« Pronto, sono Carmello Bene, vorrei fame un plebiscito...».
«.. un plebiscito del popolo Italiano. Mi hanno riferito che Franco Zeffinelli in una conferenza stampa da lei riportata su questo giornale che ho mandato subito a comprare perché sono a letto, non posso muovermi per i postumi di una flebite, Zeffirelili mi ha definito un cane. E' vero?...».
E' vero, l'hanno riportato anche altri giornali.
« Ecco allora, visto che siamo in periodo elettorale, chiedo un supplemento di votazioni. Voglio che sia la gente a smentire coralmente questa incauta affermazione di Zeffirelli verso il quale io non avevo mai infierito prima d'oggi. Sulle mie doti personali e professionali di grandissimo attore posso esibire pubblicamente degli attestati, i riconoscimenti che ho avuto in Francia da Deleuze, da Foucault: hanno scritto che sono un attore grandioso, unico per movimenti e per voce. Ed in Italia, proprio quest'anno, una giuria formata da 21 critici mi ha assegnato il Premio Ubu quale miglior attore nel mio Riccardo III. Per quanto sprovveduti siano - i critici, ed in particolare i critici titailiani, nessuno di loro ha nominato, ha assegna to una preferenza di qualsiasi genere a Zeffirelli. Ma dal momento che anche lei, mi sembra, generalmente fa il critico, non scrive articoli di colore, vorrei che prendesse posizione, si pronunciasse ».
In questo caso preferirei lasciarle la parola, limitarmı a trascrivere fedelmente quanto mi sta dicendo per telefono. Un puro e semplice centralinista, uno scrivente...
« Allora scriva. Scriva che non avevo mai infierito su Zeffirelli perché lo consideravo un conoscente muto. Adesso parla e dice che io sono un cane. Se sono un cane sono un cane di razza come la Callas che aveva una voce impossibille e dunque inimitabile. Ma che razza di cane è Zeffinelli? Un cane bassotto, anzi no, un gatto soriano color rosa, rosa « shocking », rosa sciocco.. un colore che va bene per arredare un teatro di centro-destra, un colore che piace in America dove l'hanno chiamato più che a fare il regista, mestiere che non conosce, a fare l'anchitetto all'italiana, l'arredatore, lo scenografo o lo scemografo dei salotti bboni con due b, bboni...».
«Quanto a quell'altra affermazione assolutamente imbecille secondo la quale anche se non gli piaccio come attore riconosce, bontà sua, che ho capito del teatro « quel tipo di magia povera che lo rende meraviglioso», forse scambiandomi per il suo poverello d'Assisi, sappia che le mie messe in scena sono tutte costosissime, che ho avuto il Premio Ubu con Riccardo Ill anche per i costumi, miglior attore e miglior costumista. Ma non farò mai costumi in stile Farani... Anzi adesso che con il Manfred ho debuttato nella lirica (fra l'altro ho avuto 22' di applausi come soltanto la Callas) e mi appresto a metter piede con una mia regia alla Scala, dove Zeffinelli con le sue zeffirellate ha fatto scempio per anni, sappia che lui rappresenta proprio tutto quello che intendo spazzare via da quel palcoscenico. Del suo maestro dichiarato Visconti num so cosa abbia preso, non voglio fare battute goliardiche; certo non ha appreso neanche l'iperrealismo, soltanto i lati peggiori del « Troilo e Clessidra ».
«Zeffirelli non sa che il melodramma è già azione drammatica, inutile spiegarglielo non capirebbe; non sa che un palcoscenico vuoto può essere più preoccupante di uno pieno di ciarpame. Quando il niente, il nulla diventa ingombrante si chiama Franco Zeffirelli...! ».
« Aggiunga soltanto questo. Di lui si può dire quello che Stendhal misericordiosamente ha detto di Dio: la sua unica scusa è che non esi-ste...».