Destiny?
Esiste il destino, o è solo una tra le tante invenzioni create dagli esseri umani per gli esseri umani? In questa oscena estate italiana me lo sono chiesta più o meno tutti i giorni. Esiste un percorso che porta tutti noi in una direzione sperata, in un punto di arrivo? Esistono sentieri che sono destinati a ricollegarsi fra un giorno, un mese, una vita? Come si fa ad andare avanti quando c'è l'opzione che questa vita porti le nostre esistenze così lontane, impossibili da ricongiungersi? Se è destino, succederà, dicono. Quindi imparo la pazienza. La vita è così lunga, dopotutto. Imparo la pazienza e capisco che hic et nunc le cose stanno così e che non ho il controllo su tutto. Intanto mettitela via, dicono. Quindi imparo la rassegnazione e imparo che per ora una porta devo chiuderla, anche se la chiave sarà sempre sotto lo zerbino in attesa di questo fantomatico e famigerato destino.
Fra una settimana riparto ed è forse una grande occasione iniziare la mia esperienza universitaria da sola. Non dover rendere conto a nessuno, vivere sapendo che sei tu e tu soltanto il tuo unico limite. Non si può mica avere sempre il moroso, no? E' giusto e sacrosanto avere il tempo per se stessi, per conoscersi, per crescere e diventare le persone migliori che possiamo essere. Sto quasi iniziando a pensare che sia veramente così. Bisogna pensarla così, altrimenti si entra in un labirinto senza nessun tipo di uscita, anzi, con solo una Passaporta che ti porta dritta dritta in un cazzo di cimitero dove vieni avada kedavrizzata da un faccia-di-topo a caso.
Un'altra cosa che ho imparato è che devo dire basta ai film mentali. Basta alle aspettative sugli altri. Basta creare divinità in un mondo di mortali. Basta basta assolutamente basta. Meglio restare piacevolmente sorpresi che costantemente delusi. Sembro così matura e saggia mentre scrivo tutto ciò. Clap clap a me. Peccato che, come sempre, queste lezioni si imparino dopo che il tuo cuore è stato ridotto a un pesciolino boccheggiante in riva al mare, in attesa di anche solo una piccola goccia d'acqua per riuscire a sopravvivere un secondo in più.
Approposito di mare e rive e metafore, se dovessi descrivere la mia situazione, è come se mi trovassi davanti ad un mare azzurro. Le sue onde vanno e vengono, e sulla riva dove io mi trovo lasciano ogni volta un tipo diverso di rifiuto. Adesso non ho altra soluzione se non quella allontanarmi dalla spiaggia e accontentarmi di guardare le sue acque da lontano. Vedrò di certo giorni in tempesta, giorni in cui è navigato da altre barche, giorni soleggiati, giorni di bassa marea, giorni in cui altre persone faranno il bagno al posto mio. Magari ci saranno persino periodi in cui io stessa mi stancherò e deciderò di lasciare la mia vedetta per un po' e andare a nuotare da qualche altra parte. Tuttavia, un giorno, il mio amato mare azzurro riporterà a riva un messaggio in bottiglia destinato a me e a me soltanto. Un passo alla volta potrò finalmente immergermi tra le sue onde... Non sento più nessun rumore, solo il suono ovattato delle profondità del mare: sono diventata una sirenetta. Il mare azzurro mi ha finalmente accolta tra le sue braccia.
Le sirenette però non esistono e ad essere sinceri non sono nemmeno sicura del destino. Soprattutto quando il mio mare azzurro è stato attraversato da una petroliera che lo ha inquinato. Forse irrimediabilmente.















