di Vincent Gallo, 1998 (105 min.)
(perché nel ’98 al cinema sono successe solo cose meravigliose, tipo Armageddon)
Vincent Gallo è proprio un dimenticato della storia del cinema. Eppure ne ha fatta di roba, come attore quasi tutti ruoli minori ma con dignità, da bravo compagno di merende di Coppola e Scorsese (chi non lo è, basta essere mezzi italiani e vivere a Mulholland Drive) con la faccia da italo-americano perso che si ritrova è apparso dovunque, uno su tutti Quei Bravi Ragazzi ed era ancora molto giovane, consiglio vivamente un copia e incolla della sua pagina di IMDB per la lista dei film da vedere. Ha fatto di tutto, produttore, montatore, capo elettricista, compositore, sceneggiatore, direttore della fotografia e costume designer. Il punto interrogativo resta la regia, perché ha fatto davvero poco e niente ma, a onor del vero, dalle numerosissime esperienze che ha avuto ha imparato un mestiere e a dovere. Soprattutto cortometraggi e documentari, tre film, uno strabiliante, uno buono e uno ottimo. Qui si vorrebbe parlare di quello strabiliante che, che ve lo dico a fare, è il primo (tanto per mandare in vacca la sacrosanta idea che un artista si evolva col tempo foraggiando lo stolto, pressappochistico, luogo comune che tanto è sempre bella solo la prima roba poi si rovinano tutti, e se siete proprio stronzi direte che “si rovinano con lo showbiz”, ho i brividi) e che, tanto per solleticare un po’ le vostre magliette a righe, se ricercato su youtube da esattamente cinque risultati davvero pertinenti, e due ve li dovete andare a cercare con un certo impegno. Inutile dire che il DVD è fuori produzione (perlomeno lo era, un anno e mezzo fa l’hanno distribuito nuovamente e chissà che non sia ancora in giro, probabilmente su ordinazione).
Onestamente non mi va di spiegare la trama, mi sembra stupido, se volevate la trama andavate da quelle checche isteriche di mymovies (che con un film del genere ci vanno a nozze) o vi cercavate il retro del DVD, che poi dice sempre troppo. Quindi non dico nulla più di quello che scoprireste da soli.
I primi sei o sette minuti circa si evolvono così: Billy Brown esce di prigione, vestito da pezzentello qualsiasi, fa freddo e deve pisciare, chiede pure di tornare dentro per farla ma la guardia giustamente gli ride in faccia. Prende un autobus, scende in uno spiazzo e dopo essere stato cacciato da un bar chiuso entra nella prima porta aperta che vede, quella di una palestra con corsi di tip-tap. Una volta liberatosi, con due spintoni anche del tizio che gli guardava il pacco con ammirazione al bagno, va a fare una telefonata, non avendo soldi li chiede ad una ragazza del corso che esce dal bagno delle signore. Qui vediamo davvero i primi accenni della personalità di Billy Brown, perché a farsi venire i cinque minuti con la vescica gonfia e un barista stronzo che non ti manda al bagno “perché il bar apre tra un’ora” non solo siamo buoni tutti, ma ti appoggiamo, ti vogliamo bene, ti capiamo, ci è successo, ammazzalo, sei un grande. Dopo quello che sembra solo un opening come tanti per farti fare due risate in realtà il messaggio che è passato è che la storia sarà interamente dal suo punto di vista, nel bene e nel male, ma soprattutto adesso gli sei più vicino, l’hai fatto tuo. Saranno passati quattro minuti e non sono state spese neanche dieci parole. La radice cubica del Cinema.
Nei prossimi due o tre minuti si capirà che Billy Brown parla poco, che gli dà proprio fastidio questa cosa che le persone interpellandolo possono costringerlo a parlare, perché se non rispondi poi sembri un matto qualunque e lui invece ha delle stracazzo di ragioni per farsi i cazzi suoi a bocca chiusa. Quindi prima s’incazza, poi, incazzato, spiega perché s’è incazzato e infine, ancora incazzato, risponde. Gli dà fastidio essere costretto a parlare, anche quando chiede i soldi per il telefono a una delle più belle Christina Ricci della storia, paffuta e con un inaudito quanto azzardato biondo platino, cui ci si affeziona dopo trenta secondi di panico tra la memoria puerile di Casper e quella erotica di Ally McBeal, (sì, quella è Mercoledì) la quale all’inizio si dimostra pure gentile, lui è di una stronzaggine che va oltre la precedente adorabilità, sembra proprio una testa di cazzo immotivata, uno che s’è svegliato male ogni mattina della sua vita. Pretende quei soldi senza neanche stare a dare troppe spiegazioni. Poi al telefono lo vediamo nudo per la prima volta, risponde la mamma, lui parla a bassa voce, chiede come sta (il discorso è evidentemente preparato, perché se non ti piace parlare quando lo fai vuoi poter pilotare quello a cui vai incontro) e si mette a dare spiegazioni sul perché non ha chiamato prima. Il volo è durato tanto, lì è notte, lui è stanco per il lavoro e non può passarle la moglie che già dorme nel letto della lussuosa stanza di un albergo a cinque stelle degno di un musicista come lui. E’ palese che nessuno sappia nulla della sua detenzione, la storia fa anche acqua ma quando la madre fa domande lui s’incazza e abbaia qualcosa per rimettere le cose a posto, prima di annunciare una sua prossima visita con tanto di fidanzata al seguito.
Una volta agganciato il telefono ovviamente il problema è quello di trovarla una fidanzata, perlomeno qualcosa che le somigli, così, senza starci troppo a pensare, rapisce la Christina ballerina biondo platino.
Devo davvero starvi a dire che è uno dei più bei film sulla sindrome di Stoccolma che ci siano? Che tra i due si creerà un legame affettivo sorprendentemente solido, leale e tenerissimo nonostante la sua perversione? No, non mi pare il caso, vi tratterei da stupidi.
Finora, chi ha avuto occhi per guardare e orecchie per sentire, ha capito che ’sto Billy Brown è uno che in carcere c’è stato buttato che era ancora il ragazzetto sensibile e leale che in fondo è, che s’è indurito in quegli anni e adesso diffida pure dell’aria che respira ma, tutto sommato, è proprio una brava persona, che vuole bene alla mamma e se ci parla al telefono abbassa la voce per dirle che le vuole bene. Questo perché gli americani non hanno mica il chiodo fisso del gabbio che ti rovina la vita, mai sia.
Ma non è solo questo. Billy Brown è stato in prigione cinque anni, mica scherza, si vede che ha in testa un piano, che non porterà a niente di buono, ma che ha uno stracazzo di motivo per essere portato avanti. Ovvio che non ve lo dico, né il piano, né come è finito dentro, né perché.
Per quanto riguarda la storia abbiamo finito le anticipazioni, sperando di aver detto abbastanza da incoraggiare alla visione e non abbastanza da far passare la voglia.
Tecnicamente, poi, il film è girato più che bene, è ottimo, è una cazzo di bomba. La regia è audace senza perdere la naturalezza della narrazione, la scena nella sala da bowling è “mozzafiato”, come si diceva fino agli anni Novanta. La fotografia è una continua ovazione a Hopper e Norman Rockwell ma agisce direttamente sulla scena, narra in prima persona anch’essa. Colonna sonora da album per tutta la vita con un picco storico raggiunto in una delle scene finali con Heart of the Sunrise degli Yes a dare ritmo ad uno slow motion selvaggio girato in super16 millimetri, particolare che causerebbe la polluzione istantanea delle giurie tutte del Sundance festival, Toronto, Locarno e Cannes.
Vincent Gallo sa quello che fa, perché a Billy Brown in fondo gli vorrete bene, perché era il buon coglioncello che siamo stati tutti ed è stato sommerso da una vagonata di merda che poi farebbe diventare chiunque un coglione ben cresciuto. E da bravo coglione cresciuto sì, ma alle prime armi col mondo vero dopo cinque anni di “gattabuia” (’ste parole ce le hanno insegnate i film americani e a loro devono ritornare), non riconosce le cose belle dalle cose brutte, non sa scegliere le sue priorità, si blocca davanti a qualcuno che può volergli bene davvero e ci sta male perché non sa gestirli i sentimenti che di solito fanno stare bene. Quindi ci starete male anche voi, col mal di stomaco, promesso.
La visione di questo film è violentemente consigliata di notte, a stomaco pieno e senza terzi. È un film che a una ragazza fa un gran bell’effetto però se vi volete bene aspettate la seconda visione e se le volete bene, aspettatene anche una terza o almeno i titoli di coda che hanno un bel sottofondo.
V.D.