abolirò memoria e nostalgia,
non ci sarà intenzione né immaginazione
ma un'aria mite e ferma che acconsente:
si morirà per noia, dolcemente.
cuore fermo che non pensa
mente astiosa che non sente
non c'è nulla che mi accende.
ma avrò davvero un'anima?
cosa non devo fare
per togliermi di torno
la mia nemica mente:
ostilità perenne
alla felice colpa di esser quel che sono,
il mio felice niente.
porterò via il mio corpo
lo metterò in viaggio
e nel trasporto, tra scosse di treni
e paure di voli, ritroverò la confidenza
materiale.
se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.
faccio fatica a immettermi nel giorno
fuori fa freddo, tira un brutto vento,
io resto dentro e accendo stufa e forno.
poi mi incoraggio e vado a fare un giro,
provo le gambe e i muscoli del viso
in cerca del mio stanco paradiso,
ma subito mi perdo nel respiro.
torno modesta a casa a quel calore
dove dorme anche il gatto tricolore.
[...] e ti sembra quasi di vedere quel segnale
che ti faccia sembrare la vita come tale.
a me è maggio che mi rovina
e anche settembre, queste due sentinelle
dell'estate: promessa e nostalgia.
ah l'avessi saputo
che bastava un bacio per aprirmi le vie dell'universo:
stelle e pianeti che si incrociano
parlando, costellazioni intere
che si intessono.
e io in mezzo a loro che le guardo
tessile ordito ardente
che reggo, e non domando.
io mi ricordo, già devo ricordare,
come ero ricoperta dal tuo viso
stendardo incastonato nel mio sguardo
che entrava nella vista di ogni cosa
come la screziatura di un cristallo.
non si trattava di immagine o ossessione,
ma era il senso stesso del guardare
quasi che fosse una sostituzione
di ciò che guarda con la sua visione.
fiduciosa dell'aria apro la finestra
e entrano inaspettate estranee
intimità. questo primo tradimento
del mattino, questa sgarbata risposta
del cortile, feroce comunione!
certo non sempre conviene stare in alto.
sono obbligata spesso in umiltà
a piegarmi alla mia noia
alle sue semplicità.
-Patrizia Cavalli, Vita Meravigliosa