“Tutti i colori della mia vita”, Zucchero

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“Tutti i colori della mia vita”, Zucchero

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Across the Universe (2007)
Across the Universe, 2007 🌌🍓
Ma se c'è un po' di te nell'aria, sto meglio
"We know what to do, but we do not do." Ma Loute 🌊 #maloute #brunodumont

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🙌🏻
“I don’t want you thinking I’m bothered or anything about last night.”
Va sempre così 💕
Whatever happens tomorrow, we had today; and I’ll always remember it.
David Nicholls, One Day (via wordsnquotes)
Sapessi quanto fatica ho fatto per trattenere le parole che avrebbero ferito la tua anima. Come coltelli, li ho lasciati infilzati dentro me.
E il sangue correva lento…
-Rossella Inguaggiato
Non dimenticare. I ricordi sono tutto ciò che ci resta

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game of thrones + winter clothing (requested by @elzabetholsens)
Collezione invernale 💪🏻😂
Di questo 2015 mi è piaciuta la tenacia con cui ha fatto schifo dall’inizio alla fine.
Amabo te in perpetuum.
latin (via mbwellshine)
Portami via, stanotte
Insonnia
"Siamo indaffarati a cancellare le impronte della nostra vita precedente E non è scritto da nessuna parte che io e te avremo avuto vita regolare Non è mica vero che tristezza ed allegria son distruibuite in modo uguale"

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Tutte le volte che ho pensato alla morte -poche lo ammetto- mi è sempre tornato in mente quello che avevi detto tu, che i fili dentro di lui si erano rotti. Ma ci sono migliaia di modi di vederla: forse le sue corde si erano rotte, o forse la nave era affondata, o forse siamo fili d'erba e le radici di tutti noi sono così intrecciate che nessuno muore finché c'è qualcun'altro che resta in vita in vita. Quello che voglio dire è che le metafore non ci mancano, ma bisogna stare attenti a quella che si sceglie, perché fa molta differenza. Se tu scegli i fili, le corde, vuol dire che stai immaginando un mondo in cui puoi romperti in modo irreparabile. Se scegli l'erba, stai dicendo che siamo tutti legati, all'infinito, che possiamo usare questo sistema di radici non solo per capire gli altri, ma per diventare gli altri. Le metafore hanno implicazioni. Capisci cosa intendo? Mi piace l'idea dei fili, mi è sempre piaciuta. Perché è così che ci si sente. Secondo me però fa sembrare la sofferenza più irrimediabile del dovuto. Noi non siamo fragili come i fili ci fanno credere. E mi piace anche l'immagine dell'erba. L'erba mi ha portato a te, mi ha aiutato a immaginarti come una persona vera. Noi però non siamo germogli diversi nati da una stessa pianta. Io non posso essere te. Tu non puoi essere me. Puoi arrivare immaginare abbastanza bene una persona, però mai a vederla alla perfezione. Forse è più come hai detto prima, che dentro di noi si sono aperte delle crepe. Ognuno all'inizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose: persone che si lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo del male, gli uni agli altri. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile. Però c'è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi. Ed è solo in quei momenti che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro. Quand'è che noi due ci siamo trovati faccia a faccia? Non prima di aver guardato dentro le nostre reciproche crepe. Prima di allora, stavamo solo guardando le idee che avevamo dell'altro, come se stessimo osservando una tenda alla finestra, e mai la stanza dietro. Una volta che lo scafo va in pezzi, però, la luce entra. Ed esce.
Città di carta, John Green