“Part of falling in love with someone is actually falling in love with yourself.”
— Leah Raeder
#amore #innamorarsi #citazioni #frasi

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Io non so se questa mia vita sta spianata su un buco vuoto. Non so se il silenzio che indago è intrecciato alla mia sostanza molle. Io non so se quello che cerco e ho cercato e cercherò, non so se quello che cerco è un insulto a quel vuoto. Non so se questo fatto di non avere un paio di ali, sia premio o castigo, io non so se la polveriera della mia inquietudine sia un trono su cui mi siedo minacciato, se la fuga che a scatti regolari mi pungola, se quel puerile sogno di fuga sia uno sgambetto d’angelo, d’un buffone d’angelo che mi vuole inciampare.
Io non so se l’amore sia una guerra o una tregua, non so se l’abbandono d’amore sia una legge che la vita cuce fino al ricamo finale. Io non so che farmene di questi nemici che premono, non so che farmene oggi di questo oggi e me lo ciondolo fra le dita perplesse, non so parlare quello che è sentito nel profondo me, non so parlarlo quell’essere qui presente fra le vite degli altri.
Io non so spiegarmi l’imperturbabilità di Dio, e non mi spiego di non udire il suo grave lamento, il suo urlo di collera o d’amore, e non so vederlo che sono in cecità ma vorrei sentirlo almeno piangere come piango io guardando le facce indolorate, guardando le facce con grave malattia terrestre, io non so invocarlo né bestemmiarlo che è troppo nella sottrazione e troppo astratto per i miei chili umani.
Io non so forse non voglio consegnarmi negli uffici del mondo, e stare buono nelle sale d’aspetto della vita. Io non so nient’altro che la vita e molte nuvole intorno che me la confondono me la confondono e non so cosa aspetto, cosa sto aspettando in questo sporgermi al tempo che viene. Io non so e vorrei, vorrei, non so stare fuori misura, fuori misura umana, fuori da questa taglia finita.
Io non so perché guardando l’acqua del mare mi salta in petto una gioia di figlio con la madre. Non so se questa uscita mia in un secolo a caso, se questo essere qui a casaccio, io non so spiegarmi questa malattia all’attacco del mondo, non so guarire questa malattia che indolora e vorrei sistemare ogni cosa, in un sogno puerile di tregua, in un’arcadia anche retorica, in un dormire abbracciato dei guerrieri che si innamorano.
Io non ho capito e dovrei, non ho capito il mondo della vita, io non ho capito la legge sottostante e non ho da fare la consegna a questi eredi cuccioli che aspettano, che esigono da me l’aver capito. Io non so la canzone che spensiera e non so soccorrervi non so pur volendolo con quella forza di cagna che dà il latte, non so soccorrervi nel vostro sbando, io non so farvi un canto della guarigione, non so farvi da balsamo io non so mettervi nel coraggio essenziale, nello slancio, nel palpito.
Il mio Graal l’ho ritrovato e perso cento volte.
Io non so se le particelle piriche del mio disagio fanno una miccia che incendia. Non so se l’Attila del mondo ha una forza che straborda le mie dita pacifiche, non so se indurlo a guerrigliare, non so se indurlo se sedurlo se ridurlo a sagoma di sogno, non so se alzare bandiera bianca o finirò impantanato nella sua normalità stupefacente, nella sua normalità di Attila che fa terra bruciata, non so se battermi, essere patriota di un’idea sollevata, non so se fare il giuramento alla primavera che dice la sua infiorando e incantando, non so se slanciarmi nel cataclisma barbarico e dare un goccio d’acqua alle bocche screpolate dei fratelli, non so se fare il giuramento a questa tregua domestica, se fare il giuramento delle pance satolle o azionare un voltafaccia che strozza ogni boccone. Non so se nell’uno o nell’altro caso sono salvo, se sono salvo quando viene l’angelo col suo atto d’accusa, e ci condanna ancora ad una logica finanziaria e poi dà l’ordine di sospendere le vite.
Io non so se la bellezza è questa accademia di centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa carnevalesca decadenza di saltimbanchi, io non mi spiego la crocifissione della grazia, e non mi spiego perché mi trovo qui, in questo covo rivoltato in questa fossa con gli orchi attuali in questo lato barbarico della specie, e non so perché stando ad occidente non si ode quell’alleluia delle cose. Io non so se in questa schiena senza ali ci sono grandi pianure da cui fare il decollo, se in questa spina dorsale ci sono istruzioni per la manovra di decollo, se sono io la freccia di questo arco della schiena, se sono io arco e freccia, non so in quale mano non mano o zampa di Dio mi stanno torchiando, e sottoponendo al duro allenamento dei dolori terrestri.
Io non so se la solitudine, se quello strazio chiamato solitudine, se quell’andare via dei corpi cari, se quel restare soli dei vivi, io non so se quel lamento della solitudine, se quel portarci via le facce se quel loro sparire di facce che avevamo dentro il respiro, non so se il dono sia questo portarci via le carezze, questa slacciatura. È poco il poco che so e di questo poco io chiedo perdono. Io chiedo perdono per quello che so, perdono io chiedo per tutto quello che so.
Mariangela Gualtieri
da “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro”, Einaudi, Torino, 2003
The House Of Ghosts (1906)
Bassotuba non c'è
Io sono quello che non ce la faccio Io sono stanco, anzi, stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no Io sono esaurito. Ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l’energia vitale che mi è stata concessa. Sono scarico. Sembro vivo, ma sono morto. Oppure no Io sono un martire della letteratura. Ho scritto un romanzo che è piaciuto molto a due editori, uno dei quali molto importante. Molto colpiti. Originale, mi han detto. Ti chiamiamo entro fine luglio, mi han detto. Oggi è l’otto di agosto e sono qui in casa che aspetto. Non succede niente. Questo niente mi ammazza. Oppure no Io sono deperito da una lunga dieta e dalla delusione che l’ha seguita. Non entravo più nelle braghe e mi son messo a dieta. Sono stato a dieta otto mesi. Dimagrivo pochissimo, ma costantemente. Un chilo al mese. Un bel giorno, sono entrato nel paio di braghe più stretto che avevo. Sono uscito di casa, la cintura stretta nell’ultimo buco, e vedevo riflessa nelle vetrine l’immagine di un uomo agile e fresco. I pantaloni fasciavano elegantemente una vita sottile. Il ventre piatto del pugilatore. Ero diventato cordiale e piacevole, parlarmi insieme. Se ne accorgevano tutti, quelli che mi incontravano. Ma come stai bene, come sei in forma. Sono stato magro tre giorni. E’ lì che mi sono abbattuto. Oppure no Io sono sotterrato da una storia sentimentale, finita male. Bassotuba è andata via con un sociologo e io non ho retto al distacco. Che ancora adesso, sui muri di casa, ci sono appesi i biglietti che mi lasciava, non buttare le cicche nella tazza del water!!! Io guardo quei tre punti esclamativi e torno indietro e spengo la cicca nel portacenere. Come se adesso servisse a qualcosa. Come se un’azione potesse in qualche modo cambiare la mia condizione presente. Invece no.
Paolo Nori

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Dio è morto? È da vedere. Una buona novella come questa avrebbe dovuto produrre effetti solari di cui si aspetta sempre, e invano, la minima prova. Al posto di un campo fecondo scoperto da una simile scomparsa si constata piuttosto il nichilismo, il culto del niente, la passione del nulla, il gusto morboso del notturno tipico di civiltà che finiscono, il fascino per gli abissi e i buchi senza fondo nei quali si perde l'anima, il corpo, l'identità, l'essere e ogni interesse per qualunque cosa. Dio infatti non è né morto né moribondo - contrariamente a quanto pensavano Nietzsche e Heine. Né morto né moribondo perché non mortale. Una finzione non muore, un'illusione non trapassa mai, un racconto per bambini non si confuta. Né l'ippogrifo né il centauro subiscono la legge dei mammiferi. Un pavone e un cavallo sì: un animale del bestiario mitologico no. Dio appartiene al bestiario mitologico, come migliaia di altre creature registrate sotto uno degli innumerevoli lemmi dei dizionari, tra Demetra e Dionisio. L'ultimo Dio sparirà con l'ultimo uomo. E con lui spariranno il timore, la paura, l'angoscia, macchine per creare divinità. Il terrore di fronte al nulla, l'incapacità di considerare la morte come un processo naturale, inevitabile, col quale è necessario venire a patti, davanti al quale solo l'intelligenza può essere efficace. La morte di Dio presuppone l'addomesticamento del nulla. Noi siamo lontani anni luce da un tale progresso ontologico.
Michel Onfray - Trattato di ateologia
Young Woman With Sword by Jules-Élie Delaunay (1828-1891)
"Odio l’estate. Odio il mese di agosto fino al giorno di ferragosto. Tutti partono e ci chiedono se anche noi partiremo. Impossibile rispondere, quando siamo nel numero di quelli che non hanno voglia né di partire né di restare. (…) io non trovavo il mondo triste, lo trovavo bellissimo, solo che a me per qualche ragione oscura era vietato di celebrarne le radiose giornate, così non potevo che cercare e amare l’autunno, l’inverno, il crepuscolo, la pioggia e la notte. Scopersi, in seguito, che una simile sensazione non ero io sola a provarla, che era una sensazione comune a molti, perché molti come me in qualche istante della loro esistenza si sono sentiti esclusi e mortificati dall’estate, giudicati per sempre indegni di raccogliere i frutti dell’universo. Molti come me allora hanno odiato lo splendore abbagliante del cielo sui prati e sui boschi. Molti come me ai primi segni dell’estate si sentono in angoscia come all’annuncio di una disgrazia, perché in essi risorge lo spavento del giudizio e della condanna."
Natalia Ginzburg, intervista a La Stampa, 11 luglio 1991, dal titolo “Maledette vacanze”.
“ Per me la bellezza è una persona che dopo un’ora che ci parli è molto più bella di un’ora prima... ”
Serafino Bandini
1984

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"L'introspezione è un'attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro." - Zygmunt Bauman
Tenetevi strette le persone che si accorgono di "qualcosa".
Più facile innamorarsi dell'amore che delle persone
Ti diranno "bravo" finché pensano che tu possa fallire; poi smetteranno.
Gisela Scerman

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— Quando ero giovane, – mi disse Coleman, – non sono mai andato con donne brutte. Ma in marina avevo un amico, Farriello, e le brutte erano la sua specialità. Giù a Norfolk, se andavamo a ballare all'oratorio, se la sera andavamo all'Uso. Farriello puntava direttamente sulla ragazza più brutta. Quando lo sfottevo, mi diceva che non sapevo che cosa perdevo. Sono frustrate, diceva. Non sono belle, diceva, come le principesse che scegli tu, perciò sono pronte a fare tutto quello che vuoi. La maggior parte degli uomini sono stupidi, diceva, perché non lo sanno. Non capiscono che basta abbordarla perché la donna più brutta diventi la più straordinaria. Se riesci a farla aprire, cioè. Ma se ci riesci? Se riesci a farla aprire, in principio non sai cosa fare, tanto vibra. E tutto perché è brutta. Perché non viene mai scelta da nessuno. Perché deve starsene in un angolo quando tutte le altre ballano. Ed essere vecchi è così. E' essere come quella ragazza brutta. Starsene in un angolo durante il ballo.
Philip Roth, La macchia umana
Troppo facile farsi rispettare perché si è figli di puttana. Provate a farvi rispettare perché siete delle persone per bene. È questa la sfida.