
Origami Around
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
KIROKAZE

ellievsbear

JBB: An Artblog!
d e v o n

@theartofmadeline

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shark vs the universe
styofa doing anything

Kiana Khansmith
wallacepolsom

roma★

JVL
Misplaced Lens Cap
I'd rather be in outer space 🛸

Product Placement

ojovivo

seen from United States

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seen from Ukraine
@horrorvaacuii

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Thank you, friend.
✞ Imagine dropping by the Noah’s Ark Circus, and being captivated by the snake charmer’s dance. Enough to look for him after the show, and try to talk and learn more about his eccentric self.
and we are going our separate ways.

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the last of us + favorite quotes
“I hate bad dreams.” Yeah, me too.
“This (scene) was something- we all felt it, we all looked back and everyone was like, you can’t put your finger on it, you know that it’s good but there’s something that’s missing. We took a break and we came back and it’s really something that she (Ashley) did in the scene that completely changed it. It was something improvised, it’s when she says “Everyone has left me, everyone- fucking except for you”. She pushes Joel, it’s the first time she’s gotten physical with him and on the surface it looks like this petulant child but at the same time you see strength […]” - Troy Baker
logan (2017) the last of us (2013)
Logan (2017) | The Last Of Us (2013) parallels

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Mi uccide sapere che lei è in grado di andarsene mentre io non potrei mai.
@its-timetochangeall (via its-timetochangeall)
Ognuno è demone di sé stesso, e rende il mondo il suo inferno.
Oscar Wilde (via nebbiaovunque)
Prova a giocare con i demoni che ho dentro, hanno fatto il bagno nel sangue per poi chiudere il mio cuore in una gabbia.
Alice Giaquinta (via comefiorialvento)
Mi baciasti la fronte e per un attimo i miei demoni ebbero paura di un amore così forte.
eleqtricsoul (via eleqtricsoul)
Ci sono dei giorni in cui non posso fidarmi di me: un demone mi arde, mi agita, mi divora.
Ugo Foscolo

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É inutile che mi mandi all'inferno, che tanto ci vivo già.
Altro-ego (via altro-ego)
Amo i concerti perché, qualsiasi band tu vada a vedere, trovi sempre gli stessi tipi di persone. Ci son quelli che il mattino prima son davanti ai cancelli nei sacchi a pelo e quelli che se arrivano a concerto iniziato è già tanto. Quelli che accompagnano l'amico e conoscono solo le canzoni più famose, quelli che sono fan da poco e se lo tengono per sé perché han paura di sfigurare, quelli che con quei brani ci son cresciuti e non c'è parola che non ti sappiano cantare. Quelli che si presentano sfoggiando le maglie della band più belle che hanno - e, credetemi, ci han messo un secolo a scegliere quella giusta! -, quelli che la sera prima si son divertiti a farsene una da soli, quelli che si presentano con t-shirt di altri gruppi e un gran sorrisone stampato in faccia, quelli che la maglia se la comprano in fila - a diciotto euro: dieci se hai capacità di persuasione! - e si cambiano pure davanti a tutti perché tanto con quelle gente ci dovrai condividere anche il sudore. Quelli che se li son già visti un milione di volte e han tanti aneddoti da rifilare, quelli che per loro è la prima volta e non vedono l'ora di poterlo raccontare. Quelli che ormai sono esperti e si buttano nella mischia come se fosse una fottuta piscina, quelli che non hanno mai visto tanta calca e si tengono a debita distanza. Quelli che son troppo timidi e in fila non riescono a socializzare, quelli che son rompicoglioni e in coda si fan sempre riconoscere. Quelli che si ritrovano a parlare con gente mai vista prima e si dimenticano di chiedere i nomi da cercare su facebook, quelli che chiedendoti l'amicizia dopo la prima battuta han già concluso tutto. Quelli che si son portati persino le carte con cui giocare e quelli che in tasca c'han solo il cellulare, ma va bene comunque, che qualcosa da fare lo si trova sempre. Quelli prudenti che si son portati ombrelli, k-way e cappelli, quelli che han madri prudenti che però non ascoltano e si ritrovano pieni zeppi di pioggia o ustionati da far schifo. Quelli che a mezzogiorno tirano fuori i pennarelli indelebili e quelli a cui il tatuaggio in onore della band basta e avanza. Quelli che sorridono davanti ai fotografi e quelli che si nascondono dietro una mano. Quelli che son troppo bassi e non riescono nemmeno a fotografare la gente dietro, quelli alti due metri che sorridendo ti prendono la macchina fotografica e fanno le foto al posto tuo. Quelli che controllano ogni tre minuti il biglietto e quelli che scrollano le spalle perché già ce l'hanno in mano. Quelli che ti riempono di gomitate quando aprono i cancelli e quelli che si tirano indietro per non farti male. Quelli che alla fine ti menano lo stesso, perché col cazzo che ti lascio il posto! Quelli che il concerto se lo guardano in uno schermo e quelli che se lo godono senza macchine fotografiche ad occupare la visuale. Quelli che si stringono contro la transenna e non la lasciano un secondo, quelli che si ritrovano in mezzo alla bolgia e s'aggrappano alla prima spalla che trovano. Quelli che si sentono male e si allontanano un po’ dal palco, quelli che stringono i denti e resistono fino in fondo. Quelli che chiamano il migliore amico rimasto a casa con la febbre - che poi, se fosse stato per lui, sarebbe venuto lo stesso - per fargli vivere la sua canzone preferita a distanza di mezzo stato, quelli che il migliore amico ce l'hanno vicino e tirano gomitate pure a lui, perché è giusto così. Quelli che piangono per quasi tutto il concerto e quelli che non lasciano trasparire un'emozione, ma dentro esplodono comunque. Quelli che urlano a squarciagola e quelli che preferiscono tacere. Quelli che, alla fine, si mettono le mani fra i capelli e continuano a ripetere “non ci posso credere, non ci posso credere”, quelli che si abbracciano, quelli che si baciano, quelli che si sorridono. Quelli che si parlano da una parte all'altra dello stadio e quelli che ridendo si fanno i cazzi loro. Quelli che vanno subito a fare la scorta di bottiglie d'acqua e quelli che si fiondano senza tante cerimonie dallo store ufficiale. Quelli che si salutano e quelli che si ritrovano. Quelli che fotografano e quelli che guardano. Siamo tanti e siamo diversi, ve lo concedo, ma quando il concerto finisce siam tutti uguali: siam quelli che camminano piano, l'uno accanto all'altro, con l'assurda voglia di ricominciare tutto da capo, subito. Siam quelli che si sorridono in mezzo al casino, anche se non si conoscono, e si dicono “grazie, perché quello che ho provato stanotte lo sai solo tu”
(via vialemanidagliocchi)