Tutto quello che voglio dirti.
Mio caro A.,
perdonami sin dal principio qualora dovesti trovarmi petulante, pesante e patetica nelle parole che ti sto dedicando, ma io sono umana, e in quanto tale non posso fare a meno di pensare ad una serie di cose, che mi muovono ad assecondare il desiderio e la volontà di volertele esprimere. In questo momento trovo molte difficoltà nel mettere in ordine tutti i miei pensieri, soprattutto per via del fatto che tu hai già emesso la tua sentenza, ma anche perchè, nella prassi, il mio spropositato orgoglio non mi fa muovere in queste direzioni, e in ogni caso la mia grande diplomazia mi ha portata ad accettare sempre le decisioni prese dagli altri. Ma adesso basta, non posso più giustificarmi, voglio solo dire ciò che penso, prendendomi anche la responsabilità di incappare in tutti quei rischi sopra citati. In tutto questo silenzio che ci ha avvolti, ho avuto modo di "apprezzare" la tua mancanza, e mi chiedo francamente come tu abbia potuto affermare nei tuoi ultimi messaggi di esserti comportato male con me e di non essere stato presente, come tu abbia potuto dimenticare di quelle volte in cui tu venivi sotto casa mia per dieci piccoli ma preziosi minuti, di quella volta in cui stavo a dipingere alla Cala e mi hai scritto sul cellulare "voltati" ed eri spontaneamente dietro di me, le infinite ore notturne a parlare, e se uno dei due si addormentava, la mattina ci si svegliava sempre con un messaggio dell'altro, non hai smesso neppure di farti vivo mentre eri in America, e non scordo neppure che prima di partire mi chiedesti "perchè non posso portarti con me?". Le facce buffe, le risate, le prese in giro, giocare in mezzo ai tuoi amici a far finta di essere sconosciuti. La mattina in cui sei venuto a casa mia all'alba, nella quale siamo stati intimamente insieme per ore, la notte prima trascorsa a parlare tutto il tempo, e all'ora di pranzo eravamo due cadaveri che camminavano. Mi chiedevi se una come me esistesse davvero, e ancora oggi posso dirti che "sì, io esisto, e sono quella che hai conosciuto", e non sono quella che si è comportata da schiva dopo che ti è balenato il primo dubbio sul nostro rapporto; forse la colpa della nostra rottura è anche un po' mia, per via di questo frangente. Quando eri a Pantelleria e mi hai mandato il rumore del mare, chiedendomi "cosa senti?", avrei voluto rispondere che sentivo che oramai sapevi cosa mi piaceva e cosa mi rendeva felice, invece ho dato risposte sterili e smorte, per non farmi vedere come una donna dal cuore di burro. Io da te non mi aspettavo nulla, non me ne fregava pressocchè niente di te, sei stato un'autentica sorpresa, ed io me la sono tirata a lungo fino a quando sono "cascata" nelle tue carinerìe, nelle tue attenzioni e nelle tue premure. Per questo mi chiedo perchè sia tutto finito così, di punto in bianco mi hai detto di non essere pronto, di non sentire nulla, e da come ti manifestavi nei miei confronti, proprio "nulla" non era. La mia idea, che già ti ho esposto l'ultima volta che ci siamo visti, è quella secondo la quale per me tu hai solo avuto paura di una cosa che stava progredendo, ma voglio dirti ancora una volta che tutti abbiamo paura, e che tuttavia nessuno abbatte un albero chiedendosi "e se poi cresce troppo in alto?"; avevo paura anch'io, ma sarebbe bastato vivere le cose come stavano avvenendo, senza svilimenti, molto semplicemente. Non abbiamo neanche avuto il modo e il tempo di incontrarci, e questo non ha fatto altro che creare fra di noi questo enorme solco che ci ha diviso, e che forse non sarebbe neppure nato qualora ci fosse stata data la possibilità di scambiarci uno sguardo, una parola, una carezza. Scusami se sono testarda, ma non posso pensare che dopo tutte le frasi dette e le effusioni scambiate io possa esserti indifferente, a meno che tu non sia un animale, e questo non voglio neppure pensarlo. Detto ciò non so neppure quali siano i reali intenti di queste mie dichiarazioni, non so se voglio chiederti di riprovare a vederci, oppure voglio solo togliermi un peso, di sicuro non voglio essere compatita perchè non ho nulla per cui dovrei esserlo, ho solo espresso solo ciò che pensavo, ovvero la mancanza di comprensione nel vedere come si sono evolute le cose, dal bianco al nero e senza una motivazione. Fra l'altro mi hai posata su whatsapp, e fammi dire che non è certamente un modo diplomatico per fare certe azioni, ma questo è un mio parere e non sono nessuno per giudicare i tuoi modi di operare, nonostante li ritenga sbagliati.
Perdonami ancora, in queste parole sono io tanto quanto non lo sono, perchè io di prassi sono quella allegra, positiva e invincibile, ma stasera sono "nelle camere più oscure della mia personalità", ovvero quelle corrucciate e tormentate, quelle che abbiamo un po' tutti, quelle che ho anch'io e che ripudio sempre, perchè prometto e impongo sempre a me stessa di essere felice e spensierata, ma questa stanze così tetre a volte si spalancano da sole senza che nessuno glielo chieda...
Mi aiuteresti a chiuderne le porte, per favore?
Mi manchi.
Ambra.







