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Oggi sono usciti i risultati personali conseguiti al test di ammissione a medicina.
Oggi è la terza volta che visiono il mio punteggio.
Ho avuto un certo malessere mentre entravo sulla mia area riservata, sapendo di non aver fatto un buon punteggio. Mi aspettavo che fosse andata come le altre due volte precedenti, dove non riuscivo ad entrare nemmeno in graduatoria, e invece questa è la prima volta che mi vedo nella graduatoria.
E' vero, il punteggio è ben lontano dall'entrare alla facoltà di medicina, eppure sono così contenta... Perché sono andata sempre più migliorando fino a vedermi finalmente in graduatoria.
Non ho studiato per medicina, non ho fatto alcun corso, nemmeno un quiz... sono andata lì, con le conoscenze che avevo dopo 3 anni di infermieristica e sono riuscita a guadagnarmi il mio piccolo onesto posto.
Ci sono persone che in questo momento staranno piangendo, nel vedere che magari hanno fatto meno di 20 punti oppure che hanno fatto un punteggio basso a prescindere per entrare in una delle sedi. Eppure io sono così contenta del mio punteggio! Sapevo di non entrare, non avevo alcuna chance quest'anno, non ero preparata, non mi ero impegnata come dovevo, quindi era inevitabile che le cose andassero così. Ho sempre puntato per l'anno prossimo, perché potevo, in questo modo, prepararmi come si doveva. Ma non mi aspettavo di essere in graduatoria, di vedere questo salto di qualità!
Sono entusiasta, questa notizia mi ha dato una certa forza e ambizione riguardo il futuro.
E sempre più sento questa cosa... questa cosa che l'anno prossimo riuscirò ad entrare anche io. Non mollerò.
Wings of Desire (1987)
Finalmente sta arrivando l'autunno.
Tra ieri ed oggi ci sono state delle piogge particolarmente intense, con un forte vento insistente che ha spazzato via quel poco che rimaneva ancora del ricordo dell'estate afosa che sta concludendosi.
E devo dire che ne sono veramente felice.
Seppur io sia nata in piena estate, sotto il buon augurio dei regali raggi del Sole, non sono mai stata amante dell'estate. Ricordo però con piacere l'estate della mia infanzia, quando ero un bambina spensierata che correva nel cortile dietro casa dei nonni, in campagna, dove non si superavano i 30°C e il caldo era secco, senza umidità, piacevole, con quella splendida brezza che ti inebriava con tutti i profumi di una stagione vivace e piena di vita.
Tuttavia, da tanti anni a questa parte, l'estate l'ho alquanto ripudiata, e anche il colorito della mia carnagione è testimone di questa mia insofferenza e avversione.
A volte mi manca quella piccola bambina... Ero così piena di gioia e fiduciosa nella vita, nel futuro... Eppure eccomi qua, sola e ancora con nulla in tasca, se non qualche euro che tengo gelosamente da parte per ricaricare la chiavetta delle macchinette e potermi prendere un caffé all'università, ogni tanto.
Poi la solitudine... chi avrebbe mai immaginato che sarei stata così sola, da adulta? Nonostante ciò, però, devo dire che ho imparato a convivere con questa solitudine, anzi, è come se in questi ultimi due anni mi sia creata una comfort zone, con una mia routine e con i miei riti, unici e personali.
Ho cercato diverse volte di darmi un'opportunità con altre persone ed è stato molto interessante osservare quanto io sia cambiata rispetto al passato: inevitabilmente, di pari passo con la mia crescita personale, ho innalzato anche l'asticella delle aspettative/richieste, dove sono riuscita a dare un'occasione a solo un paio di persone di avvicinarsi a me e guadagnarsi la mia fiducia. Peccato che queste persone sbagliarono nei miei confronti, le perdonai, sbagliarono nuovamente, e con rispetto e totale franchezza, ci chiusi. Senza accusare, senza prostrarmi ai loro piedi, senza forzare. Sebbene ci abbia sofferto, ero fiera di me. Avevo sviluppato e accresciuto l'"amor proprio", dettato dall'introspezione e raziocinio che mi hanno aiutata a sbarazzarmi di coloro che invece di donarmi serenità, si nutrivano delle mie energie e mi mettevano perennemente in discussione.
Questo mio essere selettiva mi è costato caro, infatti, perché mi ha portata alla solitudine. Ma d'altra parte non mi dispiace, perché se devo creare un qualcosa con una persona dal punto di vista affettivo, pretendo che quella persona sia corretta con me. Siamo comunque umani, sbagliamo, e dobbiamo perdonare l'altro, sempre in base alla gravità del gesto. Ma lessi tempo fa una frase che diceva "Se ti fa male una volta, è colpa sua; se ti fa male una seconda volta, allora è colpa tua". Il concetto è chiaro, perché se una persona continua a farti del male, è perché tu gliel'hai permesso. Questa frase è delicata da analizzare, perché in realtà io l'avrei messa giù diversamente: se una persona ti manca di rispetto, nei limiti accettabili per un perdono di tale condotta, è giusto imporsi, spiegare all'altro dove ha sbagliato e pretendere che ciò non accada più; una volta che un medesimo episodio si verificasse nuovamente, non incolperei la persona perché ha perdonato quel primo episodio, ma mi allarmerei nel vedere che continua, imperterrita, a perdonare. Penso che quella frase intendesse proprio questo: è giusto perdonare se succede un qualcosa che vale la pena di essere perdonato, poiché non è gravissimo ma è rimediabile, però dev'essere l'ultimo e unico perdono che bisogna concedere. Se si continua a perdonare ed accettare, non solo l'altra persona continua a mancare di rispetto, ma anche chi accetta si manca di rispetto a sua volta.
Ed è proprio questa la mia ideologia, in qualsiasi tipo di rapporto, dal piano affettivo al piano lavorativo.
Da quando ho adottato questo atteggiamento, nella mia vita si sono ridotti drasticamente i "drammi", vivo più serena e vado a dormire tranquilla, senza ansia o preoccupazioni.
Eppure, la cosa che mi sorprende sempre di più ultimamente è che non riesco a trovare qualcuno che scateni in me quel qualcosa, che mi prenda, mi spiazzi e che mi lasci lì, inerte, di fronte a cotanta unicità e splendore. Purtroppo mi rendo sempre più conto che coloro che ho avuto modo di conoscere fino ad ora non scatenavano nulla in me, nessuna curiosità, nessuna ammirazione. Tendenzialmente, tutti indossano una maschera che dà loro un ché di diverso, ma poi, nel giro di poco tempo, si mostrano per quanto siano piatti ed impersonali, come individui. E non capisco perché, sembrano tutti fatti con lo stampino, tutti amanti del calcio, che trascorrono le serate a fare aperitivo con gli amici e dipendenti dai social (ovviamente sto tirando in ballo il popolo maschile, che è quello che più mi ha fatta dannare). Ormai individui prevedibili, per me.
Ma qualcuno che abbia quel qualcosa in più, capace di prendermi e di mettere sottosopra la mia visione delle vita e delle cose, no...
Però sarebbe davvero fantastico. Incontrare quel qualcuno capace di scombussolare tutto, anche me stessa.

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9.15.2021 ~ Pumpkin coffee season is here, and it’s spicing up my studies.
Questa triste giornata di pioggia mi ha alquanto ispirata.
Ammetto che da tantissimi anni sono diventata una persona molto insicura, non ho mai apprezzato il mio valore e non ho fatto nulla per migliorare tale mia situazione, tant'è che ho costruito delle relazioni sbagliate, che invece di dare, mi hanno tolto.
Da due anni a questa parte mi sono motivata riguardo al fatto di valorizzarmi e cambiare per potermi finalmente accettarmi. Ho iniziato a dimagrire, il mio corpo è cambiato, sono diventata più femminile ma l'immagine che ho di me stessa è ancora distorta nella mia testa.
Ho un modello a cui voglio ambire: sto facendo tutto il possibile per diventare una donna indipendente, autonoma, capace di apprezzare la vita anche nella solitudine; voglio essere una donna sicura, attraente e ambiziosa, che non dipende da nessuno ma che vuole al suo fianco persone valide, capaci di migliorare la mia vita. Una donna intellettuale, acculturata, ammirata...
Diverse volte mi sono chiesta il perché ambissi a questa immagine e capii che tutto risaliva alla mia infanzia: sin da bambina, fui sempre criticata, giudicata, presa in giro e nessuno credeva in me e nelle mie potenzialità. Sono sempre stata catalogata come "è una brava bambina ma non si applica" oppure "potrebbe diventare qualcuno di importante da grande, peccato che è pigra". Venivo già etichettata come colei che, a fatica, forse, sarebbe riuscita a guadagnarsi la sua pagnotta, un giorno.
Ecco... chiunque ha i propri limiti e chiunque fa ciò che sta in suo potere per guadagnarsi quella famosa pagnotta da portare a casa, passatemi questa immagine. Però non mi sentivo tale, sentivo di poter fare di più. Coloro che affermavano le mie criticità, avevano già deciso per me che quelli fossero i miei limiti, ovvero la mia pigrizia, la mia mancanza di voglia di studiare o il mio poco impegno. Non hanno cercato di avere un ruolo determinante nella mia formazione, di cercare i miei punti forti e lavorare su quelli, per poter migliorare la mia performance. La mia evoluzione non è stata dovuta al sistema scolastico, nemmeno ai miei genitori direi, per il semplice fatto che mi dicevano solo di studiare e mi mettevano in castigo o litigavamo pesantemente quando non raggiungevo i risultati attesi...
Alla fine, tutto ciò che ho fatto è stato grazie a me e soltanto a me stessa.
Mi spiego meglio: essendo che le persone erano abituate a mettermi l'etichetta di colei che non avrebbe fatto tanto nella vita, mi avevano un po' abbandonata a me stessa, così da arrangiarmi. Ho perso due anni di scuola, proprio per questo: non riuscivo a stare dietro al passo dei miei compagni di scuola, quindi, per la selezione naturale che avviene a fine anno, si viene o promossi o bocciati. Io, ovviamente, fui bocciata.
Nella bocciatura, fui ancora più abbandonata a me stessa e vissi quegli anni nello sconforto più totale.
Però mi sono rimboccata le maniche, ho concluso il mio percorso di studi in un altro liceo e mi sono diplomata con un misero 62/100.
Ma sapete cosa? Ce l'avevo fatta, da sola, a 20 anni suonati. Mi ero diplomata con la mia tesina su Vincent Van Gogh e sui pittori maledetti, senza che a qualcuno importasse di me o, cosa più importante, che ci credesse.
E sapete un'altra cosa? Non mi sono sentita inferiore a nessuno. Anzi, ero fiera di me stessa.
Quell'anno diedi a ben quattro università, tutte con l'accesso programmato. Entrai subito a Lingue e Lettere Straniere, dove passai anche il test in inglese e dove scelsi di studiare oltre a quello, anche il tedesco; abbandonai il posto appena seppi di essere entrata 278esima su 1300 iscritti con soltanto 595 posti disponibili al corso di laurea in Infermieristica presso la Statale di Milano, nella mia prima sede di scelta come ospedale universitario; entrai anche a Farmacia ed Informatica con il primo scorrimento di graduatoria, ma erano università di ripiego, a cui mi ero iscritta per paura di non entrare da nessuna parte.
Tutto ciò, con un misero 62/100 alla maturità.
A ben 20 anni.
Questa esperienza mi ha dimostrato quanto i voti non dimostrino l'intelligenza di una persona, nemmeno la preparazione effettiva, ma solo la performance. Perché nessuno, e ribadisco NESSUNO, avrebbe mai scommesso su di me.
Ora, a distanza di anni, sono all'ultimo anno di università, agli ultimi esami e già con un argomento di tesi in tasca ancora da proporre al mio relatore. Ormai, questione di un anno e sarò infermiera.
Però questo percorso accademico mi ha fatta diventare ancora più ambiziosa, come ho raccontato nel mio post di presentazione, e ho già iniziato a studiare per entrare alla Facoltà di Medicina. Per me, sarà quella la vera realizzazione che mi permetterà di raggiungere il livello di preparazione a cui ambisco e di guardare negli occhi quelle persone che, invece di spingermi da dietro, mi hanno tirata giù con le loro parole.
Quindi ecco un altro motivo per cui mi sono intestardita riguardo il fatto che io voglia diventare un medico, sia per passione sia per avere la mia rivincita.
E per farmi ricordare, non tanto perché "ah ma studia medicina adesso!" ma per farmi ricordare per tutti i miei fallimenti che, nonostante mi abbiano rallentata, non mi hanno fatta smettere di dare il massimo, seppur fossi sola e con nessuno che credesse in me.
Presentazione
Non so cosa mi abbia effettivamente spinta ad aprire un blog per raccontarmi, forse per i mille tentativi precedenti di tenere un diario personale, ovviamente miseramente falliti.
Eppure adesso sento proprio l’irrefrenabile bisogno di aprire un blog per condividere questo mio ultimo anno di università, poiché so che avrò bisogno di tutto lo sforzo possibile e inimmaginabile per sopravvivere a ciò che mi aspetterà i prossimi mesi.
Mi rendo conto che questo primo post non stia promettendo bene, quindi meglio iniziare per gradi.
Mi chiamo Beatrice e frequento l’ultimo anno del corso di laurea in infermieristica. Mi mancano 8 esami con un tirocinio di ben 6 mesi da maturare ancora e, se tutto va bene, ad ottobre 2022 mi laureerò, diventando un’infermiera a tutti gli effetti. Ho amato questo lavoro sin da piccola, mi sono sempre vista nel campo sanitario. Ho sempre ammirato quel rapporto esclusivo che si va ad instaurare tra l’infermiere e i malati, proprio perché l’infermiere era l’unica figura capace di essere così vicina al letto dei pazienti. Ed ecco che sto per laurearmi in ciò che ho sempre sognato.
In questi anni, però, ho sempre più maturato la consapevolezza che non mi basta ciò che mi viene insegnato come futura infermiera, ma mi sono sempre più appassionata della figura medica, in quanto più completa dal punto di vista della preparazione teorica. Come infermiera, purtroppo, se non in un contesto assistenziale, in quello diagnostico non ho parola, non posso avanzare ipotesi o esprimere il mio parere riguardo una determinata situazione clinica, nei limiti delle mie conoscenze, ovviamente. Questo mi ha sempre infastidita, poiché c’erano situazioni in cui mi rendevo conto di poter fare di più, in cui avrei agito diversamente, sempre a favore del paziente, ma ero limitata dal fatto che fossi una semplice infermiera.
Ed ecco che, da oggi, oltre agli ultimi esami, al lungo tirocinio che inizierò a metà gennaio, ai diversi Piani d’Assistenza Infermieristica da 50 pagine ciascuno che dovrò consegnare in tempi record, alla tesi che dovrò scrivere e alla preparazione all’esame di abilitazione... aggiungerò anche la mia preparazione al test di ammissione a Medicina del 2022.
Non so se a voi sia mai successo, ma io ho come una strana sensazione... Non in senso negativo, tutt’altro! Ho però come la sensazione che questo sia il mio anno, che, seppur a fatica, riuscirò a rendere abbastanza. Riuscirò a laurearmi e ad entrare alla facoltà di medicina.
Farò del mio meglio e questo blog sarà il mio sostegno per questo nuovo percorso.
Grazie per aver letto la mia storia, vi abbraccio forte.
Beatrice

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