Ian McEwan è uno dei grandi autori del nostro tempo. Ha scritto storie diversissime tra loro, con punti di vista inusuali e prospettive inaspettate. Ma soprattutto ha dimostrato di saperla lunga sulla natura umana. Pensieri, paure, pulsioni, sensi di colpa, sentimenti, emozioni. Uno dei suoi libri, Chesil Beach, è la storia di una giovane coppia, siamo nel 1962, e della loro prima notte in luna di miele. Succedono, in quella particolare notte, alcune cose, molte incomprensioni e sufficienti equivoci che fan sì che i due, al mattino, si separino. Lì, su quella spiaggia. A Chesil Beach. La descrizione di quella notte e della separazione è bellissima, e a tratti perfino divertente, ma la conclusione è una delle mie paure di sempre. La paura di lasciare accadere cose che si sarebbero potute semplicemente evitare con una spiegazione, una parola, un gesto, un ripensamento. La paura di veder tracciare, per errore, un confine definitivo là dove non avrebbe dovuto esserci. Tu te li immagini, e li vedi anche quei due, mentre si perdono, e lo sai che basterebbe un niente, una sola parola pronunciata da uno dei due, un semplice nome, e tutto cambierebbe. Ma niente. McEwan lo sa che noi siamo fatti così. Orgogliosamente stupidi. E così, per sciatteria e presunzione non ci voltiamo, giudichiamo senza conoscere, non diamo spazio e voce, e lasciamo inutilmente andar via persone, verità, affetti, sorrisi. Chesil Beach è una spiaggia prevalentemente ghiaiosa, e si trova nel sud dell’Inghilterra, nel Dorset. Ma sono quasi certo che tutti, almeno una volta, siamo stati lì. Valter Buccino

















