Tu non sei mai furbo, sei il più fesso di tutti. O, per parità di genere, tu non sei mai furba, sei la più fessa di tutte. In questo momento, in ogni momento, c’è sempre qualcosa d’importante che ti sta sfuggendo.
‘Fanservice’ è un termine idiota, ma usiamolo per comodità. Il fanservice, il puro gratuito, l’ammicco erotico o quant'altro allo spettatore, assolve a una funzione narrativa che va al dilà dell’aggancio pulsionale: crea il contrasto che ne seguirà, senza darne un preavviso o un’aspettativa. Farti rilassare, o farti ridere, o farti eccitare, e poi colpirti allo stomaco. Questa meccanica è presente, tanto per dire, anche nella Bibbia (Giobbe e il Qohélet stanno lì a testimoniarlo nel canone): il pensiero ebraico si nutre di forti contrasti, del passaggio da un estremo all’altro, senza mediazione, irrimediabilmente. Venerano Dio e lo mettono sotto accusa, ad esempio. Per noi figli di Aristotele, Hegel e dell’edipismo di Freud la cosa è straniante. Come si osa passare da un termine all’altro senza gradualità; quando a furia di aggiungere ciottoli i sassi diventano un mucchio di sassi? Chi si scandalizza per le mutandine in un anime ha un’ontologia difettata: desidera che si arrivi a vederle, non che si vedano all’improvviso. Non vuole le mutandine, vuole il processo. Perciò se il processo non c’è, inizia il suo processo: quello della colpa, che ristabilisce il prima e il dopo, il prima e il poi. Il termine opposto è reintegrato dilà dall’arte, cioè vien preso dal campo della morale. La dialettica è confermata e ha fatto un altro giro: ma poiché è una dialettica negativa, che esclude, non c’è sintesi ma solo critica. — Il fanservice libera dalla causa efficiente mostrandola come causa deficiente.
C’è una psicologia che fa correggere le tue debolezze e una psicologia che fa irrobustire la tua forza; tutte e due sono compiti infiniti. Da giovani si sceglie la prima, iscrivendola nella contabilità fallimentare del Grande Altro; sarebbe bene scegliere il legame diretto con la pulsione pura fin da subito. Accelerare la propria potenza. Preferire l’estasi della pulsione di morte alla nevrosi del guardare le proprie ferite, ripararle, consumare altra terapia.
Occorre essere forti non per proteggere sé stessi. Solo i deboli proteggono loro stessi, in una quarantena permanente dell’anima. La forza ascolta chi chiede aiuto, e tutti possono chiedere aiuto — compresi i forti. Il debole non dice “aiutami” —; dice: “muori”.












