Gli auguri di Capodanno (una tradizione, almeno per me)
A Natale non mi scomodo. Se arrivano degli auguri li ricambio volentieri, ma non li faccio, né li cerco. A Capodanno, invece, la storia è diversa. Capodanno è l’unico momento in cui sento il bisogno di scrivere io per primo alle persone a cui voglio davvero bene (oltre ai compleanni che, per sicurezza, tengo religiosamente segnati sul calendario: della memoria mi fido, ma solo fino a un certo punto).
Nella rubrica del telefono ho una lista a parte. Poche persone, scelte con cura. Serve a trovarle subito, senza perdermi tra contatti di lavoro, numeri utili e conoscenze stratificate negli anni. È una lista dinamica, che cambia nel tempo: qualcuno entra, qualcuno esce. Non è una questione di frequenza, ma di sostanza; non conta quante volte ci si scrive durante l’anno, conta cosa ci si è dati, quanto bene c’è stato, quanta verità, quanta strada fatta insieme e quanta ancora se ne vorrebbe fare.
Entrarci non è semplice, e nemmeno uscirne, ma succede, e anche quest’anno qualcuno ha lasciato il posto che occupava, perché ci sono rapporti che, a guardarli bene, a volte finiscono per svuotarsi senza fare rumore.
C’è chi ti scrive solo per venderti qualcosa: spettacoli, progetti, iniziative, sogni confezionati in serie e spediti in massa; messaggi educati, impersonali, industriali. No, grazie. Non verrò a riempire una poltrona vuota per gonfiare un ego già abbastanza affamato, soprattutto se per mesi non ti è nemmeno venuto in mente di chiedermi come sto.
Poi ci sono i “prima o poi dobbiamo vederci”, ripetuti come un mantra che non porta mai a nulla. Frasi buone solo a sentirsi a posto con la coscienza, senza alcuna intenzione reale di trasformarle in fatti.
Ci sono quelli che visualizzano e non rispondono. Una volta può capitare, due, si perdona, ma alla terza diventa una scelta, e le scelte raccontano molto più dei silenzi.
E infine ci sono i peggiori: quelli che ti cercano finché servi, e spariscono appena non servi più. Rapporti a consumo, amicizie a tempo determinato, senza nemmeno la decenza di un saluto finale.
Anche quest’anno gli auguri di Capodanno sono partiti. Alcuni sono stati un abbraccio in più a chi sento già spesso, altri sono stati una sorpresa bellissima: persone che non sentivo da tempo, ma con cui è bastato un messaggio per ritrovarsi esattamente dove ci si era lasciati, perché le amicizie vere funzionano così: il tempo passa, ma non scava la distanza.
Le amicizie autentiche sono una delle poche cose che danno davvero valore alla vita. Quelle di comodo le lascio volentieri a chi non può permettersi di meglio. La storia insegna che i palazzi costruiti sull’apparenza prima o poi crollano: Versailles non è un luogo, ma uno stato dell'anima.
Magari anche tu, se puoi, oggi o quando sarà, prenditi un minuto per scrivere a qualcuno a cui hai voluto bene, anche se è passato tanto tempo, anche se non sai da dove cominciare. Le persone che contano davvero sono poche, tienitele strette. Tutto il resto è rumore.