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"Era una donna piena di energie, colta e che amava la vita"
Piuma per piuma, parte 3
"Cercasi appassionati del fantasy, disposti a viaggiare e scoprire."
Piuma per piuma, parte 2
Ho pensato molto se fosse il caso di dire, di scrivere qualcosa. E beh, qualcosa vorrei comunicarla.
Tralasciando la violenza fisica la mia intenzione non è certamente quella di sminuirla o sottovalutarla; la motivazione è un'altra e riguarda l'inequivocabilità di una violenza fisica: è un atto esplicito, giudicabile oggettivamente con relativa semplicità. Seppur la vittima spesso, purtroppo, cerca di giustificare le violenze fisiche subite (nel gran numero dei casi da propri cari), è più facile riconoscerle e condannarle.
Quindi vorrei spostare, per un attimo, l'attenzione su tutte quelle violenze che non sono immediatamente riconoscibili come tali. Vogliamo chiamarle violenze psicologiche?
Non limitiamoci a pensarle come delle offese, come degli attacchi verbali o come dei maltrattamenti. Non è solo questo.
Non è solo questo.
È una violenza anche appropriarsi della vita di una donna e gestirla a proprio piacimento, come se non le appartenesse, come se potesse avere un "padrone". La violenza spesso è fatta anche di raccomandazioni, di minacce, di domande, di divieti, ... Fare terra bruciata attorno ad una donna, pretendere che non abbia altro appiglio, che non abbia nessuno tranne che te stesso, questo io non la reputo solo una violenza, lo condanno come un atto criminale ripugnante e degenerato. E dobbiamo smetterla di permettere a questi uomini deviati di nascondere queste violenze dietro la gelosia, addirittura dietro l'amore. Chi ti ama non ti vuole sola, non ti vuole debole, non ti vuole dipendente, non ti vuole sottomessa, non ti vuole comandare e non ti vuole strappare via la libertà.
Non deve per forza darti uno schiaffo per commettere violenza, può farlo anche solo alzando la voce, anche solo chiedendoti dove sei, anche solo buttandoti un vestito, anche solo controllandoti il cellulare. E se nessuno lo farà smettere, se nessuno farà niente per cambiare le cose, lui continuerà solo a peggiorare. Queste violenze che commette, non credere possano essere giustificate perché credi sia una brava persona, perché in altri momenti ti dimostra che è legato a te: il fatto che tu subisca queste violenze non vuol dire che sia una cattiva persona, forse è una personalità instabile e problematica che ha bisogno di aiuto. Ma non è subendo che lo aiuterai a cambiare; non solo non è una tua responsabilità, ma probabilmente non è nemmeno una tua possibilità. Una violenza è una violenza, che indipendentemente dal motivo da cui nasce, se non l'ha già fatto, presto o tardi ti rovinerà la vita. Riprendere in mano la tua vita e denunciare, questa è la cosa migliore che tu possa fare.
E sono sulla stessa linea molti altri comportamenti commessi da gente spesso non direttamente legata alla donna. Sono violenze gli apprezzamenti non richiesti per strada, i fischi, sono violenze le disparità subite sul posto di lavoro.
E sono violenze anche quelle che le vittime sono costrette a subire dopo aver denunciato: tutte quelle domande, quelle osservazioni, quelle insinuazioni intente a trovare nel comportamento o nella persona della vittima, una colpa, una causa, una responsabilità per ciò che le è successo. Sappiate che è rivoltante ed è alla stregua delle altre violenze elencate.
Siamo esseri dotati di libero arbitrio, di razionalità ed intenzionalità quindi è inaccettabile togliere o anche solo attenuare le responsabilità di violento. O sei responsabile al 100% o sei una persona con problemi che vanno risolti. E magari risolvili senza rovinare la vita a nessuno, altrimenti accettane le conseguenze.
Cosa intendo per conseguenze?
Secondo la mia personalissima opinione, chi commette violenze tali da danneggiare gravemente la vita di una donna, di un essere umano, va trattato come un assassino. E come tale essere giudicato. Sia moralmente che penalmente.
E sapete la cosa che più mi tormenta?
Che nessuno può denunciare se non la vittima stessa. Quindi una donna debole, sottomessa e che ha rinunciato alla propria vita, non ha speranze di salvezza. Forse dovremmo cambiare anche le modalità per aiutare le vittime. Che rabbia
"i cuori battevano forte davanti alla possibilità di essere finalmente riusciti a trovare il modo per attraversare il portale e giungere finalmente in un luogo che, fino a poco tempo prima, non potevano neanche immaginare che esistesse e che hanno cercato per mesi."
Piuma per piuma, parte 1

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Beautiful
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E allora mi chiedo…
Movimento per l’Emancipazione della Poesia, Provocazioni
Se attribuiamo alla nozione di libertà quel che concerne la dimensione oggettiva, istituzionale dell'essere liberi, e alla nozione di autonomia la dimensione soggettiva, individuale, possiamo immaginare situazioni di libertà senza autonomia e viceversa. Una questione che emerge con una drammaticità silenziosa nell'Occidente del terzo millennio. Esso non sembra essere in grado di favorire il passaggio di massa dalla libertà all'autonomia. O, forse più realisticamente, non ha alcun interesse a farlo. Il sospetto è che, per vivere come vive, l'Occidente abbia bisogno di evitare questo passaggio proprio nello stesso momento in cui lo promette. Ed è forse perché oggi la delusione comincia ad infiltrarsi molecolarmente nei pori della promessa non mantenuta che si respira un'aria pesante, viziata, in assenza di futuro, in un contesto culturale di pratica e ideologia del cambiamento come mezzo, addomesticato alla nostra epoca, di conservazione del presente e dell'esistente. - Alfonso M. Iacono (Autonomia, potere, minorità) · #filosofia #illuminismo #instaphilosophy #philosophy #occidente #autonomia #potere #minorità #libertà #landscape #storm #photo #clouds #sky #cielo https://www.instagram.com/p/BsxV5PznmZU/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1g5t7kedp4qte
Chiara:
« “Questa è una storia impossibile” ecco una delle frasi che più mi aveva colpito durante i nostri primi appuntamenti.
Io, viaggiatrice costante e tu, prigioniero di Milano. Sembravamo così diversi e incompatibili. Eppure ogni volta che ti vedevo ridere insieme a me provavo qualcosa di fortissimo, e io, istintiva, ho seguito quelle sensazioni e per la prima volta nella mia vita mi sono lasciata trasportare dalla corrente delle emozioni, senza pensare alle conseguenze. Poi è arrivato quel primo “Ti amo” su quel divano a Los Angeles e quella prima litigata che sembrava presa da un film. È iniziato a diventare difficile separarci e abbiamo cominciato a vivere su FaceTime con due fusi orari diversi. I love love, ti ricordi? E poi è arrivato lui che all’inizio chiamavamo “edamame” e poi si è trasformato in un leoncino, ti ricordi? A legarci per sempre. Ricordo quando parlavamo per la prima volta di un bambino da volere avere insieme. Fu andando all’aeroporto di New York, e un anno dopo eccoci piangere senza riuscire a smettere. In questo discorso voglio farti capire una cosa: stai realizzando i miei sogni uno dopo l’altro. Sognavo una famiglia e tu mi hai dato Leo. Sei il mio punto di riferimento, il mio cuore, il futuro che ho sempre sognato ma soprattutto sei la mia anima gemella. Ti prometto che sarò lì a ridere con te ogni volta che sarai felice, e la tua roccia quando avrai bisogno di sostegno. Mi emozionerò sempre a vedere il tuo nome apparire sul telefono, a sentire parlare di te e non darò mai per scontato qualsiasi momento insieme. Cercherò sempre di farti sentire speciale ed amato per farti brillare ogni giorno di più. Ti prometto che il nostro rapporto sarà sempre senza filtri e senza segreti, e che sarò la tua più grande complice. Sarò sempre pronta ad emozionarmi quando potrò ascoltare una canzone che solo io potrò ascoltare. Ti prometto che ci addormenteremo abbracciati a cucchiaino ogni notte, insieme, ma soprattutto ti prometto che ti amerò in maniera pura e fiera perché più di chiunque altro tu mi hai spinto a credere nell’impossibile. Non ho bisogno che il mondo mi ami, ho bisogno che mi ami una sola persona , sei e sarai per sempre tu»
Fedez:
«Chi mi conosce sa quanto nella mia personalissima visione della vita tutto ruoti intorno a cinismo e disincanto, prospettive che poco si conciliano con concetti come il destino e l’idea di un futuro già scritto che ci attende ineluttabile. E nel corso della mia ormai non tanto breve esistenza, gli eventi che ho vissuto non solo non hanno scalfito questi miei preconcetti, anzi li hanno soltanto irrobustiti portandomi a guardare la realtà con fare sempre più scettico e critico, eppure si dice che c’è un momento nella vita in cui le certezze si dissolvono e che quel momento arrivi per tutti e tu ancora prima che essere la donna che amo sei stata il fattore scatenante di questo momento, un corto circuito. Pensare che se nell’estate del 2016 non avessi scritto in maniera del tutto casuale una rima con il tuo nome noi oggi non saremmo qui, da un lato mi fa sorridere e dall’altro mi mette i brividi. Sarebbe stata la risposta quando qualcuno ci avrebbe chiesto come ci siamo conosciuti. Oggi siamo la dimostrazioni di cosa si può arrivare a fare per non buttare al cesso un bellissimo aneddoto.
Mi piace pensare che questo assurdo allineamento di pianeti nella nostra relazione ci abbia fatto sentire legittimati a non doverci chiedere più di tanto se stessimo correndo troppo o se ci fosse qualcosa da correggere nella traiettoria del nostro destino prima di fare passi più grandi di noi. Come se tutto fosse già stato scritto, per l’appunto. Sono certo che di cose da correggere ne abbiamo e ne avremo molte, ma so anche che per quanto avremmo potuto posticipare tutto rimandando a un momento più giusto, più adatto, più solido sappiamo che tutto questo sarebbe dovuto finire comunque così, perché non puoi correggere il fato, perché non puoi combattere l’inevitabile, perché ci sono momenti in cui senti il destino stringersi intorno a te come una mano stretta attorno alla maniglia di una porta e allora puoi soltanto lasciarlo entrare. Per anni mi sono nutrito di diffidenze e rancore, un piatto amaro che ho tenuto in caldo anche per te servendotelo in diverse occasioni. Ma nonostante il mio istinto di autodistruzione abbia cercato di trovare sempre qualcosa di sbagliato in te, in noi, alla fine anche lui si è dovuto arrendere all’evidenza dei fatti. Semplicemente, le cose accadono e noi non possiamo fare altro che lasciarci trascinare dalla corrente. Questa è la nostra strada, una strada verso il destino più che verso una destinazione. Abbiamo collezionato tanti momenti indimenticabili che difficilmente si riescono a vivere in un lasso di tempo così breve e nell’abbraccio che ci siamo dati il giorno della nascita di nostro figlio c’era tutta la sincerità, la gioia e la disperazione che due cuori possono contenere, ma anche le nostre liti, gli scontri e le incomprensioni sono momenti che spesso ricordiamo col sorriso. Bukowski diceva che l’essere umano ha due grandi difetti: l’incapacità di arrivare in orario e l’incapacità di mantenere le promesse. Io non posso garantirti che sarò sempre in orario ma ti prometto che anche se in ritardo ci sarò per sempre».

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Tutto quello che c’è da sapere su: I presocratici
Se siete ingegneri o sapete già come attaccare le mensoline coi fischer saltate pure questo articolo, non vi servirà, se invece a malapena sapete svitare una lampadina allora va bene, siete abbastanza imbranati per fare gli intellettuali e interessarvi delle fantasmagoriche avventure del pensiero.
Presocratici, per l’appunto, si dicono i filosofi che sono venuti prima di Socrate, con qualche importante eccezione (Democrito, Leucippo e Gorgia, tutti e tre morti dopo di lui), che cosa poi vi sia di così importante in Socrate da giustificare un prima e un dopo questo è ancora oggetto di dibattito. Se prendiamo come discrimine il fatto che con Socrate la filosofia smette di indagare la physis (pronuncia füsis, con la “ü” lombarda), allora non si capisce come mai nei presocratici rientrino i sofisti, se il vero discrimine è invece l’eroica morte di Socrate, martire della Verità, allora tutto quadra, ma solo in senso romantico, meglio sarebbe chiamarli “fisici” (e non si offendano gli scienziati).
L’archè. I presocratici cercano l’archè (dal greco arkhḗ, formidabili gli accenti), che è poi quell’elemento che rimane identico nel mutare degli altri elementi, il principio primordiale, il lievito madre dal quale prendono forma tutte le pagnotte. Perché il presocratico, come accennato, non si accontenta della spiegazione mitica, non cerca l’origine dei fulmini in Zeus, vuole spiegarsela piuttosto deducendola dall’osservazione della natura, un inizio ambizioso, bisogna dirlo.
I milesi. E qui comincia l’enumerazione dei presocratici: il primo fu Talete (che meriterebbe ben più di una riga), che riteneva che l’archè fosse l’acqua e che le cose si differenziassero solo per il diverso grado di umidità, poi venne Anassimandro (genietto incompreso), che indicò l’apeiron come archè, cioè l’indefinito, infinito e senza forma (se gli enti sono accomunati dall’avere una certa forma finita allora l’archè deve essere il loro esatto contrario), quindi Anassimene, per cui l’archè era il soffio vitale o qualcosa del genere. I tre si definiscono milesi perché guarda un po’ vissero tutti e tre a Mileto.
Pitagora. Pitagora invece ebbe grande fama per via del teorema e perché fondò un’importante scuola, la scuola pitagorica, la quale vedeva il numero in tutto e per i numeri aveva un’adorazione quasi mistica, gli aritmetici gli devono molto. Tutto è armonia di numeri (che il numero fosse dunque l’archè?), la musica delle sfere è una musica celestiale e dolcissima che però non cogliamo più per via dell’abitudine ad ascoltarla (acufene?). Di Pitagora si ricordino anche il rigido regime alimentare che imponeva a suoi discepoli per purificarli e l’avversione fatale per le fave.
Eraclito. Il preferito da Nietzsche e stimato da Hegel che ne accolse per sua stessa ammissione la teoria dei contrari, grande personalità, primo cantore del divenire: la strada in salita e in discesa è la stessa e la medesima, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume (ne prevedere i cambiamenti di costume). Il mondo si regge sulla continua e necessaria opposizione fra contrari (polemos), gli enti si definiscono proprio in ragione della loro eterna opposizione, non vi sarebbe l’uno senza l’altro (così il giorno è tale perché vi è la notte, e viceversa). Il logos è questa legge profonda che governa il mondo, i dormienti non se ne avvedono, i sapienti sì, l’archè è il fuoco.
Parmenide. Il preferito da me, iniziatore della scuola eleatica, grande maestro di Zenone di Elea, quello dei paradossi. L’essere è, il non-essere non è, essendo che per sua stessa definizione il non-essere non esiste, tutto è essere. L’archè è dunque la totalità degli enti, l’Uno indiviso e indivisibile perché nulla può esservi al di fuori dell’essere. Il mutamento e la molteplicità degli enti è doxa, niente di più che un opinione, il vero mondo è eterno e immutabile. Terribile e ieratico.
I Pluralisti. Di pluralisti ce n’è d’avanzo, chiamati così perché scomponevano l’archè in una miriade di elementi che pur mantenevano la stessa qualità ontologica, un primo passo verso l’atomismo (anche gli atomisti erano pluralisti). Anassagora considera questa pluralità di elementi come spermata (semi), il nous (intelletto) è l’intelligenza divina che li muove (la carne era carne perché conteneva in maggioranza i semi della carne, l’acqua era acqua perché erano in maggioranza quelli dell’acqua, e così via). Empedocle invece scomponeva l’archè negli abituali quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua, i quali, spinti ad aggregarsi da amore e a separarsi da odio, le due forze cosmiche primigenie, andavano a formare tutte le cose del mondo.
Democrito e gli atomi. La strada era dunque spianata per la comparsa degli atomisti Democratico e Leucippo, i quali, lungimiranti, si dicevano sicuri dell’esistenza degli atomi, parti delle cose non ulteriormente divisibili, anche per rispondere ai paradossi di Zenone sulla divisibilità infinita degli enti (se spezzi un bastone a metà e poi ne fai la metà della metà, ecc., finirai per dividerlo all’infinito: gli enti del mondo non esistono). Con l’occhio dei moderni si direbbe quella degli atomisti un’intuizione straordinaria, con gli occhi degli odierni fisici quantistici assistiamo invece più a una rivincita di Zenone che a una celebrazione dell’atomo di Rutherford, attualmente gli atomi si comportano più come eventi, come misteriosi grumi di forze dalla capricciosa natura probabilistica più che come punti indivisibili di materia.
I sofisti. I sofisti, invece, che appartengono ai presocratici solo cronologicamente (in realtà molti di loro erano contemporanei a Socrate), erano da considerarsi più come una scuola finalizzata all’insegnamento delle classi superiori, similmente agli odierni gesuiti o salesiani. A loro l’archè e la ricerca del principio unico della materia non interessava punto, si dicevano scettici riguardo alla possibilità di definire una qualsiasi verità assoluta in quanto avevano inteso che tutto è misura dell’uomo (Protagora), cioè lo sguardo soggettivo interpreta e modella il mondo a sua immagine e somiglianza, per cui l’opinione e la capacità di farla prevalere sulle altre è tutto quel che conta ed esiste. Socrate si può considerare una reazione a questa indifferenza sofista delle posizioni, per cui la verità scaturiva giusto dall’abilità di convincimento e non c’era una cosa più degna dell’altra, con quali risultati non si sa, forse servì il suo sacrificio così ben raccontato da Platone per generare un’emozione capace di renderne più saldi i principi, ma si sa che la filosofia non può vivere solo di questo.
Eventuali refusi e magagne fanno parte dell’opera, come nel caso del Grande Vetro di Duchamp (un giorno forse avrò i soldi per permettermi un correttore di bozze)
E sono arrivata alla conclusione che io non sono affatto speciale. Ho semplicemente dovuto affrontare un po’ più cose degli altri, un po’ prima.
Banana Yoshimoto, Il coperchio del mare
ho voglia di infilare le mani
sotto la tua felpa,
mentre sono stretta a te,
per riscaldarmi l'anima.
“Ti posso avere per una notte sola sì
Ti voglio assaporare come fossi droga ma
Abusarne come fossi della coca ma
Uno che lo fa per bisogno e non per moda sì.”
—Cit. Fasma - Marilyn M

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I know I go back to you
Ma perché tutta questa tecnologia, tutta questa evoluzione, tutti questi millenni di storia e tutto questo affanno Tutti questi social e tutta questa innovazione Se tra qualche miliardo di anno Sarà tutto stato inutile? Ceh, non siamo immortali. Non ci serve tutto questo Ci sono solo i sentimenti, solo per amore vale la pena di esistere
(via take-strong)