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“C’erano una penna nera e un evidenziatore posti su una scrivania, e c’erano un paio di stivali che riposavano al di sotto di questa. Un giorno la penna si stancò di essere collocata sempre accanto all’evidenziatore, e si lasciò cadere nello stivale destro. Questo si svegliò di soprassalto e, incredulo, le domandò: “Sei sicura di voler restare con me? Guarda che il mondo fuori non è mica perfetto come quello che trascrivi tu sul foglio! È pieno di pericoli, aria inquinata, e uomini senza senno!” La penna si mostrò sicura della sua scelta, e pronta ad accogliere i rischi del mondo reale; un mondo che, talvolta, le mancava terribilmente. Lo stivale destro diede un colpetto di tacco a quello sinistro, tradizionalmente lo faceva prima di intraprendere una passeggiata, e lo avvisò del fatto che ci fosse una ospite al suo interno. Lo stivale sinistro non poté far altro che ammirare il coraggio della penna e, con essa e col suo compagno di viaggio, si diresse fuori. Una volta catapultati nel mondo, la penna non si lasciò sfuggire neanche un panorama di quanti se ne potevano scorgere dall’estremità dello stivale. E, seppure dal basso verso l’alto, riuscì a cogliere importanti sfumature e caratteristiche proprie della città. Il fascino dell’inesplorato, dell’inaccessibile, del temuto, la catturò a tal punto che decise di sporgersi sempre di più, sempre un po’ di più. Gli stivali parvero divertiti, e acquietati dal fatto che quella sorta di gita stava proseguendo magnificamente. Ad un certo punto, mentre la penna era intenta ad osservare i colori morti delle foglie sull’asfalto, tipiche della stagione autunnale, le ali prosperose di una grossa aquila fecero breccia sullo stivale destro, il quale, inesorabilmente, perse l’equilibrio e crollò mesto sull’asfalto, confondendosi alle foglie. La penna cadde insieme a lui, la plastica che l’avvolgeva si scheggiò, e perse finanche il tappo. L’impatto fu violento, davvero violento. Lo stivale destro, essendo di gomma, non subì gravi danni, e appena riacquistò l’equilibrio aiutò la penna, fiacca ed instabile, a risalire. Lo stivale sinistro cercò di recuperare il tappo, ma per via della sua costituzione non riuscì a trattenerlo. Così, tornarono a casa correndo, con una penna lesionata, senza tappo, e senza voce. “Accidenti!” Imprecò lo stivale destro. “Le avevo detto che era rischioso ‘sto mondo!” Continuò. “Spero solo che tutto questo le servirà a qualcosa…” Replicò quello sinistro. Rientrati in casa, si scagliarono nella loro camera, balzarono prima sullo sgabello, e poi sulla scrivania, facendo piccoli salti. Posarono delicatamente la penna sulla scrivania, e vi trovarono l’evidenziatore che sghignazzava in una sconcertante e macabra melodia. “Di’ un po’, cos’hai da ridere?” Domandò lo stivale destro. “Vi trovo alquanto patetici.” Asservì l’erudito evidenziatore. “E perché?” Chiesero entrambi gli stivali. “Perché se adesso quella penna non sarà più in grado di scrivere sarà solo per colpa della vostra sfrontata imprudenza.” “Noi non abbiamo fatto niente. È stata un’aquila a colpirla!” Si giustificarono in un’aura di mortificazione. “Vi chiedo con la massima cordialità di scendere da qui. La suddetta scrivania non è il vostro posto.” Essi obbedirono e per un po’ stettero in silenzio, a rimuginare sulle brucianti parole dell’evidenziatore. Quando la penna rinvenne dal trauma, trovò l’evidenziatore dinanzi agli occhi che la fissava con aria di rimprovero e un po’ di rassegnazione. “Mi dispiace…” Disse lei, con un filo di voce. “Ma lo rifarei altre… lo rifarei altre mille volte… perché è solo grazie al mondo reale che conosco il Dolore… e ora sono davvero ispirata… ora ho tanto da scrivere…” L’evidenziatore rimase interdetto all’ascolto di quelle parole, e per una frazione di secondo analizzò criticamente le sue convinzioni riguardanti la prudenza. Decise di lasciarla sola, e si rintanò in un libro di psicologia a riflettere. Quando uscì dal libro, trovò la penna, esausta, che riposava sopra un foglio riempito di inchiostro fino all’orlo. L’evidenziatore lesse qualche riga e, stupito dal fatto che gli piacesse ciò che stava leggendo, chiamò in soccorso la penna rossa. Quest’ultima lavorò parecchio, perché ciò che aveva scritto la penna nera era tempestato di errori grammaticali ed era molto confusionario. “È bello, però. Direi emozionante…” Affermò. L’evidenziatore si incuriosì e decise di leggere tutto. Non aveva mai versato una lacrima prima d’ora ma, quella volta, grazie al dolore descritto dalla penna, ne versò un paio. Immediatamente tornò in sé, e si vergognò di quanto gli era accaduto, sperando che nessuno l’avesse visto, ma la penna era sveglia e lo stava osservando. “Padre della razionalità indiscussa, cosa ti succede? Perché hai ceduto all’emozione?” Gli domandò, con un pizzico di ironia. “Io… Ah, maledizione!” Rispose lui, ancor più imbarazzato. “Sai, amico mio, quando la penna rossa correggeva il mio elaborato ho capito una cosa…” “Cosa?” Chiese l’evidenziatore. “Ho capito che per scrivere della roba valida ho bisogno sia di te che degli stivali. Ho bisogno dello studio sui libri, e dello studio sulla strada. Ho bisogno di nozioni astratte e di materiale empirico, insomma di cultura ed esperienza diretta. Vorrei potermi esprimere meglio, come te, ma questo è ciò che riesco a dire…” La penna sembrò pentita. “Oh no, ti sei espressa perfettamente. Anzi, anche se ho appena perso l’esclusività, concordo con la tua idea. Che ne dici se la prossima volta vengo anch’io insieme a te e agli stivali?” L’inchiostro della penna si illuminò, e disse: “Sarebbe fantastico.” “Ma ricorda” fece il saggio evidenziatore “nei giorni in cui avrai un’eccessiva voglia di respirare il mondo, attenta a non sporgerti troppo dallo stivale. Rischi di schiantarti e, quando cadi, si sa, il mondo mette gli spigoli.””
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Sara Cassandra
Cristo, è bellissimo.
(via hounsognodentro)
Sempre paradisiache le sue parole.
(via uncasinoinnamorato)
IO LA AMO.
(via -laragazzachesognavatroppo-)
CAPOLAVORO
(via brandellidime)
Non penso di aver mai letto una cosa così semplice, cioè, fatta da cose semplici, migliore di questa. Complimenti!
(via sorrisibagnatidalacrime)
Complimenti a questa fantastica scrittrice.🌸
grazie mille!
A dir poco Stupendo
È qualcosa di magnifico, non ci sono parole che spieghino cosa un lettore possa provare leggendo questo scritto
io non ho parole per ringraziare voi…
talento
Racconto del 2014 :-) S. C.
@cassandrablogger è il mio nuovo blog preferito. Credo nel potere delle parole e credo anche che non si possano usare meglio di così.
Rebloggherei ogni singolo post presente. Hey, Tumblr, un pulsante “reblogga tutto”?
E se il “centrarsi” fosse una forma di felicità? https://medium.com/@saracassandra/e-se-il-centrarsi-fosse-una-forma-di-felicit%C3%A0-43b73f480417
Se è vero che i nostri pensieri dispersivi ci generano confusione, e se è vero che la nostra confusione ci genera una sorta di irritazione…
via: Sara Cassandra blog
Quando dio distribuiva la spontaneità io mi stavo preparando il discorso.

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Respirare, riarmonizzarsi: amare così https://medium.com/@saracassandra/respirare-riarmonizzarsi-amare-cos%C3%AC-9d5c89f32d2c
La respirazione lenta volontaria (VSB — Voluntary Slow Breathing) sembrerebbe essere, a tutti gli effetti, una pratica di prevenzione. Si…
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Meditazioni guidate naturalistiche: antidoti alla confusione mentale? https://medium.com/@saracassandra/meditazioni-guidate-naturalistiche-antidoti-alla-confusione-mentale-61a3f6024450
di Sara Cassandra
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July 2025
Mentre ero in pullman, in attesa che il mezzo partisse, fuori si stava per consumare una rissa. Il ragazzo che sembrava ubriaco inizia a imprecare, ad accusare tutti di essere falsi, stronzi. Ma poiché aveva gli occhi socchiusi mentre imprecava, ho pensato, per la verità, che non ci fosse un vero destinatario nelle sue parole di biasimo. O meglio, il destinatario era la Vita stessa. Allora, nel giro di qualche istante, è come se avessi avvertito un’intuizione, una di quelle che pare riassumere interi libri letti, intere meditazioni fatte negli anni, la sento precipitarsi dentro di me, e dalle porte del pullman (io che non parlo mai, nemmeno quando m'interpellano) gli grido: “io ti voglio bene!” – non perché il bene di una sconosciuta servisse a qualcosa sul piano pratico, ma perché qualcosa di altrettanto teorico – proveniente da uno degli innumerevoli canali della Vita – doveva assolutamente ricordargli che un principio d’amore esisteva ancora (e che sarebbe esistito anche per lui).
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Read writing from Sara Cassandra on Medium. Sara Cassandra - articoli su #psicologia #meditazione #alchimiatrasformativa #filosofia #neurosc
Sara Cassandra on Medium
Assomiglierebbe a una rivoluzione paradigmatica del “Do ut des” (do — a te, affinché tu dia — a me): un principio che ha forse vantato un…
I vantaggi del “vivere senza aspettarsi niente dagli altri”
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Mi guardavo intorno e pensavo ostinatamente: nel mondo manca qualcosa. Non sapevo dirmi cosa, perché tutto quel che di nuovo poteva essere pensato e immaginato altro non era che una combinazione di elementi già esistenti nel mondo. Mancava qualcosa che fosse essenza, sostanza pura, non già combinazione. La fantasia umana non è affatto illimitata. Se lo fosse, io potrei pensare un colore inesistente nello spettro cromatico o una lettera dell'alfabeto che le mie corde vocali non possono emettere. Ma il solo avvertire la mancanza di un colore che non ebbi mai visto e di una lettera che non ebbi mai udito mi fece intendere che, da qualche altra parte, in qualche altro posto, io li avrei ritrovati. L'unica illimitatezza umana appartiene all'incapacità di accettare gli umani limiti.
Gia!
Mi sono innamorata di queste parole.
“L’unica illimitatezza umana appartiene all’incapacità di accettare gli umani limiti”
Gli operatori sanitari esausti affermano che le strutture sono sopraffatte e il bilancio delle vittime è superiore ai 224 segnalati.Dal The
SARA CASSANDRA - "Malattia e revisione del concetto di felicità". Antropologia Medica (Rivista). LA MALATTIA E L’ALTRA FELICITÀ di Lavinia
Non avendo Facebook, uso questo spazio per ringraziare infinitamente Lavinia Marchetti. Una scoperta fenomenale
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“Levigazione del vuoto” sulla rivista psicoanalitica Italian Imago - con il collega Massimiliano Tognetti :-)
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Ho realizzato che probabilmente odio testare me stessa, perché nel profondo so di avere un intelletto mediocre, un aspetto mediocre e di essere una persona mediocre; averne una conferma mi distruggerebbe.
Io, invece, ho appena realizzato - con notevole stupore per la tua capacità introspettiva - che un essere umano dotato di una tale consapevolezza di sé, quella che tu mostri nel pensiero quassù, non ha niente a che vedere con la mediocrità.
La parola mediocre si applica a una condizione di limitatezza spirituale e morale. E tu non credi che già il riconoscere i tuoi limiti ti ponga in un’ottica di elevazione da quei limiti?
Se usciste di casa e parlaste con chi vi sta attorno, se cominciaste a guardare fuori anzichè dentro realizzereste che non c'è vergogna di fronte alla mediocrità perchè siamo tutti mediocri. L'eccellenza non esiste, è un concetto creato ad hock da un'umanità competitiva, da chi ha un ritorno nel nostro senso di inadeguatezza. Ammirare, comprare per assomigliare, pagare per cambiare.
Una persona "speciale", un "genio" è qualcosa che vedremo nella nostra vita tanto spesso quanto la pace nel mondo e gli unicorni. Siamo persone ordinarie e insignificanti, tutti. Ma questo va bene perchè perchè è un mondo creato da persone banali per persone banali, immagino che una persona realmente eccezionale si sentirebbe molto sola in un mondo che non è pensato per lei. Ma tanto, le persone eccezionali esistono solo negli standard fabbricati da noi stessi a cui paragonare noi e chi ci sta intorno, un esercizio di misure impossibili che non può che portare alla disperazione.
Un’interessante prospettiva!

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"La scrittura è una via che il mio inconscio richiama a sé per far propagare il mio dolore, sfuggendo alla mia volontà cosciente e si disperde nei meandri di una mente priva di un esterno (cosciente) controllo. Le sfugge fino all'esternazzione di tutto ciò che aveva da rigettare. Davanti alle mie esitazioni, ai miei dubbi riguardanti l'essere o non essere autore indiscusso del prodotto ricavato dall'escursione inconscia avuta nel bel mezzo di uno stato di dissociamento passivo nei confronti del mondo circostante, reso impercettibile alla mia vista e al mio udito, (l'inconscio) alla fine si presenta fiero dell'occultezza avuta nel formare un pensiero così estraneo alla mia (altra) mente (cosciente).
Le lancette che determinano lo scandire del tempo, dove nello spazio ogni ticchettio corrisponde a una diversa mutazione dell'animo, volubile ai miei occhi eppure immobile a quelli altrui, dove l'essere d'animo dinamico ha l'apparenza di un essere statico, inerme a fissare il nulla e allo stesso tempo il tutto. L'osservazione inizia a diventare relativa, infatti quando gli altri osservano me osservare il tutto pensano che io stia osservando il nulla. Cos'è il nulla e cos'è il tutto? Se ciò che sto osservando per me è tutto, perché per loro è il nulla? La mia mente sfugge alla loro percezione, perché essa si limita a riempire ciò che per gli altri rimarrà il nulla"
Casa, potresti esprimere il tuo parere riguardo questo testo?
Voglio fare i miei complimenti all’autore. È complesso, originale, spiazzante, mi ha emozionata soprattutto qui:
“Davanti alle mie esitazioni, ai miei dubbi riguardanti l'essere o non essere autore indiscusso del prodotto ricavato dall'escursione inconscia avuta nel bel mezzo di uno stato di dissociamento passivo nei confronti del mondo circostante”