La storia dei Blu T03 - La storia di ĂloĂŻse
I Blues ricevono un trofeo dalla cittĂ e il sindaco li invita a una gita in barca, ma una tempesta li coglie di sorpresa e naufragano su una piccola isola, dove trovano rifugio in una grotta. Per ingannare il tempo e risollevare il morale, Crono chiede a ciascun di loro di raccontare la propria infanzia e cosa li ha spinti a giocare a street football.
Dopo i racconti di Samira e Tag, si spostano attraverso l'isola fino alla capanna di un pescatore e trovano qualcosa da mangiare. Riprendono la conversazione ed Ăš il turno dei fratelli TekNo. Sono ancora in attesa dei soccorsi quando si riuniscono di nuovo per ascoltare Gabriel. Cala la notte e un elicottero passa sopra di loro, ma torna indietro senza vederli. I Blues accendono un fuoco e trovano del cibo, poi riprendono i loro racconti. Ă il turno di Jeremy e poi, mentre cala la notte e si stringono attorno al fuoco, Ăš il turno di ĂloĂŻse.
(Estratto dal libro âLa storia dei Blu Volume 03 JĂ©rĂ©my ed ĂloĂŻseâ pubblicato dalla BibliothĂšque Verte, scritto da Michel Leydier)
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_ "Quando ero piccola", iniziĂČ la giovane contessa, "i miei genitori volevano iscrivermi al conservatorio, era considerato di moda studiare danza classica. Avevo sei anni e a quanto pare, ero anche piuttosto talentuosaâŠ"
_ "Che fortuna!" la interruppe Samira. "Mi daresti delle lezioni? Mi piacerebbe tantissimo imparare a ballare. Adorerei indossare un tutĂč e delle ballerine!"
Ella si mise a ridere.
_ "Ok, ragazze", intervenne Jeremy in modo scherzoso, "fateci sapere quando avete finito di parlare di vestiti!"
Samira sospirĂČ divertita, ed ĂloĂŻse fece un'occhiata complice, come a dire: "Dovremo continuare questa conversazione un'altra voltaâŠ"
_ "Ma non credo di essere fatta per questo", aggiunse ĂloĂŻse, rivolgendosi a tutti.
_ "Perché no?" chiese Gabriel.
_ "Non lo so. Non mi dispiaceva, ma mi sono presto resa conto che ballavo per compiacere i miei genitori, non per passione. Non l'avevo scelto io. Per loro era un'attivitĂ adatta a una giovane contessa, e non gli importava se mi piacesse oppure no."
_ "Questo non ti ha impedito di fare qualcos'altro che ti motivasse di piĂč", intervenne Tag.
_ "Il problema era trovare un'attivitĂ nobile come la danza. Ho proposto la chitarra elettrica e la batteria, ma i miei genitori mi hanno riso in faccia. E non parliamo nemmeno di boxe e karate. In realtĂ , credo che cercassi l'attivitĂ che li avrebbe scioccati di piĂč. Il mio lato ribelle, probabilmenteâŠ"
Sorrise, abbassando lo sguardo.
_ "Ă difficile da dire, ma credo di non voler essere come loro."
_ "E come hai fatto a convincerli a giocare a street football?" chiese Samira.
_ "Ă una lunga storia", sospirĂČ ĂloĂŻse. "Ă avvenuto in diverse fasiâŠ"
(2 anni primaâŠ)
Lo sguardo di ĂloĂŻse si posava sulla grande vetrata della sala da ballo all'ultimo piano del conservatorio. Ogni settimana, osservava il gruppo di ragazzi che giocava a calcio nel terreno libero accanto al conservatorio. "Almeno sembrano divertirsi", pensĂČ tra sĂ©. Per fortuna, la lezione stava per finire, ancora qualche entrechat e l'insegnante li avrebbe lasciati andare.
_ "Ultimamente sembri piuttosto pensierosa, ĂloĂŻse ", disse l'insegnante prima che la giovane contessa avesse terminato di cambiarsi. "Non stai prestando attenzione."
_ "Non hai idea di cosa mi stia succedendo", cosĂŹ vorrebbe rispondere ĂloĂŻse, ma invece, mormorĂČ:
_ "SĂŹ, signora. Ă solo che sono un po' stancaâŠ"
Una volta fuori dall'edificio, si guardĂČ attorno in cerca della limousine dei Riffler. Antoine, il loro autista, era un po' in ritardo. Non Ăš da lui, ma tanto vale approfittarneâŠ
Si avvicinĂČ al campo dove i ragazzi stavano giocando a calcio. Uno di loro, uno dei due portieri, la notĂČ subito. Egli lasciĂČ momentaneamente la porta e le si avvicinĂČ, iniziando la conversazione.
_ "Vuoi giocare con noi?" le chiese.
_ "No!" risponde lei, ridendo. "Non so giocare a calcio."
_ "Le regole sono semplicissime. Te le insegno io, se vuoiâŠ"
_ "Ma io sono una ragazza. Ă uno sport da ragazzi, no?"
_ "Sciocchezze! Conosco un sacco di ragazze che giocano a calcio."
ĂloĂŻse osservava con interesse questo ragazzo della sua etĂ che le parlava da pari a pari. Un dettaglio importante: lo trovava estremamente attraente e sembrava che il sentimento fosse reciproco.
Purtroppo, questo breve momento di distrazione si rivelĂČ fatale per il giovane. Voltandosi verso ĂloĂŻse , non vide arrivare l'attacco avversario. Quando i suoi compagni gli gridano di fare attenzione, era giĂ troppo tardi: il pallone era giĂ entrato nella sua porta.
ĂloĂŻse scoppiĂČ a ridere, seguita subito dopo dallo sfortunato portiere che sembrava non sentire nemmeno le critiche che la sua squadra gli rivolgeva.
Il suono del clacson alle spalle di ĂloĂŻse le annunciava l'arrivo di Antoine. Lei salutĂČ il ragazzo con un piccolo cenno della mano e si diresse verso l'auto dei Riffler.
_ "Ehi!" esclamĂČ. "Sono Eddy! Sono qui tutti i mercoledĂŹ!"
La settimana successiva, ĂloĂŻse aspettĂČ che Antoine se ne andasse, poi uscĂŹ dalla conservatorio e si diresse verso il terreno libero. Aveva avuto tempo per riflettere e la sua decisione era presa: d'ora in poi, il calcio sarebbe stato il ritmo dei suoi mercoledĂŹ.
Eddy era lĂŹ, dietro la sua porta, e la accolse a braccia aperte.
_ "Mi chiedevo se ti avrei rivista", disse. "Non balli oggi?"
_ "No. Sono venuta per imparare a giocare a calcio."
_ "Non sono ancora arrivati ââtutti i miei amici. Posso mostrarti un paio di cose, se vuoi."
Quel giorno, ĂloĂŻse scoprĂŹ un nuovo vocabolario: calcio di punizione, rigore e cosĂŹ via. Eddy le insegnĂČ anche le tecniche del contropiede e del fuorigioco. E, naturalmente, le insegnĂČ come difendere efficacemente la porta.
_ "Ti Ăš piaciuto?" le chiese Eddy dopo la prima lezione. "Tornerai?"
_ "Certo", rispose ĂloĂŻse con un grande sorriso. "L'insegnante Ăš cosĂŹ gentileâŠ"
In poche settimane, la giovane contessa fece progressi spettacolari. Riusciva a tuffarsi senza farsi male, a parare un pallonetto e a restituire la palla con il piede.
_ "Ehi! L'allieva supererĂ presto il maestro!" sussurrĂČ Eddy, orgoglioso del suo lavoro di allenatore.
_ "Tutto grazie a te!"
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Una sera, il Conte e la Contessa Riffler organizzano un sontuoso ricevimento nella loro villa affacciata su Port-Marie. I genitori di ĂloĂŻse festeggiano l'inaugurazione di una residenza di lusso che hanno finanziato. ĂloĂŻse osserva la sfilata di abiti da sera e smoking con aria beffarda. "Non mi vestirĂČ mai cosĂŹ", pensĂČ tra sĂ© e sĂ©. Per fortuna, anche sua nonna era presente, ed entrambe trovavano divertente questa ridicola scenetta.
_ "Vedi quella con lo chignon?" chiese ĂloĂŻse . "Sembra stia per cadere, Ăš cosĂŹ grande!"
_ "Mia cara, ho imparato che la derisione non uccide. Non ho mai visto un'acconciatura cosĂŹ grottesca!"
La serata era ormai inoltrata quando, all'improvviso, un clamore si levĂČ dalla strada. Un silenzio inquietante calĂČ sulla folla. Spiazzato, il conte si affrettĂČ a sussurrare qualcosa all'orecchio del sindaco, il quale si fece subito da parte per fare una telefonata con il cellulare.
Pochi minuti dopo, le sirene della polizia strillavano in tutto il quartiere. Qualche grido giunse attraverso le mura della tenuta dei Riffler. Furono impartiti degli ordini, poi tornĂČ la calma e il ricevimento riprese come se nulla fosse accaduto.
Incuriosita, ĂloĂŻse si diresse verso il cancello d'ingresso per cercare di saperne di piĂč. LĂŹ trovĂČ Antoine, insieme ad altri autisti.
_ "Antoine, cos'Ăš successo? Cosa volevano queste persone?"
_ "Abitavano nell'edificio che Ăš stato demolito per costruire la residenza che viene inaugurata oggi."
_ "E allora?"
_ "Sono gente modesta. Sono stati sfrattati con la promessa di una nuova casa piĂč confortevole e a tutt'oggi non hanno ancora ricevuto nulla."
_ "Cosa? Sono senza casa da piĂč di un anno? Non Ăš giusto! Non posso credere che papĂ abbia potuto fare una cosa del genere!"
Furiosa, ĂloĂŻse tornĂČ dalla nonna e ripetĂ© ciĂČ che l'autista le aveva appena detto.
_ "E non ha saputo pensare a niente di meglio che chiamare la polizia per sfrattarli!" aggiunge. "Tutto per non rovinare la sua piccola festa!"
PiĂč tardi, quando gli ultimi ospiti se ne erano giĂ andati, il conte si avvicinĂČ alla figlia, seduta su una sedia da giardino accanto alla nonna. Egli aveva un'aria arrabbiata.
_ "ĂloĂŻse , devo parlarti."
_ "Anch'io", rispose subito lei.
_ "Il direttore del conservatorio", che era presente stasera, "mi ha chiesto perchĂ© non frequenti le lezioni di danza da piĂč di un mese. "Puoi dirmi cosa fai ogni mercoledĂŹ pomeriggio?
_ "Te lo dirĂČ quando avrai trovato una nuova sistemazione a tutte quelle persone che sono venute a protestare sotto le tue finestre stasera!"
Il conte si aspettava qualsiasi risposta tranne quella. Rimase senza parole.
Verde di rabbia, ĂloĂŻse si alzĂČ e corse in camera sua, senza degnare di un altro sguardo il padre. Il conte si rivolse quindi alla madre, che lo fissava furiosamente dalla sua sedia a rotelle. Lo sguardo di nonna Riffler era cupo.
_ "Quello che hai fatto Ăš indescrivibile", gli disse. "A volte mi vergogno di essere tua madre."
E, con un gesto rapido del comando della sedia a rotelle, lasciĂČ il conte solo sul prato, con le braccia penzoloni lungo i fianchi.
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_ "Quella fu la notte in cui mia nonna decise di smettere di parlare", concluse ĂloĂŻse .
_ "E tu, sei riuscita a continuare a giocare a calcio?", chiese Gabriel.
_ "No, i miei genitori mi hanno proibito di vedere di nuovo Eddy e la sua banda. Il lockdown era davvero rigido", scherzĂČ. "Ma me la sono cavata: alla fine tutte quelle persone hanno trovato una nuova casa".
_ "E negli ultimi due anni non hai piĂč provato a vedere questo Eddy?", chiese Tag, con un pizzico di gelosia nella voce.
"SĂŹ", ammise. "Sono riuscita a tornare al terreno libero una volta, prima di incontrarti. I suoi amici mi avevano detto che aveva lasciato Port-Marie. Ma non preoccuparti, Tag, alla fine me ne sono dimenticataâŠ" rise.
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