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Resta il fatto che, italiano o straniero, parliamo sempre di povera gente nelle stesse esatte condizioni. Se non è miseria è disperazione, se non è sfruttamento è malattia mentale, sono storie di gente che fa su e giù dal carcere, dagli ospedali, dai CIM, dalle questure, dalla Caritas alle auto aperte coi cacciavite, gente che sparisce nelle pieghe di una città, un paesone, che li lambisce appena e poi si vede e non si vede. Spuntano sempre fuori, storie di violenze domestiche, di lavori in nero, di alcolismo, di spaccio, di famiglie sfasciate, di persone che vivono ai margini, che nessun Basaglia avrebbe mai detto che lasciati a se stessi sarebbero stati meglio, gente che li vedi parlottare da soli e chiedere soldi e ti scansi se sei veloce fingendo di telefonare altrove. Che fino a quando non finiscono sotto a un tram o morti su di un materasso o in galera svicoli e abbozzi.
Poi ci sarà chi urla alla mancanza di sicurezza, all'immigrazione selvaggia, ai diritti del povero cittadino che lavora e non può mandare i figli a scuola sereno. Ma la verità banale è che la coperta è troppo corta per tutti, anche perché c'è chi si tira dalla sua sei metri che non gli spettano, e poi fa anche il virtuoso e lo scandalizzato quando qualcun altro prende freddo al culo nottetempo.
Queste persone, che ciascuno ha le proprie, la famosa sicurezza un tempo consisteva nel chiuderle tra quattro mura o addirittura tre e lasciarle lì per sempre, e tutta questa sicurezza oggi si figura avere abbastanza gendarmi e abbastanza muri da metterci dentro tutti, solo che più ci si inventano modi per tagliare fuori gli altri, più muri devi avere, e se per i gendarmi e i muri non ci vuoi neppure mettere i soldi allora tutta questa è solo carne da macello, buona per succosi post e per tirare su i trenta denari sui giornali che presto o tardi qualche politichetto miserabile un miserabile come te lo nota e ti paga il bif. Diciamo le cose come stanno: a voi vi fanno schifo e orrore i poveri, e non li volete vivi.
Nel frattempo i morti restan morti, i cari li piangono, a chi tocca non si ingrugna e più sono efferati, più rendono, tutta gente che poi se saltano due giorni di vacanza è un dramma sociale. E allora andate alla camera ardete, a far politica coi parenti del defunto, a vedere come vi viene. Offrite loro un aperisushi, uno spritz.
Mi scuserete se infilo la citazione cinematografica, ma è per un buon fine, un consiglio spassionato. La carriera vostra vera non è quella dei giornalisti (ma pensa), dei politici, degli opinionisti, dei padri di famiglia, delle madri preoccupate, degli influencer, dei content creator. Non ne avete le minime, siete in piedi solo perché è diventato gratis, facilotto, prendere un consenso da quattro canaglie. Siete più sul versante dei buffoni, se non fosse che, e qui la visione del film sarebbe d'obbligo, non fate manco ridere. Controllate, controllate pure. Chi fa ridere ha una classe tutta diversa. Voi fate solo cacare. Io fossi in voi mi specializzerei lì, che c'è comunque sempre bisogno.

























