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Il primo numero di "Charlie Hebdo" #raritÃ
PANDAS di Silvia Nucini e Stefano Schirato
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Romena, un approdo di spiritualitÃ
UN FOGLIO DAL DIARIO DI UNA AKTION
Janusz Korczak oggi ho veduto, Nell’ultima marcia andare coi bambini, E i bambini avevano vestiti puliti, Come andassero di domenica al giardino.
Avevano grembiulini puliti, da festa, Che ora potranno sporcare, A file di cinque va l’Orfanotrofio, Per la città -giungla di gente braccata.
La città aveva il viso atterrito, Un gigante bizzarro, nudo e stracciato, Finestre vuote guardavano la strada, Come orbite di sguardo private.
A volte un urlo, come un uccello smarrito, Suonava a martello per la morte insensata, Trainati sui risciò giravano apatici Del nostro ghetto i signori e padroni.
Scalpiccio a volte, calpestio, poi silenzio, Qualcuno parlava camminando di fretta, Atterrita e silenziosa, in preghiera In via Leszno si innalzava la chiesa.
In fila per cinque marciavano calmi i bambini, Erano orfani: nessuno accorreva per riportarli a casa, Nessuno infilava una mancia in mano ai colleghi dalle divise blu scuro.
Sulla Umschlagplatz nessuno interveniva, Nell’orecchio di Szmerling nessuno alitava, Nessuno gli orologi di famiglia raccoglieva Come compenso al lèttone ubriaco.
Janusz Korczak guidava la marcia A testa nuda, gli occhi senza paura, A una sua tasca si aggrappava un bambino, In braccio portava lui due piccolini.
Giunse un tale di corsa, con un foglio in mano, Parlava e gridava nervoso: -- Venga via! -- Ho una lettera da Brandt! Korczak scuoteva la testa, silenzioso.
Cosa doveva stare ancora a spiegare A chi arrivava con la grazia tedesca, come far capire a teste senz’anima cosa significa lasciar solo un bambino.
Tutti quegli anni… una vita ostinata, Per dare in mano a un bimbo un piccolo sole. Potrebbe forse lasciarli ora, soli, spaventati? Andrà con loro… avanti… senza timore.
Al re Matteuccio anche pensava Cui la sorte risparmiò quel destino, Re Matteuccio nell’isola selvaggia Avrebbe scelto lo stesso cammino.
E i bambini andavano ai vagoni come partissero in gita a Lag Ba’Omer, Quel piccolino dal viso spavaldo Si sentiva come un piccolo Shomer.
E io pensai in quel momento banale Per l’Europa privo d’ogni valore Che lui per noi, in quel momento, Scriveva della storia la pagina migliore.
Che in quella guerra ebraica, vergognosa, nell’onta illimitata, nel fragore insensato, nella lotta ad ogni costo per la vita, nell’abisso del tradimento, del degrado,
Sul fronte, dove la morte non da’ onore In quella danza notturna, infernale, C’era un solo soldato valoroso: Janusz Korczak, dei bambini il protettore.
Vicini al di là del muro, che dal reticolato Ci osservate ogni giorno morire per niente, ascoltate: Janusz Korczak quel giorno ha mostrato la Westerplatte della nostra gente.
Wladyslaw Szlengel
VÃ t'aiout - Il nuovo Cd di Paolo Lizzadro

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Le abitudini sono appiccicose, sono come la scopa vecchia che non troviamo mai tempo e modo di cambiare
Wolfgang Fasser
#tiraccontofirenze #happychristmas (presso Historic Centre of Florence)
A volte basta poco x vivere felici e contenti... 😂😂😂😂 #chiara #mefija
A mio fratello bianco
Caro fratello bianco, quando sono nato ero nero, quando sono cresciuto ero nero, quando sto al sole, sono nero. Quando sono malato, sono nero, quando io morirò sarò nero. Mentre tu, uomo bianco, quando sei nato eri rosa, quando sei cresciuto eri bianco, quando vai al sole sei rosso, quando hai freddo sei blu, quando hai paura sei verde, quando sei malato sei giallo, quando morirai sarai grigio. Allora, di noi due, chi è l'uomo di colore?
Léopold Sédar Senghor, poeta senegalese

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Leggendo #AnselmGrun
'Silent Love' è un cortometraggio, realizzato dall'agenzia CodCast Channel, che racconta la nascita di un amore attraverso la matita e la passione...