frenate brusche e ripartite il tutto condito da stacchi di batteria semplicemente favolosi. Ed è questo in assoluto il vestito migliore del gruppo: meglio ancora quando poi si alterna piano e forte, calmo e distorto, come accade in Stefanuccio.
La finale Feathers & Demons frena un po' e vi dirò che, per chiudere, sta più che bene: è tutto molto pulito, anche quando si spinge un po' di più. Un'uscita di scena praticamente perfetta.
Un buon disco noise-rock deve fare, principalmente, due cose: deve graffiare e deve spingere. E Six Grills In Six Days fa tutte e due le cose molto bene.