Quante volte vi è capitato di essere in un punto della vostra vita in cui pioveva e non avevate modo di ripararvi, nemmeno con un misero ombrello? Ecco, questo è il modo in cui mi sento da tutta la vita perché io, senza ombrello, ho vissuto sin dal primo giorno e, non importa quanti temporali o semplici gocce di pioggia si siano alternati, non sono mai stata una persona che scappa da essa.
Ricordo perfettamente quando la neuropsichiatra mi chiese, in quella maledetta stanza colloqui, di disegnarle una persona sotto la pioggia e, inoltre, mi chiese se, a quest'ultima, piacesse bagnarsi; fu così, che io le risposi che, non sempre le piaceva ma, ormai, la pioggia era diventata sua "amica", l'unica che potesse capire al cento per cento come si sentisse internamente e che, ammirandola quotidianamente, si era ormai invaghita del suo suono per certi versi melodioso. Indipendentemente da ciò, però, qualche volta la pioggia diventava così forte da spaventare l'omino perennemente sotto di essa, con i tuoni che quasi lo colpivano in pieno, eppure lui continuava ad ammirarla senza battere ciglio, come se fosse l'ottava meraviglia del mondo. Nonostante l'omino si bagnasse non desiderava conoscere il sole, forse perché non vi era abituato? Probabile ma, la pioggia, gli aveva donato la possibilità di provare sensazioni immense e dirompenti e, forse, per stare meglio con essa e imparare e non esserne talvolta spaventato, aveva soltanto bisogno di costituirsi un ombrello. Quest'ultima, non era di certo una cosa semplice ma nemmeno impossibile e, forse, avrebbe potuto aiutare l'omino in quei momenti di terrore della propria pioggia a imparare invece a danzare sotto di essa, senza lasciarsi intimorire da quanto fosse più grande di lui. Vorrei anche io, un giorno, arrivare a costruirmi un ombrello per la mia pioggia, la quale, fino ad ora, non ha fatto altro che inondarmi; vorrei anche io, un giorno, poterla abbracciare e dirle che mi dispiace per tutte le volte che si sia sentita così ma vorrei anche poterle dire che non mi fa più paura e che, insieme al mio omino immaginario, sto danzando sotto di essa.















