29 maggio 2016, il “gran giorno”: il Lugano Calcio in finale di Coppa Svizzera. Qualche dato statistico e storico.
Nella sua storia, il Lugano ha disputato otto finali di Coppa Svizzera. Gli anni sono il 1931, 1943, 1952, 1968, 1971, 1992, 1993 e 2016. Sono tre le finali vinte, per cinque sconfitte. La vittoria più roboante fu quella del 1993 (4-1 al Grasshippers), mentre la sconfitta più ampia può essere considerata il 3-1 contro il Lucerna del 1992: altre due volte il Lugano ha perso per 2-0 (1943 e 1971). Nell’atto conclusivo il Lugano ha segnato in totale 10 gol e ne ha subiti 13, e in tre finali il Lugano non è riuscito a bucare la rete avversaria. Per due volte la finale si è conclusa ai tempi supplementari, con una vittoria ed una sconfitta bianconera, mentre mai è stata affrontata una sessione di calci di rigore per attribuire il trofeo.
1931: il Lugano gioca la sua prima finale. La partita si svolge al Campo Marzio di Lugano, l’avversario è il Grasshoppers di Zurigo.
L'avversario più frequente è il Grasshoppers, con ben quattro finali giocate contro, il che corrisponde alla metà delle finali disputate. Il bilancio è di due vittorie a testa (1931 e 1993 per il Lugano, 1943 e 1952 per gli zurighesi). Gli altri quattro avversari sono stati Winterthur, Servette, Lucerna e Zurigo. Il Lugano non ha mai giocato la finale militando in LNB, mentre ha incontrato il Winterthur che militava nella serie cadetta, ed il Lucerna e lo Zurigo quando le due compagini erano state appena retrocesse. I migliori marcatori bianconeri, con due gol nelle finali, sono Nestor Subiat (doppietta nel 1993) e Paulo Andrioli (un gol nel 1992 e un gol nel 1993). Per i giocatori più presenti, sono diversi i calciatori che hanno disputato due finali di coppa coi colori bianconeri: nessuno ha tre presenze.
Maglia per la finale del 1992, con la Coppa raffigurata.
Una curiosità cromatica: in sei finali il Lugano indossava la prima maglia nera, ed è con questa maglia che ha ottenuto le sue tre Coppe. Mentre per due volte ha indossato la maglia “bianca”, nel 1992 e nel 2016, uscendo in ambedue i casi sconfitto da una squadra appena retrocessa.
Di seguito, i tabellini con le otto finali disputate dal Lugano:
15 aprile 1968: il capitano Adriano Coduri ritira il trofeo dal Consigliere Federale Nello Celio. È la seconda Coppa per il Lugano, vinta da una squadra composta in gran parte da giocatori ticinesi.
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Super League svizzera. FC Lugano, il 2-2 di Lucerna.
Il Lugano torna da Lucerna con qualche incentivo in più e qualche rammarico che mai come questa volta si ha la sensazione che sia di troppo. Infatti, gli sproni della vigilia di Zeman e Rey avevano indicato come esigenze, oltre ai punti, la concretezza in zona gol e maggior carattere, concentrazione e spirito vincente. Obiettivi in parte ragguinti, in una partita che si era pure messa bene col vantaggio mantenuto fino a metà secondo tempo con una prova convincente e solida sui piani del gioco e dell’aggressività, ma che poi stava per scappare di mano coll’1-2 lucernese. Il pareggio al 93’ dimostra comunque che il carattere e la rabbia non mancano al Lugano, ma come al solito i limiti di concentrazione costano gol e rischiano sempre di affossare tutto il buono fatto.
I bianconeri hanno mostrato evidenti progressi rispetto alle ultime uscite. Rey e Zeman avevano caricato la gara e promesso migliorie, e così è stato ma con qualche macchia. La concentrazione difetta ancora un po’. Per quasi tutto il primo tempo il Lugano è stato concentrato, abile nel recupero palla e nel temporeggiamento, e con una costante aggressività in difesa, e finalmente movimenti sincronizzati e vicinanza nei duelli. Il Lucerna è stato così spuntato dai bianconeri ed ha dovuto pazientare. Ma attenzione alle sbavature, difatti una perdita di marcatura poteva costare il primo gol del Lucerna al loro primo affondo. Globalmente, i bianconeri sono stati abili a chiudere i varchi al portatore di palla, e ad essere vicini all’uomo avversario quando questo doveva ricevere un passaggio in area che lo avrebbe portato al tiro. Nella propria area, il Lugano si è finalmente dimostrato efficace nel proteggere la sua porta. Il vantaggio di Rossini non è stato demeritato, ed il Lugano si è poi fatto sotto con altre due occasioni clamorose salvate dal portiere lucernese Zibung e dal palo.
Da notare che a centrocampo Crnigoj si è dimostrato meno corsaiolo rispetto a Rey, ma ha decisamente portato più tasso tecnico, palleggio e percussione offensiva. Il centrocampo del Luganosi è potuto giovare di un maggiore capacità in palleggio. Il contesto rimane smepre quello dei classici movimenti offensivi oramai automatizzazi, coi terzini alti, gli attaccanti nelle immediatezze dell’area. Ed in tutto ciò, l’incrementato numero di duelli uno contro uno, con dribbling e accelerazioni a strappare le linee avversarie (Bottani, Crnigoj), così come i maggiori tentativi di cambi di gioco e lanci (Piccinocchi) hanno ampliato le mosse disponibili per la manovra. È stato, senza dubbio, il Lugano più completo nelle due fasi visto sinora, globalmente maturo e senza paure.
Il gol di Culina e la fase d’attacco : i luganesi in posizione di punta si portano dietro i difensori lucenresi, lasciando spazio a Culina o suggerendogli il passaggio. I terzini accompagnano l’azione
Purtroppo rimangono le solite amnesie dietro, che sono costate quasi sicuramente due punti. Sui gol lucenresi, infatti, sono mancate quelle due componenti che hanno impedito i pericoli nel primo tempo: aggressività e vicinanza al portatore avversario nei dintorni della propria area, e la marcatura a centro area in caso di palla data all’attaccante. Sono due errori in pochi secondi, nella cosidetta zona di verità, che lasciano campo libero alle giocate avversarie. In più un errore del portiere Russo è costato il pareggio. Il Lucerna non si è fatto pregare, ed i bianconeri si sono scorati. E qui è venuto fuori un gran carattere da parte del Lugano, e la dimostrazione che la squadra, in fondo, c’è e ci crede. Zeman inserisce due combattenti come Rey e Padalino che suonano la carica portando corsa ed arrembaggio. E Culina segna su un tipo di giocata che a Zeman non piace: il tiro da fuori area..
Il 2-1 del Lucerna : crossatori liberi, Schneuwly smarcato. Errori-chiave in zona-verità.
I numeri confortano l’interpretazione di un Lugano pienamente all’altezza della partita e dei ritmi di gioco: i tiri sono stati 17 a 13 per i bianconeri, ma soli 5 pervenuti in porta sembrano ancora pochini. Il possesso palla è stato di 53%-47% a favore dei lucernesi (statistiche: match-center su sfl.ch).
Il Lugano ha finalmente quindi evidenziato quei progressi che erano necessari per tenere il confronto in Serie A e giocarsela, da un punto di vista di convinzione, concentrazione ed aggressività. In più, percussioni individuali e lanci del regista sono andati ad ampliare le opzioni di gioco a disposizione. Purtroppo le deconcentrazioni ed i cali di tensione permangono ancora, e possono costare caro. Ma poi, un altro segno positivo è stata la reazione mentale che ha portato al pareggio, anche attraverso i cambi coi quali il tecnico ha fatto capire di non voler mollare. Pian piano, quindi, Zeman sta riuscendo a trovare equilibri e a dare consistenza al gioco, plasmando i suoi uomini. L’arrivo in forma di alcuni giocatori, inoltre, permette di aggiungere maggior qualità alla squadra. A questo punto, dopo 11 giornate, sembra che una quadratura sia emersa. Considerando tutto questo, prendere decisioni tecniche pressoché definitive e puntare su una formazione-tipo darebbe anche stabilità, maggior fiducia e permetterebbe da qui a fine anno di prendere con continuità punti importanti.
Calcio, Super League svizzera: Lugano a Lucerna, work for progress.
L’undicesima giornata di campionato vedrà di scena il Lugano a Lucerna. Sarà una gara particolarmente importante, a detta dell’ambiente bianconero stesso. Mister Zeman e capitan Rey hanno particolarmente sottolineato nella vigilia la necessità di fare progressi per portare a casa un risultato e lasciare l’ultimo posto in classifica. Se il tecnico ha ammesso che il Lugano ha problemi ed insufficienze, lui e Rey hanno altresì sottolineato il lavoro svolto per migliorare. In sostanza, le loro dichiarazioni lasciano intendere l’importanza che danno a questa partita.
Parso meno smagliante e brillante nelle ultime gare, il Lugano ha lavorato in allenamento per erodere alcuni difetti cronici, con una grossa parte del lavoro svolto dedicata alla fase offensiva. L’obiettivo è chiaramente quello di migliorare la concretizazzione delle occasioni create, aspeto che finora ha penalizzato molto il Lugano. Sono stati effettuati, in allenamento, esercizi di avvicinamento alla porta avversaria e di conclusioni a rete. In conferenza stampa Zeman ha anche fatto intendere di volere più cattiveria agonistica e più spirito di competizione da parte della squadra, ed ecco quindi che sono stati effettuati anche esercizi di possesso palla su campo ridotto. Questo sicuramente per avere una squadra con maggiore intensità, con corollario di concentrazione e cattiveria, ed implicita fiducia nei propri mezzi: in effetti, su un campo ridotto c’è meno spazio di gioco, quindi tutto è più concentrato e intenso, si ha subito un avversario addosso o si è subito su un avversario quando non si è in possesso, c’è meno tempo per trovare soluzioni. Sono quindi esercizi fisicamente e mentalmente molto provanti. E non c’è da nascondere che questi aspetti destano particolare interesse, in effetti nelle sue ultime uscite il Lugano era parso più schiacciato, meno capace di fare gioco e meno fiducioso. Questa è stata quindi la ricetta di Zeman volta a ribadire il suo credo: è con un gioco d’attacco e con ua squadra aggressiva che vuole raggiungere i risultati.
Il Lugano non avrà a disposizione Tosetti, Djuric e Susnjar, non convocati per infortuni e relativo recupero. Con l’addio di Lombardi, il posto nel tridente offensivo vedrà sicuramente l’entrata in pianta stabile di Donis, autore negli ultimi tempi di pregevoli entrate in partita e di un gol a Basilea. Strasicuro Bottani, il dubbio potrà essere tra un Rossini che potrebbe avere un ultima chance e un Josipovic che scalpita. Il centrocampo dovrebbe vedere Piccinocchi e Sabbatini confermati, ed un ballottaggio tra Rey e Crnigoj. La difesa non dovrebbe cambiare rispetto a Basilea. Sarà curioso ed importante di vedere con che atteggiamento entrerà in campo e giocherà il Lugano: importante sarà la personalità nell’affrontare una squadra esperta e nel gestire le fasi di gioco e le transizioni.
Il Lucerna giocherà senza la sua punta di diamante Lezcano, capocannoniere del campionato, che sconta una lunga squalifica disciplinare. Ma il collettivo rimane solido. Velocità e concretezza sono le armi migliori degli svizzerocentrali, con passaggi filtranti, combinazioni di prima e cross dalla trequarti. È un calcio fatto di mosse semplici, ma lineari e molto precise. E in zona gol grande concretezza, con l’esperto Marco Schneuwly ed il neoarivato Yesil, giovane tedesco, autore del gol-vittoria nell’ultima gara contro lo Zurigo. Atleticamente il Lugano non può reggere il confronto, e le soluzioni per non correre pericoli potranno venire da un pressing organizzato, aggressività nei duelli ed intercettazioni di passaggi per far subito ripartire l’azione.
All’undicesima giornata, per il Lugano è quindi necessario un cambio di rotta sia a livello di accumulo di punti che di atteggiamento e di prestazioni sul campo. Il campionato arriva ad un punto dove le gerarchie si delineano e la classifica inizia ad allungarsi, ed in coda è rimasto un gruppetto di quattro squadre a 7 e 9 punti. Perdere troppi punti ora potrebbe obbligare i bianconeri a fare da nseguitori e questo si rivelerebbe, alla resa dei conti, fatale. Non si può negare quindi che questa gara a Lucerna sarà interessante per rendersi conto dei progressi della squadra, sia tecnici (zona gol) che mentali (concentrazione e convinzione), e per avere un idea più precisa sulle possibilità che ha il Lugano di agguantare la salvezza.