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Racconti di guerra.
8 Marzo 1944. A Rieti girano voci di una sacca di resistenza partigiana asserragliata dietro le montagne di Poggio Bustone. Con la scusa di andare a fare una scampagnata, il comando fascista raduna così un po’ di ragazzetti tra i 16 e i 18 anni e sopra una camionetta si dirigono proprio verso il paese natale di Lucio Battisti.
La prima casa che s’incontra, nel paese, è quella dei mie nonni. Proprio quando i fascisti giungono in paese, da dietro la collinetta della casa, scendono Emo Battisti e il suo gruppetto di partigiani. È un attimo e partono i primi colpi d’arma da fuoco. I fascisti si asserragliano dentro casa dei miei nonni e fanno barricate di fortuna con materassi dietro le finestre. Fuori i partigiani circondano la casa e sparano a loro volta. Dentro quella casa ci sono la mia bis nonna Cecilia e la mia nonna con le sue figlie di 5 e un 1 anno; rispettivamente, mia madre e mia zia Beatrice.
Nonna: “Il camino in salone, hai presente? Beh, prima era molto più grande. Io ero rintanata li dentro. Stringevo tua madre a me, tenendola per mano e tua zia invece ce l’avevo in braccio. Poi mi resi conto che l’arco sopra porta del salone che dava all’orto, era fatta di vetro e così pensai “se sparano e rompono il vetro, ci prendono in pieno” e così con le bambine, ci spostammo dietro lo sgabuzzino. Un attimo dopo, fecero cadere una bomba a mano nel camino.”
Il 1° aprile del 1944 arrivarono i tedeschi.
Quel giorno mio nonno era in casa. I tedeschi entrarono con “i mitra spianati” e lo catturarono immediatamente come traditore. Il cognato Sergio (mio zio), con il fratello e altri due uomini del paese, saputo dell’arrivo dei tedeschi, riuscirono momentaneamente a scappare e si nascosero dentro il campanile della chiesa. Mio zio Sergio raccontava sempre questa scena “Eravamo io, mio fratello e altri due chiusi sopra il campanile. Ad un certo punto, a mio fratello venne da starnutire. Gli mettemmo tutti le mani sulla bocca e poi lo minacciai “non lo fare o ti soffoco”. Poi ricordo questo: i tedeschi entrarono nella chiesa ed un soldato venne a controllare il campanile. Da sotto la scala aprì la botola e guardò su. Io lo potevo vedere, ma lui, a quanto pare, no. O forse ci vide e decise di far finta di nulla. Non lo so, non l’ho mai capito.”
Tutti gli uomini del paese vennero comunque radunati davanti casa dei miei nonni. Sarebbero stati deportati a Roma, da dove ogni mattina li avrebbero presi e portati ad Anzio a scavare le trincee in vista dello sbarco degli alleati. Alcuni di loro sarebbero morti proprio durante quel lavoro infame.
Due cose, allora, raccontava mio zio Sergio. La prima era che erano rinchiusi dentro i capannoni di Cinecittà e quando sentivano gli aerei americani venire a bombardare la città (la stazione di San Lorenzo, principalmente), la paura era quella di finire come i sorci in trappola. La seconda, invece, era quando cantavano Lili Marleen ai tedeschi, con le parolacce. zio Sergio: “Sapevamo tutti il motivetto di Lili Marleen, ovviamente nessuno sapeva il tedesco, ma noi lo usavamo per bestemmiargli contro. Così loro cantavano convinti che noi stessimo cantando con loro, invece passavamo il tempo ad insultarli e ad augurargli la morte. In dialetto, ovviamente”.
Mio zio Sergio, così come mio nonno, sopravvissero a quella guerra.
Mio nonno, fin da giovane, aveva lo stesso problema mio: ipoacusia bilaterale grave, ci sentiva pochissimo da entrambi gli orecchi. Per “pochissimo” intendo che oggi probabilmente quella soglia sarebbe protesizzabile, ma allora non esistevano apparecchi acustici sofisticati come quelli di oggi, e anche i primi amplificatori da taschino con filo e auricolare, sarebbero arrivati solo molti anni dopo (troppo tardi per lui, che anche se avrebbe ripreso a sentire, dopo cosi’ tanti anni di isolamento sonoro, non sarebbe piu’ stato in grado di associare i suoni alle parole).
Per cui, anche se in realta’ riusciva a sentire i rumori molto forti e vicini, come scoppi o esplosioni, veniva considerato sordo, e anche se parlava abbastanza normalmente (aveva imparato a parlare prima di perdere l'udito, esattamente come me), capiva gli altri solo leggendo sulle labbra.
Faceva il manovale, ed era considerato molto bravo nel suo lavoro, soprattutto per il fatto di essere leggero e magrolino e di muoversi molto agilmente sui tetti, camminando in equilibrio sui travicelli. Ogni giorno pero’, doveva farsi 15-20 km a piedi (le biciclette erano considerate ancora un lusso all'epoca) per andare a lavorare nel paese vicino.
Un giorno, verso la fine della guerra, si imbatte’ in una pattuglia di tedeschi di guardia a un ponte, che perquisivano tutti quelli che attraversavano in cerca di partigiani. Mio nonno non parlava tedesco, ma aveva imparato qualche parola da ripetere in quelle occasioni, per dire chi era, da dove veniva, e di essere sordo. Pero’ purtroppo, parlava normalmente, e quei tedeschi, complice il fatto che al nostro paese c'erano altri partigiani che si nascondevano nei boschi, pensarono probabilmente a un qualche tipo di inganno per passare il posto di blocco.
Cominciarono ad urlare, lo fecero girare di spalle e mettere in ginocchio, sia lui che quelli che viaggiavano con lui, e gli piegarono la testa verso il basso a forza. Lui penso’ che era finita, che lo avrebbero fucilato. Invece gli misero la pistola accanto all'orecchio, e spararono a vuoto per terra, per vedere la sua reazione, per capire se era veramente sordo.
Nonno quel colpo lo senti’, uno sparo a pochi centimetri dall'orecchio e’ gia tanto se non ti sfonda il timpano, ma ebbe abbastanza sangue freddo da restare fermo e immobile. Poi fu fatto alzare e fu lasciato andare: gli avevano creduto.
Questa storia non me l'ha raccontata lui, non voleva parlare di quegli anni. Me la racconto’ solo mia nonna, dicendo che il suo essere sordo probabilmente gli salvo’ la vita, e se non fosse stato per quello, noi probabilmente non saremmo qua adesso.
Perche’ se non lo fosse stato, sarebbe andato con gli altri nei boschi. E dai boschi ne tornarono in pochi.
Philippe Jaroussky - Lascia ch'io pianga | Händel - Rinaldo [HD]
Dedicato a tutte le persone e tutti i popoli che lottano per la libertà
MODENA CITY RAMBLERS " Fischia il vento "

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Tumblr continua a propormi questa 💩 MAGA da account che non ho mai cercato. Succede anche ad altri? Intanto io inizio a bloccare per tenere pulita la mia casa.
Mi è bastato bloccarne 2 o 3 per risolvere il problema.
Tumblr continua a propormi questa 💩 MAGA da account che non ho mai cercato. Succede anche ad altri? Intanto io inizio a bloccare per tenere pulita la mia casa.
Giorgia Meloni fa un post contro la sentenza dei giudici che attua il decreto Caivano , firmato dal suo governo, che prevede multe e fino a 2 anni di carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola.
Ci aveva mandato l'esercito a Caivano.
Io voto NO!!
E sono in ottima compagnia..
Gratteri, Di Matteo, Carofiglio, Servillo, Barbero, Mannoia, Ranucci..
Gridiamolo a tutti il nostro NO!!
La Costituzione e la Democrazia non si toccano!! ❤
No!! No!! No!!
Scattata a Leopoli nel 1941, la foto mostra una donna ebrea che corre inseguita una folla ostile.
In una strada pubblica.
Alla luce del giorno.
Nell'estate del 1941, dopo l'ingresso delle forze naziste a Leopoli, la città fu testimone di quelli che la storia oggi ricorda come i pogrom di Leopoli. In quei giorni, l'ordine svanì rapidamente. Le case si svuotarono. Le famiglie furono distrutte in un attimo. Le strade normali divennero luoghi di terrore mentre la violenza si dispiegava apertamente.
Non si conosce il nome della donna. La macchina fotografica ha catturato una frazione di secondo e la storia è andata avanti, lasciando dietro di sé solo questa immagine.
Fotografie come questa sono rare non perché momenti simili fossero insoliti, ma perché pochissimi sono sopravvissuti abbastanza a lungo da documentarli. Ciò che vediamo qui non è solo un inseguimento. È l'istante in cui la protezione scompare, in cui la legge si trasforma in minaccia e in cui l'anonimato stesso diventa una delle ferite più profonde della storia.
Si deve condividere questa immagine per ricordare quanto rapidamente la normalità possa trasformarsi quando si permette all'odio di diffondersi.
(The Unknown; But Not Hidden)

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Dopo molte esitazioni, ho guardato il video. L'intera sequenza mi ha fatto andare il sangue alla testa per la rabbia.
Ma è soprattutto questo fotogramma che mi ha letteralmente spezzato il cuore.
Un volto simpatico, uno sguardo limpido, pochi secondi prima di morire.
Non sa cosa sta per capitare. Non lo immagina neanche lontanamente. Pensa di vivere in un mondo che ha ancora un senso, una logica, un'anima.
È convinta di dialogare con un essere umano.
Ecco, qualsiasi illusione è stata fatta a pezzi.
Non c'è umanità in Trump e nelle sue guardie.
Chi difende i tiranni è complice.
Non stava per investire nessun agente dell'ICE, stava provando a scappare perché impaurita e non l'hanno colpita di spalle mentre fuggiva ma in faccia e in ogni caso non era una pericolosa terrorista come il porco arancione e i suoi complici di ogni ordine e grado vogliono fare credere a dispetto dell'evidenza.
Lui è Giuseppe Di Bello, ex tenente della polizia provinciale di Potenza. Nel 2010, mentre era in servizio, si accorse di un inquietante cambiamento di colore dell'invaso del Pertusillo, sotto il bivio di Montemurro, ed iniziò ad indagare. Così, durante i giorni di riposo, a sue spese, prese un canotto a remi e prelevò dei sedimenti sui fondali e fece delle analisi chimiche. La sua ricerca rivelò la presenza nelle acque di metalli pesanti, idrocarburi alogenati e clorurati cancerogeni. Da quelle acque che dissetano la Puglia e irrigano i campi della Lucania affioravano pesci morti, segno della presenza di un pericoloso avvelenamento. Nei pozzi dei contadini c'erano sostanze cancerogene anche 1.000 volte oltre i limiti. C'era’ in gioco la salute di tutti, e così scelse di non attendere, di non voltarsi dall'altra parte. Temendo che quei documenti in mano alla burocrazia potessero essere nascosti dai poteri forti che vi si celavano, affidò all'allora segretario dei radicali lucani, Maurizio Bolognetti, affinchè venissero divulgate. Tutti dovevano sapere, e il prima possibile.
Qualche mese dopo Giuseppe Di Bello venne sospeso dal servizio e condannato per rivelazione di segreti d'ufficio. Il prefetto gli revocò per “disonore” anche la qualifica di agente di pubblica sicurezza e lo spedì a fare il custode al museo di Potenza.
In seguito a questa pubblica umiliazione, Giuseppe Di Bello accettò l’imposizione, ma nel tempo libero continuò a fare quel che faceva prima. Costituì un’associazione insieme a una geologa, una biologa e a un ingegnere ambientale e andò avanti nelle verifiche volontarie. Intanto la contaminazione dilagava, giungendo fino a Pisticci, novanta chilometri più a est. Tracce di radioattività superiori al normale vennero rintracciate nei pozzi rurali dei contadini, ma le istituzioni sentenziarono con la conferma di condanna a due mesi e venti giorni di reclusione.
Passano gli anni, ora la Cassazione ha annullato la sentenza. La magistratura lucana si è accorta del disastro ambientale ed ha iniziato un'indagine a tappeto. A Giuseppe è stata stroncata la carriera e rovinata la vita per aver denunciato una catastrofe, per aver tentato di difendere la salute di tutti noi. Conosceva i rischi ma è andato avanti comunque. Da solo, contro tutti, con coraggio e determinazione.
Oggi, con imperdonabile ritardo, a nome di tutti, grazie Giuseppe.
da Stato Magna Grecia - Due Sicilie

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Peter Freeman
Io alla festa di Atreju non metterei mai piede, sia da privato cittadino che da dirigente politico. Il motivo è molto semplice: se non costretto per ragioni di lavoro, non mi va di respirare la stessa aria di certa gente. Sono un po' all'antica. Sia chiaro, non voglio riesumare l'antifascismo militante e tutte le pratiche annesse ma nemmeno fare l'amichetto o far finta di niente. Quelli sono nemici, non avversari da battere in una leale tenzone sportiva. A cambiare sono state le condizioni storiche, non i caratteri culturali di chi ti sta di fronte.
So che alcuni amici e contatti la pensano in un altro modo. Loro sono elastici, ricomponibili, predidposti a una certa bonarieta'. Ma so anche che se si passano intere stagioni della popria vita a fare su e giù per i corridoi di Montecitorio alla fine uno un po' si abitua e quel demi-monde in cui le mezzecalzette sovrastano di gran lunga gli statisti o aspiranti tali può persino apparire allettante. Se spesso mi capita di trovare po' ridicoli quelli che "ora e sempre Resistenza" - soprattutto quando mettono su un'aria marziale che non ha alcun riscontro nei fatti - trovo altrettanto patetici quelli che apprezzano la ruspante burineria del Lollo di turno o che trovano sopportabili certe nostalgie.
Insomma trovo cretino anche solo essersi posti la questione se andare o meno ad Atreju, come se rifiutarsi equivalesse a riaprire la stagione degli "anni di piombo". Se questa è l'idea corrente di "dialettica democratica" siamo messi male; e se davvero qualcuno invoca l'esigenza di "legittimarsi reciprocamente" vorrei scambiarci due chiacchiere, se non altro per capire.
Però qui siamo. A leggere pagine di resoconti politici dove ci viene spiegato quali errori avrebbe commesso Schlein sulla festa di Atreju, e quanto perfida sarebbe stata Meloni nel tendere la trappola. ("Plots have I laid, inductions dangerous", scriveva il bardo). Ce lo meritiamo, gonfi come siamo di provincialismo e una certa stupidissima protervia.
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NdDR:
Non esiste la reciproca legittimazione, i fascisti sono fuori dalla costituzione anche se dentro il governo.
Non si sono mai dissociati, non hanno mai rinnegato l'ideologia mussoliniana e restano dei nostalgici, anche se davanti alla parola fascisti ci mettiamo un bel neo.
Nelle fogne non ci si va, se non per lo spurgo.
Hanno cancellato @movie-gate così ora c'è un nuovo side blog dove troverete i film che è possibile guardare e/o scaricare su https://twittacinema.blogspot.com/ (e non solo quelli)
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