Ho pensato molto se fosse il caso di dire, di scrivere qualcosa. E beh, qualcosa vorrei comunicarla.
Tralasciando la violenza fisica la mia intenzione non è certamente quella di sminuirla o sottovalutarla; la motivazione è un'altra e riguarda l'inequivocabilità di una violenza fisica: è un atto esplicito, giudicabile oggettivamente con relativa semplicità. Seppur la vittima spesso, purtroppo, cerca di giustificare le violenze fisiche subite (nel gran numero dei casi da propri cari), è più facile riconoscerle e condannarle.
Quindi vorrei spostare, per un attimo, l'attenzione su tutte quelle violenze che non sono immediatamente riconoscibili come tali. Vogliamo chiamarle violenze psicologiche?
Non limitiamoci a pensarle come delle offese, come degli attacchi verbali o come dei maltrattamenti. Non è solo questo.
Non è solo questo.
È una violenza anche appropriarsi della vita di una donna e gestirla a proprio piacimento, come se non le appartenesse, come se potesse avere un "padrone". La violenza spesso è fatta anche di raccomandazioni, di minacce, di domande, di divieti, ... Fare terra bruciata attorno ad una donna, pretendere che non abbia altro appiglio, che non abbia nessuno tranne che te stesso, questo io non la reputo solo una violenza, lo condanno come un atto criminale ripugnante e degenerato. E dobbiamo smetterla di permettere a questi uomini deviati di nascondere queste violenze dietro la gelosia, addirittura dietro l'amore. Chi ti ama non ti vuole sola, non ti vuole debole, non ti vuole dipendente, non ti vuole sottomessa, non ti vuole comandare e non ti vuole strappare via la libertà.
Non deve per forza darti uno schiaffo per commettere violenza, può farlo anche solo alzando la voce, anche solo chiedendoti dove sei, anche solo buttandoti un vestito, anche solo controllandoti il cellulare. E se nessuno lo farà smettere, se nessuno farà niente per cambiare le cose, lui continuerà solo a peggiorare. Queste violenze che commette, non credere possano essere giustificate perché credi sia una brava persona, perché in altri momenti ti dimostra che è legato a te: il fatto che tu subisca queste violenze non vuol dire che sia una cattiva persona, forse è una personalità instabile e problematica che ha bisogno di aiuto. Ma non è subendo che lo aiuterai a cambiare; non solo non è una tua responsabilità, ma probabilmente non è nemmeno una tua possibilità. Una violenza è una violenza, che indipendentemente dal motivo da cui nasce, se non l'ha già fatto, presto o tardi ti rovinerà la vita. Riprendere in mano la tua vita e denunciare, questa è la cosa migliore che tu possa fare.
E sono sulla stessa linea molti altri comportamenti commessi da gente spesso non direttamente legata alla donna. Sono violenze gli apprezzamenti non richiesti per strada, i fischi, sono violenze le disparità subite sul posto di lavoro.
E sono violenze anche quelle che le vittime sono costrette a subire dopo aver denunciato: tutte quelle domande, quelle osservazioni, quelle insinuazioni intente a trovare nel comportamento o nella persona della vittima, una colpa, una causa, una responsabilità per ciò che le è successo. Sappiate che è rivoltante ed è alla stregua delle altre violenze elencate.
Siamo esseri dotati di libero arbitrio, di razionalità ed intenzionalità quindi è inaccettabile togliere o anche solo attenuare le responsabilità di violento. O sei responsabile al 100% o sei una persona con problemi che vanno risolti. E magari risolvili senza rovinare la vita a nessuno, altrimenti accettane le conseguenze.
Cosa intendo per conseguenze?
Secondo la mia personalissima opinione, chi commette violenze tali da danneggiare gravemente la vita di una donna, di un essere umano, va trattato come un assassino. E come tale essere giudicato. Sia moralmente che penalmente.
E sapete la cosa che più mi tormenta?
Che nessuno può denunciare se non la vittima stessa. Quindi una donna debole, sottomessa e che ha rinunciato alla propria vita, non ha speranze di salvezza. Forse dovremmo cambiare anche le modalità per aiutare le vittime. Che rabbia













