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Avviso: Partendo dal presupposto che non ho studiato per diventare traduttrice, quindi ci saranno SICURAMENTE dei possibili errori di traduzione, grammatica, punteggiatura e/o ortografia, questa è la mia versione tradotta in italiano dei capitoli bonus dei libri di Sarah J. Maas.
Introduzione: Per Cassian, lo sfacciato, bellissimo generale delle armate di guerra Illyrian di Rhysand, avere a che fare con il sesso opposto era sempre stato facile e piacevole. Ma quando venne inviato nel reame umano per mandare un messaggio per conto del suo Signore Supremo, Cassian si trovò contro la tenace sorella maggiore di Feyre, Nesta. Sinceramente, Cassian non vedeva lâora di avere un altro round contro la bellissima Nesta dal loro primo incontro particolarmente teso di qualche settimana prima, anche se non lâavrebbe mai ammesso a nessuno, tantomeno a sĂŠ stesso.
E Cassian non avrebbe sicuramente ammesso di aver finalmente trovato qualcuno che non sarebbe riuscito facilmente a sedurre con uno dei suoi sorrisi smaglianti o la sua costante arroganza.
Continua a leggere per scoprire cosa è successo al secondo incontro privato e perchÊ il generale del Signore Supremo si è rifiutato di divulgare alcun dettaglio di ciò che è accaduto, una volta tornato alla Corte della Notte.
Non è che stesse cercando una zuffa, continuava a dirsi Cassian mentre volava in cerchio per la quinta volta sulla vasta tenuta, nonostante il freddo dâinizio primavera, cosĂŹ brutale da poter togliere il respiro persino al piĂš grande guerriero Illyrian. Rhys aveva chiesto a lui di consegnare la sua ultima lettera alle regine umane, dato che Az era impegnato a cercare un modo per penetrare in qualunque dannata difesa che fosse stata piazzata attorno al loro palazzo, e Mor non voleva mettere piede nel reame umano a meno che non fosse strettamente necessario. Amren, naturalmente, era fuori questione, per il semplice fatto che si trattava di Amren e sarebbe stato come mandare una volpe in un pollaio. Quindi restava lui.
In realtà anche Feyre, ma lei e Rhys erano⌠impegnati.
E, sinceramente, aveva accettato di andare un poâ troppo velocemente, ma⌠Cassian osservò la tenuta, il terreno fangoso che si stava scongelando, il villaggio poco lontano e la fitta foresta in gemmazione. Se nâera andato dallâultimo incontro senza sapere in che posizione fosse o chi avesse il coltello dalla parte del manico. E, che la Madre lo dannasse, nelle ultime settimane, si era ritrovato a pensare ad ogni parola che si era scambiato con Nesta, in continuazione.
Nessuna di esse era stata piacevole, ogni sillaba uscita dalla bocca di lei era stata pungente e crudele e⌠Cassian sbuffò, caldi viticci che sparirono nel vento. Non riusciva a decidere quale fosse la cosa peggiore: che ci avesse pensato cosÏ tanto o il fatto di essere corso fin lÏ cosÏ in fretta. Ed ora stava⌠bighellonando.
Il pensiero lo fece andare in una veloce, quasi imprudente, picchiata verso la tenuta dal tetto verde, la sua magia di occultamento lo rese poco piĂš di un soffio di vento ed un battito dâali. I cavalli nelle stalle vicine si agitarono e nitrirono mentre si avvicinava, ma i loro custodi controllarono i dintorni, ma non notarono niente e ritornarono al loro lavoro.
Cassian cercò di non pensare a quanto semplice sarebbe stato, a come quella mancanza di attenzione e di istinto sarebbe costata le loro vite se il muro fosse stato distrutto. Nel caso in cui qualcuno come lui avesse reso quella tenuta un terreno di caccia.
Lâaveva visto accadere durante lâultima guerra, non che ci fossero molti umani abbastanza ricchi da avere una proprietĂ . Ma aveva visto ciò che era rimasto di interi campi di schiavi quando un Fae decideva di divertirsi un poâ. Bastò quel pensiero per fargli serrare la mascella e concentrarsi sulla porta di fronte a lui.
Il giorno prima avevano avvisato sullâorario esatto in cui sarebbe giunto. Quindi, quando bussò, non passò altro che un istante prima che la porta venisse spalancata.Â
Il brusco movimento gli bastò per capire quale sorella era in attesa del suo arrivo.Â
Dato che era ancora celato dalla magia, Nesta Archeron, con il suo volto perfetto, non vide altro che qualche chiazza di neve sul prato fangoso ed il vialetto in pendenza che lo attraversava, il pietrisco che luccicava per il ghiaccio che si stava sciogliendo. AprĂŹ con disinvoltura la porta per farlo passare, mentre diceva alla governante maledettamente curiosa che non câera nessuno alla porta e che il rumore che avevano sentito non era altro che il vento.Â
Giusto. Se avessero fatto lasciare la casa da tutti i servitori cosĂŹ spesso, avrebbe fatto aumentare i sospetti piĂš del previsto. Soprattutto con lâaltra sorella fidanzata con quel coglione di un cacciatore di Fae.
La governante corse nellâatrio immacolato per accertarsi che non ci fosse nessunâaltro, ma Nesta le disse solo che sarebbe andata al piano di sopra e che non voleva essere disturbata per unâora. La donna aprĂŹ la bocca per obiettare, ma Nesta con la sua impressionante monotonia ripetĂŠ il suo ordine ed iniziò a salire la gradinata coperta da una passatoia.
Gli occhi della governante si assottigliarono mentre guardava la sua giovane padrona andarsene, e Cassian mantenne i suoi passi il piÚ leggeri possibile, mentre superò la vecchia signora e saliva le scale.
Era cosÏ concentrato a non fare rumore e a tenere le ali strette al suo corpo affinchÊ non andassero a sbattere contro qualcosa, che notò a malapena il pesante abito viola chiaro, piÚ semplice rispetto agli altri che aveva visto addosso a Nesta, con il corpetto abbastanza stretto da mettere in risalto la vita magra e le maniche aderenti che mostravano le esili braccia. Aveva una corporatura piÚ magra rispetto a Feyre ed Elain, eccetto per i generosi seni che aveva notato quando Nesta aveva raggiunto la cima delle scale ed aveva girato a sinistra.
Non che fosse rimasto a fissarli. Troppo.
Per il resto del mondo Nesta stava solo ciondolando verso la sua stanza, forse un poâ irritata e leggermente barcollante. Ma una volta entrata nella spaziosa stanza da letto, adornata da velluto e sete di varie sfumature di blu e argento, e chiuse la porta di quercia subito dopo, la sua posizione stanca e afflosciata svanĂŹ.
E cosĂŹ fece lâoccultamento di lui.
Un battito di palpebre fu lâunica reazione di sorpresa da parte di lei, e lui potrebbe o meno aver aperto un poâ le ali mentre lei lo osservava.
ÂŤSei in ritardo di dieci minutiÂť lei disse solo, spostandosi nellâangolo piĂš lontano della stanza, dove un fuoco bruciava, contrastando il freddo dâinizio primavera. Dove il rumore delle fiamme avrebbe potuto coprire le loro voci. Ragazza intelligente.
ÂŤHo anche altri doveri, saiÂť rispose lui, tenendo il tono di voce basso e facendole un sorriso.
Tipo girare intorno alla casa perchĂŠ doveva compilare una lista di insulti da rivolgerle per controbattere a quelli di lei durante una litigata campata per aria. Come un completo idiota.
Ed io che pensavo disse Nesta, un pilastro di ghiaccio ed acciaio di fianco al focolare di averti sentito volare qui attorno per dieci minuti. Deve essere stato un piccione che si è incastrato in uno dei camini.
Cassian restò a fissarla. E lei fissava lui.
SentĂŹ che stava iniziando ad agitarsi per quelle parole, alla perfezione di lei. Unâarma fatta persona, ecco cosâera.
Sorrise lentamente, in maniera perfida, proprio nel modo in cui aveva capito che le faceva vedere rosso. Un sorriso che aveva subito capito le avrebbe fatto tirare fuori quei suoi begli artigli. ÂŤCiao, Nesta. Ă bello vederti.Âť
Nessuna reazione, neanche un cambiamento nel suo odore dopo quel sorriso che solitamente faceva scappare i suoi nemici. Niente, a parte un fremito delle narici. ÂŤCome sta mia sorella?Âť
âSta guarendoâ quasi disse. âCerca di scappare dal fatto che si sta innamorando di Rhys e sta deliberatamente ignorando il fatto che lui è innamorato di lei da davvero molto tempo. Che tutti i segnali indicano che sono compagni, ma non sono cosĂŹ stupido da dirlo a nessuno dei due.â
Quindi disse solo: ÂŤĂ impegnata.Âť
La sua gola si mosse leggermente. ÂŤCosĂŹ impegnata da non degnarsi nemmeno di venire a trovarci, a quanto pare.Âť
ÂŤFeyre ha giĂ abbastanza di cui occuparsi, tra la situazione in cui ci troviamo con Hybern e tutto il resto.Âť
Il fuoco fece risplendere dâoro i capelli di Nesta quando ella inclinò la testa di lato. Un predatore che giudicava un valido avversario. ÂŤE quale sarebbe il tuo ruolo in tutta questa storia?Âť
Cassian allargò i piedi sul pavimento. Comando le armate di Rhys.
Gli occhi grigio-azzurro di lei guizzarono verso di lui in un modo tale che avrebbero potuto tagliare le palle ad un maschio inferiore. ÂŤTutte quante?Âť
ÂŤQuelle importanti.Âť
Lei sbuffò e guardò verso il fuoco. Certamente un modo per sminuirlo.
Cassian si irrigidĂŹ. ÂŤE cosâè, esattamente, che tu fai che abbia importanza?Âť
La testa di lei scattò verso lâalto. Oh, aveva colpito il bersaglio.
ÂŤPerchĂŠ dovrei preoccuparmi di difendermiÂť disse Nesta con un gelo letale ÂŤda un maschio che è cosĂŹ gonfiato dal suo senso dâimportanza al punto che câè a malapena spazio nella stanza per la sua enorme testa?Âť
Fu il turno di lui di sbattere le palpebre, sorpreso.
Poi si trovò a muoversi verso di lei, con lunghe falcate, passando sul tappeto ornato che si trovava tra di loro. Lei non indietreggiò neanche di un passo. Alzò solo il mento per incontrare il suo sguardo mentre torreggiava su di lei, aprendo leggermente le ali, sibilando: Hai qualche notizia dalle regine?
Le sue sopracciglia si appiattirono. ÂŤGenerale delle armate del Signore Supremo, ma rimani comunque un bruto. Non puoi intimidirmi con le parole, quindi cerchi di farlo con la tua imponente corporatura.Âť
âImponenteâŚâ
ÂŤHai piĂš bisogno di me di quanto io ne abbia di te. Quindi ti consiglio semplicemente di concordare con me, ripiegare quelle ali da pipistrello e chiedere gentilmente.Âť
Lui non lo fece.
Ma fece un passo in avanti, appoggiando una mano contro il caminetto, avvicinandosi abbastanza da inalare il suo profumo.
Lo colpĂŹ con una tale intensitĂ che a malapena riusciva a concentrarsi e gli ci vollero cinquecento anni di addestramento per costringersi a guardarla negli occhi, piuttosto che far roteare i propri allâindietro, per restare fermo invece di nascondere il volto nellâincavo tra il collo e la spalla di lei, per trattenersi dallâavvicinarsi, dal⌠toccarla.
Le guance di Nesta non si arrossarono alla poca distanza che li divideva, poco piĂš di una spanna tra i loro volti.
Era giovane, ventidue, ventitrÊ anni al massimo. Ma era mai stata con un uomo? Non gli sarebbe dovuto importare, nÊ avrebbe dovuto chiederselo, non faceva differenza, ma⌠di solito riusciva a capirlo. Ma lei⌠Cassian non riusciva proprio a decifrarla. Quindi sporse la testa verso di lei, i capelli scuri che gli coprirono le sopracciglia, e mormorò: Ci sono altri modi in cui posso essere gentile, Nesta Archeron.
Quel maschio Fae, Cassian, era pericoloso.
Ovviamente era pericoloso nei modi in cui ci si aspetterebbe: alto, muscoloso, esperto con le armi e in guerra. Poi câerano quelle enormi ali ed il piccolo dettaglio che fosse un letale guerriero Fae ai servigi del piĂš potente Signore Supremo della storia. Un Signore Supremo a cui sua sorella era legata e di cui si stava innamorando, se ci aveva visto giusto. Era chiaro che lui fosse giĂ follemente innamorato di lei.
Ma Cassian era pericoloso per tuttâaltra ragione. Non per il bellissimo viso, ma per quegli occhi nocciola⌠tendevano a valutare tutto e tutti.
Rimase attaccata al caminetto, il fuoco crepitante era incredibilmente caldo sul suo lato sinistro mentre Cassian torreggiava su di lei, abbastanza vicino da condividere la stessa aria. Nesta contò i propri respiri. Resse quello sguardo, decisa a non permettergli di vedere troppo in profondità . Era meglio tenerlo distratto con parole pungenti, allontanandolo completamente.
O con quello. Lâofferta che le aveva rivolto, la prova.
Senza dubbio un modo per trovare unâaltra debolezza. Câera un modo per superare le sue difese su quel fronte?
Doveva solo essere gentile. Un sorrisetto le incurvò le labbra.
ÂŤSe volessi le zampe di un maschio addosso a meÂť disse Nesta, rifiutandosi di abbassare il mento ÂŤandrei direttamente da uno dei nostri segugi.Âť
Quellâinsopportabile sorriso rimase e Cassian puntò dritto alla gola quando chiese: ÂŤSei mai stata con un maschio, Nesta?Âť
Mentire o dire la veritĂ , cosa le avrebbe portato vantaggio? Quindi disse solo: ÂŤE tu?Âť
Cassian sbuffò e quel respiro le sfioro le labbra. ÂŤTe lâho chiesto prima io, dolcezza.Âť Inclinò la testa di lato, i capelli scuri come la notte gli scivolarono sulle sopracciglia, come seta. ÂŤA meno che tu non preferisca le femmine?Âť
Non sarebbe stato affatto un insulto se fosse stato cosĂŹ, ma era stato abbastanza una provocazione da portarla ad appoggiare spudoratamente una mano sul petto di lui.
Muscoli scolpiti giacevano sotto le strette pelli da combattimento, il suo calore che irradiava nel suo palmo. Fuoco, le ricordava fuoco reso persona. Premette leggermente sul suo petto, la mano che in qualche modo sembrava ancora piĂš piccola in contrasto allâampiezza di quel torso.
Un assassino addestrato, nato e cresciuto come un predatore.
Arrogante per natura.
Quando lei osò muovere un passo in avanti, Cassian si raddrizzò, costretto a farlo solo perchĂŠ se non lâavesse fatto, non ci sarebbe piĂš stato spazio tra le loro bocche. ÂŤNon sono affari tuoi chi e cosa preferisco.Âť disse. ÂŤTantomenoâŚÂť
ÂŤNon hai risposto alla mia prima domanda. O tutte queste domande sono solo un diversivo?Âť
ÂŤSecondo te?Âť
ÂŤEd ecco unâaltra domanda.Âť Fece un sorriso presuntuoso.
E facilmente lei la trovò, la risposta che sapeva lâavrebbe attanagliato.
Nesta premette il proprio corpo contro quello di lui, sfiorandolo appena, ma bastò per farlo irrigidire. Per far dilatare le sue pupille al punto che quasi divorarono quelle iridi nocciola. Mormorò: No, mai. Era vero. La sua mano spinse contro il petto coperto di pelli. PerchÊ avrei dovuto? Appena sono maturata mi sono trovata circondata da bruti e bastardi di basso rango. Ho preferito usare la mia mano piuttosto che insudiciarmi con le loro.
Qualunque divertimento svanĂŹ. Avrebbe potuto giurare di sentire la freccia celata nelle sue parole colpire il proprio bersaglio. Aveva capito abbastanza delle sue origini. Quindi gli disse la veritĂ , rivestendola di lame pronte a ferirlo se si fosse soffermato a pensarci su troppo a lungo.
No, non era mai stata con alcun maschio, nĂŠ Fae nĂŠ umano. Tomas voleva farlo, e lei⌠una parte di lei sapeva che non ci sarebbe stato un futuro con lui. Sapeva del suo odioso padre e del fatto che lui non aveva fatto nulla per evitare che quellâuomo picchiasse sua madre. Aveva a malapena lasciato che Tomas la baciasse, ed il giorno in cui lei aveva messo la parola fine alla loro relazione, lui aveva cercato diâŚ
DeglutÏ, chiudendo fuori il ricordo di ciò che lui aveva detto e fatto. Il rumore del suo abito che si strappava. No, non si era giunti a quel punto, ma⌠il puro terrore di quei momenti in cui lui ci aveva provato, prima che lei urlasse e si liberasse con le unghie e con i denti. E non lo disse a nessuno.
Qualcosa doveva essere cambiato nella sua espressione, nel suo odore, perchĂŠ il fastidio di lui svanĂŹ, no, mutò. In qualcosâaltro, qualcosa⌠rabbia.
Questo era ciò che si vedeva sul volto di Cassian.
Pura, cocente rabbia.
Le tolse il fiato, cancellando qualunque sentore che avesse lei il coltello dalla parte del manico quando lui tagliò corto Chi è stato?
Odiava Tomas, lo odiava al punto che a volte sperava che venisse investito da un carro, ma non avrebbe augurato a nessuno il genere di morte che gli occhi di Cassian promettevano.
ÂŤNon so di cosa tu stia parlandoÂť rispose e fece per ritirare la mano.
Lui la afferrò, prima che potesse registrare il movimento, bloccandola lÏ.
Era come se il suo cuore stesse galoppando, un rimbombante, potente galoppo.
Pericoloso, pericoloso, pericoloso era quel maschio.
Solo per il fatto che la faceva sentire senza controllo. Che non aveva idea di cosa lui, cosa lei, avrebbe fatto se lâavesse trovata vulnerabile per un solo istante.
ÂŤQualcuno ti ha fatto del maleÂť disse, la voce cosĂŹ gutturale che lo comprese a malapena.
Lâira, lâassoluta fermezza in cui si ergeva, era cosĂŹ quando stava per uccidere. Quando voleva uccidere.
Mano contro mano, i calli che la graffiavano.
Lei non gli rispose. ÂŤCambierebbe qualcosa se qualcuno lâavesse fatto? Mi metterebbe in una luce diversa? Mi tratteresti diversamente?Âť
ÂŤMi farebbe dare la caccia a quella persona per spezzargli ogni osso che ha in corpo.ÂťÂ
Un brivido le percorse la spina dorsale, non per paura di lui, ma per la veritĂ celata in quella promessa. La sinceritĂ .
ÂŤNon mi conosciÂť disse lei. ÂŤPerchĂŠ dovresti preoccupartene?Âť
Cassian ringhiò, avvicinandosi ulteriormente, la sua mano che stringeva quella di lei, poi si fermò. Come se la domanda stesse penetrando. Come se la realtà stesse penetrando. Lo farei per chiunque.
Sapeva che diceva sul serio, che lâavrebbe fatto.
Forse era quello che la snervava, che la portava a volerlo ferire. Lâassoluta sinceritĂ . Il fatto che onorava le sue promesse e che non ne faceva alla leggera. Che vedeva e diceva la veritĂ , e quando la vide il primo giorno, giudicò le sue⌠azioni di quando vivevano nella loro vecchia casa.
La sua codardia, lâegoismo. La rabbia che lâaveva consumata, al punto da portarla a volere tutti tremendamente affamati, solo per vedere se il loro inutile padre si sarebbe degnato di salvarle. E poi la piccola Feyre si era fatta avanti e Nesta lâaveva odiata anche per questo, perchĂŠ Feyre aveva fatto lâinimmaginabile per mantenerli in vita.
Non sapeva di che farsene, di quella rabbia. Ancora la bruciava, la perseguitava, la faceva voler scattare, ruggire e distruggere tutto fino a fare a pezzi il mondo intero.
Lei sentiva tutto, troppo e profondamente. Odiava e si preoccupava, amava e temeva, piĂš delle altre persone, pensava a volte. Poteva vagliare tutti loro in un istante, come se provasse un nuovo abito, e nessuno se ne accorgeva o non gli importava.
Tranne lui. Lui lo vedeva, lo sentiva.
Quel primo pomeriggio lâaveva guardata, non il viso ed il corpo a cui gli uomini umani puntavano, ma lei, ed aveva visto tutto. Voleva ferirlo per ciò, prima che potesse rivelare quelle cose a chiunque altro, voleva trovare un modo per spezzarlo cosĂŹ che non potesseâŚ
La mano che spingeva la sua contro il suo petto allentò la presa. Il pollice di Cassian accarezzò il dorso della sua mano, il polpastrello ruvido per i calli.
Un ceppo di legno si spostò nel fuoco, schioccando mentre le braci scoppiettavano, illuminando la stanza.
Era rimasta a fissarlo. Lui sbattĂŠ le palpebre, la bocca che si aprĂŹ appena.
Cassian si inclinò verso di lei, e Nesta si trovò a piegare la testa allâindietro, esponendo il collo, garantendogli ulteriore accesso mentre lui le sfiorò la gola con il naso.
Che la Madre ed il Calderone lo dannassero.
Quella donna.
Nesta.
Cassian non riuscĂŹ ad allontanarsi da quella linea che era chiaramente segnata tra loro. Il momento prima avrebbe voluto strozzarla, poi aveva visto il terrore sul suo volto riguardo il suo passato e lâaveva sopraffatto una tale calma omicida che si era spaventato di sĂŠ, poi⌠poi tutto si era fermato, lâocchio del ciclone con loro dentro, e lei era lĂŹ.
Ed in quegli occhi grigio-azzurro poteva vedere i pensieri che le giravano per la mente, come fumo in un bicchiere. Lâastuta mente al lavoro dietro quel viso, lo stesso che non era riuscito a togliersi dalla testa in quelle settimane.
Quindi, semplicemente, si⌠mosse.
E poi Nesta aveva alzato il mento, dandogli completo accesso alla sua gola.
Ogni istinto nel suo corpo venne in superficie, cosĂŹ violentemente che li dovette soffocare con una presa salda, altrimenti si sarebbe trovato in ginocchio, implorandola di toccarlo, di fare qualunque cosa.
Ma si chinò in avanti, passando la punta del naso lungo il lato del suo collo.
Morbida, la sua pelle era cosĂŹ morbida; cosĂŹ delicata. Poteva sentire lâodore del sangue mortale che scorreva nelle vene appena sotto quella pelle. Cassian inalò il suo profumo, che si attaccò a qualche intrinseca parte di lui, radicandosi e facendo sussultare il suo membro.
Nesta, Nesta, Nesta.
Gli occhi di lei si chiusero ed un affannato, piccolo suono uscĂŹ dalle sue labbra mentre Cassian spostava le labbra dove poco prima aveva strofinato il naso.
Quasi gli cedettero le gambe quando lei spinse ulteriormente la sua esile mano contro di lui. Cercò di non pensare a come sarebbe stato avere quella mano da qualche altra parte. Afferrandolo, accarezzandolo.
âDi piĂš, di piĂš, di piĂšâ implorava il suo corpo.
Inclinò la testa e baciò un altro punto, piÚ vicino alla sua mandibola.
Il suo frenetico battito cardiaco era come le ali di un colibrĂŹ, anche se il suo corpo rimase teso, ma sciolto nei punti giusti, un leggero rossore che si espandeva sui suoi meravigliosi seni. Abbastanza grandi da riempirgli le mani, contro cui strofinarsi finchĂŠ non lei non lo avesse imploratoâŚ
Il suo battito cardiaco martellava proprio sotto la sua bocca. La leccò. E fu proprio quel tocco che la fece saltare indietro.
Nesta andò a sbattere contro i pannelli di legno abbastanza forte che la dovette afferrare. Ma lei aveva gli occhi spalancati, furiosa, mentre si portava una mano alla gola.
Cassian la battĂŠ sul tempo con un commento velenoso contro quello che lei si stava preparando a sputare, dicendo ÂŤUn poâ tesa in questi giorni, Nesta?Âť
Lei abbassò la mano sibilando à stata una tua qualche magia da Fae a fare questo?
Abbaiò una risata. No. Anche se sono lusingato che tu pensi questo.
Nesta lo guardò in cagnesco, ma emise una bassa risatina. ÂŤBehÂť disse, passandogli di fianco, dirigendosi verso la finestra con lenti passi calcolati. ÂŤSe un guerriero Fae nato bastardo è in grado di fare questo, non câè da stupirsi che mia sorella sia cosĂŹ coinvolta con dei Signori Supremi.Âť
Stronza.
Stronza per lâinsulto a lui e a Feyre. ÂŤTi ha infastidita di piĂš il fatto che lo volevi, o che un nessuno nato bastardo ti ha fatto provare certe cose, Nesta?Âť
ÂŤĂ stato un lungo inverno. I mendicanti non possono essere esigenti, suppongo.Âť Innalzò muro dopo muro dopo muro, la sua postura che si irrigidiva eâŚ
Che gli importava? Che cosa gli importava? Aveva già abbastanza stronzate di cui doversi preoccupare. Lanciarsi su una mortale che avrebbe avuto qualche altra decade prima che le cose diventassero strane era⌠stupido. E poi ci sarebbe stato il problema di doverlo spiegare a tutti gli altri.
A Mor. Gli si gelò il sangue.
Non era stupido. Sapeva che lei e Azriel erano⌠qualunque cosa fossero. Sapeva che Azriel si era innamorato di Mor non appena era entrata nel campo di guerra Illyrian cinque secoli prima. E Cassian ne era stato geloso, dei timidi sguardi di Mor verso Azriel in quelle prime settimane e del fatto che il suo migliore amico e fratello⌠stesse guardando qualcun altro. Che lei era apparsa ed Azriel era cambiato. Leggermente, ma Cassian sapeva che il suo amico non apparteneva piÚ solo a lui e a Rhys.
CosĂŹ quando Mor gli chiese di andarci a letto insieme⌠Lâaveva fatto. Uno stupido, geloso coglione, lâaveva fatto e se nâera pentito alla prima spinta, quando aveva sentito la sua verginitĂ cedere sotto di lui, ed aveva realizzato la gravitĂ di ciò che aveva fatto.
Ma poi lei se nâera andata ed Azriel non aveva fatto niente, e⌠Mor era ancora tra di loro. Da qualche parte tra lâessere amica ed amante. Cara alla sua famiglia, ma⌠Cassian si era odiato per quello sguardo sul volto di Azriel, successivamente.
E poi per quello che era successo a Mor per mano della sua famiglia.
Aveva avuto delle amanti, alcune solo per una notte, altre per mesi, e a Mor non era mai importato, maâŚ
Questa donna che stava davanti a lui come un pilastro di acciaio e fiamme⌠Cassian non voleva dire a Mor di lei. Di come le aveva toccato il collo.
Cassian riuscÏ a dire Dato che eri felice di una distrazione, supporrò che le regine non si siano fatte sentire e me ne andrò. Prima che lei riuscisse a castrarlo completamente. Schioccò le dita, la lettera di Rhys apparse tra di esse. La appoggiò su un basso tavolino lÏ vicino. Inviatela alle regine prima che potete.
Nesta spostò lo sguardo tra la lettera e lui, raddrizzando le spalle. DÏ a mia sorella ed a quel suo nuovo Signore Supremo di mandare qualcun altro la prossima volta.
Cassian digrignò i denti in un sorriso feroce. DÏ alla tua altra sorella che preferiremmo avere a che fare con lei.
Elain resta fuori da questa storia. Meno deve avere a che fare con la tua specie, meglio è.
ÂŤPerchĂŠ le lasci sposare quel coglione bigotto?Âť La domanda gli sfuggĂŹ.
ÂŤHa buone ragioni per odiare la tua specie. E cosĂŹ ne abbiamo noi.Âť
Questa è una stronzata e lo sai benissimo
ÂŤCredevo te ne stessi andando.Âť
ÂŤHai una maledetta opinione per chiunque altro nel mondo. PerchĂŠ non dire ad Elain che sta per sposare un mostro?Âť
ÂŤForse tutti voi maschi siete dei mostri.Âť
Se qualcuno le avesse fatto del male, non lâavrebbe biasimata affatto per quel pensiero. Ma le sue parole furono comunque taglienti quando disse ÂŤMerita qualcuno di migliore.Âť
ÂŤNaturalmente.Âť Piatta e fredda.
Lui continuò, perchĂŠ semplicemente non riusciva a fermarsi ÂŤE cosâè che tu meriti?Âť
Un lento sorriso, un felino pronto ad uccidere. Poi ÂŤSicuramente piĂš di un nessuno nato bastardo.Âť
Stronza. Ma rispose ÂŤChe socia carina che sei, Nesta. Ricordami di portare un libro di strategia militare la prossima volta. Allora, magari, avrai qualche possibilitĂ .Âť
Uno sguardo freddo, piatto.
à piÚ semplice, non è vero mormorò Cassian, avvicinandosi nuovamente, non curandosi di chi avrebbe potuto vederli dalla finestra. Brandire le parole e la freddezza come armatura per impedire agli altri di vedere dove e chi hai deluso e di come non ti è importato finchÊ non è stato troppo tardi.
Solo lâodio le brillava negli occhi, nessuna traccia di quella lussuria dormiente che gli aveva annebbiato i sensi.
ÂŤBeh, io riesco a vederlo, Nesta Archeron. E tutto ciò che vedo è una ragazzina annoiata e viziataâŚÂť
Si mosse con unâimpressionante velocitĂ per un essere umano, ma fu comunque troppo lenta, permettendogli di bloccarla.
Cassian le afferrò il ginocchio alzato, a pochi pollici dalle sue palle e premette abbastanza forte da farla sibilare.
Colpo basso disse con un mezzo sorriso. Vieni a giocare con me, Nesta, e ti insegnerò modi molto piÚ interessanti per portare un maschio in ginocchio.
Provò a liberarsi, ma lui non la lasciò. Inciampò allâindietro e lui la afferrò per la vita, tirandola vicino a sĂŠ per impedirle di cadere dalla finestra. Diede unâocchiata alle gonne attorno a lui. ÂŤComunque, cosa nascondi sotto tutto questo?Âť
Nesta si stabilizzò abbastanza da liberare il ginocchio dalla presa di lui. Esci da casa mia.
Cassian le fece solo un sorriso.
Era tesa a causa sua.
Credeva che lâavrebbe strangolato, per cui le aveva afferrato il polso, maâŚ
Le sue mani, fredde e ferme, gli afferrarono i lati del volto. Tirandogli la testa verso di sĂŠ.
Il respiro di Cassian divenne irregolare quando gli occhi di lei si posarono sulla sua bocca, quando premette il proprio corpo contro il suo, quei seni cosi morbidi contro di lui. âStupido, stupido, stupidoâŚâ
Non gli importava. Non gliene importava un cazzo mentre lei si sollevò sulla punta delle dita, avvicinando la bocca alla suaâŚ
Il dolore esplose tra le sue gambe, togliendoli il respiro dai polmoni quando quel maledetto ginocchio trovò il suo bersaglio.
Cassian barcollò allâindietro, imprecando. Lei sbuffò, guardandolo cadere contro una poltrona, tenendosi lo stomaco, cercando di riordinare la sua menteâŚ
ÂŤSiete tutti uguali.Âť disse, imperiosa come la notte e fredda come il crepuscolo. ÂŤForse essere immortali vi rende prevedibili.Âť
Tu boccheggiò.
Una bassa risata emerse da quelle labbra, che si era preparato ad assaggiare, a divorareâŚ
ÂŤNo, le regine non si sono fatte sentireÂť disse Nesta, avviandosi verso la porta. ÂŤNon abbiamo sentito niente da parte loro.Âť
Cassian costrinse le sue gambe a muoversi, ma il dolore persisteva, immobilizzandogli le ginocchia.
ÂŤInvierò la lettera domani mattina.Âť Nesta si fermò con la mano sulla maniglia e guardò oltre la propria spalla. ÂŤNon sai niente di chi io sia, di ciò che abbia fatto e cosa voglio. E giĂ che siamo sullâargomento⌠Manda qualcun altro, la prossima volta. Se ti vedo sulla soglia di casa mia, urlerò abbastanza forte affinchĂŠ i servitori accorrano.Âť
Lui rimase a bocca aperta, il dolore si placò abbastanza da permettergli di rimettersi in piedi.
Ma Nesta se nâera andata, scendendo nellâatrio, dove un qualche domestico la chiamò e lei mormorò una risposta.
Un minuto dopo lui se ne andò. Non per la porta principale, ma passando per la maledetta finestra della camera da letto di lei, come un ladro nella notte. Si lanciò nel cielo prima che qualcuno potesse chiedersi cosa fosse stato quel fruscio e battito dâali.
Cassian non girò intorno alla casa. Ma poteva comunque sentire lâattenzione di Nesta su di lui mentre si dirigeva verso il muro. Anche se schermato dallâessere visto, poteva sentire quegli occhi grigio-azzurro su di sĂŠ.
Capitolo Bonus La Corte Di Fiamme E Argento Feysand
Avviso: Partendo dal presupposto che non ho studiato per diventare traduttrice, quindi ci saranno SICURAMENTE dei possibili errori di traduzione, grammatica, punteggiatura e/o ortografia, questa è la mia versione tradotta in italiano dei capitoli bonus dei libri di Sarah J. Maas.
ÂŤBeh, è andata meglio del previstoÂť ammise Rhys una volta che tutti se nâerano andati, reclinando la testa contro il braccio dellâampio divano dello studio. Nesta e Cassian erano tornati alla Casa del Vento, dove mia sorella aveva promesso di trovare un modo per iniziare la ricerca del Forziere della Paura. Il mio compagno aggiunse ironicamente âNonostante il disastro tra Elain e Nesta.â
Ero tornata dalla chiacchierata con mia sorella sul piccolo, il bambino, trovando Rhys sdraiato sul divano, un braccio posato sugli occhi, probabilmente per trovare un momento di pace dopo aver sopportato lâesuberante euforia di Cassian ed Azriel.
Mi sedetti sul divano di fianco a Rhys, alzando le sue gambe muscolose sistemandomi sotto di esse. ÂŤElain ha mostrato un poâ i dentiÂť osservai. ÂŤNon me lo sarei aspettato.Âť O ciò che aveva detto riguardo al suo trauma persistente. Avevo intenzione di parlarne con Nesta, quante volte mi ero concentrata solamente sul mio terrore durante la sofferenza di Elain?
Rhys mi guardò con occhi semi aperti, il ritratto della grazia oziosa. Ma disse lentamente Come ti fa sentire? scrollai le spalle, reclinando la testa contro i cuscini In colpa. Ha addossato tutta la sua rabbia contro Nesta, ma me la merito anche io.
Elain ed io ci eravamo avvicinate molto dopo la fine della guerra con Hybern. à vero, potrei non essere mai andata a bere qualcosa con lei nello stesso modo in cui lo facevo con Mor e a volte Amren, ma⌠beh, con un bambino in arrivo, non potevo comunque piÚ bere. E anche se non sono mai corsa prima da Elain con dei problemi o per consigli, avevamo una pacifica, amichevole comprensione. La trovavo una piacevole compagnia.
Mi chiesi se si sarebbe offesa per quel giudizio. Io sicuramente lâavrei fatto.
Rhys chiese ÂŤHai mai visto Elain cosĂŹ?Âť
No. mi morsi il labbro inferiore. Lo sguardo di Rhys seguÏ il movimento. Voglio dire, è stata coraggiosa quando serviva, ma non è mai stata polemica.
Forse non le è mai stata data la possibilità di esserla.
Girai la testa verso di lui. ÂŤCredi che la stia soffocando?Âť
Rhys alzò le mani. Non da sola. Osservò lo studio mentre pensava. Ma mi chiedo se tutti hanno costantemente creduto Elain dolce ed innocente, al punto da spingerla a comportarsi cosÏ, per non deludere tutti quanti. Sospirò verso il soffitto. Con il tempo e la sicurezza, magari vedremo emergere un altro suo lato.
ÂŤSuona pericolosamente simile a quello che Nesta ha detto sul fatto che Elain stia finalmente diventando interessante.Âť
ÂŤForse Nesta non ha torto.Âť
Guardai Rhys in cagnesco. ÂŤCredi che Elain sia noiosa?Âť
Credo sia gentile, e sceglierei sempre la gentilezza alla cattiveria. Ma credo anche che non abbiamo visto tutto ciò che ha da offrire. Un angolo della sua bocca si alzò. Non dimenticare che il giardinaggio spesso risulta in qualcosa di bello, ma serve che le mani di qualcuno si sporchino nel frattempo.
ÂŤE che vengano punte da spineÂť riflettei, ricordandomi di un mattino dellâestate precedente, quando Elain arrivò a casa, il palmo destro sanguinante a causa di diverse ferite causate da un roseto testardo che le aveva bucato i guanti. Le spine le si erano infilate sotto la pelle, lasciando schegge appuntite che dovetti rimuovere.
Non osai menzionare il fatto che se avesse usato i guanti incantati che Lucien le aveva preso per lo scorso Solstizio, niente gli avrebbe forati.
Sospirai, accarezzandomi distrattamente la pancia ancora piatta. ÂŤConcentriamoci sullâaiutare una sorella prima di iniziare con lâaltra.Âť
Concordo. biascicò Rhys.
Lo fissai. ÂŤDovevi per forza guardare Nesta come se la volessi uccidere, prima?Âť
Si mise seduto, lâanima dellâinnocenza. ÂŤNon so di cosa tu stia parlando, Feyre cara.Âť Si sporse in avanti, lâaria luccicò brevemente quando lo scudo attorno a me venne abbassato. Le sue labbra mi accarezzarono la guancia. ÂŤNon farei mai una cosa simile. Devi pensare al tuo altro compagno.Âť
ÂŤSĂŹ. Quello crudele, iperprotettivo, mezzo fuori di testa.Âť Sorrisi mentre mi baciava la mascella, poi il collo. Mi si piegarono le dita dei piedi.
Crudele? mormorò Rhys contro la mia pelle. Mi ferisci.
Gli permisi di adagiarmi sui cuscini, assaporando il suo peso mentre si sistemava sui gomiti. ÂŤSembri feliceÂť disse, il suo sorriso dolce e tenero in un modo che in pochi nel mondo fuori Velaris avevano mai visto.
ÂŤSono feliceÂť dissi. ÂŤSono felice che la nostra famiglia possa condividere la nostra gioia.Âť A prescindere da quanto fosse diventato difficile il rapporto tra me e Nesta, aveva rischiarato qualcosa nel mio petto quando ci aveva fatto le sue congratulazioni.
ÂŤSe credi che sono iperprotettivoÂť disse Rhys, i capelli scuri che gli scivolarono in faccia ÂŤallora aspetta solo che Mor torni da Vallahan. Non lascerai mai la casa senza qualcuno che ti accompagni.Âť
ÂŤCredevo che Azriel e Cassian sarebbero stati quelli di cui preoccuparsi.Âť
ÂŤOh, saranno tremendi. Ma Mor probabilmente aggiungerĂ un secondo scudo attorno a te e verrĂ a controllare sei volte al giorno per assicurarsi che mangi e dormi abbastanza.Âť
Gemetti. ÂŤChe la Madre abbia pietĂ .Âť
ÂŤHmmmÂť disse Rhys, gli occhi luminosi mentre giochicchiava con la fine della mia treccia.
Per un lungo minuto, ci sorridemmo a vicenda. Osservai ogni elegante parte del suo volto, ogni punto che risplendeva di calore e felicitĂ che radiavano da lui. ÂŤCassian ha detto che sei stato lunatico. PerchĂŠ?ÂťÂ
Credevo a Cassian, ma Rhys non era stato affatto lunatico attorno a me. Ogni volta che il mio compagno mi guardava negli ultimi tempi, solo puro amore risplendeva nei suoi occhi.
Non mi sarei mai scordata il momento in cui avevamo scoperto che portavo in grembo nostro figlio, quel bellissimo bambino che lâIntagliaossa mi aveva mostrato. Ero seduta davanti ad un cavalletto nella galleria, durante la tarda serata, dipingendo un incubo che avevo avuto il giorno prima.
I bambini erano tornati a casa, ed ero restata da sola, il che era inusuale in quei giorni, e mi era rimasta qualche rara energia in eccesso dopo le lezioni. Le cose che i bambini dipingevano spesso mi facevano piangere, anche se ero sempre attenta a nascondere le lacrime. Ma nonostante la quantitĂ di emozioni complesse che quella giornata di lavoro mi aveva scatenato, si era dimostrato gratificante in un modo che non avrei mai potuto immaginare. In un modo che tutta la mia considerevole magia non mi aveva mai fatto provare.
E lâunica cosa da fare con quelle emozioni era dipingerle.
Lâincubo mi aveva lasciata sbilanciata tutto il giorno, restando nella mia mente come una specie di livido. Ero tornata Sotto la Montagna, ad affrontare nuovamente la mia seconda sfida, quegli spuntoni irregolari che scendevano per impalarmi se non avessi tirato la giusta leva in tempo. In qualche modo ero tornata analfabeta, incapace di decifrare i segni sul muro, costretta a scegliere a caso la mia salvezza o la mia fine. Rhys mi aveva salvata, allora, ma nel sogno, lui non câera.
Solo Amarantha era presente, il re di Hybern unâombra dietro di lei, ed in qualche modo nessuno sapeva dove fossi, che ero stata riportata lĂŹ perchĂŠ lei aveva capito che la prima volta ne ero uscita imbrogliando, e non sarei mai uscita, mai uscita, mai uscitaâŚ
Quello era stato lâultimo pensiero che ho avuto prima di costringermi a svegliarmi, madida di sudore, il cuore che mi martellava nel petto. Rhys si mosse, mettendomi al suo fianco, la sua ala che copriva entrambi, e nonostante mi accoccolai al suo calore ed alla sua forza, il sonno non mi ritrovò.
Quindi attesi finchĂŠ i bambini non avevano lasciato lo studio quel giorno, prima di prendere una tela nera e la mia tavolozza. Mi preparai una tazza di the alla menta piperita e radice di liquerizia, poi presi il pennello.
Avevo dipinto quellâincubo per quasi due ore, la schiena rivolta alla porta, quando Rhys entrò. Rimase completamente in silenzio. Non era lâappagato silenzio in cui rimaneva a volte mentre mi osservava dipingere. Era puro silenzio scioccato.
Mi girai verso di lui in tempo per vederlo crollare sulle ginocchia.
E poi si mise a piangere e a ridere e lâunica cosa che riuscii a capire dal suo balbettare estatico fu una parola: bambino. Mi alzai dallo sgabello. Stavo piangendo anche io quando mi lanciai tra le sue braccia, buttandoci a terra entrambi, e mi appoggiò una mano sulla pancia, in meraviglia.
Qualcosa era cambiato nel mio odore da quando lâavevo lasciato quella mattina, forse anche da quando se nâerano andati i bambini. Alla fine la vita si era radicata dentro di me.
Restammo stesi sul pavimento, le nostre risate e le lacrime mischiate assieme e, una volta che ci calmammo, lo baciai. I nostri vestiti svanirono subito dopo e lo cavalcai sul pavimento dello studio, lasciando che la luce dentro di me brillò sufficientemente forte da proiettare ombre nella stanza.
Ricominciò a piangere guardandomi muovere, lacrime silenziose che scivolavano lungo la notte stellata da lui emanata, e quando mi inclinai per leccarle via, venne cosĂŹ intensamente da far raggiungere anche a me lâapice del piacere.
Ed ora, proprio come aveva fatto quella volta nello studio, le sue dita iniziarono a tracciare pigri cerchi sul mio ventre, sui seni, giĂ pesanti e doloranti in un modo che non aveva niente a che fare con il desiderio che stava crescendo tra le mie gambe. Era stato uno dei primi segni, oltre il vomito che nellâultimo periodo era continuativo: i miei seni si erano gonfiati e facevano male.
Rhys fece un cerchio attorno ad uno dei miei capezzoli, che divenne turgido sotto il suo tocco. Lo osservò diventare un rilievo sotto la maglia, come un gatto osserva un topo.
ÂŤRhysÂť dissi quando la mia domanda rimase senza risposta. ÂŤPerchĂŠ Cassian ha detto che sei stato lunatico?Âť
Chiuse la bocca attorno ad un mio seno, i denti che mi graffiavano attraverso la maglia. ÂŤNon câè un motivo.Âť
ÂŤBugiardo.Âť gli tirai i capelli, costringendolo a tirare su la testa. ÂŤDimmelo.Âť
Si liberò dalla mia presa e mise il viso contro il lato del mio collo, abbassando il proprio corpo abbastanza da mostrarmi come sarebbe andata a finire. Non riuscii a fermare i miei fianchi dallo scontrarsi con i suoi. Un altro segno: Ero stata tremendamente affamata. E non solo di cibo.
Câerano state notti in cui avevo a malapena aspettato che Rhys entrasse in camera da letto prima di strappargli i vestiti di dosso, prima di crollare sulle ginocchia per prendere in profonditĂ nella mia bocca il suo membro, o chiedergli di scoparmi contro il muro. Câerano giorni interi in cui scoprivo di avere bisogno di averlo dentro di me, che usai i miei poteri da daemati per chiedergli di incontrarmi alla casa di cittĂ per pranzo, dato che era piĂš vicino allo studio, rispetto alla nostra nuova casa.
Quella adorabile, perfetta casa che avevamo costruito, con una camera per bambini che, volesse il Calderone, sarebbe stata occupata verso la fine della primavera.
Rhys fece combaciare la mia interminabile fame con la sua. A volte lo facevamo lentamente, assaporando ogni centimetro dellâaltro, lâincarnazione di quello che significa fare lâamore. Altre volte, solitamente, erano pure, rudi scopate. Solo quella mattina, ero stata cosĂŹ assalita dal desiderio che eravamo a malapena riusciti a fare colazione in privato nella nostra stanza, prima che gli andassi sopra cavalcandolo fino a che non restammo entrambi privi di sensi dal piacere.
Chiesi a Madja a riguardo il giorno precedente, se fosse una cosa⌠normale volerlo cosÏ tanto.
ÂŤSĂŹÂť aveva risposto, con gli occhi che luccicavano. ÂŤMolte gestanti non ne parlano, ma ha a che fare con lâessenza alterante del tuo corpo. Non so dirti perchĂŠ succede, ma è normale. Goditi ogni momento.Âť
Rhys disse contro il mio collo ÂŤSono stato lunatico perchĂŠ non ho dormito.Âť Mi leccò lungo la gola e la sua mano si fece strada nei miei pantaloni. Non lo fermai, non quando le sue dita trovarono lâumiditĂ che lo attendeva. Emise un ringhio soddisfatto. ÂŤVisto?Âť
Sapevo che stava cercando una copertura e lo lasciai fare. Avevo imparato che Rhys mi avrebbe detto cosa lo preoccupava quando sarebbe stato pronto a farlo. Forse Cassian aveva interpretato male il suo comportamento, forse era rivolto verso mia sorella.
Sapevo che era improbabile.
Ma mentre Rhys fece scivolare le sue dita dentro di me, seguendo un perfido ritmo lento, lasciai stare. Era sempre stata una parte della nostra amicizia: darci a vicenda il tempo di decidere quando eravamo pronti a parlare.
E poi câera il nostro accordo finale, marchiato con lâinchiostro su di noi da quando avevamo sconfitto Hybern⌠Gli diedi un bacio profondo, la lingua che si aggrovigliava alla sua. Non avremmo passato un momento in questo mondo senza lâaltro. Potevo solo pregare che il nostro bambino, un giorno, trovasse un amore del genere.
Rhys mi portò sullâorlo dellâorgasmo e poi la sua mano ed i miei vestiti sparirono. Si sbottonò i pantaloni con tremenda lentezza, guardandomi in faccia mentre liberava la sua considerabile lunghezza. Continuò a guardarmi per tutto il tempo mentre scivolava dentro di me in unâunica, potente spinta, sembrava assaporare ogni mio gemito e supplica senza fiato mentre si muoveva dentro di me.
Come se lo stesse memorizzando, tutto quanto.
Quando fummo entrambi ansimanti, il viso di Rhys ancora affossato contro il mio collo, le mie dita che si aggrovigliavano pigramente nella sua maglia madida di sudore, dissi ÂŤSembra reale ora che anche gli altri lo sanno.Âť
Rhys sapeva a cosa mi riferivo. ÂŤCâè ancora una persona de informare.Âť
Sorrisi, tirandogli i capelli per costringerlo a guardarmi. Rhys obbedĂŹ, guardandomi in faccia. ÂŤVuoi essere te a dirlo a Mor o posso farlo io?Âť
Lui la conosceva da piĂš tempo, ma io la consideravo la mia piĂš cara amica.
Una sorella, forse anche piĂš di quelle che avevo giĂ .
ÂŤCredo che dovremmo lasciare che glielo dica luiÂť disse Rhys, indicando la mia pancia.
Alzai un sopracciglio. ÂŤCome?Âť
Sorrise ironicamente. ÂŤLa prossima volta che Mor sarĂ a casa, lasceremo scendere lo scudo attorno a te. Vediamo quanto ci vuole prima che ti senta. E che senta lui.Âť
Ricambiai il sorriso. ÂŤMi piace.Âť GiĂ desideravo avere modo di catturare la faccia di Mor in quel momento. Feci scorrere una mano lungo i capelli setosi di Rhys. ÂŤHai qualche nome in mente?Âť
Rhys fece un sorrisino. ÂŤOh, sĂŹ.Âť
ÂŤNon mi fido affatto di quel sorriso.Âť
ÂŤPerchĂŠ?Âť si tirò indietro e con unâondata della sua magia, ci trovammo entrambi puliti. Repressi la crescente fame che mi si era scatenata guardandolo risistemarsi nei pantaloni. ÂŤNon gli darei mai un nome ridicolo.Âť
ÂŤNon ti credo.Âť Gli toccai il naso. ÂŤIl tuo cognomeâŚÂť
ÂŤNon parliamo del mio cognomeÂť disse, mordicchiandomi la punta del dito.
Risi. ÂŤVa bene.Âť
Ma i suoi occhi si oscurarono ÂŤE se lo chiamassimo come tuo padre?Âť
Il mio cuore si tese. ÂŤTi andrebbe davvero bene?Âť
ÂŤMa certo.Âť
Dovetti inghiottire il nodo che mi si era formato in gola mentre mi tirai su per sedermi, fronte a fronte con lui. Magari come secondo nome, ma⌠no. Voglio che nostro figlio abbia un nome suo.
Nostro figlio. Le parole erano strane, ma splendide sulla mia lingua.
Rhys annuĂŹ, il viso si addolcĂŹ, come se le parole avessero commosso anche lui.
Potevo giĂ vedere il padre che sarebbe diventato, lo vedevo ridere mentre lanciava il nostro bambino per aria, lo vedevo sonnecchiare con il bimbo su quel divano, un libro aperto sulle gambe. Nostro figlio non avrebbe mai, neanche per un istante, dubitato di essere amato ed apprezzato. E Rhys sarebbe andato fino alla fine del mondo per proteggerlo.
Sorrisi a quel sogno ad occhi aperti, le mani che giĂ volevano disegnare quelle scene.
Rhys emise un mormorio di contemplazione. ÂŤChe ne dici di Nyx?Âť
Sbattei le palpebre. ÂŤNyx?Âť
Rhys indicò una delle pareti di libri nello studio. Un tomo rilegato in pelle fluttuò verso le sue dita aperte. Senza dire una parola aprÏ su una pagina e me lo passò.
Lessi il testo allâinterno. ÂŤUnâantica dea della notte?Âť
ÂŤPiĂš o meno dei tempi del Forziere, in realtĂ Âť disse Rhys. ÂŤĂ per lo piĂš dimenticata, ora, ma mi piace come suona il suo nome. PerchĂŠ non usarlo per un maschietto?Âť
ÂŤNyxÂť riflettei ancora, il nome che riecheggiava nel silenzio dello studio. Mi passai un dito tatuato sulla pancia. La mano di Rhys si sovrappose alla mia ed entrambi sorridemmo alla piccola vita che si stava formando nel mio corpo.
ÂŤNyxÂť dissi unâultima volta, e avrei potuto giurare che un potere baciato dalla notte emerse in risposta.
Rhys trattenne il respiro, come se avesse sentito anche lui quel nucleo di potere.
Insieme, guardammo le nostre mani congiunte, il mio ventre sotto di esse.
Insieme, guardammo nostro figlio, ed offrii i miei silenziosi ringraziamenti alla Madre per il bellissimo futuro che era sbocciato di fronte a noi.
Capitolo Bonus La Corte Di Fiamme e Argento in italiano Azriel
Avviso: Partendo dal presupposto che non ho studiato per diventare traduttrice, quindi ci saranno SICURAMENTE dei possibili errori di traduzione, grammatica, punteggiatura e/o ortografia, questa è la mia versione tradotta in italiano dei capitoli bonus dei libri di Sarah J. Maas.
Detto ciò, buona lettura!
Finalmente la casa sul fiume era sprofondata nel silenzio dopo la movimentata festa per il solstizio dâinverno, le lucifatate attenuate che proiettavano piccole macchie dâoro in contrasto alle tenebre della notte piĂš lunga dellâanno.
Amren, Mor e Varian erano finalmente andati a letto, ma Azriel si trovò a restare al piano di sotto.
Sapeva che avrebbe dovuto dormire un poâ. Ne avrebbe avuto bisogno per lâalba, per la battaglia a palle di neve che si sarebbe tenuta alla cabina. Cassian quella sera aveva menzionato almeno sei volte che aveva un piano segreto riguardo la sua vittoria imminente. Az aveva lasciato che il fratello si vantasse. Soprattutto perchĂŠ Azriel stava pianificando la propria vittoria da ormai un anno.
Cassian non poteva immaginare cosa lo aspettava. Ed Az aveva intenzione di trarre vantaggio dal fatto che Nesta non avrebbe fatto dormire molto Cassian quella notte.
Az ridacchiò tra sÊ e sÊ, le ombre attorno a lui in ascolto.
âVorrei poterlo fareâ rispose silenziosamente. Ma il sonno lo trovava raramente in quei giorni.
Troppi pensieri affilati come rasoi lo ferivano ogni volta che si soffermava a pensarci troppo. Troppe voglie e bisogni gli lasciavano la pelle surriscaldata e gli facevano tendere le ossa. Quindi dormiva solo quando il suo corpo cedeva, e anche allora era solo per poche ore.
Azriel osservò la stanza vuota, regali e nastri che ricoprivano gli arredi. Cassian e Nesta non erano tornati, il che non aveva sorpreso nessuno. Era contento per suo fratello, ma comunqueâŚ
Azriel non riusciva a controllarla. Lâinvidia nel suo petto. Verso Cassian e Rhys.
Sapeva che ne sarebbe stato sopraffatto se fosse andato nella sua stanza, quindi rimase di sotto, alla luce morente del fuoco.
Ma anche il silenzio era un peso troppo oneroso ed anche se le ombre gli facevano compagnia, come avevano sempre fatto, come avrebbero sempre fatto, si trovò a lasciare la stanza. Entrando nellâatrio.
Passi leggeri si sentirono scendere dalle scale, ed eccola.
Le lucifatate facevano risplendere i capelli sciolti di Elain, facendola sembrare luminosa come il sole allâalba. Lei si fermò, il respiro le rimase in gola.
ÂŤIoâŚÂť La guardò deglutire. Strinse un pacchettino tra le mani. ÂŤStavo venendo a lasciare questo sulla tua pila di regali. Mi sono scordata di dartelo, prima.Âť
Bugia. Beh, la seconda parte era una bugia. Non aveva bisogno delle sue ombre per comprendere il suo tono, la leggera contrazione del viso. Aveva atteso che tutti fossero andati a dormire prima di avventurarsi al piano di sotto, dove avrebbe lasciato il suo regalo tra tutti gli altri regali aperti, subdola e inosservata.
Elain si avvicinò ed il suo respiro divenne piÚ veloce quando si fermò ad un piede scarso di distanza. Allungò verso di lui il regalo incartato, le mani tremanti. Tieni.
Az cercò di non guardare le proprie dita ricoperte di cicatrici mentre prese il regalo. Non aveva preso un regalo per il suo compagno. Ma ne aveva preso uno per Azriel lâanno precedente, una polvere per il mal di testa che teneva sul comodino alla Casa del Vento. Non da usare, ma solo da guardare. Cosa che faceva ogni notte che dormiva lĂŹ. O provava a dormire lĂŹ.
Azriel scartò il pacchetto, dando unâocchiata al biglietto che diceva solo âPotresti trovarli utili alla Casa in questi giorniâ e poi aprĂŹ il coperchio.
Due pezzettini di tessuto a forma di fagiolo erano posati allâinterno. Elain mormorò ÂŤGli metti nelle orecchie e bloccano ogni suono. Con Nesta e Cassian che vivono lĂŹ con teâŚÂť
Lui emise una risatina, incapace di trattenersi. ÂŤNon câè da stupirsi che non abbia voluto che lo aprissi di fronte a tutti.Âť
La bocca di Elain formò un sorriso. Nesta non apprezzerebbe la battuta.
Le offrĂŹ un sorriso in risposta. ÂŤNon ero sicuro se darti il tuo regalo.Âť
Lasciò il resto non detto. PerchÊ il suo compagno era lÏ, che dormiva al piano di sopra. PerchÊ il suo compagno era nel salotto ed Azriel dovette stare tutto il tempo sulla porta perchÊ non riusciva a sopportare di vederlo, di sentire il loro legame di compagni ed aveva bisogno di una via di fuga se fosse stato troppo.
I grandi occhi di Elain vacillarono, ben consapevole di ciò. Proprio come lui sapeva che lei era a conoscenza del motivo per cui Azriel andava raramente alle cene di famiglia, nellâultimo periodo.
Ma quella sera, nel buio e nel silenzio, senza qualcuno che potesse vedere⌠Tirò fuori una scatolina in velluto dalle ombre attorno a lui. La aprÏ per lei.
Elain emise un debole respiro che gli sfiorò la pelle. Le sue ombre si dileguarono al suono. Erano sempre state prone a svanire quando lei era in giro.
La collana dâoro sembrava ordinaria, la catenina insignificante, lâamuleto abbastanza piccolo che avrebbe potuto essere scambiato per un gioiellino mondano. Era una piccola rosa appiattita fatta in vetro colorato, disegnata per far sĂŹ che quando la luce la colpiva, la vera profonditĂ dei colori diventasse visibile.
Un qualcosa di una splendida bellezza segreta.
à bellissima sussurrò lei, sollevandola dalla scatolina. Le lucifatate dorate splendevano attraverso i piccoli vetri, facendo risplendere il gioiello con sfumature rosse, rosa e bianche. Azriel fece portare via la scatola dalle sue ombre, mentre lei mormorò Mi aiuti ad indossarla?
La sua mente divenne silenziosa. Ma prese la collana, aprendo il gancetto mentre lei gli diede le spalle, tirando su i capelli con una mano per scoprire il suo lungo collo morbido.
Lui sapeva che era sbagliato, ma eccolo lÏ, a metterle la collana al collo. Lasciando che le sue dita cicatrizzate toccassero la pelle immacolata di lei. Lasciandole accarezzare il lato della sua gola, assaporandone la consistenza vellutata. Elain tremò e lui si prese molto tempo per agganciare le due estremità .
Le dita di Azriel rimasero sulla sua nuca, appena sopra la prima vertebra. Lentamente, Elain si appoggiò sempre di piÚ al suo tocco. FinchÊ il suo palmo non fu premuto contro il collo di lei.
Non si era mai arrivati a quel punto. Si erano scambiati delle occhiate, gli occasionali sfioramenti delle dita, ma mai quello. Mai un tocco palese, senza restrizioni.
Sbagliato, era cosĂŹ sbagliato.
Non gli importava.
Aveva bisogno di sapere quale fosse il sapore della pelle del suo collo. Di cosa sapevano quelle labbra perfette. I suoi seni. Il suo sesso. Aveva bisogno che gli venisse sulla linguaâŚ
Il membro di Azriel era dolorante dentro i pantaloni, faceva cosÏ male che a malapena riusciva a pensare. Pregò che lei non guardasse in basso. Pregò che non percepisse il cambiamento nel suo odore.
Si era concesso quei pensieri solo nel mezzo della notte. Allora permetteva alla sua mano di impugnare il suo pene e pensare a lei, quando anche le sue ombre erano andate a dormire. Come sarebbe stato il suo volto mentre la penetrava, i suoni che avrebbe emesso.
Elain si morse il labbro inferiore e servĂŹ ogni oncia di moderazione di Azriel per non affondare i propri denti lĂŹ.
ÂŤDovrei andareÂť disse Elain, ma non si mosse.
ÂŤSĂŹÂť disse lui, il pollice che le accarezzava il lato della gola.
Lâeccitazione di lei lo raggiunse ed i suoi occhi quasi si girarono allâinterno della testa a quel dolce profumo. Avrebbe implorato in ginocchio per avere la possibilitĂ di assaporarla. Ma Azriel si limitò ad accarezzarle il collo.
Elain rabbrividÏ, avvicinandosi. Era cosÏ vicina che con un respiro profondo i suoi seni gli avrebbero sfiorato il petto. Lo guardò, il viso cosÏ fiducioso, speranzoso ed aperto che lui sapeva che lei non aveva idea delle indicibili cose che gli avevano insudiciato le mani molto oltre quelle cicatrici.
Cose cosĂŹ terribili che era un sacrilegio che le sue dita toccassero la sua pelle, contaminandola con la sua presenza.
Ma poteva avere quello. Quel momento e magari un assaggio e sarebbe finita lĂŹ.
ÂŤSĂŹÂť mormorò Elain, come se avesse letto la decisione. Solo quellâassaggio nel cuore della notte piĂš lunga dellâanno, dove solo la Madre gli sarebbe stata testimone.
La mano di Azriel scivolò lungo il suo collo, infilandosi tra i suoi voluminosi capelli. Muovendole la testa nel modo in cui voleva. La bocca di Elain si aprÏ leggermente, gli occhi puntati sui suoi prima di chiuderli.
Offerta e permesso.
Quasi gemette dal sollievo e dal bisogno mentre abbassava la propria testa verso quella di lei.
âAzriel.â
La voce di Rhys tuonò in lui, fermandolo a pochi pollici dalla dolce bocca di Elain.
âAzriel.â
Un inesorabile comando riempiva il suo nome ed Azriel alzò lo sguardo.
Rhysand era in cima alle scale. Guardandoli torvo dallâalto.
âNel mio ufficio. Ora.â
Rhys sparĂŹ ed Azriel rimase di fronte ad Elain, ancora in attesa del suo bacio. Lo stomaco gli si torse mentre ritirava la mano dai suoi capelli, facendo un passo indietro. Costringendosi a dire ÂŤĂ stato uno sbaglio.Âť
Lei aprĂŹ gli occhi, dolore e confusione li annebbiarono prima che mormorasse ÂŤMi dispiace.Âť
ÂŤNon devi⌠Non scusarti.Âť RiuscĂŹ a dire. ÂŤNon farlo affatto. Sono io quello che dovrebbeâŚÂť Scosse la testa, incapace di sopportare la desolazione che aveva fatto calare sulla sua espressione. ÂŤBuonanotte.Âť
Azriel trasmutò nelle ombre prima di poter dire qualcosa, apparendo alle porte dello studio di Rhys un attimo dopo. Le sue ombre gli bisbigliarono allâorecchio che Elain era andata al piano di sopra.
Rhys era seduto alla scrivania, la furia di una notte senza luna era dipinta sul suo viso. Gli chiese piano ÂŤSei fuori di testa?Âť
Azriel indossò la maschera di gelo che aveva perfezionato mentre stava nella cella di suo padre. Non so di cosa tu stia parlando.
Il potere di Rhys si espanse nella stanza come una nube oscura. ÂŤSto parlando di te, che stavi per baciare Elain, nel mezzo dellâatrio dove chiunque avrebbe potuto vedervi.Âť Abbaiò. ÂŤIncluso il suo compagno.Âť
Azriel si irrigidÏ. Lasciò la sua gelida rabbia salire in superficie, la rabbia che lasciava vedere solo a Rhysand, perchÊ sapeva che il fratello poteva uguagliarla.
ÂŤE se il Calderone si fosse sbagliato?Âť
Rhysand battĂŠ le palpebre. ÂŤChe mi dici di Mor, Az?Âť
Azriel ignorò la domanda. Il Calderone ha scelto tre sorelle. Dimmi come è possibile che i miei due fratelli siano con due di quelle sorelle, ma la terza sia stata data a qualcun altro. Non aveva mai osato dire quelle parole ad alta voce.
Il viso di Rhys perse colore. ÂŤCredi di meritartela come compagna?Âť
Azriel sbuffò. Credo che Lucien non sarà mai abbastanza per lei, e comunque lei non ha interesse verso di lui.
ÂŤQuindi cosa farai?Âť La voce di Rhys era ghiaccio puro. ÂŤLa sedurrai via da lui?Âť
Azriel non disse nulla. Non aveva mai pianificato di arrivare a quel punto, sicuramente non oltre le fantasie da cui traeva piacere.
Rhys ringhiò Lascia che metta in chiaro una cosa. Tu le devi stare lontano.
ÂŤNon puoi ordinarmi questo.Âť
ÂŤOh, posso e lo farò. Se Lucien scopre che le stai dietro, avrĂ tutto il diritto di difendere il loro legame come preferisce. Incluso lâinvocare il Duello di Sangue.Âť
ÂŤĂ una tradizione della Corte dâAutunno.Âť La battaglia fino alla morte era cosĂŹ brutale che veniva messa in atto in rari casi. Nonostante ne fosse estraneo, Azriel aveva voluto invocarlo quando aveva trovato Mor tutti quegli anni prima. Era stato pronto a sfidare sia Beron che Eris al Duello di Sangue, uccidendoli entrambi. Solo il diritto che aveva la mano di Mor di reclamare le loro teste per vendetta lo aveva frenato dal farlo.
ÂŤLucien, come figlio di Beron, ha il diritto di richiederlo.Âť
Lo sconfiggerò senza tanto sforzo. Pura arroganza rivestiva ogni parola, ma era vero.
ÂŤLo so.Âť Gli occhi di Rhys si mossero. ÂŤE se lo facessi, distruggeresti ogni fragile pace ed alleanza che abbiamo, non solo con la Corte dâAutunno, ma anche con la Corte di Primavera e Jurian e Vassa.Âť Rhys scoprĂŹ i denti. ÂŤQuindi lascerai stare Elain. Se ti devi scopare qualcuno, va in una casa di piacere e paga per farlo, ma le starai lontano.Âť
Azriel ringhiò leggermente.
Ringhia quanto ti pare. Rhys si appoggiò alla sedia. Ma se ti vedo di nuovo a sbavarle dietro, te ne farò pentire.
Rhys minacciava o si imponeva raramente. ColpĂŹ Azriel abbastanza forte da farlo rinsavire dalla sua rabbia.
Rhys indicò con il mento la porta. Esci.
Azriel richiuse le ali e se ne andò senza ulteriore parola, attraversando la casa e uscendo in giardino, sedendosi alla fredda luce stellare. Facendo combaciare il gelo nelle sue vene con lâaria attorno a sĂŠ.
FinchĂŠ non sentĂŹ piĂš nulla. Di nuovo non era piĂš nulla.
Poi volò verso la Casa del Vento, sapendo che se avesse dormito nella tenuta sul fiume, avrebbe fatto qualcosa di cui poi si sarebbe pentito. Aveva fatto cosÏ attenzione a tenere Elain il piÚ lontano possibile, era rimasto in piedi per evitarla, e quella notte⌠quella notte aveva avuto la conferma di aver fatto bene.
Puntò verso il campo dâallenamento, cedendo al bisogno di buttare fuori la tentazione, la rabbia e la frustrazione ed il bisogno impellente.
Lo trovò già occupato. Le sue ombre non lo avevano avvertito.
Era troppo tardi per atterrare senza sembrare che stesse correndo. Azriel atterrò nel quadrato a pochi piedi da dove Gwyn si stava allenando nel freddo della notte, la sua spada che brillava come ghiaccio nella luce lunare.
Si fermò a metĂ di un fendente, girandosi verso di lui. ÂŤMi dispiace. Sapevo che foste tutti alla casa sul fiume, quindi credevo che a nessuno sarebbe importato se fossi salita quassĂš eâŚÂť
ÂŤNon câè problema. Sono venuto a recuperare una cosa che mi sono scordato.Âť La bugia era piatta e fredda, come sapeva essere il suo volto. Le sue ombre la guardarono da dietro le ali.
La giovane sacerdotessa sorrise, ed Azriel sapeva che poteva essere diretto alle sue ombre curiose. Ma si infilò una ciocca di capelli castano ramato dietro lâorecchio a punta. ÂŤStavo provando a tagliare il nastro.Âť Con la spada indicò il nastro bianco, che sembrava brillare dâargento.
Non hai freddo? Il respiro formò una nuvoletta davanti a sÊ.
Gwyn scosse le spalle. ÂŤUna volta che ti muovi, non te ne accorgi piĂš.Âť
Lui annuÏ, il silenzio cadde. Per un istante, i loro sguardi si incrociarono. Bloccò la terribile memoria che gli passò davanti agli occhi, cosÏ in contrasto con la Gwyn che vedeva davanti a sÊ in quel momento.
Lei abbassò il capo, come se stesse ricordando anche lei. Che era stato lui a trovarla quel giorno a Sangravah. Buon solstizio disse lei, tanto un congedo quanto un augurio per le feste.
Sbuffò. Mi stai cacciando?
Gli occhi verde acqua di Gwyn ebbero un baluginio dâallarme. ÂŤNo! Voglio dire, non mi disturba condividere il quadrato. Ă solo che⌠so che ti piace stare da solo.Âť La sua bocca si spostò di lato, schiacciando le lentiggini sul suo naso. ÂŤĂ per questo che sei venuto quassĂš?Âť
Circa. Mi sono scordato una cosa. le ricordò.
ÂŤAlle due di mattina?Âť
Puro divertimento le brillava negli occhi. Meglio del dolore che aveva notato un momento prima. Quindi le offrĂŹ un sorriso sghembo. ÂŤNon riesco a dormire senza la mia daga preferita.Âť
ÂŤUn conforto per ogni bambino che cresce.Âť
Le labbra di Azriel si contrassero. Si trattenne dal dire che dormiva eccome con una daga. Molte daghe. Inclusa una sotto il cuscino.
Come è andata la festa? Il suo respiro formò una nuvoletta davanti alla bocca ed una delle ombre scattò per danzarci insieme prima di tornare da lui. Come se avesse sentito una musica silenziosa.
ÂŤBeneÂť disse, realizzando un attimo dopo che non era una risposta socialmente accettabile. ÂŤĂ andata bene.Âť
Non che fosse molto meglio. Quindi chiese ÂŤTu e le sacerdotesse avete celebrato?Âť
SÏ, anche se la cerimonia è stata il momento saliente.
ÂŤCapisco.Âť
Lei inclinò la testa, i capelli luccicarono come metallo fuso. Tu canti?
BattÊ le palpebre. Non succedeva tutti i giorni che qualcuno lo coglieva di sorpresa, ma⌠PerchÊ lo chiedi?
ÂŤTi chiamano cantaombre. Ă perchĂŠ canti?Âť
Io sono un cantaombre, non è un titolo che si è inventato qualcuno.
Lei scosse nuovamente le spalle, irriverente. Az socchiuse leggermente gli occhi, studiandola. Comunque, lo fai? continuò. Canti?
Azriel non riuscĂŹ a trattenere una debole risata. ÂŤSĂŹ.Âť
Lei aprÏ la bocca per chiedere altro, ma lui non se la sentiva di spiegare. O di fare dimostrazioni, dato che di sicuro era quello che gli avrebbe chiesto subito dopo. Quindi Az indicò con il mento la spada nella mano di lei. Riprova a tagliare il nastro.
Cosa⌠con te che guardi?
AnnuĂŹ.
Lei ci pensò e lui si chiese se avrebbe detto di no, ma Gwyn esalò un respiro, si bilanciò con i piedi e tirò un fendente. Un preciso colpo eseguito molto bene, ma non abbastanza da tagliare il nastro.
Ancora ordinò lui, sfregandosi le mani per contrastare il freddo, ringraziando per il suo morso frizzante e la distrazione da quella lezione improvvisata.
Gwyn fendette di nuovo, ma il nastro non cedette.
ÂŤGiri la lama di una frazione rendendola parallela al terreno.Âť Spiegò Azriel, sfoderando la sua spada Illyrian da dietro la schiena. ÂŤGuarda.Âť Fece una lenta dimostrazione, ruotando il polso come lei. ÂŤVedi come apri qui?Âť Corresse la sua posizione. ÂŤTieni il polso cosĂŹ. La spada è unâestensione del tuo braccio.Âť
Gwyn provò il movimento lentamente, come lui, mentre la osservò correggersi da sola, lottando contro lâimpulso di aprire il polso e di ruotare la lama. Lo fece tre volte prima di smettere di cadere in quella brutta abitudine. ÂŤIncolpo Cassian per questo. Ă troppo impegnato a fare gli occhi dolci a Nesta invece di notare certi errori in questi giorni.Âť
Azriel rise. ÂŤTe lo concedo.Âť
Gwyn fece un ampio sorriso. ÂŤGrazie.Âť
Azriel abbassò il capo accennando un inchino, qualcosa di inquieto si insediò in lui. Anche le sue ombre si erano calmate. Come se fossero contente di rimanere sulle sue spalle a guardare.
Ma⌠dormire. Aveva bisogno di provare a dormire un poâ.
ÂŤBuon solstizioÂť disse Azriel prima di puntare verso lâarcata nella Casa. ÂŤNon restare troppo a lungo. Ti congelerai.Âť
Gwyn annuĂŹ i suoi saluti, voltandosi di nuovo verso il nastro. Una guerriera che giudicava il suo avversario, ogni traccia di quellâaffascinante irriverenza completamente sparita.
Azriel entrò nel calore della scalinata e mentre scendeva, avrebbe potuto giurare che un bellissimo, debole canto lo seguisse. Avrebbe potuto giurare che le sue ombre cantassero in risposta.
DormĂŹ proprio come si sarebbe aspettato, ma quando Azriel tornò alla casa sul fiume per raccattare i suoi regali prima dellâalba, trovò la collana di Elain posata sulla pila. La mise in tasca. Passò il resto della giornata, anche la dannata battaglia a palle di neve, con lâintenzione di riportarla al negozio nel Palazzo del Filo e dei Gioielli.
Ma quando ritornò dalla cabina nelle montagne, non andò alla piazza del mercato.
Invece, si trovò nella biblioteca sotto la Casa del Vento, in piedi di fronte a Clotho, mentre lâorologio suonava le sette di sera.
Fece scivolare la scatolina sulla scrivania. ÂŤSe vede Gwyn, potrebbe darglielo?Âť
Clotho inclinò la testa incappucciata e la sua penna incantata scrisse su un pezzo di carta. Un regalo per il solstizio da parte sua?
Azriel scosse le spalle. Non ditele che è da parte mia.
PerchĂŠ?
Ha bisogno di saperlo? Ditele solo che è un regalo da parte di Rhys.
Sarebbe una bugia.
Evitò lâimpulso di incrociare le braccia, non volendo sembrare intimidatorio. Bloccò fuori dalla mente la memoria che gli si presentò, sua madre farsi piccola di fronte a suo padre, il maschio in piedi con le braccia incrociate in un modo che faceva capire il suo disappunto prima ancora che aprisse la sua odiosa bocca.
ÂŤAscolti, ioâŚÂť Az cercò le parole giuste, la voce che si attenuò.
ÂŤSe câè unâaltra sacerdotessa qui che potrebbe apprezzarla, la dia a lei. Ma quando me ne andrò non avrò con me quella collana.Âť
Aspettò che la penna di Clotho finisse di scrivere. I vostri occhi sono tristi, Cantaombre.
Le offrĂŹ un sorriso triste. ÂŤOggi ho perso la battaglia a palle di neve.Âť
Clotho era abbastanza intelligente da vedere attraverso la sua deflessione. Scrisse La darò a Gwyneth. Le dirò che un amico lâha lasciata per lei.
Non avrebbe esattamente chiamato Gwyn unâamica, ma⌠Va bene. Grazie.Âť
La penna di Clotho si mosse nuovamente. Si merita qualcosa di bello come questo. Vi ringrazio per la gioia che le porterĂ .
Qualcosa si accese nel petto di Azriel, ma si limitò ad annuire i suoi ringraziamenti e se andò. Poteva immaginarselo, comunque, mentre saliva le scale verso la vera Casa. Come gli occhi verde acqua di Gwyn si sarebbero illuminati a vedere la collana. Per qualche motivo⌠Riusciva a vederlo.
Ma Azriel mise da parte il pensiero, cancellando consciamente il sorriso che si era dipinto sul suo viso. Mise lâimmagine nel profondo di sĂŠ, dove brillava piano.
Capitolo Bonus Crescent City 3 in italiano Ember e Randall
Avviso: Partendo dal presupposto che non ho studiato per diventare traduttrice, quindi ci saranno SICURAMENTE dei possibili errori di traduzione, grammatica, punteggiatura e/o ortografia, questa è la mia versione tradotta in italiano dei capitoli bonus dei libri di Sarah J. Maas.
Certi termini NON saranno gli stessi utilizzati nel terzo libro di Crescent City, come Pugnale della VeritĂ e Tesoro della Paura/Terrore (non ricordo quale termine viene usato, lol), invece ho preferito tenere la versione presente nei libri di ACOTAR, quindi StrappaVeritĂ e Forziere del (di nuovo non mi ricordo, tanto non importa dato che usano solo la prima parte).
Detto ciò, buona lettura!
Ember Quinlan fissò la femmina Fae in piedi sullâornato tappeto rosso davanti al caminetto scoppiettante. Per un attimo avrebbe potuto giurare che anche negli occhi della giovane femmina scoppiettassero delle fiamme argentee. Spaventò Ember abbastanza da farla fermare.
Solo un istante, poiâŚ
Ember si girò verso il punto in cui câera stato il portale, dove câerano stati la neve e il ghiaccio di Nena, i cui fiocchi si stavano ancora sciogliendo tra i suoi capelli neri.
Il fucile di Randall fece clic, la sicura tolta. Ember non ebbe bisogno di guardare il marito per sapere che aveva mirato contro la femmina che li monitorava con una tale immobilitĂ .
Il portale non câera piĂš. Solo la stanza, quel mondo, erano rimasti. Una stanza con muri di pietra rossa, arredi in legno con imbottiture, e unâintera parete di libri. Delle finestre delineavano lâaltro muro, tutte chiuse contro la notte, rivelando una luminosa cittĂ al di sotto. Non unâesageratamente illuminata cittĂ moderna, piuttosto una con bassi edifici e luci dorate. Lo sprazzo di un luccicante fiume che come un serpente ne attraversava il cuore.
Bryce lâaveva lasciata lĂŹ. Li aveva lasciati. Aveva buttato lei e Randall lĂŹ, poi aveva chiuso il portale.
E ora Bryce eraâŚ
La femmina Fae parlò, la voce fredda e piatta, in una lingua che Ember non riconobbe. PerchĂŠ non era una delle lingue di Midgard. Era una lingua di un altro luogo, di un altro mondoâŚ
âApri quel portaleâ ringhiò Randall nella loro lingua ed Ember si girò per vedere il marito che stava ancora mirando il fucile contro il bel viso della femmina. Ma la femmina guardò verso la parete di finestre. Verso lâoscuritĂ che giungeva dallâorizzonte.
Perfino il sangue mortale di Ember sapeva che non era una tempesta. Era qualcosa di molto, molto peggio.
La femmina parlò di nuovo, la voce ancora imperturbata. Indicò il fucile, facendo segno con la mano di metterlo giÚ.
Randall non lo fece. âApri quel portaleâ ordinò nuovamente.
LâoscuritĂ allâorizzonte si stava avvicinando a loro. I sottili peli sulle braccia di Ember si sollevarono.
âAbbassa il fucileâ sussurrò Ember a Randall.
âCosa?â Randall non abbassò il fucile mentre spostava lo sguardo verso di lei.
âAbbassa quel cazzo di fucileâ espirò Ember mentre lâoscuritĂ si faceva ancora piĂš vicina, divorando le luci della cittĂ , le stelle, la lunaâŚ
Randall rimise la sicura, ma non fece in tempo ad abbassare lâarma prima che le tenebre esplodessero dalle pareti.
âNon avevi alcun dirittoâ un maschio Fae tuonò dietro una porta chiusa. Ember aveva sentito Nesta chiamarlo Rhysand. Lei e Randall ascoltarono da una sala in pietra rossa, sorvegliati da un solenne maschio con capelli scuri e ali da drago.
Ember capĂŹ le parole solo perchĂŠ in quei primi momenti dopo che la tempesta oscura aveva distrutto le finestre irrompendo nella stanza, lei e Randall erano stati interrogati. Dato che era chiaro che non capissero la lingua, il maschio che era comparso dal cuore della tempesta punteggiata da stelle aveva dato a entrambi un fagiolo argentato, facendo segno di mangiarlo.
Ember lâaveva inghiottito, perchĂŠ la femmina dagli occhi grigi, Nesta, aveva detto Bryce e aveva mimato di mangiare il fagiolo, per poi indicarsi la bocca. Ember ricordò che la figlia aveva menzionato di aver mangiato una specie di cosa magica lĂŹ che le aveva permesso di capire e parlare a quelle persone nella loro lingua. Quindi Ember lo inghiottĂŹ e Randall seguĂŹ il suo esempio.
Svennero, risvegliandosi lĂŹ, nella sala, proprio mentre le porte dello studio si stavano chiudendo. Ember aveva intravisto i nuovi arrivati, giusto in tempo per vedere Nesta circondata da Rhysand, una femmina con capelli corti, e un maschio con spalle larghe e ali da drago come il guerriero nella sala di fianco a loro.
Ember e Randall non avevano osato parlare. Non mentre sprazzi dellâaccesa discussione filtrava dalla serratura.
âNon avevi alcun dirittoâ Rhysand ringhiò ancora, la voce che riverberava nella pietra. Il suo potere faceva sembrare il Re dâAutunno un bambino in confronto.
âAvevo ogni dirittoâ Nesta controbattĂŠ freddamente. âIl Forziere risponde a me, mi obbedisce.â
âHai trasferito unâarma mortale proprio nel mondo dove i nemici che la stavano cercando si sono accampati per millenni, proprio nelle mani dellâunica persona che può aprire un portale verso il nostro mondo con mezzo pensiero. Che cosa stavi pensando?â Le ultime parole vennero ruggite.
Lâaltro maschio nella stanza mormorò: âRhys.â
Un feroce ringhio basso fu lâunica risposta.
La voce dellâaltra femmina, secca, tagliente, disse: âPrima di farla a pezzi, Rhysand, ascolterei le ragioni della ragazza per aver consegnato la Maschera.â
âNon ci sono scuse per questoâ scattò Rhysand. âE quando arriverĂ FeyreâŚâ
âNon rispondo a mia sorella o a teâ ribattĂŠ Nesta. âNon sono una tua suddita da punire a piacimento.â
Ember guardò la loro guardia. Il bellissimo maschio dallâaltro lato di Randall, lâarmatura scura adornata con pietre blu, rimase impassibile.
âHai messo a rischio questo intero mondoâ urlò Rhysand. âPuoi non rispondere direttamente a me, ma risponderai a ogni essere qui per ciò che hai fatto.â
âEra disperataâ disse Nesta, e il cuore di Ember le fece male. âEra disposta a lasciare i suoi genitori come garanzia, porca puttana.â
âNon mi importa un cazzo di chi ha lasciato o cosa ha detto. Le hai dato la MascheraâŚâ
âMi ha implorata di tenerli, anche se non le avessi dato la Maschera.â
Ember guidò Randall. Puro dolore e sofferenza riempirono gli occhi di suo marito. Bryce li aveva⌠scambiati. Per quella luccicante cosa dâoro che aveva visto passare da Nesta a sua figlia.
E oh, dei. CooperâŚ
Ember strinse lâamuleto dâargento dellâAbbraccio attorno al collo, chiudendo gli occhi e mormorando una preghiera.
Benevolente Cthona che dimori al di sotto, proteggi nostro figlio, prenditi cura di luiâŚ
In quelle settimane, per quanto brevi, lâallampanato ragazzo quasi scheletrico che si era presentato alla sua porta con dei tali occhi inquieti e cupi era diventato un figlio. Dalla preoccupazione che ora riempiva anche gli occhi di Randall, Ember poteva solo immaginare che i suoi pensieri avevano preso la stessa direzione. Bryce aveva lasciato Cooper indietro. Aveva preso loro, ma aveva lasciato il ragazzo, lasciandolo vulnerabile e solo, ancoraâŚ
Ci vide rosso. Bryce aveva parlato con Cooper, aveva riso con lui ad Avallen. Si era comportata normalmente, eppure sapeva di aver pianificato di fare questo, di lasciarlo indietro.
Il bellissimo maschio alato guardò con sospetto verso Ember, percependo la sua ira.
Nello studio, Nesta stava dicendo: âSe câè una possibilitĂ di sconfiggere i Daglan, gli Asteri, perchĂŠ non dare a Bryce ciò che le serve?â
âPerchĂŠ la uccideranno e prenderanno la Maschera e il Corno e apriranno un cazzo di cancello verso questo mondo!â Urlò Rhysand. âAvresti dovuto uccidere Bryce nel momento in cui ha aperto quel portaleâ continuò lui. âNel momento in cui è apparsa avresti dovuto colpirla alla sua cazzo di gola con AtaraxiaâŚâ
âMeritava lâonore di essere ascoltataâ scattò Nesta di rimando. âDopo tutto quello che ha passato, lo meritava.â
âMeritava di essere obliterata per averci messo in un tale rischio, una seconda volta!â Urlò Rhysand.
âLitigate dopoâ consigliò lâaltra femmina. âPrima dobbiamo occuparci dei genitori.â
Ember si irrigidĂŹ e Randall fece per prendere un coltello che non câera piĂš. Si erano svegliati senza il suo fucile e il suo coltello. Insieme a quello segreto che teneva negli stivali.
Le porte dello studio si spalancarono, sbattendo cosĂŹ forte contro i muri di pietra che Ember avrebbe potuto giurare che perfino la loro guardia sussultò. âAzriel.â La comandante voce di Rhysand tuonò da dentro lo studio. âPortali dentro.â
Azriel, il maschio con cui Bryce aveva viaggiato nelle caverne. Stava facendo loro cenno di andare avanti, il volto come il ghiaccio.
Ogni passo sembrava troppo lento mentre Ember e Randall, la loro guardia che li fiancheggiava, entravano nello studio. Era piĂš piccolo della stanza in cui erano arrivati. Troppo piccolo, considerati gli imponenti maschi che ora lo occupavano. Anche Rhysand aveva ali, come Azriel e lâaltro maschio, ma aveva anche le orecchie a punta dei Fae.
E lâaltra femmina piĂš bassa⌠il caschetto al mento ondeggiò mentre si girava, rivelando occhi argentei che marcavano ogni dettaglio di Ember, fino al fondo della sua anima.
Rhysand incombeva come una tempesta movimentata al centro della stanza.Perfino il fuoco sembrava intimorito da lui. Nesta era a diversi piedi di distanza, gli occhi azzurro-grigi sospettosi, nessuna traccia di quella fiamma dâargento. Strinse le mani, ma il volto rimase vuoto. Il bellissimo maschio dalle spalle larghe al suo fianco aveva le labbra strette dalla preoccupazione, o dalla rabbia. Forse entrambe.
Nessuno degli sconosciuti sembrava particolarmente⌠tranquillo. Gli occhi viola-blu di Rhysand si mossero verso Randall, poi Ember. Randall si irrigidÏ, come se sarebbe saltato tra Ember ed ogni minaccia, come aveva fatto molte volte nel corso della loro vita assieme.
Ma Ember fremette di rabbia contro Rhysand, âNon ti disturbare di obliterare mia figlia.â La furia le scorreva attraverso. âQuando tornerò a Midgard, lo farò io stessa.â
âSapevi che Bryce aveva pianificato tutto questo?â
âNon so in quanti altri modi posso dirloâ rispose Ember a Rhysand cinque minuti dopo. âNo.â
Randall aggiunse, con la mascella contratta: âCi ha ingannati, ci ha fatto credere di essere diretti a Nena per una missione, ma era per scaricarci qui.â
Si erano dovuti togliere i pesanti cappotti invernali per via del calore della stanza, ma ora, nella sua lunga t-shirt e jeans, Ember si sentiva un poâ scoperta, circondata da guerrieri armati fino ai denti. Solo la femmina bassa indossava abiti normali.
Sempre che la veste di fine seta potesse essere considerata normale. Se la collana di rubini attorno alla gola era una cosa comune.
âE dove sta andando ora?â Chiese Azriel con acredine. âOra che ha la Mascheraâ -fulminò Nesta con lo sguardo, il cui viso era attentamente neutro- âdove sta andando Bryce?â
âNon lo soâ insistette Ember. âNon sapevo nemmeno che volesse la Maschera, non ci ha detto di questo vostro Forziere. Lei e Hunt devono aver pianificato tutto questo in segreto.â
PerchĂŠ era stato il vento di tempesta di Athalar che li aveva spinti lĂŹ. E se Ember avesse mai messo le mani sullâUmbra MortisâŚ
âEppure avete portato uno dei vostri fucili con voiâ disse Rhysand, il suo accento inciampò sul termine. âDovete aver saputo di star andando incontro a dei guai.â
âNena è⌠non è un bel postoâ disse Randall. âSaresti un idiota ad andarci disarmato.â
Rhysand rimase in silenzio, rivolgendo lo sguardo verso la piccola femmina dai capelli scuri. Lei sospirò guardando il soffitto e disse: âSono umani, Rhysand. Non possiamo tenerli qui.â
Randall lanciò uno sguardo ad Ember, come per avvertirla di restare in silenzio. Ma lei aveva passato lâintera vita a sentire quella stronzata, non lâavrebbe tollerato ora.
âGiustoâ attaccò Ember. âSiamo solo patetici, deboli, stupidi umani. Poco piĂš di schiavi per voi.â
Ember avrebbe potuto giurare che Nesta la stesse osservando incuriosita.
Ma Rhysand disse piano: âSe Amren ti ha offesa, non è stato fatto apposta. Qui nutriamo tutti un profondo rispetto nei confronti degli umani.â
Per qualche motivo, Ember gli credette. Amren inclinò il capo in segno di scuse.
âNon vi causeremo alcun problemaâ disse Ember, volgendo verso lâalto i palmi in quello che sperava si traducesse in un gesto implorante in quel mondo. âNon vorremmo nemmeno essere qui.â
âNon sono preoccupato della vostra presenza quiâ disse Rhysand, qualunque accenno di quella calda sinceritĂ si indurĂŹ in ghiaccio. âSono preoccupato di vostra figlia. Se i nostri antichi nemici mettono le mani su di lei, sulle armi che porta, sulle persone che amaâŚâ Scosse il capo, la luce del fuoco danzava sui suoi capelli nero-blu. âQuanto sarebbe difficile spezzarla?â Ha giĂ dimostrato che farebbe di tutto per salvare i suoi cari.â Indicò Ember, Randall. âSe i Daglan, gli Asteri, come li chiamate voi, catturano il suo compagno, suo fratello⌠non ci tradirebbe per salvarli?â
âNon conosci nostra figliaâ disse fermo Randall.
Lo stomaco di Ember però si rivoltò al pensiero dei metodi che gli Asteri avrebbero usato per fare del male a Bryce. Era stato abbastanza brutto sentire da Fury che Hunt e Ruhn erano nelle prigioni degli Asteri, nemmeno una parola su dove fosse andata Bryce. Ember non aveva dormito per giorni. Aveva a malapena mangiato fino a quando non le era giunta notizia che Bryce era riapparsa e li voleva ad Avallen immediatamente.
Rhysand disse calmo a Randall: âNon conosco vostra figlia, ma i miei compagni hanno passato abbastanza tempo con lei ultimamente per farmi unâidea. Ha il cuore tenero eppure è spietata. Intrigante, ma impulsiva. Determinata e testarda. E con una pericolosa tendenza alla spericolatezza.â
âĂ cosĂŹ da quando era una bambinaâ disse Ember, massaggiandosi le tempie. âImmagina tutto questo in una bambina di un anno.â
Randall si schiarĂŹ la gola in segno di avvertimento, ma avrebbe potuto giurare che la bocca di Rhysand guizzò verso lâalto. Come se riuscisse ad immaginare una tale cosa. Forse aveva passato qualcosa di simile.
Il maschio al fianco di Nesta, il suo compagno, se Ember doveva tirare a indovinare, disse con naturalezza, anche se la preoccupazione nei suoi occhi nocciola tradivano il tono: âĂ tardi Rhys. Lasciamoli riposare e ci riuniremo di nuovo di mattina.â
Rhys annuÏ senza guardare il guerriero e concentrò tutta la sua furia su Nesta. A suo credito, la femmina rimase con la schiena dritta e il mento alto. Imperiosa e inflessibile. Ember non riusciva a fare a meno di ammirarla.
Gli occhi viola-blu di Rhysand divennero pura oscuritĂ alla sfida nellâespressione di Nesta, nella sua postura. Un predatore che riconosceva un degno avversario, sfoderando gli artigli. Le sue mani si chiusero ai suoi fianchi, come se invisibili artigli si stessero formando.
Il compagno di Nesta si avvicinò a lei, gli occhi che passavano da uno allâaltra, diviso. Come se non sapesse da quale parte stare nellâimminente battaglia. âSto bene, Cassianâ mormorò Nesta.
Rhysand non tolse gli occhi da Nesta mentre ordinava: âPresentatevi nel mio ufficio allâalba. Finiremo tutto questo allora.â
UscĂŹ dalla stanza, le porte che sbattevano dietro di lui su un vento notturno.
Nel successivo silenzio, Amren fece cenno a Nesta. âTrova una camera per i tuoi⌠ospiti, ragazza. E prega la Madre che tua sorella faccia cambiare idea a Rhysand, stanotte.â
Con ciò, uscirono anche loro dalla stanza, lasciando dietro di loro solo un pesante silenzio inquieto.
âVoi due potete stare qui.â Nesta aprĂŹ la porta di unâaccogliente camera da letto che dava sulla piccola cittĂ al di sotto. âCi sono protezioni su ogni centimetro di questo posto e la Casa è viva, quindi non potete uscire a meno che non ve lo permettiamo, ma⌠è meglio di una prigione.â
Avevano portato Bryce nelle loro prigioni. Furiosa come era con la figlia, unâaltro genere di furia si impadronĂŹ di Ember al pensiero.
âGrazieâ disse Ember un poâ rigidamente alla femmina. Randall non parlò mentre controllava ogni uscita e potenziale arma. âAspettaâ disse Ember. âQuesta casa è viva?â
âIn un certo sensoâ disse Nesta, agitando unâesile mano. âRisponde a me. Questa è casa mia.â Suonava sottile, fragile. Dopo la sfuriata verbale che si era beccata nello studioâŚ
âGrazieâ disse piano Ember. âPer essere stata dalla nostra parte.â
Nesta sollevò una spalla, girandosi per andarsene. âSe avete fame, vi basta chiedere ad alta voce alla Casa e del cibo comparirĂ .â
âConvenienteâ mormorò Randall da vicino la finestra.
âGrazieâ ripetè Ember. âSe ci fosse un modo per tornare indietro, ce ne andremmo, ma senza BryceâŚâ Scosse la testa. âPotrei ucciderla per questo, sai. Potrei ucciderla per questo.â
âVostra figlia vi amaâ disse roca Nesta. âVi ama abbastanza da mandarvi via per tenervi lontani dai problemi.â
âCi ha usati come moneta di scambioâ la corresse Ember.
âNoâ fece Nesta. âVoleva la Maschera per combattere contro i vostri Asteri, ma penso che piĂš che altro abbia aperto il portale per mandarvi qui. Lontano dai pericoli.â
âHa lasciato indietro nostro figlioâ ringhiò Randall con minaccia non da lui.
âSono certa che abbia qualche piano per proteggerloâ ribattĂŠ Nesta. âVostra figlia sembra⌠piena di risorse.â
Ember sbuffò. âNon ne hai idea. Prova ad imporre un coprifuoco per quella ragazza.â
Lâombra di un sorriso attraversò il viso di Nesta. âVerrò a trovarvi dopo colazione.â Le sue spalle si curvarono in avanti mentre si dirigeva verso la porta.
âSei nei guai?â Domandò Ember. Lâincontro tra Nesta e Rhysand come prima cosa di mattina chiaramente non sarebbe stato piacevole.
âNon piĂš del solitoâ disse tranquillamente Nesta, ma Ember percepĂŹ la bugia.
âVeramente, non causeremo problemi quiâ disse Ember, âcome abbiamo promesso prima. Voglio solo tornare a casa a Midgard.â
âNon penso tornerete a casa, a meno che vostra figlia non abbia successo nella sua missione impossibile.â
Il cuore di Ember si sgretolò. Ma disse: âSe câè qualcuno che può riuscire ad abbattere gli Asteri, quella è Bryce.â
Unâaltra ombra di un sorriso. âTendo ad essere dâaccordo.â
Era confortante, in qualche modo, che questa sconosciuta di un altro mondo avesse fede nella sua selvaggia figlia ostinata. La selvaggia figlia ostinata che a volte le era sembrata uno specchio di sĂŠ stessa, se Ember doveva essere onesta.
âBryce si è⌠comportata bene qui?â
âNoâ rispose Nesta. âHa cercato di dare me e Azriel in pasto ad un verme troppo cresciuto.â
Randall si strozzò, ma non si girò dalla finestra mentre replicava: âCerto che lâha fatto.â
Ember si massaggiò gli occhi. âDei, deve avervi dato sui nervi.â
âNaturalmente.â Il sorriso di Nesta fu lento, a malapena un sollevamento dellâangolo delle labbra. Come se non fosse qualcuno che sorrideva facilmente o regolarmente. Una guerriera, sĂŹ, ma sembrava giovane, nonostante quelle orecchie da Fae. Nel modo in cui Bryce, con le sue orecchie a punta, sembrava giovane, anche se i Fae potevano sembrare venticinquenni quando avevano trecento anni. Gli dei lo sapevano che il Re dellâAutunno sembrava ancora giovane, sembrava ancora essere appena entrato nella trentina quando Bryce avevaâŚ
Sua figlia avevaâŚ
Era stato Ruhn, si ricordò Ember. Ruhn aveva dato il colpo di grazia.
Ma sembrava comunque che fosse stata Bryce a ucciderlo, in qualche modo. Aveva affrontato il Re dellâAutunno, sfidato tutto il suo odio e la sua miseria. Ember non aveva ancora idea di come processare il tutto.
Anche Nesta aveva quello sguardo. Come se stesse processando un sacco di cose.
E forse era un qualche istinto materno, ma Ember si trovò a dire: âDomani, se esci dal tuo incontro mattutino viva⌠mi piacerebbe sedermi e parlare con te, Nesta.â
Nesta rimase in silenzio per un attimo, senza dubbio soppesando la richiesta.
Alla fine, la sua bocca si curvò di nuovo verso lâalto in quellâombra di un sorriso. âAnche a me piacerebbe.â
âDovresti dormire, Em.â
La voce di Randall risuonò dallâaltro lato del letto. Nonostante la chiara ambientazione non moderna, il letto era sufficientemente comodo da rivaleggiare qualunque materasso di Midgard. Ma comunque non offriva ad Ember lâoccasione di trovare un oblio riposante.
âNon capisco come tu possa anche solo provare a dormireâ sibilò lei, scalciando le pesanti lenzuola. âSiamo in un altro mondo, porca puttana.â
âEcco perchĂŠ dovremmo riposare finchĂŠ possiamo, cosĂŹ avremo forza e concentrazione domani.â
Ember esalò un profondo respiro. âTi fidi di queste persone?â
Randall rimase in silenzio per un momento, riflettendoci in quel suo silenzioso modo considerato e spietato. âMi fido della fiducia che ha Bryce in loro. Non penso che nostra figlia ci avrebbe mandati tra le mani di brutali assassini, quando la sua intenzione era quella di tenerci al sicuro.â
Ember tirò su con il naso. âNe sei sicuro? Ha minacciato di spingermi nella fornace una volta.â
Randall ridacchiò, girandosi su un lato e tenendosi su la testa con una mano. Dei, anche dopo tutti quegli anni, era ancora sufficientemente bello da farle arricciare le dita dei piedi. âTi ricordo che sei stata te la prima a minacciare di gettare JJ in suddetta fornace se lei non avesse pulito la sua camera.â
Suo malgrado, Ember rise debolmente al ricordo. Ma il divertimento svanĂŹ mentre diceva: âLa nostra bambina proverĂ ad affrontare gli Asteri, Randall.â
âRigelus non saprĂ cosa lâha colpito.â
Ember si tirò su a sedere, fulminandolo con lo sguardo.
Anche lui si mise seduto, prendendo una delle sue mani tra le sue, il volto serio. âLo so contro cosa si sta mettendo. Ma so anche che se câè qualcuno a Midgard che può farcela, questa è Bryce. E non lo sto dicendo come suo padre. Abbi fede in lei, Ember.â
Ember annuĂŹ, sospirando. âLo faccio. Sono soloâŚâ
âTerrorizzata.â
Ember annuĂŹ nuovamente, la gola che si chiuse. âPensi che CooperâŚâ
âSta bene. Quel ragazzo è intelligente e capace. E ha Fury Axtar e Baxian Argos che badano a lui.â
âNon perdonerò mai Bryce per questo.â Disse Ember trattenendo un singhiozzo.
Randall passò unâamorevole mano rassicurante lungo i capelli di lei. âOnestamente? Prego gli dei che riusciremo a dire a Bryce quanto incazzati siamo con lei.â
âLo so.â Lacrime le pungevano gli occhi ed Ember non potĂŠ trattenere un rantolo tremolante. Un attimo dopo, le braccia di Randall si avvolsero attorno a lei, stringendola forte contro di lui. Le baciò la tempia. âLa rivedremo.â La baciò di nuovo, delicatamente tirandola giĂš al suo fianco. âTe lo prometto. Li rivedremo entrambi.â
Ember e Randall si erano appena seduti per la colazione nella sala da pranzo, portati lÏ da un silenzioso Azriel, quando Rhysand atterrò sulla veranda oltre le porte in vetro. Le sue ampie ali erano come nuvole di tempesta nella luce mattutina. Un attimo dopo, Cassian atterrò, Nesta tra le braccia. Entrambi avevano il viso come la pietra. Incazzati.
Rhysand ringhiò qualcosa che fece irrigidire le spalle di Nesta, il capo che si abbassava.
Ed Ember si trovò a spingersi via dalla sedia, dirigendosi verso le porte. Randall provò ad afferrarla, ma fu troppo tardi. Ed Azriel non la fermò mentre Ember spalancò le porte in vetro per poi chiedere a Rhysand: âNon è un poâ presto per staccare a morsi la testa della gente?â
Il trio si immobilizzò. Rhysand si girò lentamente verso Ember. I suoi occhi erano pozzi neri. âNon ricordo di averti chiesto di unirti alla nostra conversazione.â
Ember tenne il mento verso lâalto. âAvete interrotto la mia colazione. Se volevate privacy avreste dovuto andare altrove.â
Era divertimento quello che brillava negli occhi di Cassian? Ember non osò distogliere la sua attenzione da Rhysand per confermarlo. Randall comparve al suo fianco, una mano sulla schiena in avvertimento mentre diceva: âVi lasciamo soli.â
Ma Ember si rifiutò di muoversi, anche se una parte di lei tremava dal terrore, e disse: âNesta ha deciso di accoglierci, ha deciso di dare a Midgard una possibilitĂ per diventare libera. Per dare al mio mondo speranza. Che razza di persona sei per farla a pezzi per questo?â
âEmâ la avvisò Randall.
Rhysand incrociò le braccia muscolose. âMi stai definendo un mostro, Ember Quinlan?â
âSto dicendo di farla finitaâ scattò Ember. Dietro di lei, avrebbe potuto giurare che Azriel si fosse strozzato. Ma lei indicò Nesta con il mento. âLasciala in pace.â
Rhysand resse il suo sguardo.
Per un momento, unâeternitĂ . Delle stelle sembrarono comparire negli occhi di lui. Come la vastitĂ della notte che gli giaceva dentro, dolce e terribile, bellissima e straziante.
Ma Ember gli resistette. Aveva visto e affrontato il male vero. Ne avrebbe portato un segno sulla guancia per sempre a causa di esso.
Qualcosa sembrò ammorbidirsi nello sguardo di Rhysand, come se lâavesse visto. Lo sguardo di lui si spostò su Randall. âCon una moglie e una figlia come le tue, non so come fai ad essere ancora in piedi.â
Randall disse con fascino naturale: âOnestamente, il piĂš dei giorni, non lo so nemmeno io.â
Rhysand sbattĂŠ le palpebre alla risposta di Randall, poi rise. Un attimo dopo, anche Cassian ed Azriel ridacchiarono.
Tipici maschi. Non importa su quale pianeta si trovino.
Ember però non sorrise. Il suo sguardò finÏ su Nesta. Nemmeno la femmina Fae rideva. I suoi occhi azzurro-grigi rimasero fissi su Ember. Pieni di emozione.
Sorpresa. Gratitudine. Desiderio.
E fu lo stesso istinto materno che lâaveva guidata la sera prima che fece estendere ad Ember una mano verso Nesta, dicendole: âVieni. Fai colazione con me.â
Nesta le prese la mano, le dita sorprendentemente fredde. Come se il volo fin lassĂš le avesse raffreddate. Ember gliele strinse. âNon lasciare che ti maltrattiâ consigliò Ember alla femmina.
âNon preoccupartiâ disse Nesta, anche se quello sguardo ferito rimase nei suoi occhi. âMia sorella, la compagna di Rhysand, gli ha fatto la stessa identica ramanzina venti minuti fa.â
Ember sibilò: âQuindi ti ha riportata quassĂš per sgridarti lontano da lei?âÂ
Nesta sbuffò. âNo. Feyre ha messo fine alla discussione. Non verrò giustiziata. Non oggi, almeno.â
Allâespressione orripilata di Ember, Nesta continuò: âNon mi ucciderebbero. Non credo. Ma⌠è complicato. Dubito che qualcuno mi perdonerĂ molto presto.â
Ember fece cenno verso Cassian. âE il tuo compagno?â
Il dolore nel suoi occhi, la colpa, sembrarono intensificarsi. âCassian è il piĂš infuriato di tutti con me.â Un muscolo della sua mascella ebbe uno spasmo. Come se stesse trattenendo unâondata di emozione pura. Solo un muro di acciaio la teneva alla larga.
Ember strinse ancora la mano di Nesta. âSe câè qualcosa che posso fare per aiutare, qualunque cosa che io possa dire per togliere un poâ di colpa da teâŚâ
Nesta le fece un mezzo sorriso. âFare il culo a Rhys adesso mi è bastato.â Spinse Ember verso la colazione davanti a loro.
Ember si guardò oltre una spalla, verso Randall che era con Rhysand, Azriel e Cassian. Tutti i maschi ora stavano sorridendo, grazie agli dei. âSembra che Randall stia facendo un buon lavoro nel conquistarli. Probabilmente raccontandogli di quanto io gli renda difficile la vita.â
Nesta sbuffò di nuovo. âLamentarsi delle compagne: è praticamente uno sport competitivo per loro.â
Ember ridacchiò. âSembra che Midgard e questo posto abbiano alcune cose in comune, allora.â Inclinò la testa, guardando la bellissima cittĂ dallâaspetto antico al di sotto, il fiume che serpeggiava lungo essa, e quello che sembrava essere il distante luccichio del mare. âComunque, cosâè questo posto? E perchĂŠ siete tutti cosĂŹ attraenti?â
Nesta fece un sorrisetto, prendendo a braccetto Ember prima di dire, con del calore che le era finalmente entrato nel tono: âBenvenuta nella Corte della Notte, Ember. Ti troverai bene qui.â
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Capitolo Bonus Crescent City 3 in italiano Bryce, Nesta e Azriel
Avviso: Partendo dal presupposto che non ho studiato per diventare traduttrice, quindi ci saranno SICURAMENTE dei possibili errori di traduzione, grammatica, punteggiatura e/o ortografia, questa è la mia versione tradotta in italiano dei capitoli bonus dei libri di Sarah J. Maas.
Certi termini NON saranno gli stessi utilizzati nel terzo libro di Crescent City, come Pugnale della VeritĂ e Tesoro della Paura/Terrore (non ricordo quale termine viene usato, lol), invece ho preferito tenere la versione presente nei libri di ACOTAR, quindi StrappaVeritĂ e Forziere del (di nuovo non mi ricordo, tanto non importa dato che usano solo la prima parte).
Detto ciò, buona lettura!
Drip. Drip-drip-drip. Drip
Ad occhi chiusi, la testa appoggiata contro lâumida pietra irregolare della parete della caverna, Bryce ascoltava la pietra e lâacqua parlare.
Drip-drip. Drop. Drip-drip-drop.
Era piĂš conversazione di quanto avessero offerto Nesta o Azriel nelle due ore in cui si erano tutti presi una pausa. Tecnicamente, Bryce avrebbe dovuto essere addormentata. Ma senza il giorno o la notte a scandire i ritmi del suo corpo, sedeva semplicemente in uno stato di semi-torpore, non proprio addormentata, non proprio sveglia.
Drip-drop-drop. Drip.
Bryce aprĂŹ un occhio, osservando i suoi due compagni. Nesta sedeva contro la parete opposta, il capo chino, respirando piano.
Ma Azriel fissava direttamente Bryce. Lei sobbalzò, sbattendo la testa contro la roccia. Ci vide bianco dal dolore. Per quando si riprese, Nesta si era svegliata.
âChe succede?â Nesta guardò lungo una parte del tunnel, poi dallâaltra. Fitta oscuritĂ riempiva entrambe le direzioni, interrotta solo dal debole bagliore argenteo della stella di Bryce da sotto la maglietta. Una luce costante che non era aumentata o diminuita. Come se stesse dicendo, Sei sulla giusta strada. Continua.
Bryce massaggiò il retro della sua testa dolorante e si tirò su a sedere. âOh, niente. Solo il tuo solito guerriero predatore notturno che mi fissa mentre dormo.â
âNon stavi dormendo,â disse Azriel, un leggero divertimento nella voce.
âCome lo sai?â Bryce controbattĂŠ, ma le labbra le guizzarono verso lâalto.
Nesta sbadigliò, allungando le braccia sopra la testa e girando il collo da una parte allâaltra. âĂ suo compito essere vigile.â Abbassò le braccia, un leggero cipiglio mentre guardava Azriel. âLa stavi davvero guardando dormire?â
Azriel la guardò torvo. âQuando lo dici cosĂŹ, suona⌠sgradevole.â
âĂ inquietante,â borbottò Bryce.
âTu sei una sconosciuta per noi,â le fece notare Nesta. âSaremmo degli stupidi a distogliere lâattenzione da te per un solo secondo. Anche quando dormi.â
Bryce incrociò le gambe, sospirando. Non câera possibilitĂ di dormire, ora. âBeâ, smettiamo di essere sconosciuti,â suggerĂŹ. Una tattica di sopravvivenza che Randall le aveva insegnato: entrare nelle grazie di qualunque carceriere. Fargli vedere cuore e anima affinchĂŠ considerasse di non ucciderla.
PerchĂŠ nonostante avessero lasciato quella cella per interrogatori, anche se Nesta le aveva ridato il telefono, Bryce non aveva dubbi che lâopzione di ucciderla fosse ancora considerata.
âCosâè che vuoi sapere?â Nesta chiese attenta.
Bryce guardò tra i due. âCome vi siete conosciuti?â
Avrebbe potuto giurare che Azriel si era irrigidito, come se stesse giudicando quanto pericolosa sarebbe stata qualunque risposta, cercando di capire perchĂŠ Bryce avesse voluto saperlo.
âCâera una guerra,â Nesta disse brevemente.
âTra chi?â Chiese Bryce.
Di nuovo, quel silenzio giudicante. Fu Azriel a rispondere stavolta. âTra un malvagio Re Fae e noi.â
âVoi due o, tipo⌠tutti?â
Nesta la fulminò con lo sguardo. âSĂŹ, il Re di Hybern ha dichiarato guerra solo contro me e Azriel.â
Bryce sollevò le spalle. âNon mi sorprenderebbe con i Fae. Stronzi meschini e quantâaltro.â
Azriel ridacchiò, ma disse, âVoleva conquistare le nostre terre, poi il mondo. Non intendevamo permetterglielo.â
Nesta aggiunse cupamente, âSpecialmente dopo che ha fatto trasformare me e mia sorella da umane a Fae Maggiori.â Parole perfide, ma inquiete.
âSuppongo che la vostra parte abbia vinto?â Bryce alzò un sopracciglio.
âAbbiamo sconfitto Hybern,â confermò Azriel. Uno sguardo verso StrappaVeritĂ al suo fianco. Poi verso Nesta. âNesta stessa ha decapitato il Re di Hybern.â
Bryce sbattĂŠ le palpebre. âCazzuta,â disse.
Unâindomita soddisfazione brillò negli occhi di Nesta. âSe lâè cercata.â Studiò Bryce. âDa ciò che hai detto, il tuo mondo è costantemente in guerra. Ci sono⌠dei ribelli?â
âGiĂ .â Bryce giocherellò con lâorlo della maglia. âCombattono contro gli Asteri da molto tempo. Il mio compagno, Hunt, ha lottato in unâaltra ribellione secoli fa, una che è fallita. Quella degli umani è iniziata un secolo dopo quella. E gli Asteri ne erano cosĂŹ incazzati da dare inizio al servizio di coscrizione umana.â
âDi cosa si tratta?â Chiese Azriel.
Bryce corrugò la fronte. âOgni umano è un membro della classe dei peregrini, in confronto ai Vanir, che sono cittadini appieno, civitas. E a ogni peregrino è richiesto di servire nella milizia imperiale per tre anni. Gli Asteri li mandano dritti al fronte dei ribelli. Li fanno uccidere la loro stessa gente. Uccidono le stesse persone che combattono per la loro libertĂ .â
âTu hai dovuto servire?â Chiese Nesta, osservando Bryce.
âNo,â disse roca Bryce. âMia mamma ha fatto un accordo con mio padre biologico, che è Fae. Lui mi ha fatto ottenere lo status completo di civitas, che mi ha esentata dalla coscrizione. Lui è uno spreco di spazio, in generale, ma mia mamma era disposta a rischiare di contattarlo, di permettergli di rientrare nelle nostre vite, per il mio bene. CosĂŹ che potessi evitare di andare al fronte.â Non aveva mai smesso di essere grata a sua madre per quello.
âMa tua madre, da umana, ha dovuto servire, presumo,â disse Nesta, il viso pieno di pietĂ .
âNo,â disse di nuovo Bryce. âPer preservare le menti umane piĂš brillanti, gli Asteri offrono un test per evitare la coscrizione. Ottieni i punteggi piĂš alti, e sei decretato abbastanza utile da non dover servire. Mia mamma ha fatto il test a sedici anni, ha fatto praticamente tutto giusto, e ha potuto saltare il servizio. Mio padre, il mio patrigno, intendo, non ha raggiunto la soglia minima per un punto. Lâhanno spedito al fronte due settimane dopo. Ă, uh⌠Non è stato facile per lui.â
Randall aveva avuto per molto tempo problemi per il peso dei suoi anni da cecchino. Andava ancora in terapia due volte a settimana per ciò, a volte si perdeva ancora negli orrori che aveva sopportato e inflitto ad altri.
Santi numi, Bryce sperava che stesse bene. Sperava che fosse in grado di rispolverare quelle abilitĂ omicide per le quali aveva pagato cosĂŹ tanto per tenere al sicuro sua madre e Cooper.
ââTua madre deve essere molto intelligente, allora,â disse Nesta. âE resiliente.â
âGiĂ ,â fece Bryce, il petto che le faceva male. âĂ una spina nel fianco, ma devo molto di ciò che sono a lei. Tua mamma anche deve essere fiera di tutta la tua⌠cazzutaggine.â
La schiena di Nesta si irrigidĂŹ. âMia madre si rivolterebbe nella tomba se sapesse che sono una guerriera, se sapesse che indosso i pantaloni tutti i giorni e che sono legata ad un maschio Fae. Non so dire cosa lâavrebbe schifata di piĂš: se avessi sposato un uomo umano e povero, o quello che sono diventata ora.â
Bryce sussultò. âMi sembra che fosse proprio una perdente. Senza offesa.â
La bocca di Nesta si contorse in un sorriso ironico. âNessuna offesa.â
Bryce indicò Azriel con il mento. âTu pure hai il malinconico aspetto di uno con una madre tremenda. Ti va di raccontare?â
Nesta sbuffò. âAz non parla mai di sua madre, e nemmeno i nostri amici, quindi immagino sia anche peggio.â
LâIllyrian ringhiò piano, âMia madre è tuttâaltro che tremenda.â
Nesta si tese, come se fosse sorpresa di ricevere un tale responso da lui. âStavo scherzando, Az. Non sapevo nemmenoâŚâ
âNon voglio discuterne,â la interruppe freddamente Azriel.
Bryce non si perse il bagliore ferito negli occhi di Nesta. Tentando di salvare la conversazione, disse, âBeâ, per quello che vale, anche la mia migliore amica, Danika, aveva una mamma di merda.â
âNon ne ho il monopolio,â disse piattamente Nesta, che ancora si stava ricomponendo dopo la sfuriata di Azriel.
Bryce fece un sorriso. âDanika diceva che forma il carattere.â E allâespressione chiusa di Nesta, si trovò a dire, âPenso avesse ragione, in un certo senso. Penso che la crudeltĂ di sua madre lâavesse resa una persona piĂš gentile, premurosa. Ha visto come Sabine trattava gli altri, e ne era cosĂŹ disgustata da voler diventare lâopposto. Danika viveva nel terrore di diventare come sua madre.â
Nesta non disse altro, ma, lĂŹ. Un debole cenno. Come se avesse compreso. Come se avesse vissuto con quella paura ogni giorno.
Lâacqua continuò a fare drip-drip-drip nuovamente nel silenzio pesante.
âQuindi quel⌠tuo telefono,â disse improvvisamente Nesta, come se fosse impaziente di cambiare argomento per il bene di tutti. âHai detto che contiene della musica?â
Bryce pescò il telefono dalla tasca posteriore, la sua luminositĂ era intensa contro quella lieve della sua luce stellare. âGiĂ . Ho la mia intera libreria musicale qui dentro.â
Lâorologio sul suo telefono segnava le 3:56 del mattino. Le girò la testa. Era quello lâorario lĂŹ? O a casa? Che giorno era lĂŹ, o laggiĂš? Per quanto tempo Hunt e Ruhn erano statiâŚ
Spinse i pensieri fuori dalla mente.
âPosso⌠sentire un poâ della tua musica?â la domanda di Nesta era tentativa, come se fosse stata a disagio a fare una richiesta cosĂŹ personale.
Bryce le fece un mezzo sorriso. âCerto. Che tipo di musica vi piace?â
Al loro silenzio confuso, Bryce continuò, âClassica, dance, jazz⌠okay, chiaramente queste parole non significano nulla per voi.â
âMetti la musica che rappresenta meglio il tuo mondo,â disse Nesta.
âPenso che Midgard potrebbe entrare in unâaltra guerra per questo,â fece Bryce. âMa vi metto la mia preferita, almeno.â
Fece una smorfia notando la batteria che scendeva, ben consapevole che mettere la musica lâavrebbe prosciugata, ma la brama di un assaggio di casa superava lâapprensione.
Bryce scorse tra la musica finchĂŠ non selezionò un duo folk che le venne subito in mente: Josie e Laurel. La mano le tremò un poâ allâimportanza di scegliere quale delle loro svariate canzoni mettere, quale sarebbe stata la loro prima canzone ad essere ascoltata su quel pianeta. Le sue preferite cambiavano a seconda del suo umore, dellâattuale fase di vita. Alla fine, scelse di pancia.
Stone Mother cominciò, la batteria rullava e batteva, compensando la chitarra, selvaggia e al contempo delicata. E poi la voce di Josie riempĂŹ il tunnel, aspra, ma alta, accentuata dai cori dolci e chiari di Laurel. Il suono era straniero, semplice, perseguitante. Nel giro di poche note, Bryce era tornata nella sua cameretta dâinfanzia a Nidaros, stravaccata sul tappeto, lasciando che il suono della musica le passasse sopra per la prima volta.
Poi era sulle secche colline di Valbara, circondata da ulivi. Dopo sulla banchina costeggiata da palme lungo lâIstros. Poi con Danika. Poi da sola.
Infine con Hunt.
Quella canzone lâaveva accompagnata durante tutto quello, attraverso gli anni di dolore e vuoto e ricostruzione. Lâaveva portata dalla luce allâoscuritĂ e di nuovo alla luce.
Le armonie quasi spettrali echeggiavano contro le pietre, fino a quando la roccia sembrò cantare.
E quando finĂŹ, il silenziò riprese. Gli occhi di Nesta erano ampi. âĂ stato bellissimo,â disse infine. âNon ho capito una parola, ma lâho sentito.â
Bryce annuĂŹ, sofferente al pensiero di casa, dei volti che la canzone le aveva portato alla mente. âQuesto era un genere di musica folkloristica, country. Ma questa è quella che chiamiamo musica classica, roba che viene suonata in grandi saloni. La mia amica Juniper danza a questo genere di cose al Crescent City Ballet. Anche io danzavo, però⌠lunga storia. Questa era una delle mie danze preferite. Ă di un balletto chiamato The Glass Coffin.â Bryce premette di nuovo avvia, e i violini cominciarono.
Di nuovo, Nesta era silenziosa, le ginocchia al petto, fissando lâoscuritĂ . Come se stesse dedicando ogni parte di sĂŠ allâascolto.
âQuesta sembra della nostra musica,â mormorò Azriel. Nesta lo zittĂŹ.
Bryce battĂŠ il piede a ritmo della melodia, leggendo le espressioni che attraversavano il viso di Nesta mentre la musica continuava. Meraviglia e curiositĂ , gioia, e desiderio. Nesta sembrava vibrare con la musica, nonostante non si movesse affatto. Come se prendesse vita solo ascoltandone il suono.
Quando il pezzo finĂŹ, il roboante finale fragoroso nella caverna, Nesta incontrò lo sguardo di Bryce e disse, âAnche a me piace danzare.â Era un piccolo pezzo di sĂŠ stessa, ma offerto volontariamente. Bryce sentĂŹ il cuore scaldarsi per la guerriera, solo un poâ.
âSĂŹ?â
Ma Nesta indicò di nuovo il telefono. âMettine ancora, per favore.â
E Bryce lo fece.
Due ore dopo, stavano di nuovo camminando. Forse Azriel era stato abbastanza interessato alla musica da permettere loro di trattenersi. Bryce aveva messo un campione di ogni genere che le era venuto in mente. Nesta si era portata le mani alle orecchie alle urla e lamenti del death metal, ma Azriel aveva sogghignato.
Probabilmente sarebbe andato dâaccordo con Ruhn e i suoi amici idioti.
Nesta aveva preferito la roba classica, ed entrambi erano intrigati dalla musica da club pulsante e martellante. âĂ a questo che ballate nel tuo mondo?â chiese Nesta. Bryce non era riuscita a capire se fosse intrigata o sconcertata. Azriel almeno sembrava apprezzare.
Ma ora erano tornati di nuovo al silenzio, camminando di fianco a unâincisione dietro lâaltra. Dovevano starsi avvicinando a⌠qualunque cosa li attendesse in fondo a quel tunnel.
E se avessero camminato e camminato senza trovare qualcosa? A che punto avrebbero deciso di rinunciare? La stella di Bryce continuava ad essere luminosa, puntando in avanti, ma cosa sarebbe successo se non la stava interpretando in maniera giusta? Forse il suo istinto si sbagliava.
Forse non era stata mandata lĂŹ da Urd. Forse era stata tutto unâenorme stronzata cosmica.
Un gigantesco errore.
La gola di Bryce si strinse. Aveva cercato di non pensare a cosa stava succedendo a Hunt e Ruhn, ma nella continua oscurità dei tunnel, la paura le tornò. Erano al sicuro? Erano ancora vivi?
âLa musica nel tuo mondo,â disse improvvisamente Nesta, interrompendo i pensieri tragici di Bryce. âĂ semplicemente disponibile per tutti?â
âIn un certo senso? Câè una specie di⌠libreria non fisica fatta da macchinari che possono conservare tutte le informazioni del mondo. Musica, arte, libri, tutto. Quindi sĂŹ, puoi trovare qualunque canzone, qualunque brano, e ascoltarlo quando vuoi.â
âAvete delle meraviglie nel tuo mondo.â Disse Nesta.
Azriel aggiunse da un paio di passi piĂš indietro rispetto a loro, âE orrori.â
Bryce grugnĂŹ in assenso. âSono certa che ne avete anche voi.â
âĂ cosĂŹ,â disse mestamente Azriel.
Bryce riempĂŹ il buco di ciò che lui non avrebbe rivelato. âMa non avete mai visto cose come pistole o bombe, giusto?â Supponeva che fosse cosĂŹ, dato che erano sembrati sconvolti quando aveva mostrato loro le sue memorie nella sfera Veritas.
âSono stati gli Asteri ad inventare quelle armi?â chiese cupo Azriel.
âNo. Ă stato qualche altro coglione malato,â mormorò Bryce. âMa ora sono ovunque.â
âDovrebbero essere distrutte tutte.â
âSĂŹ. Non portano nulla di buono al mondo.â Bryce inclinò la testa di lato. âQuindi voialtri avete spade e cose cosĂŹ?â
âUna cosa del genere.â disse evasivo Azriel. Chiaramente non lâavrebbe illuminata sulle loro difese.
âE la vostra magia èâŚâ
âNon insistere,â disse Azriel, una punta di quel gelo di prima gli entrò nella voce.
Le labbra di Nesta si assottigliarono a quel tono, come se stesse ricordandosene anche lei. Come se non le andasse bene.
âOkay, okay,â fece Bryce. âMa sarebbe bello sapere qualcosa del vostro mondo. O di voi.â
Entrambi restarono in silenzio.
Bryce chiese a Nesta, âHai un compagno, giusto?â Fece un cenno verso Azriel. âE tu?â
âNo,â disse velocemente Azriel, la voce piatta.
âUna partner o moglie?
âNo.â
Bryce sospirò. âOkay, allora.â
Le ali di Azriel si contrassero âSei unâimpicciona incurabile.â
âCredo che sia la cosa piĂš carina che tu abbia detto su di me.â Bryce gli fece lâocchiolino. âAscolta, è solo che⌠sono curiosa. Voi no?â
Azriel non rispose, ma Nesta disse, âSĂŹ. Lo siamo.â
Bryce fece passare una mano su una delle incisioni, una giovane ragazza seduta su un fungo velenoso, un segugio spaparanzato sul terreno di fianco a lei. âTrovo pazzesco come, in quindicimila anni, abbiamo sviluppato qualunque tipo di tecnologia e il vostro mondo è ancora, sapete, cosĂŹ.â Indicò i loro vestiti, la caverna. Gli occhi di Nesta si assottigliarono, e Bryce aggiunse in fretta, âMi sto semplicemente chiedendo perchĂŠ cambiamenti simili non siano successi qui. Voglio dire, noi avevamo gli Asteri, ma molte delle nostre invenzioni non sono venute da loro.â
âForse è stato il risultato di cosĂŹ tanti mondi che si sono mischiati assieme a Midgard,â suggerĂŹ Nesta. âOgnuno ha portato le proprie conoscenze. Unendosi, avranno capito come fare. Da soli, forse, non ci sarebbero riusciti.â
âForse. Ma avevamo anche la primaluce, una risorsa di potere comune. Voi non lâavete qui. Solo potere individuale.â Certo, il potere comune di Midgard c'era grazie agli Asteri. Era una cosa buona o cattiva? Bryce non iniziò nemmeno a chiederselo. I suoi sentimenti su ciò erano un garbuglio incasinato di gratitudine e rabbia.
Nesta chiese, âPensi che senza primaluce, il tuo mondo diventerebbe come il nostro?â
Bryce ci pensò. âNon vedo un altro modo per caricare le nostre macchine o i telefoni, quindi⌠probabilmente.â
Azriel chiese, âLe pistole hanno bisogno di primaluce?â
âNo,â disse Bryce. âE nemmeno alcune delle bombe ne hanno bisogno.â
Il peso dellâoscuritĂ era opprimente. âQuei mali resteranno a Midgard per sempre, anche senza primaluce.â
âE la gente continuerebbe a uccidersi a vicenda, anche senza quelle armi.â Nesta disse gravemente. âI malvagi troveranno sempre un modo per ferire e fare del male.â
âĂ questa la parte dove mi ricordate che voialtri troverete sempre un modo per ferire e fare del male a me se faccio un passo falso?â
âSĂŹ,â disse piano Azriel. âMa questa è anche la parte in cui ti dico che di solito siamo noi quelli che cercano un modo per fermare quella gente malvagia.â
âNon è un poâ troppo rivelatore?â Stuzzicò Bryce. âDovreste mantenere lâimmagine dei grandi stronzi cattivi. Non dirmi che siete un gruppo di brava gente che combatte il crimine.â
âPuoi fare del bene,â la avvertĂŹ Azriel, âanche se sei cattivo.â
Bryce fischiò. âConosco diversi maschi a casa che potrebbero solo sognarsi di dire una frase simile in modo cosĂŹ figo.â
Nesta ridacchiò. âNe conosco un poâ anche io.â
Azriel lanciò uno sguardo incredulo a Nesta. Ma Nesta stava sogghignando verso Bryce.
Bryce sorrise di rimando. âEgo maschile: una costante universale.â
Nesta rise di nuovo. âSe non fossi nostra prigioniera,â le disse, scuotendo il capo, âcredo che mi piacerebbe definirti unâamica, Bryce Quinlan.â
Bryce non sapeva perchĂŠ quelle parole colpirono qualcosa nel suo profondo.
âGiĂ ,â disse roca Bryce. âLo stesso vale per me.â
Camminarono ancora in silenzio, ma non era piĂš teso. Câera qualcosa⌠di piĂš leggero. Anche solo per un momento. Come se loro non fossero i suoi carcerieri, ma piuttosto i suoi compagni.
Bene. In quel mondo, almeno, i Fae non erano cosÏ male. Chiaramente avevano la loro dose di stronzi Fae anche lÏ, ma Nesta⌠a Bryce non dispiaceva.
Era spiacevole, davvero. Bryce era sempre stata fiera di provare risentimento nei confronti di qualunque Fae, suo fratello e i suoi idioti di amici erano una rara eccezione, ma questi due sconosciuti, e ciò che aveva messo assieme riguardo la gente attorno a loroâŚ
Sembravano persone decenti, a cui importava e che si volevano bene a vicenda.
Non era nemmeno sicura che i Fae di Midgard sapessero il significato della parola amore. La definizione di essa del Re dellâAutunno aveva lasciato una piccola cicatrice sul viso di sua mamma.
Ma questi Fae erano diversi.
Importava? I Fae di Midgard non erano un suo problema, e non voleva che lo fossero, ma se avessero potuto essere molto di piĂš? Un tale cambiamento era possibile?
âTi piace?â chiese Bryce a Nesta allâimprovviso. âEssere Fae?â
âAllâinizio no,â disse piatta Nesta. âMa ora sĂŹ.â
Azriel sembrò ascoltare attentamente.
Nesta continuò, âSono piĂš forte, piĂš veloce. PiĂš difficile da uccidere. Non ci vedo lati negativi in questo.â
âE la durata di vita praticamente immortale non è cosĂŹ male, eh?â la stuzzicò Bryce.
âMi sto ancora abituando allâidea,â fece Nesta, gli occhi puntati sul tunnel di fronte a loro. âQuel tempo è cosÏ⌠vasto. La quotidianitĂ contro lâestensione nei secoli.â Spostò la propria attenzione su Azriel. âCome fai a gestirlo?â
Lui rimase in silenzio per un momento prima di rispondere, âTrova delle persone che ami, fanno passare il tempo in fretta.â Catturò lâattenzione di Nesta, dicendo con unâombra di scuse, âSoprattutto se ti perdoneranno quando ogni tanto ti arrabbi con loro per cose di cui non hanno colpa.â
Qualcosa sembrò intenerirsi negli occhi di Nesta, sollievo, forse, al ramo di ulivo porto. Lei disse piano, tentativamente, âNon câè nulla da perdonare, Az.â
Ma le parole di lui avevano alleggerito la tensione rimanente. E le successive finirono completamente il lavoro mentre faceva lâocchiolino a Nesta. âE mi è stato detto che anche i bambini fanno volare il tempo.â
Nesta alzò gli occhi al cielo, ma Bryce non si perse il bagliore in essi. Nesta era disposta a stare al gioco, per tornare alla loro normale dinamica. Ammise, âNon saprei nemmeno come crescerlo, un bambino.â Indicò sĂŠ stessa. âCresciuta da una madre terribile, ricordi?â
âNon significa che anche tu la sarai.â Azriel disse dolcemente.
Nesta rimase zitta per un istante, poi ammise, âMia madre era anche peggio con Feyre, e mia sorella è diventataâŚâ Cercò la parola adatta. âUna madre perfetta.â
âNon esiste una madre perfetta.â Si intromise Bryce. âGiusto che tu lo sappia.â
âProprio tua madre sembra abbastanza perfetta,â disse secca Nesta.
âSanti numi, no,â disse Bryce, ridendo. âMa sarebbe la prima a dirlo. La perfezione è un ideale ingiusto da imporre a chiunque. Mia madre me lâha insegnato, in realtĂ .â
Bryce deglutÏ a fatica, pensando a Ember. Gli Asteri le avevano dato la caccia e uccisa? Se Bryce fosse mai tornata a casa⌠sua madre sarebbe stata lÏ?
Nesta posò una mano sulla spalla di Bryce, sembrava consolatoria, in qualche modo. Come se avesse sentito tutto quello che passava per la mente di Bryce, il panico che le batteva nel cuore.
âChe câè?â Bryce chiese, guardando la femmina.
Nesta indicò la tasca di Bryce. âPossiamo ascoltare un altro poâ della tua musica?â
Era unâofferta amichevole, decisamente intesa per tirare fuori Bryce dalla sua malinconia. Una gentilezza da una femmina che chiaramente non era abituata a tali dimostrazioni. Bryce ripescò il suo telefono.
La batteria stava scendendo verso la zona rossa. Presto sarebbe morta. Ma per questo⌠poteva risparmiarla.
âCosa volete ascoltare?â Chiese Bryce, aprendo la sua libreria musicale.
Nesta ed Azriel si scambiarono uno sguardo, e il maschio rispose un poâ imbarazzato, âLa musica che avete nelle vostre sale di piacere.â
Bryce rise, âSei un patito dei club, Azriel?â
Lui la guardò in cagnesco, guadagnandosi un sorrisetto da parte di Nesta, ma Bryce mise uno dei suoi brani preferiti su cui ballare, un vigoroso miscuglio del martellante basso e dei sassofoni, di tutte le cose. E mentre i tre camminavano nellâoscuritĂ senza fine, avrebbe potuto giurare di aver visto Azriel muovere la testa a ritmo di musica.
Nascose il suo sorriso e mise una canzone dopo lâaltra, fino a quando la batteria del suo telefono non arrivò agli sgoccioli. Fino a quando quellâultimo bellissimo legame con Midgard si spense e morĂŹ.
Niente piĂš musica. Niente piĂš foto di Hunt.
Ma la musica sembrava rimanere, come unâeco fantasma nella caverna.
E ad ogni miglio, poteva sentire Azriel canticchiare piano tra sĂŠ e sĂŠ. Lâondeggiante melodia selvaggia di Stone Mother fluiva dalle sue labbra, e avrebbe potuto giurare che persino le sue ombre danzassero al suono.
I would like to request an Azriel x reader fic, but you can ignore this if you don't feel comfortable with it. So, lately I've been having a few problems with an ED (anorexia nervosa), and I think that reading how Azriel would react and deal with reader struggling with it, would help me and comfort me in some way.
I repeat, if you don't feel comfortable with writing this, it's completely okay, you don't have to do it. Whatever your choice will be, thank you in advance! â¤
With her.
Summary: Azriel finds out his mate's relationship with food, and tries to convince her to see Madja.
â˘âââŚâââ˘
A/n: hello anon! Thank you for the ask, I love the idea. Also, I'm soo sorry you have to go through that and I hope you get better đŤśâşď¸ also any and all information I have was provided by Google, so please feel free to correct me if I write something wrong.
Hope you like it and hope it helps you in any way âŁď¸
â˘âđââ˘
Her chest heaved, her throat scratched as she hovered over the bowl, having just hurled her guts up. She slumped back against the wall, clutching her head.
Y/n stayed there for a couple of minutes before standing and turning to the mirror. She stared, then washed her face.
Before she left, though, she checked once to make sure the shield she had put up around the bathing room was up, because her newly found mate was in the house. She didn't want him to hear her.
And then all the blood drained from her face as she realised that she, while puking, had unintentionally left the shield down.
Her heart started beating wildly.
She was sure Azriel had heard her. There was no way he hadn't.
Even though the two of them had worked for Rhysand for centuries, they had barely had any interactions. And so, after they found out a month ago that they were mates, they were trying to get to know each other more. They'd been having dinner, and then she had excused herself, saying she needed to use the restroom.
She hesitantly stepped into her room, relieved but confused to find it empty. She had thought Azriel would be waiting in here to interrogate her. Did he not hear? Maybe she let the shield down after she was finished?
She decided to go down to the living room where Azriel was sitting before she left him there.
She found him staring into the fire, his jaw clenched.
"Hey, I'm back."
He turned to her and gave her a small smile. They then sat talking for some time, and with every moment that passed, the tension slowly bled from her shoulders. Maybe he hadn't heard anything, and she was worrying for no reason.
They talked carelessly, though Az continuously studied her.
"Are you in pain?" He asked, gesturing to her stomach.
She hadn't even realised she had wrapped her arms around herself until he pointed it out. But she was, in fact, in pain. She didn't think there was any harm in telling him about her abdominal pain, so she nodded.
"Nothing much though. It will subside."
"Are you nearing your cycle?"
She nearly laughed. "No. I haven't had my cycle in quite some time now."
"Why?" He asked, his stare intense.
She faltered. "Why what?"
"Why haven't you had your cycle?"
"Because..." That was when she realised that she was in deep shit. The male she was now taking to wasn't her mate. No, it was the Spymaster of the Night Court, and she was going to be interrogated.
"I always wondered why you made such elaborate meals for others but never ate them yourself. How you, somehow, never seem to be hungry. The unusual visits to the bathing room after eating."
"Azrielâ"
"Are you having problems love?" He stood, coming towards her and crouching in front of her. His hands landed on her knees as he searched her face.
"You know that you can tell me anything, right?"
She nodded, blinking back tears.
"Then please tell me what you're going through. I want to help."
"I... I don't know how to tell you... its justâ" She stopped speaking, wondering how to approach the topic. He stayed silent, rubbing circles on her thigh, letting her take her time. He wasn't going to let it go, so she had to tell him.
And then, all of it came out. She told him of how her mother had always wanted her to be perfect, and not being skinny was unacceptable. And so, in order to please her mother, she started eating less and less, eventually resorting to throwing up anything she ate.
"But your mother passed years ago. Why did you not stop?" He questioned gently, now sitting next to her.
She shook her head. "She had planted the image of perfection in my mind. If someone was not skinny, it took away from their beauty. I became obsessed with perfection. Or atleast what I thought was perfection.
"Whenever I looked at Mor, I would want to be perfect. And then, Feyre and her sisters came along. It worsened my obsession with being skinny."
"What are you saying?"
"They are just so damn beautiful. They have great figure, and even when they were mortal, they could have rivaled many fae females. And I want to be like them. Perfect. Someone who you could love. Someone worthy."
"No. Love, please don't think like that. I'm sorry you had to go through that, but you're beautiful as you are. I couldn't care less about your figure. I would love you no matter what."
Tears ran down his face as he said those words, and she instantly felt bad. She buried her face in his neck, trying to stop the tears.
"I'm sorry."
"What for? There is nothing you should be sorry about."
They stayed that way for quite some time, with him rubbing her back and constantly murmuring about how perfect she was and how she didn't need to do this. She sobbed into his chest, the guilt eating at her.
"Stop. Stop, don't feel guilty about it." She realised he could feel her emotions through the bond.
"Love? I suggest we go to Madja. She would know how to help."
"I don't need help." She mumbled, pulling away from him and clutching her knees to her chest.
"Y/n, darling, please..." When she again shook her head, he paused. Then, as if coming up with an idea, he spoke again. "How about we make a deal?"
"What deal?" She asked quietly.
"We go to Madja, and you follow her instructions and try to get better. In return, at the end of every week, I'll do anything you say."
She thought about it. She knew what she was doing was unhealthy, and she did want to get better. If not for herself, then for Azriel. Which was messed up, considering she should be doing this for herself. But this could be a start.
"Anything?" She whispered.
He grinned. "Anything."
"So if I tell you to wear a chicken costume and go out onto the streets and squawk around for the whole day, you'll do it?"
A blush rose to his cheeks, knowing how embarrassed he would be, but he leaned closer. "If that is what it takes."
She blushed, leaning back, but he followed her until their noses bumped. He pecked her lips once, twice, before resting his forehead on hers. "I'll do anything to make you happy."
She smiled.
If he was ready to do anything for her, even wear a chicken costume for her, to help her, then she'll be damned if she became a barrier stopping him from his goal.
"And, if you don't eat in a healthy way, you'll have no energy. And you need that for when we eventually accept the bond."
She stared at him for a moment, wondering what the hell he meant. But when she realised, she stood, sputtering, her face a burning mess. He grinned cockily, leaning back as his hands came to rest behind his head, his legs spread.
"I mean, it'll go on for a week at the least, maybe even a month. More than that, if all goes to plan. So, what do you say?"
She nodded, fighting the smile threatening to overtake her face. "Okay, I'll go." She sat back down, snuggling into his side.
He kissed her head, wrapping his arms and wings around her. "Love? I just want you to know that you don't need to hurry. Take it at your pace. Don't worry about anything else. I'll be there for you in this journey, every step of the way. And when you finally come out on the other side, I'll be waiting for you. I'll always wait for you."
She smiled. She knew it was true.
He would be there for her, no matter what.
And her situation didn't seem so bad, now that he was with her.
Summary: Marriage had always been something sacred to little Y/n, something dream like, where her husband would come and whisk her away to a fairyland. At least, that's what she had always thought.
All her dreams would be shattered.
But maybe she can salvage them?
â˘âââŚâââ˘
A/n: yeah soo... I think I have some kind of obsession with this trope. And I have never ever seen any azriel x reader forced marriage fics, so I decided to write one myself. But I could be wrong and there are fics out there that I haven't seen, in which case, please let me know about them. (Also, because we do not know who azzie's father was and if he was a camp Lord, for the sake of this fic, lets pretend that he was, indeed, a camp lord.)
Tw: Forced marriage, none more that I can think of, so please let me know if I need to add anything.
â˘âđââ˘
Y/n poured the imaginary tea in the cups set on the low table in front of her, talking to Mister Fluffkins about the weather. He was her daughter's husband, or she pretended that he was. Her daughter, Alisa, was her favourite doll, who was going to be married today.
"I hope there was no troubles while on the way here?" She asked as she set down the teacup and turned towards her other toys.
Before Mister Fluffkins could answer though, Y/n's mother walked in, crouching in front of Y/n, smiling.
"What are you doing?"
"I was just asking Mister Fluffkins about his travels today. Do you want some tea?"
"No dear. I just wanted to tell you that a friend of father is coming here today with his son. I want you to try and become his friend, as he has none. Okay?"
"Okay mother." The little girl turned away and settled down opposite her to be son in law, sipping her imaginary tea. Excited that she'll be making a new friend today. Maybe he can play with her. He could be Alisa's father, and they would be one big and happy family.
As little Y/n was busy musing about her new friend, she lost track of time, and soon they had arrived. The door opened once again and her mother stepped inside, Y/n stood. A small boy, probably her age or older, stepped in behind her, his hands clasped together nervously. His eyes flitted around the room, his hair dishevelled and messy. He looked too thin to be healthy.
Y/n mother nudged him forward, and he hesitantly took a step forward. Then another and another.
"I'm Y/n. What is your name?" She asked when he was standing in front of her.
"Azâ Azriel."
"Let's be friends." She said, before practically shoving him in the chair next to Mister Fluffkins and pouring him some tea. "It's tea. Drink, you'll like it."
He blinked. "There's nothing there."
"Obviously. We're playing, I can't use real tea."
Her mother had laughed, walking away. It took some time for Azriel to get accustomed to playing with her, but when he did, he enjoyed it, cherishing this rare moment of happiness. And though he was quite odd, saying he had never played anything in his life, Y/n didn't mind.
But then both of their father's stepped in, as if in a hurry. Azriel's father yelled at him to be quick and clasp her hand, and Y/n decided she didn't like this man. He was too loud.
Y/n's father was looking sadly at her when the bad man told him to make haste. They made Y/n and Azriel hold hands, guiding them through it.
"Listen girl, I want you to say I agree to everything he says, understand?" Y/n nodded, afraid of his father. "Now," he began saying to Azriel, "repeat after me. I will marry you, when I see you after we come of age. Say it." Azriel looked scared, but repeated nonetheless. And she mumbled a I agree after him before a pain shot down her left ring finger and she wrenched it from Azriel's grasp, tears pooling in her eyes. At that exact moment, the door slammed open and her mother stumbled in, gasping and clutching at her head.
"No..." She stared at her husband angrily with tears in her eyes.
Y/n didn't understand, but it wasn't as if she could question the adults. Because, even though her father didn't hate her, he didn't like her very much either, hitting her whenever she got too loud. But he wasn't bad, atleast Y/n didn't think so.
Maybe when her older siblings came home from school, she would ask them about it.
â˘âđââ˘
As she stared at the rain droplets pelting the window of her room, Y/n couldn't stop thinking about that day. It had been almost five centuries since then.
Asking her siblings about it had yielded no information, after all, they were kids too.
But now she knew.
Azriel's father had fame and control over the camp they had once lived in. Her father wanted to be in the good graces of the Lord and also the recently vacated position of the second most powerful person, the camp Lord's second in command. Azriel's father was giving Y/n's father what he wanted in exchange for her marriage to his bastard son.
Who had run away.
But she couldn't fault him for that, knowing what his father was like. She knew Azriel fairly well, considering she met him a few more times after the day they had been promised to each other. The last time they met, he had finally told Y/n that his father kept him in a dungeon. Then he left. They could have been called friends once, but now, Y/n didn't even know if he was alive or rotting somewhere. But, even after all these centuries, Y/n still cares for that tiny, skinny, timid boy with disheveled hair, who would get extremely happy if provided with one small act of kindness.
But she also couldn't stop the tiny kernel of resentment that bloomed in her, because, after he had run away, his father had decided that he no longer wanted to share the power when he wasn't getting anything out of it, kicking their family out of the camp. Her father had gone nearly crazy.
Her sister, Velda, had been in a similar situation as Y/n, having been forced to marry one of the more prized warriors. But she didn't have to make a promise for it, as the warrior wanted to marry her. Y/n had been forced to promise herself to Azriel because his father somehow knew that he couldn't marry Azriel forcefully.
She would have been married too, if not for the mark on the second last finger of her left hand, encircling it like a ring. Every day she woke up with a pot of dead and hope in her stomach. Dread, for if Azriel came to take her, she would be forced to marry him, but if he didn't, she'd have to ensure her father's taunts, as if it was somehow her fault Azriel escaped. Those taunts, which had increased since her mother's death, haunted her at night.
Hope, for if he came, maybe she'll be able to have the life she always dreamed of, and that Azriel would still be the boy she had befriended. And if he didn't, she won't have to leave.
Her father had waited all these years in hopes that Azriel would come to get his bride. But he was tired of waiting, it seemed. And so, today, she and her father they would be visiting Hewn City, in his hopes that the High Lord could find her husband.
â˘âđââ˘
The Hewn City was hauntingly beautiful. That's all Y/n could describe it as.
They were waiting on the side, her father conversing with someone named Keir while she stared at everything she could get her sights on in awe.
The doors to the court room suddenly opened, everyone falling silent as the High Lord and the Lady, with the little heir in her arms, walked in, with their Inner Circle, as they were called. Y/n kept her eyes downcast, hiding behind her father. Her neck prickles, as if someone was staring at her, but it wasn't something she was unfamiliar with.
Soon, everyone dropped to their knees, rising when the High Lord commanded. After a few people conversed with him, her father stepped forward, her following, still staring at the ground. He bowed, and she curtsied.
But then, when a shiver wound down her spine, she lifted her eyes.
She had to take a step back, her jaw dropping.
Because, staring at her were wide, hazel eyes.
She stared and stared, hoping she was dreaming and hoping that she wasn't. Because those eyes, she would never forget.
Azriel.
Her father bowed, turning away, and she shook her head at Azriel, slightly. He dipped his chin and looked away.
But when Y/n tried to step away, a sharp pain shot through her chest and left hand, a scream tearing from her throat. She fell to her knees, gasping and clutching her hand to her chest. One glance at the dais told her that Azriel had fallen to his knees as well, and everyone was silent, looking between the two of them.
She looked at her father, the confusion in his eyes clearing and a wicked smile blooming on his face.
Hi! Today I got a navel piercing and I couldn't help but wonder how the Bat-boys (especially Az, I don't have preferences, nooo) would react to their SO reader getting a piercing and if they'd also get one (even in an AU), and since I love the way you write, I wondered whether you'd be ok with writing something with this prompt, if it isn't a problem. I apologise if my English isn't perfect, but it isn't my first language đ
Batboys reacting to you getting a piercing | Modern!AU
warnings: a bit suggestive and a lot of fluff <3
words count: 1042
author's note: i loved this req!!! first time writing for rhys and cass yayyy <3 and you don't need to apologize sweetheart, you're english is good :)
Rhysand
You were getting a nose piercing
Youâve been wanting to do it for a long time, and now you finally had the courage to
But you didnât tell your boyfriend though
And your anxiousness was eating you alive
Will he like it? Is this change too much?
Thereâs no way back when you attend your appointment
The body piercer was lovely and calmed you down a bit
She kept saying that the jewel will suit you really well, and the most important was for you to like it
And you DID
Instant self esteem boost
You go to your apartment and get ready to meet Rhys
It was 'movie at home' day, the best way to spend the rest of friday.
"Darling? I brought the soda." Rhysand says once he got into the apartment.
"I'm in the kitchen!" You answered.
Back towards the entrance. You were concentrating on making guacamole and nachos, Rhys said he was craving Mexican food. You felt his arms circle your waist, head resting on your right shoulder.
"That looks delicious."
"Well, I hope it tastes as good as it looks." You both laugh.
"You're not looking at me, and haven't kissed me yet. Are you mad at something?" His voice is low, almost whispering. His thumbs caressing the skin in your waist softly.
"No!..." You laugh it off. "I was just concentrating on doing the food, I'm sorry."Â
You turn around to face him. Your cheeks are already red from your nervousness, excited to see his reaction when he realizes the small change on your face.
"DarlingâŚ" Rhys hands go to cup your face, lifting it so you could be eyes to eyes with him. "And I thought you couldn't be more beautiful."
His lips met yours softly, careful so his nose didn't bump yours.
"You liked it?"
"You liked it?" He asked and you nodded your head. "My only complaint is not being able to kiss you furiously right now."
âWell, you can kiss me gently.â You circle your arms around his neck.
âAnd Iâll do it the whole night, darling.â
Cassian
When you first thought of getting the piercing you already talked to him
He loved the idea
Even more where the piercing was going
You made an appointment and asked him to come with you
His hands was caressing your the whole time to give you comfort
And he kept saying how gorgeous you will look with it
We all know Cassian is a breast man and no one can change my mind
So when you suggested a nipple piercing he gone feralÂ
He's doing everything in his power so you don't change your mind
He was more excited than you to see the results
"Cass, what if it hurts really bad?" You were anxious, never been really good at dealing with pain.
"It will probably hurt, my love. But you've been wanting it for a long timeâ He lands a kiss on the side of your head.
âYouâre more excited than me, arenât you?â You give him a side eye.
âMaybe. But thatâs because youâre gonna look so pretty! Like, theyâre already so pretty. But with the piercings? Gonna be another level of sexyness.â
You laugh at him, feeling so lucky to have such a supportive boyfriend.
The pain was less than you expected and the body piercer was really sweet to you the whole process. It was a woman, so Cassian didn't freak out with a man touching your body.
Both of you were already in the car going home, thinking about what to do for the rest of the day.
âI have to be careful now, huh?â He said looking at you in the red light.
âYes baby, no feeding to you.â You mock him rolling your eyes.
âYou know the best part of this?â He asks not looking at you, but with a smirk already in his lips. âYouâll be on top for quite some time.â
âThatâs the best part? Not your girlfriend having prettier breasts for the rest of her life?â
âOh my love, I thought about a lot of bestest parts. But I wonât be able to demonstrate any of them since those two are fully recovered.â
Azriel
Azriel is a man who worships his lover's body. Anyone is opposite to that??
Taking that into consideration. Anything you change he will love
If itâs in a place he can see it frequently? Head over heels
He made you know how bad he likes your body since the beginning of the relationship
So when you decided to do the navel piercing you were sure he would love it
When you go to your appointment, you already told him you were doing something
But didnât told him what
So when you meet him later for a date itâs gonna be a big surprise
You see his broad shoulders once you step into the theater. There was a new movie out that both of you planned to watch since the first teaser.
With his back turned to you he didnât see you approaching, only seeing you when you went to kiss his lips. His arms went to your back to press you against his chest like he does every time, but you stopped him.
âNot in the mood for PDA?â He asks you a bit worried.
âNo! Itâs just that itâs still hurting a little bit, so Iâm trying to not put pressure on it.â
âWhatâs hurting? Are you hurt?â He put himself apart from you, scanning your body for any bruises.
Then he sees the delicate jewel on the top of your belly button, and his face lights up with a smile. Both of his hands go straight to your waists, like heâs holding the frame of a masterpiece.
âSweetheart, that looks amazing! Thatâs what you were doing earlier?â
âYes. I decided to make a surprise, did you like it? Iâll be only wearing crop tops for a while.â You said looking up at him, but his eyes fixed in your stomach.
âI loved it! You look so pretty. So that means no chocolate for tonightâs movie?â His eyes moved to look at yours, his thumbs gently caressing your exposed skin.
"Unfortunately. But we still can have ice cream!âÂ
Ora avrò la gente addosso, voglio provare ad andare contro il pensiero comune.
Ultimamente si parla molto di catcalling, molestie verbali da parte di uomini, che stanno venendo demonizzati a non finire, ma avete mai letto i commenti sotto i post di, ad esempio, Damiano Carrara (il pasticcere) o Damiano dei Maneskin? (coincidenza dei nomi, wow!)
Spesso e volentieri leggo cose tipo: "TI PREGO INGRAVIDAMI, TI SPOSEREI SUBITO, TI VOGLIO NEL MIO LETTO" e altre cose del genere. Ora, mettiamo caso che i due Damiano fossero delle Damiana ed i commenti fossero da parte di uomini; si scatenerebbe l'inferno.
Ma nella situazione attuale non si dice nulla... PerchĂŠ?
E guardate bene, anche io ho ricevuto catcalling, l'ultima volta addirittura da un gruppo di non solo ragazzi, ma anche ragazze! Anzi, soprattutto ragazze! Come la mettiamo?
Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
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PerchÊ la gente è cosÏ opportunista? Ti fanno credere di essere tanto amici vostri, quando poi non vi considerano per mesi interi e un giorno, cosÏ all'improvviso, ti scrivono chiedendoti un favore. E fin qui, ok.
Poi passano altri mesi in cui non si fanno sentire, e ti chiedono un altro favore e un altro e ancora! Finisce che poi diventi la loro fonte di favori e loro non muovono neanche un dito.
Dovrei iniziare ad eliminare queste amicizie tossiche...
Siamo di nuovo al momento in cui credevi di avere diversi veri amici, per poi trovarti praticamente solo/a.
Con te rimane praticamente una sola persona.
Tutti gli altri se ne sono lentamente andati, uno dopo l'altro.
Gente con cui hai condiviso anni della tua vita, aggiornandole giorno per giorno, ora per ora di quello che stai vivendo; gente con cui hai parlato di tutto, segreti, paure... Tutto.
Per poi non averle piĂš lĂŹ con te.
Erano persone con cui ti scambiavi frasi del tipo: "Io ci sarò sempre per te, lo sai", "Puoi sempre fidarti di me", "Non ti lascerò mai".
Quei sempre e quei mai non valgono nulla. Anche se sul momento sembra che significano tutto, in realtĂ non significano nulla.
PerchĂŠ come dice la canzone, sono solo parole.
E fa ancora piĂš male quando, prima di incontrare queste persone, eri giĂ solo/a come un cane, appena le conosci ti senti rinato/a, ti senti come se non fossi piĂš abbandonato/a dal mondo intero... E poi vieni nuovamente scordato/a da tutti...
Ed è una cosa che lentamente ti uccide dentro...
E loro non capiscono. Non sanno. Non hanno idea di ciò che stai sopportando per loro...