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#2080
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DEATH BECOMES HER 1992
En español: La muerte os sienta tan bien (doblada)
Death Becomes Her is a 1992 American satirical surrealistic black comedy fantasy film directed and produced by Robert Zemeckis and written by David Koepp and Martin Donovan. The film stars Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis, and Isabella Rossellini. Its plot follows two women who drink a magic potion that promises eternal youth.
The film was a pioneer in the use of computer-generated effects and went on to win the Academy Award for Best Visual Effects.The film is regarded as a cult classic and a highly treasured film within the gay community.
Watch the film below
When a fading actress learns of an immortality treatment, she sees it as a way to outdo her long-time rival
link https://ok.ru/video/3577723030184
SECCION EN ESPAÑOL
Death Becomes Her (La muerte os sienta tan bien en España, La muerte le sienta bien en Hispanoamérica) es una película de humor negro con elementos de terror y fantasía de 1992 dirigida por Robert Zemeckis y protagonizada por Goldie Hawn, Meryl Streep y Bruce Willis. Wikipedia
VEASE LA PELICULA doblado A CONTINUACIÓN
La actriz Madeline Ashton (Meryl Streep) le "roba" el prometido, el cirujano plástico Ernest Menville (Bruce Willis), a su amiga Helen (Gold
link https://ok.ru/video/8520245185100
It's a new year and I'm glad here,
It's a fresh spring, so let's sing
In 2080 I'll surely be dead
So don't look ahead, ever look ahead
I had only heard the rapid-fire lyrics in the outro in a restaurant in 2011 or 2012. I thought to myself, what an interesting song...the next time I hear it, I will make note of the artist, read the lyrics, etc. Well, 13 or 14 years later, I finally heard it again after futile attempts to try to find it, humming the melody to friends and family, etc. To say this song is haunting almost literally true for me. It has haunted me for over a decade.
Song of the Day
1 Aug., ‘25

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« Heaven mi ha detto che ti piace andare veloce. » … « Cortesemente, non ammazzarmi. »
Da zero a cento con l’aprirsi finale di un larghissimo sorriso, che scopre i denti e gli fa dolere gli zigomi, sul finale, perché manca davvero poco si metta persino a saltellare dall’eccitazione. « Ci posso provare » il tono, pervaso dal tremolio che solo una grande, grandissima felicità può dare « mi impegnerò davvero davvero tanto. Tantissimo » in the meantime ha già aperto il tasto per aprire il bellissimo bolide e, in una dimostrazione inquietante di cavalleria, le ha aperto addirittura la portiera lato passeggero.
E il fatto che poi si porti una mano sul cuore e metta su la migliore espressione stupita, nel vedersi addirittura aprire lo sportello, è solo un piccolo scherzetto coronato da quel « Come sei galante… » davvero, davvero divertito. « Ti piace? »
Gli piace? « Moltissimo, credo sia la cosa più bella che io abbia mai guidato » risposta ovvia ad una domanda ovvia, ma non gli interessa, già proiettato sul problema successivo « Heav è a casa? » Nonsense, nella sua estrema contentezza, con i suoi occhi brillanti, da mago indecente che ha trovato sul serio un paradiso su misura per se stesso.
« Non parti? »
« ti sto lasciando il tempo di ambientarti, prima di partire. » Ecco, a differenza di due secondi prima, non vuole suonare rassicurante, solo tanto, tanto evocativo. Lecito chiedersi, a questo punto, se il sorriso largo, a 32 denti, non sia invece una paresi facciale: la risposta, in realtà, è negativa. Con un gioco di pedali si limita a far ruggire il motore senza, tuttavia, far muovere il veicolo di un millimetro, da quel parcheggio. Lo fa una volta, dopodiché, alla seconda, preme l’acceleratore ancora più a fondo, per alimentare l’appagamento – tanto – che un tale rumore gli può dare. « Allora, dove ti porto? » [...] « La prima tappa la decidi tu, la seconda è mia, quindi scegli bene » in fondo, sanno entrambi quale sarà, la seconda: 31 Holland Park.
« Al mare. »
Heaven non ha mentito, in effetti, nel dire gli piaccia la velocità: tolto qualunque tipo di freno, inforca la marcia e sfreccia, letteralmente, fuori dal parcheggio.
« quale scegli? » « Quello che lascia una cicatrice » [...] « così quel mago potrà pensarti ogni volta che la guarda. » Il mento sollevato racchiude insieme fierezza e sconsideratezza grifondoro, il sogghigno vago e il sopracciglio sinistro inarcato l’arroganza curata negli anni. « Sectumsèmpra »
Sembianza mandata in frantumi quando un piccolissimo lampo di terrore gli balena improvvisamente nell’oceano in tempesta che sono gli occhi, costellato dal dubbio che quella bacchetta possa davvero adempiere al dovere, nelle mani altrui, ignorando le condizioni iniziali: fargli del male adesso, non la prossima volta. Questa volta però si accorge del respiro brusco che trattiene nel torace, dei muscoli e della mascella che si contraggono, del viso che si contorce per prepararsi ad incassare un dolore che, sospetta, sarà notevole. Ma che non arriva, neanche dopo aver atteso un lungo minuto, giusto per averne la certezza o aver staccato le pupille da quelle altrui, sincerandosi che non vi siano sangue o ferite a deturpare stoffa o pelle. E dopo la paura e l’incertezza cosa rimane? Il rumore del cuore che galoppa, nonostante non vi sia ossigeno nuovo da pompare [...] « Anch’io ti odio » non sorride più, il che presuppone glielo stia confessando sul serio. Innumerevoli i pilastri a sostegno di quelle quattro parole e, sfortunatamente, di più quelli in disaccordo, colpevoli del suo essere ancora lì, sotto lo sguardo del cigno, con una minaccia a pendere sulla testa, in attesa di qualcosa.
Hektor non sarà il miglior mago che ci sia in circolazione, forse non è nemmeno il peggiore ma, almeno per le prossime ore, le sta dicendo di voler essere suo. Per pentirsi avrà tutto il tempo del mondo, domani. Per scappare rimarrà la scopa volante sul balcone del secondo piano, ad aspettarlo, ma per ora ha deciso chi e cosa desidera: lui, appartenere a lei, e lei sua. Il resto è un groviglio indistinto. Il resto non è importante.