Domani sarà una giornata difficilissima.
Domani accompagnerò un ospite alla prima seduta di chemioterapia.
La vita è davvero strana.
Da piccola ero terrorizzata dal cancro.
Quando gli altri bambini parlavano della paura di volare, di morire, di essere soli, della guerra o degli insetti, io parlavo della paura del cancro.
Non so perché. O meglio non lo sapevo. Poi ho capito.
Quando ero piccola mio nonno si è ammalato. Il primo di 5 tumori maligni che fortunatamente ha superato e ora ha addirittura 90anni. Una roccia d'uomo.
Da piccola, appunto, la malattia nella mia famiglia c'era, ma noi bambini eravamo tutelati al massimo. Nessuno ne ha mai parlato apertamente, non c'erano flebo e perdita di capelli o qualsiasi altra cosa iconograficamente riconducibile al cancro per dei bambini.
Eppure io ne ero spaventata a morte. Ricordo quanti incubi mi hanno tormentata. Sognavo sempre di esserne affetta io o le mie sorelle.
E ogni incubo finiva sempre con la morte.
In terapia ho scoperto che questi incubi erano una sorta di difesa del mio cervello di proteggermi dal trauma che poteva causarmi affrontare un lutto o una malattia così orribile. E questa difesa preventiva mi ha aiutata a vedere in modo più razionale e lucido un male cosi orribile.
Passano gli anni e il nonno ne affronta 5. Con il tempo scopro che le sue sorelle e i suoi fratelli sono morti di tumore.
Passa il tempo e trovano un tumore benigno a me e nello stesso mese trovano lo stesso tumore ma maligno al nonno. Entrambi operati e stiamo bene.
L'anno scorso ho dovuto accompagnare un ospite a dire addio alla madre malata di cancro al seno.
Questo mese hanno tolto un tumore al mio papà.
E domani accompagnerò questa giovane guerriera alla sua prima seduta.
Ho perso il conto di quante persone attorno a me si sono ammalate. E ho sempre cercato di fare qualcosa.
Portare un dolce, un sorriso, una chiacchiera, una spalla.
Nella mia fortuna, trovo curioso come sia circondata da questa malattia
Voglio sentirmi utile per chi non ha la fortuna. Per chi ha perso. Per chi ha paura.
Ma sono umana, sono empatica.
E la sofferenza altrui mi spaventa perché sento che per quanto posso essere di supporto, sarò sempre impotente.
Auguro tutto il bene a questa donna. E spero nel mio piccolo di poterle essere di supporto.