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Coffe time, smile.
Chi sei quando nessuno ti guarda?
È una domanda che ho sempre letto da spettatrice. Una di quelle domande che scorrono davanti agli occhi e sembrano appartenere sempre a qualcun altro. Non mi ero mai fermata davvero a darle una risposta. Forse perché nessuno me l'aveva mai fatta.
E invece, quando succede, cambia tutto.
Perché smette di essere una domanda qualsiasi e diventa uno specchio. Ci guardi dentro e, inevitabilmente, inizi a guardare anche te stessa.
Mi ci sono trovata davanti e, quasi senza accorgermene, ho iniziato a fare un viaggio dentro di me. Come sempre, mi sono persa per strada. Da quella domanda ne è nata un'altra. Poi un'altra ancora.
È il mio modo di pensare, in fondo. Una risposta non arriva mai da sola. Si porta dietro dubbi, deviazioni, contraddizioni. A volte mi sembra di fare tre passi in una direzione e due indietro, ma è proprio così che riesco a capire cosa penso davvero.
Così mi sono chiesta: quanto sto recitando bene la mia parte?
Sono davvero la versione migliore di me stessa, quella che tutti vedono? Oppure quella emerge solo quando non c'è nessuno a guardarmi?
O forse è il contrario: magari sono così brava a nascondere la parte peggiore di me che riesce a respirare solo nella solitudine.
Forse sono così brava a nascondere i miei difetti che solo quando nessuno mi guarda smetto di tenerli a bada.
Mi sono ritrovata a pensare alle maschere.
A quelle che scegliamo.
A quelle che ci mettono addosso gli altri.
A quelle che finiamo per indossare senza nemmeno accorgercene.
Ma soprattutto: chi rimane quando la maschera cade?
Chi sono quando smetto di preoccuparmi di come dovrei essere, di come gli altri si aspettano che io sia, di quale gesto sia quello giusto, di quale parola sia quella più adatta?
E poi mi è venuto in mente un pensiero che non avevo considerato.
Se qualcuno chiedesse agli altri: "Chi è Ginevra quando nessuno la guarda?", quanti saprebbero davvero rispondere?
Pochissimi, credo.
Perché, in fondo, quella domanda se ne porta dietro un'altra ancora:
chi ti vede davvero per come sei?
Chi ti vede davvero?
Lo so. Sto divagando. O forse no. Forse è semplicemente il mio modo di cercare una risposta. Io ragiono così: apro una porta e ne trovo altre dieci. Ogni risposta sembra contenere una domanda nuova.
Sto facendo esattamente quello che faccio sempre. Parto da una domanda all'apparenza semplice e costruisco un labirinto.
Probabilmente prevedibile ancora prima che iniziassi a rispondede per chi mi conosce anche solo un poco.
Lo so. Potrei liquidare tutto dicendo che ognuno di noi è ciò che gli altri vedono.
O forse ciò che scegliamo di mostrare.
Ma è un cane che si morde la coda.
Da una domanda così semplice potrebbero nascere riflessioni infinite. Si potrebbe parlare di identità, di psicologia, di filosofia, di tutte quelle maschere che indossiamo senza rendercene conto. Ma, più vado avanti, più mi sembra di allontanarmi. La risposta è molto più semplice.
Molto più quotidiana.
Molto più mia.
Chi sono quando nessuno mi guarda?
Sono tutti quei piccoli gesti che esistono soltanto quando sono da sola.
Sono quella che, quando arriva a casa, si toglie l'orologio, il trucco, le scarpe e i vestiti. Ogni gesto è un pezzo della giornata che resta finalmente fuori.
Solo allora sono davvero io, nell'intimità di casa mia, dopo una giornata infinita passata a essere esattamente quella che gli altri si aspettano.
Sono quella che mette qualcosa di comodo, infila le pantofole e raccoglie distrattamente i capelli in un mollettone.
Quella che può passare una giornata intera perfettamente composta e poi sedersi sul pavimento della cucina con una vaschetta di gelato al pistacchio accanto. Quel gelato che riesce, inspiegabilmente, a rimettere un po' d'ordine anche nei pensieri dopo una giornata storta. Quella che cerca di far durare il più possibile l'ultimo cucchiaino, perché quello è sempre il migliore.
Sono quella che apre il frigorifero tre o quattro volte, sapendo benissimo che non è comparso niente di nuovo, ma sperando comunque che ci sia qualcosa che mi ispiri.
Quella che mangia direttamente dalla vaschetta il cibo spazzatura scaldato due minuti nel microonde e finisce per mangiarlo sul divano con un libro sulle ginocchia.
Sono quella che resta distesa sul letto a leggere per ore, senza distrazioni, senza sentire il bisogno di riempire il silenzio.
Sono quella che non si rende conto di stare parlando da sola.
Quella che legge ad alta voce un testo che ho appena scritto per capire se suona bene anche fuori dalla mia testa.
Quella che discute con un personaggio di un libro e poi finisce per lamentarsi con la macchinetta del caffè come se potesse darle una risposta.
Sono quella che cambia posto a un libro sulla libreria perché improvvisamente mi sembra che appartenga a un altro scaffale.
Quella che apre un libro nuovo e, prima ancora di leggerlo, ne annusa le pagine, passa una mano sulla copertina come se potesse raccontarmi qualcosa ancora prima di aprirlo.
Quella che ritrova un vecchio biglietto usato come segnalibro e, prima ancora di ricordare il libro, ricorda perfettamente il giorno in cui l'ho infilato tra quelle pagine.
Sono quella che crea pile di manoscritti da leggere sul pavimento promettendosi che le sistemerà entro sera, e poi quelle pile diventano parte dell'arredamento.
Quella che rilegge più volte il finale, chiude il libro e resta qualche minuto a fissare il vuoto.
Sono quella che riguarda una scena di un film che conosce a memoria e riesce a emozionarsi e piangere esattamente come la prima volta.
Quella che guarda fuori dalla finestra mentre piove senza un motivo preciso, perdendo completamente la cognizione del tempo.
Quella che si ferma a osservare i giochi di luce che filtrano dalla finestra e, per qualche minuto, dimentica completamente quello che stava facendo.
Sono quella che apre il computer per controllare una sola cosa e, un'ora dopo, si ritrova ancora lì a sistemare una virgola.
Quella che può passare ore a cercare la parola perfetta in una frase, perché sa che a volte una sola parola può cambiare tutto.
Quella che si emoziona quando trova finalmente quella giusta, come se avesse appena scoperto un piccolo segreto.
Quella che si ripromette di andare a dormire presto e finisce a leggere ancora un capitolo.
E poi un altro.
E poi "solo altre cinque pagine".
E mi risveglio con il manoscritto ancora aperto sul petto.
Sono quella che scrive il suo diario.
Le parole che non faccio leggere a nessuno.
Quella che lascia una frase a metà perché alcune emozioni le sente perfettamente, ma non trova ancora le parole giuste per raccontarle.
Quella che rilegge una pagina scritta mesi prima e sorride alla ragazza che era quel giorno.
Quella che tiene tra le mani una vecchia fotografia più a lungo del necessario, cercando di ricordare non solo quel momento, ma anche la persona che ero allora. E sorride da sola ripensando a una frase, a un'emozione, a un ricordo.
Sono quella che apre Spotify con l'intenzione di ascoltare una sola canzone in loop e finisce per perdersi in una playlist completamente diversa.
Quella che ascolta musica con le cuffie e sceglie canzoni che probabilmente non direbbe mai a nessuno di ascoltare.
Sono quella che continua a ripensare a una conversazione finita ore prima, chiedendosi se avrebbe potuto dire qualcosa di diverso, anche se ormai non cambierebbe più nulla.
Sono quella che si perde nei propri pensieri al punto da dimenticare perché era entrata in una stanza.
Quella che si ripromette di mettere ogni cosa al suo posto e, invece, crea soltanto un disordine più ordinato del precedente.
Quella che si convince di avere tutto sotto controllo e poi si ricorda, improvvisamente, che sarebbe dovuta essere già uscita.
Quella che trova finalmente il cellulare che continua a squillare e risponde: "Arrivo tra cinque minuti", sapendo perfettamente che quei cinque minuti, nel mio universo, hanno un significato molto elastico.
Quella che corre per casa cercando una scarpa mentre l'altra è già ai miei piedi.
Sono quella che prepara tutto per uscire e, proprio mentre sto chiudendo la porta, si ricorda almeno altre tre cose che ha dimenticato.
Quella che prova un vestito davanti allo specchio, decide che non la convince e dopo cinque minuti lo rimette perché, in fondo, forse non era così male.
Sono quella che appoggia la borsa su una sedia, la giacca sul letto, le chiavi sul tavolo e poi passa dieci minuti a cercarle perché non ricorda dove le ha lasciate.
Quella che prepara tutto per essere impeccabile e poi riesce comunque ad arrivare in ritardo.
Sono quella che dimentica il caffè sul tavolo perché è concentrata a scrivere una mail e, quando lo ritrova freddo, lo beve comunque.
Sono quella che si mette a cucinare ascoltando musica e finisce per ballare più di quanto cucini.
Sono quella che entra in doccia e canticchia stonando la canzone che ascolta da tutto il giorno.
Quella che balla per casa a piedi scalzi come se ci fosse un concerto privato di cui sono l'unica spettatrice.
Sono quella che fa colazione ancora in pigiama, con i capelli spettinati e gli occhi mezzi chiusi, seduta sul piano della cucina, lasciando che i pensieri vadano dove vogliono.
Quella che prepara una colazione impeccabile che sembra uscita da un hotel a sei stelle e, cinque minuti dopo, finisce per mangiare una fetta di pane e Nutella al volo perché deve correre al lavoro.
Quella che lascia post-it ovunque, convinta che questa volta riusciranno ad aiutarmi a ricordare tutto, e poi finisce per dimenticare di guardarli.
Quella che riesce a leggere anche sul water il manoscritto che deve assolutamente finire.
Sono quella il cui caos sulla scrivania sembra incomprensibile a chiunque, ma che sa esattamente dove si trova ogni cosa. O almeno è quello che continuo a ripetermi, mentre cerco disperatamente quel documento importante. E ritrovarlo esattamente dove l'avevo messo "per non perderlo".
Amo la mia solitudine.
Non perché non ami stare con gli altri.
Anzi.
Mi piace condividere, ridere, parlare, vivere le persone.
Ma ci sono momenti che appartengono soltanto a me.
Sono solo miei.
Sono gli unici in cui non devo interpretare niente. Momenti in cui non devo fare il gesto che qualcuno si aspetta.
Non devo trovare la parola giusta.
Non devo essere all'altezza di un ruolo.
Posso fare quello che ho voglia di fare.
O non fare niente.
Posso semplicemente esistere.
Credo che quella sia la parte di me che conoscono in pochi.
Non perché la tenga nascosta, ma perché entrare in quello spazio richiede fiducia. Perché è una stanza in cui non faccio entrare quasi nessuno.
Ogni tanto, però, scelgo di aprire la porta a qualcuno.
Di lasciarlo entrare nella mia solitudine.
Nella mia parte più semplice.
Quella versione di me che non cerca di piacere.
Che non cerca di convincere.
Che non deve dimostrare niente.
Che non ha bisogno di apparire.
A qualcuno quella parte piace.
Qualcun altro forse se l'aspetterebbe diversa.
Mentre scrivevo continuavo a pensare che la domanda fosse capire chi sono quando nessuno mi guarda.
Poi, quasi senza accorgermene, ho capito che forse la domanda era un'altra.
Non chi sono quando nessuno mi guarda.
Ma chi riesce a vedermi anche lì.
Perché quando nessuno mi guarda, io non divento una persona diversa.
Sono sempre io.
Solo che quando nessuno mi guarda non devo ricordarmi di essere all'altezza di niente, chi devo essere.
Non devo essere brillante, precisa, impeccabile.
Posso lasciare un libro aperto sul comodino, una tazza dimenticata sul tavolo, il gelato al pistacchio finire troppo in fretta e i pensieri correre dove vogliono.
Posso essere disordinata, testarda, in ritardo, piena di dubbi. Avere sempre una domanda in più della risposta che stavo cercando.
Chiedermi perché sedermi sul pavimento rimane il posto migliore per pensare. E perdermi nei miei pensieri.
Posso essere tutte quelle piccole cose che nessuno vede perché nessuno cerca.
Posso semplicemente esistere.
E forse è proprio questo il punto.
La parte più vera di noi non è quella che nascondiamo agli altri.
È quella che non sentiamo il bisogno di spiegare.
Quella che esiste anche quando nessuno la sta guardando.
Quando nessuno mi guarda, non tolgo una maschera.
Semplicemente smetto di indossarla.
Forse la risposta alla domanda "Chi sono quando nessuno mi guarda?" non è così diversa da quella che darei quando qualcuno mi guarda.
Quando nessuno mi guarda, sono quella che sono.
La stessa persona che sono sempre stata.
Forse non cambia quello che sono. Cambia soltanto chi riesce a vedermi davvero.
E ogni tanto capita qualcuno che mi riconosce ancora prima che riesca a raccontarmi. Qualcuno davanti al quale non sento il bisogno di spiegarmi.
E resto io.
Insomma...
Quella che sono.
"Per me, io sono colei che mi si crede."
Luigi Pirandello, Così è (se vi pare).
Così è.
Quel colore invisibile alla macchina fotografica, il più intenso: l’emozione. Lei.
Breakfast time.

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Il sangue di Cristo.
A distanza di mesi dall'ultima volta oggi ho deciso di tornare a far visita al mio mercatino delle pulci preferito. Non che avessi bisogno di qualcosa, ma uno dei miei svariati progetti è quello di cambiare la mia scatola del cucito. È vecchia, brutta, arrabattata e, soprattutto, disordinata da brivido. Mi ha davvero rotto i maroni. Così con la scusa di cercare una scatola di latta, una cappelliera carina o un cestino da pic nic per rimpiazzarla mi sono armata di pazienza e ho sfidato la sorte. Dapprima ho trovato uno sgabello contenitore a cui avrei dovuto tagliare le gambe col flessibile, bello, ma sicuro mi sarei fatta male in qualche modo. Poi, sotto un tavolino la vedo, abbandonata a se stessa, la scatola da cucito uguale a quella di mia nonna. E poi gli altri vedono me, una scema che piange in mezzo ai robivecchi mentre ricorda le ore passate a catalogare bottoni per grandezza e colore insieme ad una vecchietta.
-Signora questa la deve comprare col cuore, deve essere sua!
Ed eccomi qua, con la scatola da cucito di mia nonna. Fanculo a tutti quanti gli eredi, ora è mia!
Tra l'altro, contiene cose bellissime 😎
Cucire con tempo il tempo.
948 giorni di silenzio in questo letto ; ora posso dire : dolce notte a te.
(Confermo, il tuo hamburger lo adoro )
Time
A memoria … a volte, all’improvviso, i vetri esplodono perché hanno delle tensioni interne .. un po’ come gli umani.

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Asso di cuori
Fiocchetto con stile
Tu che disegni cuoricini sui muri e per terra… Rigorosamente coi gessetti💕… Bansky in erba.
Ricordi …1994 davanti al modulo LEM e al modulo di comando / modulo di rientro. (Charlie Brown ) - missione Apollo 10
Combatto con il sistema predittivo.
Battaglia faticosa oggi .

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Double kiss
Combatto con il sistema predittivo.