il mio ferreo fastidio verso chi invita ai propri compleanni gente che non ha visto né sentito per tutto l'anno è un principio che applico anche a me stessa. con rare e ragionevoli eccezioni, non invito chi non ho mai o quasi mai visto o sentito nel corso dell'anno perché trovo opportunista e da egocentrici ricordarsene solo per il proprio compleanno: penso sempre che avremmo potuto vederci anche solo per un caffè nel corso di questi lunghi mesi, se veramente ci fosse interessato. e credo anche che l'invito sia una proposta ad impegnarsi nei dodici mesi successivi. è una cosa che prendo molto seriamente, insomma.
questo ferreo principio si scontra però - quando l'invitata sono io - con la mia voglia di dare una chance alle persone, col voler sforzarmi di socializzare e forse conoscere gente nuova, con la mia tentazione di smettere di usare schemi rigidi per tentare di tracciare una linea precisa tra chi mi vuole bene davvero e chi finge, con la voglia di smettere di pensare che andrò ai loro compleanni e poi comunque non ci rivedremo più fino al prossimo (sempre che al prossimo si ricordino).
ora, ho quasi sempre avuto ragione. tendenzialmente questi inviti piombati dal nulla non hanno mai ricucito niente. però mi piace ogni volta continuare a sperare. e poi in fondo continuo a voler bene un po' a tutti, pure a quelli che si ricordano di me una volta l'anno e neanche per il mio compleanno, tra l'altro, ma per il loro.














