Life's good till you try to write about it
- A.
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- A.

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Quando vivi due vite allo stesso tempo, nessuna delle quali è necessariamente quella reale e l'altra immaginaria, succede di ritrovarsi catapultati in una situazione di non-vita, di transito, tra l'una e l'altra. Come quando l'identità del super eroe viene rivelata, lo studente è beccato mentre copia, l'amante sale sul treno per tornare alla vita di sempre.
- A.
Con te ho voluto essere la persona che avrei sempre voluto essere. Ho scelto i modi, ho scelto le parole ed i toni, i gesti, i modi di fare, gli interessi e i disgusti, la risata e lo sguardo sbieco che ogni tanto ti mando quando scherzi riguardo alle altre. Con te ho voluto essere la persona che avrei sempre voluto essere, e sorprendentemente mi sono trovata ad essere la persona che già sono. Per questo, e mille altri motivi ancora, so che scegliendo te, scoprendo te, amando te, non faccio altro che scegliere me, scoprire me, amare me.
A.
Sei la terra. La terra sporca, la terra arida e secca, la terra che nessuno coltiva, a parte me. Sei la terra, e sei anche l'aratro e la zappa. Sei la forza lavoro, sei il sudore sulla mia fronte, sei la stanchezza seduta comoda sopra i miei muscoli. Sei la terra, sei l'aratro e la zappa, e sei anche le mie mani che stringono gli attrezzi. Le mie mani rovinate, non più curate come una volta, tagliate e coperte della polvere della tua terra. Sei la terra, sei l'aratro e la zappa, sei le mie mani che lavorano, e sei anche i semi che semino. I semi che scelgo tra mille, i semi che non so se cresceranno ma che pianto comunque, i semi che mi dovranno sfamare. Sei la terra, sei l'aratro e la zappa, sei le mie mani che lavorano, i semi che semino, e sei anche la vita che spunta. Sei la vita che nasce, la vita che cresce, la vita che vive. In me.
- A.
I tramonti vanno guardati in silenzio. No, non vanno guardati, vanno sentiti. Come ogni cosa bella, sarebbe opportuno lasciare che ci trapassino, noi involucro di ossa e sangue e poco più, lasciare che impattino contro ciò che siamo e ciò che non possiamo essere. Bisogna sentire. Sentire l’anima staccarsi dal un guscio morbido del corpo a cui è attaccata, che vischioso la protegge come la pleura ed i polmoni. Ciò che si sente viene certamente da fuori, è una nube calda che ci avvolge tutt’intorno -un po’ come questa Via Lattea che nasce-. Sentire molto nitidamente l’oscurità celata in tutto questo candore. Sentire le tragedie dei popoli e le guerre, sentire l’uomo di Neandertal sacrificare prede a dèi immaginari che allora ancora non esistevano, intento a guardare lo stesso cielo che io guardo adesso. Sentire i desideri che ogni persona al mondo esprime nel veder passare una stella cadente. Sentirli tutti, tutti insieme, che quasi vengono le vertigini. Sentire i bambini in ginocchio davanti al proprio letto, pregare. Sentire le madri guardarli attraverso la porta bianca, aperta un poco. Sentire la scena cambiare, e sentire i litigi e le urla. Sentire le porte sbattere, e passi farsi lontani su un selciato che non esiste. (Nel frattempo è già notte)
A.

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Forse non è mai stato difficile andare, quanto restare. Guardare con occhi grandi e bagnati qualcuno, chiunque, allontanarsi piano in direzione opposta alla nostra. È un dolore lieve nella cava di emozioni che può essere il nostro corpo: il rumore dei passi che echeggiano in lontananza, come la pioggia sui sassi, e piano si fanno radi, come il temporale che va a bagnare altre terre. Ogni metro è un addio.
- A.
Ho bisogno di sapere se ormai sono solo un corpo arido o se quello spirito libero e frizzante soffia ancora come una brezza estiva che rende più mite l'inverno che sono. Ho bisogno di sentire. Qualsiasi cosa.
-A.
Le questioni in sospeso ci legano indissolubilmente alle persone. Sono proprio queste a spingerci, ancora, per inerzia, verso qualcuno che magari ci ha ferito. O che abbiamo ferito. Progetti utopistici, chiavi di casa dimenticate, discorsi a metà, rivelazioni d’amore e d’odio segrete, pensieri mai pronunciati per pudore o anche solo mancanza di tempo. Le questioni in sospeso ci legano indissolubilmente alle persone, lasciandoci incapaci davanti alla brillante opportunità di proseguire la nostra sottile e increspata esistenza, come un onda che frange su uno scoglio, ma in silenzio.
A.
Certi giorni vanno vissuti come un regalo. Come quello in cui trovi quello scrittore che, come te, scrive d’impulso ma d’impulso non riesce a vivere, e se ne sbatte davvero, perché manca di censura tra cervello e mano ma ha un blocco tra cervello e cuore. E scrive di vita, quella vera. Forse perché, anche lui, come te, non sa vivere se non sulla carta. - A.
Ho bisogno di incontrare qualcuno di nuovo. È fondamentale che sia qualcuno che non mi conosce, e che io non conosca lui, o lei. Qualcuno che mi racconti una storia, o due, o un bel po’. Vere, inventate. Basta che sappia raccontare bene. Io so ascoltare. Mi piacciono le storie. Qualcuno che quando poi abbia finito di raccontare, ascolti la mia di storia. Dopodiché potremmo anche stringerti la mano, da pari, e dirci “piacere”. Sarebbe davvero un piacere, quello. - A.

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Some let themselves grow as a cancer, following an insane and contorted point of view of things, trying to build up what they want to be choosing their own self just as goods on a shelf of a grocery store. Others let themselves abandon their self, drown into the cloudy being of their dreams, in a way somehow almost sweet as disarming and then, and them they strongly grip to something that surrounds them, they grip onto it with their nails. A perfume a color a place a voice a memory. Unexpected life-float. (Alcuni lasciano crescere se stessi come un cancro, appresso a una visione malata e intorpidita delle cose, cercando di costruire quello che vogliono essere, scegliendo i propri sé stessi come prodotti sugli scaffali di un supermercato. Altri si lasciano abbandonare, affogare nell'indistinta nuvolosità dei propri sogni, in un modo dolce quasi quanto disarmante e poi, e poi si aggrappano forte a qualcosa che li circonda, con le unghie. Un profumo un colore un luogo una voce un ricordo. Inaspettato salvagente.) - A.
(A long time passed by, now, but indeed I keep repeating, repeating myself, that no one will come to save me. I write and rewrite it, say and say it again, just as a prayer, and the words on the tip of my lips and fingers becomes such a fresh balsam for the wounds that I take care about, but still do not want to heal.) È passato tanto tempo, ormai, eppure continuo a ripetere, ripetermi, che non arriverà mai nessuno a salvarmi. Lo scrivo e lo riscrivo, dico e ridico,come una preghiera, e le parole sulla punta delle mie labbra e delle mie dita diventano un unguento fresco per le ferite che curo senza voler far guarire. - A.
La luce di un lampione tra le foglie di un albero intossicato che suda via la dipendenza da anidride carbonica rimbalza lenta tra le fronde scintillando illumina il petrolato di una città fantasma. La notte è una cornacchia che gracchia, cigolio di cicale e inumano inibirsi davanti a ciò che poi chiamiamo paura.
A.
{I love Venice. I love it because here, in the crowd, it is possible to be whoever one may want to be and behave in a different, unusual, soaked of a sacral secret way of which we, with awareness, smile about. I love it because here, in the crowd, it is possible to be no one, and do not behave in a whatsoever manner, but instead crawl into a strange inverted embryonal state in which all we are on the inside, and outside, disappears.} Amo Venezia. L’amo perché qui, nella folla, si può essere chiunque uno voglia e fare gesto diversi, inusuali, impregnati di un segreto sacro di cui consapevoli si sorride. L’amo perché qui, tra la folla, si può essere non essere nessuno, e non fare alcun gesto, crogiolarsi in uno strano stato embrionale inverso in cui tutto ciò che siamo all’interno, e all’esterno, scompare. A.
Ecco il segreto più grande: non occorre avere doti eccezionali per vivere una vita ecccezionale. Here it is the greatest secret: it isn't necessary to have exceptional gifts to live an exceptional life.
A.

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