CROSSROAD: DRAGANA JURISIC. SPACES IN BETWEEN
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Dragana Jurisic (1975) è una fotografa originaria di Slavonski Brod, in Croazia (allora Yugoslavia), che attualmente vive a Dublino, Irlanda. In una conversazione avuta con lei rispetto al suo lavoro, è emerso chiaramente il bisogno - o l’urgenza - di tracciare una linea, un percorso che restituisca dignità, nell’intimo, a un’origine e una storia perduta; ma allo stesso tempo affiorano domande in merito all’esigenza umana, quasi indotta, di avere radici.
La sua pratica artistica esamina, infatti, gli effetti dell’esilio e dello spostamento sulla memoria e sull'identità, ed è prodotta dal punto di vista di un esiliato (ovvero il suo) - perfettamente distinto da quello di un espatriato, proprio per l’impossibilità di un ritorno a “casa”.
Dragana ha vinto numerosi premi e ampiamente esposto le sue opere a livello internazionale; il suo lavoro è parte dell’Irish State Art Collection, della collezione dell’Università del Michigan e di numerose collezioni private.
Da quando nel 2008 riceve un riconoscimento per il suo MFA (Università di Wales, Newport), Dragana è selezionata come Axis MAstar, nel 2009 (fra gli artisti più promettenti del MA in Gran Bretagna). Tra i molteplici premi: Arts Council of Ireland Travel and Training Award (2010, 2011, 2012), Royal Hibernian Academy’s Emerging Photographic Artist Award (2011), Culture Ireland funding (2011), Graduate Student Prize from The International Rebecca West Society (2011). Nel 2012, Jurisic ottiene un finanziamento dalla Belfast Exposed per lo sviluppo del suo progetto Blood flows. Nel 2013, completa il dottorato presso lo European Centre for Photographic Research e vince il Bursary Award (2013, 2014). Nel Settembre 2014 si aggiudica il prestigioso Dorothea Lange & Paul Taylor Prize - Special Recognition dalla Duke University, oltre al Project Award da parte dell’Arts Council Ireland e l’Emerging Visual Artist Award.
Carla Capodimonti: Ho potuto osservare il tuo lavoro fotografico dal titolo “YU: The Lost Country” che parla di luoghi specifici - i quali, in una certa maniera, non esistono più - da dove tu stessa provieni. Al centro di questo progetto c’è il libro della scrittrice anglo-irlandese Rebecca West, dal titolo “Black Lamb and Grey Falcon” (1941), che racconta di un viaggio in Yugoslavia. Puoi parlarmene?
Dragana Jurisic: La Yugoslavia è crollata nel 1991. Con la scomparsa del paese, almeno 1.500.000 yugoslavi sono svaniti, come i cittadini di Atlantide, nel regno dei luoghi e delle persone immaginarie. Oggi, nei paesi che sono nati dopo la sua disintegrazione, vi è una totale negazione dell'identità yugoslava.
YU: The Lost Country è stata originariamente concepita come una sorta di ri-creazione di una patria persa, un viaggio in cui vorrei in qualche modo tracciare un cerchio magico (stavo seguendo l’affermazione di Roland Barthes, e cioè che la fotografia è più simile alla magia che all'arte) intorno al paese che una volta era la mia nazione, e resuscitarlo. Invece, è stato un viaggio di rifiuto, di spostamento ed esilio così intenso che ho trovato più strano tornare a “casa” piuttosto che nel paese straniero dove ho deciso di vivere.
CC: In che modo il tuo background culturale plasma e influenza i tuoi lavori? Qual è la relazione che in questo senso hai con la tua patria?
DJ: Il mio paese, come già detto, non esiste più. Penso a me stessa come a un’esiliata. La risposta alla tua domanda potrebbe ricercarsi nella citazione di Edward Said: "La maggior parte delle persone è principalmente a conoscenza di una cultura, un ambiente, una casa: gli esuli sono a conoscenza di almeno due, e questa pluralità di visione dà luogo a una coscienza di dimensioni simultanee, una consapevolezza che - per prendere in prestito una frase dalla musica - è contrappuntistica." (Traduzione a cura dell’autore)
Il rapporto che ho con il mio paese “casa” è simile a quello eventuale con un parente morto in circostanze tragiche.
CC: Che cosa significa per un artista visivo provenire da una situazione di confine, un luogo che è stato da sempre influenzato da culture diverse?
DJ: Questa è un'osservazione molto soggettiva, ma credo che le frontiere creino una certa mentalità nei suoi abitanti. Il mio background nazionale è misto. La famiglia di mia madre proviene da un contesto agricolo, all'interno del paese, relativamente risparmiato dalle peggiori atrocità commesse durante le varie guerre combattute nei Balcani nel corso della storia. Gli antenati di mio padre hanno vissuto invece al confine per un lungo periodo. Trovo la parte di mia madre molto più gioviale, le persone sono più leggere. La famiglia di mio padre è al contrario più grave, più vigile mentalmente. Il modo di vivere sul confine - molto difficile in questo caso, tra la Croazia e la Bosnia, e storicamente tra l'Occidente e l'Oriente - ha influenzato il mio lavoro, è evidente. Le questioni d’identità e radici nazionali, in generale, sono i temi prevalenti in esso. Credo, dopo un lungo periodo di ricerca su questi argomenti, che gli esseri umani non sono alberi. Abbiamo davvero bisogno di radici?
CC: So che ora vivi a Dublino. In che maniera riesci a integrare te stessa e il tuo linguaggio artistico in un luogo diverso da quello d'origine?
DJ: Il mio linguaggio artistico si forma in uno spazio tra il mio paese “casa” e l'Irlanda. Mi sento davvero molto parte della comunità artistica irlandese. La mia formazione ha avuto luogo in Gran Bretagna: lì ho completato sia il MFA che il dottorato. La vita che ho vissuto prima di arrivare in Irlanda era molto diversa.
Al seguente link potete trovare un’intervista all’artista Dragana Jurisic, riguardo al suo lavoro “YU: The Lost Country”, in mostra nei mesi passati presso la RHA Royal Hibernian Academy, una delle maggiori istituzioni irlandesi d’arte a Dublino: https://www.kickstarter.com/projects/901722210/journey-to-yu-in-the-footsteps-of-rebecca-west
www.draganajurisic.com
Carla Capodimonti
CROSSROAD è una rubrica sul tema della trans-nazionalità che descrive le giovani generazioni di artisti provenienti dall'area del Mediterraneo. La trasversalità di certi linguaggi è testimone d’influssi differenti che provengono dall’esperienza di luoghi di confine, di limite - altresì intesi come crocevia culturali dall’identità continuamente dibattuta - zone di conflitto e di crisi. La ricerca analizza in che modo i nuovi protagonisti dell’arte contemporanea si inseriscono all'interno del complesso contesto d'appartenenza o trasferiscono il proprio background culturale lontano dalla madre patria.













