essere giovani è già una colpa. amarsi, tra giovani (ed in particolare tra alcuni di loro) è una colpa. anche non avere nessuno è un problema. scegliere una fede, una qualsiasi, è una colpa. l’estetista è una colpa. gli occhi a mandorla sono una colpa. l’accento di catanzaro è sicuramente una colpa. l’interazione è una colpa. una birra, una pizza, una paglia: sono tutte colpe. essere neri è una colpa. il dolore è una colpa. il pregiudizio e l’indifferenza trovano giustificazione in quella colpa. poi, alla fine di tutto, morire: beh, anche quello pare sia una colpa. in mezzo a questo mare di responsabilità e di condanne segnate su corpi martoriati da sevizie continuative, fatte di parole, idee, sentenze, sangue, proiettili e leggi, l’unica cosa che pare non rientrarvi è l’omicidio; quello è un incidente. e il potere? quello è legittimo. e l’autoritarismo? una necessità. e la privazione? è emergenza. e il proibizionismo? è senso civico. e l’oppressione? è solo una democrazia “parziale”. e l’odio? è solo un “è così che vanno le cose”.