10 anni di lamentele sulla vita.
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@ululatosilente
10 anni di lamentele sulla vita.

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Sto accettando di non poter essere perfetta in tutto. Accettare di sbagliare è una delle cose più difficili che impariamo a fare, ma è fondamentale per crescere.
Non posso sempre avere buoni voti, passare ogni esame, arrivare in tempo per tutto ed essere sempre disponibile per tutti. A volte bisogna solo lasciar correre e prendersi del tempo.
Non ho mai accettato di poter stare male, ma in questo momento lo sto vivendo come un sollievo dagli obblighi che mi sono autoimposta. E pian piano sto capendo che il mio ritmo non sarà mai al passo di tutti gli altri. E per quanto mi faccia stare male, penso che vada bene così.
È come pretendere di partecipare ad una gara di corsa, quando in partenza si è zoppi, e meravigliarsi di arrivare ultimi. Forse un giorno riuscirò a vedermi per come sono e a giudicarmi in un modo che metta in luce anche ciò che di buono posso portare.
Sto cercando di far uscire tutto quello che ho dentro, ma ogni volta che ci provo é dannatamente difficile.
Mi alzo la mattina, riempio le giornate di cose senza senso. Forse non c'è un vero scopo nel mio affannarmi, se non quello di tenere la mente occupata.
Poi mi fermo, ed ecco: quell'attimo di niente si insinua nella mia testa e la affolla di pensieri, che sgomitando la riempiono fino a scoppiare.
Ed é così che inizio a pensare a me stessa e a quanto io mi mi detesti. Vorrei darmi la colpa di tutto, offendermi fino a farmi piangere, ma tutto quello che riesco a fare é provocarmi una sommessa tristezza. E per quanto io mi impegni, non riesco a capire perché io mi odii così tanto.
Non so più neanche scrivere bene e questa matassa di pensieri sembra più un sacchetto di vermi che si arrotolano su loro stessi. Ragionamenti banali che anche un adolescente potrebbe scrivere.
So che non ho nulla di cui lamentarmi, ma la bestia oscura funziona così: ti prende per sfinimento e ti fa soffrire, indipendentemente da quello che stai vivendo.
E forse dovrei accettarlo, per iniziare ad uscirne. Ma mi sento solo una viziata che si piange addosso per il nulla. Mi sembra di non aver niente per cui stare male. E sminuisco ogni cosa che in passato me ne ha fatto davvero tanto.
Sono rimasta un'adolescente, traumatizzata da me stessa e dalle mie stesse paure.
Caro te.
Non esisti, oppure ci sei ma non ti ho ancora incontrato. Avevo bisogno di scriverti due parole, per sentirmi meno sola in questa notte in cui tutto sembra essere irraggiungibile.
Non ti conosco, ma mi manchi. Quando la terra sembra crollare sotto ai miei piedi non posso fare affidamento su nessuno, se non su me stessa. Perché non ci sei tu.
Sento la mancanza delle cose che non stiamo facendo insieme e del tempo che stiamo perdendo. Questo tempo non ci verrà più restituito.
Devi sbrigarti a trovarmi, perché qui fa freddo e l'inverno é arrivato un'altra volta. Non sono disposta ad aspettare ancora per molto, senza buttarmi tra le braccia di qualcun altro per colmare la solitudine. Ho bisogno del tuo calore per sciogliere le schegge di ghiaccio che mi trafiggono, prima che l'ultima goccia di sangue abbandoni la mia mente.
Ho perso la speranza di incontrarti, ma nei miei pensieri ogni tanto ci sei. Non hai un volto né un nome. Non hai demoni né angeli sulle spalle. Ti muovi nell'ombra dei sogni, senza mostrare mai nessuna parte di te.
Non importa che tu sia bello o sfigurato, facoltoso o disperato, buono o cattivo. Una fiamma brucia dentro al tuo cuore e un giorno ti porterà da me.
E io le permetterò di salvarmi.
Sento il bisogno di scrivere, esternare le mie sensazioni e le mie difficoltà. Tuttavia non riesco a prendere in mano niente, le parole sfuggono dalla mia testa come se fossero fumo. Mi dimentico le cose, perdo la concentrazione su ciò che faccio e non sono mai al posto giusto.
Ogni volta che comprendo una cosa, un'altra comincia a crearmi confusione, in un loop in cui soltanto la rabbia riesce ad emergere ribollendo. Sento un ruggito che non si riesce a placare, che chiede sangue e sofferenza al mondo, ma che io non lo voglio alimentare.
Sono passati anni e sono ancora chino qui sopra, ma non ho ancora fatto un passo in avanti. Perché?

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Ci sono cose che non sono fatte per essere raccontate, tipo i sentimenti. Io di sentimenti non ne so niente; non riesco a distinguere la gioia dalla paura, la rabbia dalla tristezza. Sento solo un gomitolo di sensazioni a cui non riesco a dare un senso. Ma sono soprattutto arrabbiato e disperato. E se non fosse per la rabbia e la disperazione che provo, sarei privo di qualunque spinta a continuare a vivere. La rabbia può essere buona, ma ultimamente è diventata la mia unica fonte di ispirazione. Questo, almeno dal mio punto di vista, esula dall’essere qualcosa di positivo. Mi fa vivere in una bolla di rumore, troppo caotica per sentire la vera origine delle mie emozioni. Cosa mi fa arrabbiare così tanto? L’essere in un corpo che non sento mio? La consapevolezza che la mia immagine non rispecchia cosa ho dentro? La mia incapacità di vedere cosa effettivamente ho dentro? Il non trovare una mia strada, non sapere chi sono e non sapere cosa voglio? Ho creduto per tanti anni di sapere esattamente a cosa fossi destinato, quali fossero le mie capacità e la mia vocazione. Ero talmente accecato dal mio desiderio di sapere esattamente quello che volevo diventare, da essermi perso per strada chi fossi veramente. Ho quasi 27 anni, sento ticchettare le lancette della mia giovinezza e non riesco a trovare pace nella mia identità che potrebbe cambiare da un giorno all’altro, spinta da forze che non riesco a controllare né a capire da dove provengano. Sto continuando a fare gli stessi errori del passato, ancora e ancora. Mi illudo che non sia cambiato niente, ma forse qualcosa è cambiato. Io sono cambiato, e questa è una piccola certezza a cui so di potermi aggrappare. Cerco di spegnere il rumore che ho attorno trasformandolo in creatività, creando cose che non apprezzo e cercando di imparare a fare qualcosa di nuovo. Ma non basta, è solo un palliativo che non mi dà il sollievo di cui avrei bisogno. Cerco la pace, ma non so come trovarla, perché niente al mondo riesce a darmela. Credo che se anche avessi tutto quello che desidero, non sarei comunque in grado di essere felice.
La mia infelicità é la cosa che mi rende più infelice. Ma tristemente la vera causa della mia infelicità é la mancanza di stimoli per essere felice. Un giorno morirò triste e solo e questo sarà stato soltanto un passaggio breve in questo mondo così grande.
Se le cose non vanno bene, ricorda che potevano sempre andare peggio. Ma di molto.
Era tanto che non tornavo qui a scrivere, e per buone ragioni. Avrei pensato di essere invincibile tempo fa, ma adesso quello che scopro è che sono semplicemente una persona, confusa e spaventata dal mondo. Ho conosciuto tante persone, ho fatto tante cose, ma l’ultima cosa che mi aspettavo potesse accadere era proprio questa. Ti ho fatto un sacco di male, non ho voluto perdonare degli errori, che per quanto grossi rimanevano semplici errori. Sono sparito per anni, cercando di essere il meno possibile d’impedimento per la tua vita, sperando che tu potessi andare avanti e guardare oltre. E invece adesso mi ritrovo nella situazione in cui a non riuscire a guardare oltre sono io: sono accecato dalla tua bellezza, da quanto sei diventato una persona matura, empatica e comprensiva. Ho avuto molta paura di tante cose, ma la cosa che mi spaventa di più è di non riuscire a tenere questo sentimento invisibile ai tuoi occhi. Perché non voglio ferirti di nuovo, non voglio essere lo stesso pugnale che torna a tormentarti dopo averti abbandonato anni fa. Sei andato avanti e io non voglio essere d’intralcio di nuovo. Ma posso spergiurare che se ci fosse anche solo una possibilità di riuscire a ricostruire qualcosa con te, anche solo diventare un piccolo mattoncino del tuo castello di vetro, lo farei.
Se dopo tutti questi anni mi ritrovo a scrivere qui, c'è di sicuro un motivo.
A volte le cose non vanno nel verso in cui vorremmo. Ma altre volte vanno davvero nel peggiore dei modi, e questo ci ferisce nel profondo. Perché essere vivi significa provare un irrefrenabile desiderio di continuare a sopportare tutto ciò che accade per rimanere vivi ancora. Ma non sempre tutto questo é sopportabile.
A volte é semplicemente così difficile sopportare tutte le cose che accadono che sarebbe più facile morire. Spesso le persone sono talmente incentrate su loro stesse da non rendersi conto di quanto gli altri stiano soffrendo o stiano passando brutti periodi. Questa mancanza di empatia é dannosa a chiunque ed é uno dei motivi principali per cui avvengono conflitti, guerre e disgrazie.
Pensare di essere giusti é una maledizione, quasi quanto lo é stato l'olocausto. Vivere per mettere a posto le cose significa creare un ideale di giustizia che farà soltanto male a tutto ciò che é intorno.
E comunque rendere giustizia non cambia il fatto che le persone che amiamo prima o poi muoiono, e spesso a causa di cose per cui non si può incolpare nessun essere senziente. Semplicemente le disgrazie accadono e la vita va avanti. Amaramente, ma continua ad esistere.
Se tutti accettassimo questo, non dovremmo ulteriormente soffrire o sentirci derisi per la nostra pura esistenza.

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This is a terrible piece of comic, I might regret submitting. All though I feel better drawing it out. Cheers.
Ho provato ad essere come gli altri. Ci ho provato davvero.
Ma ogni tentativo mi faceva sentire più stanca e spossata di prima. Le energie hanno abbandonato man mano la mia mente, prosciugando tutto ciò che di creativo é rimasto in me. Ma non doveva andare così. Avrei dovuto fare di più, nella mia vita. Forse ero destinata a grandi cose. Forse avrei dovuto crederci di più e andare fino in fondo.
Ma poi ho cominciato a soffrire per te. Per come ti comportavi, per le attenzioni che davi per scontate. E così mi sono ritrovata a tener duro per entrambi, finché non mi sono spezzata.
Avrei voluto essere sufficientemente forte da riuscire a reggere tutto il peso. Vorrei ancora essere la ragione per cui ogni mattina ti svegli, come lo sei sempre stato tu per me. Ma non voglio arrogarmi il diritto di essere quello che per te non sono. Forse in futuro incontrerai una persona che ti faccia innamorare davvero. Forse quel giorno capirai quello che ho sentito io. Ma magari no.
Sono solo una sognatrice che crede che le cose possano essere davvero belle, senza che uno dei due si senta in difetto.
Al momento sento di esserlo, sì.
it’s deep in my chest it hurts, it hurts can you see it?
me neither.
[don’t tag kin/me]
ahh … ha ha. oh god. ye good ole fear of abandonment.
also, for the record, you can reblog even if you don’t have bpd. I understand a lot of people with different disorders may feel these things, even though we experience them differently. so you are allowed to reblog!
É passata un'infinità di tempo da quando sono stata vicina al mettere fine a tutto. Ma nonostante tutto sono sopravvissuta.
Questo fa male.
Non voglio più morire, ma non voglio nemmeno rimanere bloccata in questo limbo per sempre. Voglio saltare fuori e fare cose che mi facciano vivere.
E in realtà voglio più di qualunque altra cosa potermi rinchiudere nella mia stanza a dormire per giorni.
Mi sento sola.

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Però a volte in questo letto mi sento esattamente come se non potesse esserci nessun altro accanto a me. Devo solo risolvere le cose piano piano.
Sono sola. In una casa con sette persone. In un letto in cui non voglio stare. Vorrei solo non essere circondata da persone che credono di farmi stare bene ma in realtà mi stanno facendo sentire la persona più sola e devastata del mondo. Mi sento una nullità di fronte a tutto questo. Vorrei stare bene la metà di come stanno gli altri. Devo essere ubriaca per fare uscire questi pensieri e non darmi la colpa di tutto. Mi sento sola perché gli altri mi fanno sentire così. Non perché sono io poco desiderabile. Non perché mi odiano. Perché semplicemente non sanno vivere. E questo mi fa stare male. Sono stufa di stare male per gli altri. E non voglio rimanere da sola.