Ciao senti, ma perché hai levato da fanworld la storia 'Breathless'?
Ciao scusa il ritardo, l’ho tolta perché purtroppo non avevo più tempo per scriverla e non potevo lasciarla a metà. La ripubblicherò quando l’avrò terminata. Grazie e Ciao

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宗凛 vs. まこはる from Tail [twitter]
高尾鷹浬 | ❀
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八四一

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ARCANA - FANFICTION SERNANDO SKAGGER
Titolo: ARCANA
Capitolo: 37 di 37 - Finale
Parring: Sergio Ramos/Fernando Torres - Daniel Agger/Martin Skrtel
Warning: NC-17 - Slash - AU - Fantasy
Prima di lasciarvi alla fine di Arcana, voglio salutarvi e ringraziarvi. Questa per me è stata la storia più difficile da scrivere, perché ha richiesto molta più fantasia e lavoro. Le ho dovuto dare molta più me stessa insomma.
Io ringrazio chi è stato con me e i miei ragazzi fino alla fine, e anche ci ha abbandonato per strada, perché comunque, ci ricorderà lo stesso, noi siamo indimenticabili. Noi di sicuro non vi dimenticheremo.
Un bacio a tutti voi.
Epilogo.
Alexis sospirò esasperato
“ma perché mi devi intrecciare i capelli? Io non sono una damigella, sono un guerriero”
Haxa, in ginocchio sul letto dietro la sua schiena, lo colpì con le nocche sulla testa
“taci idiota! E’ il giorno più importante della vita di mio figlio e non voglio che tutti vedano quanto sei troglodita!”
Alexis voltò la testa e la guardò con un sopracciglio sollevato
“questa notte non mi sembrava che tu odiassi così tanto il mio essere troglodita”
Haxa avvampò e lui la adorò ancora di più se fosse possibile, soprattutto quando lei cercò di colpirlo di nuovo, le afferrò il polso e la strattonò facendola finire tra le sue braccia
“allora Signora dell’Ade, rispondimi: quanto odi questo troglodita?”
“tantissimo!”
rispose lei cercando di liberarsi, anche se con poca convinzione, e lui le sorrise
“anche io ti odio tantissimo”
poi la baciò con passione, godendo nel sentirla sciogliersi tra le sue braccia.
Qualche tempo prima Haxa era diventata l’unica Signora dell’Ade, e quando Zeus le aveva assegnato il Regno, lei aveva chiesto ad Alexis di stare al suo fianco.
E lui ovviamente aveva detto di sì.
Vivere nell’Ade non era facile, e anche vivere con Haxa non lo era, c’erano volte dove lui avrebbe voluto decapitarla, (e una volta ci aveva anche provato), ma i giorni belli al suo fianco erano così tanti, che quelli brutti a confronto non significavano nulla.
E poi poteva contare sempre su Domino e Catalina, che non volendo dividersi da lui, avevano scelto di seguirlo nell’Ade. Per la grandissima gioia di Catalina.
Bussarono alla porta e lui tornò alla realtà
“mia signora è ora di andare” Gholem …“quel brutto gigante non vorrà farci fare tardi anche questa volta vero!”
e no, Gholem nonaveva ancora digerito la presenza di Alexis accanto ad Haxa, e non mancava di ricordarlo a tutti.
Alexis sbuffò e Haxa rise
“no Gholem, non gli permetterò di farci fare tardi. Arriviamo subito”
“se lei lo bruciasse come le avevo detto di fare, non dovremmo preoccuparci tutte le volte”
gridò Gholem, e Haxa si alzò tra le proteste di Alexis
“non brontolare. Gholem ha ragione, ci hai fatto fare tardi alla cerimonia di Apollo e Misa. E’ stato davvero scortese da parte tua”
“Quante volte dovrò scusarmi ancora? Non l’ho fatto apposta a perdermi nei meandri dell’Ade!”
Haxa rise mentre indossava la tunica cerimoniale che aveva preparato per il matrimonio del figlio
“così impari a seguire Catalina nelle sue esplorazioni. Lo sai che quando vede un demone che non ha mai visto perde la testa e lo rincorre per tutto L’Ade!”
Alexis sospirò
“l’ho imparato a mie spese”
“dai, ora vestiti e accompagnami a vedere mio figlio che si sposa”
Alexis la raggiunse e appoggiandosi alla sua schiena la abbracciò
“sei felice mia Regina?”
Haxa annuì
“come mai nella mia vita”
“e mi ami?”
Haxa voltò la testa e gli sorrise
“come potrei non amarti? Sei tutto ciò che ho sempre sognato”
e Alexis la baciò, perché eranoquesti i momenti che rendevano lo stare accanto ad Haxa,la gioia più grande della sua vita.
Sergio, appoggiato allo stipite della porta, guardava Martin finire di vestirsi
“allora amico mio, questa volta ti sposi davvero”
Martin sorrise allacciandosi i calzoni
“almeno che non mi abbiate fatto uno scherzo, si, finalmente mi sposo”
Sergio scosse la testa
“finalmente dici? Quando mi hai chiesto di farti da testimone, eri terrorizzato all’idea di sposarti”
Martin sorrise
“non avevo paura di sposarmi, avevo paura di non riuscire a prendermi cura di Daniel e Lys. E’ diverso”
“e ora non hai più paura?”
Martin scosse la testa
“no, non ho più paura. So di poterlo fare. Ma se dovesse accadere qualcosa, ho una famiglia che mi aiuterà a prendermi cura di loro. Non sarò solo”
in quel momento qualcosa volò dentro la finestra lanciandosi veloce come un razzo su Sergio, e prima che lui potesse scansarsi, si ritrovò le labbra di Shere stampate sulle sue
“Shere!”
gridò Martin, e andò a strappare via la ragazza drago dal suo testimone
“lo vuoi lasciare stare??? Lo sai che Fernando ha giurato che ti strappa le ali se baci ancora Sergio”
Sergio sbattè gli occhi un po’ frastornato dall’assalto, Shere gli fece l’occhiolino, poi sorrise a Martin
“ma Fernando non è qui a vedermi, e tu non farai la spia, vero fratellino?”
Martin le diede una pacca sul sedere
“Ti ho già detto che non sono il tuo fratellino! Sparisci!”
“Haxa ha detto che io e te dobbiamo comportarci come due fratelli.Quindi tu se il mio fratellino e io la tua sorellina preferita!”
“preferita un corno! Sei la sorellina più dispettosa che potesse capitarmi!”
“lo hai detto! Hai detto che sono la tua sorellina! E ora non puoi più rimangiartelo!!!”
gridòShere, poi gli fece la linguaccia e volò fuori dalla finestra.
Martin dovette respirare profondamente per ritrovare la calma, poi si voltò verso Sergio
“tu dovresti dirle qualcosa quando ti bacia”
Sergio ghignò e allargò le braccia
“e cosa potrei dirle io che voi non le avete già detto? Non è colpa mia se sono così affascinante ed irresistibile. Lei esprime solo i suoi sentimenti, e lo sai che reprimere i sentimenti delle persone non è un bene. Deve sentirsi libera di esprimersi, o crescerà con seri problemi”
Martin sfoderò le zanne
“i seri problemi li causerò io a te se non la pianti di giocare con mia sorella. Non credo che a Fernando farà piacere sposare un eunuco”
Sergio si staccò dalla porta
“hey io non ho fatto proprio niente a tua sorella! E’ lei che mi bacia tutte le volte che Fernando non è in giro. E poi cosa diavolo è un eunuco???”
“uno a cui hanno strappato i gioielli di famiglia! Ecco cos’è un eunuco!”
gridò Martin e Sergio strinse le gambe di riflesso
“chi sta per diventare un eunuco?”
i due ragazzi si voltarono verso Daniel, che uscì in quel momento dal bagno fresco come una rosa, sorrideva radioso
“immagino che Shere abbia baciato ancora Sergio”
commentò ridendo, e Sergio brontolò
“non è colpa mia!”
“sì che è colpa tua! tu devi dirle di smettere”
lo rimproverò ancora Martin e Daniel intervenne
“piantala Martin, sono affari loro non tuoi”
Martin si imbronciò
“ma Shere finirà nei guai se continua così. Fernando è uno psicopatico, lo sai, le strapperà davvero le ali”
Sergio si offese
“hey, non chiamare Nando così! Lui non è psicopatico!”
Martin e Daniel si voltarono verso di lui contemporaneamente, e le loro espressioni esprimevano lo stesso identico concetto: “stai scherzando vero?”
Sergio perse un po’ della sua sicurezza, e si schiarì la voce
“lui … lui è solo pieno d’amore verso di me. Non è colpa sua se prende fuoco quando diventa geloso, o se le cose intorno a lui bruciano. E’ solo amore il suo”
Daniel si mise le mani sui fianchi
“abbiamo dovuto cambiare non so quanti stallieri, servitori, guardie e solo Zeus sa cos’altro, perché basta che qualcuno ti guardi un po’ troppo a lungo che lui gli dà fuoco”
“non è vero! Sta solo imparando a controllare i suoi poteri! Non è facile saper dare fuoco alle cose e non poterlo fare quando si è arrabbiati! Ci vuole tanto autocontrollo!”
“lui è controllatissimo! Lui vuole dare fuoco a tutti quelli che ci provano con te, e lo fà!”
Sergio non sapendo più cosa dire puntò un dito contro Daniel
“smettila di trattare male il mio Nando capito!”
Daniel sfoderò le zanne
“toglimi quel dito da davanti alla faccia o te lo stacco”
le dita di Sergio divennero artigli e i suoi capelli si arruffarono, come la criniera del leone pronto all’attacco
“io non tolgo niente fino a quando tu non ritirerai quello che hai detto su Nando”
“io non rit…”
urla di terrore che provenivano dal giardino bloccarono Daniel a metà frase
“ma che diavolo succede?”
sibilò Martin e andò alla finestra, un attimo dopo si affacciarono accanto a lui anche Sergio e Daniel, giusto in tempo per vedere Dalemak, il sarto di corte, correre per il cortile cercando di spegnere le fiamme che gli stavano incendiando i vestiti.
Sergio si pietrificò, mentre Daniel e Martin lo fissarono in cagnesco e cominciarono a contare
“3 – 2 – 1”
Fernando apparve nel cortile fissando crudelmente il povero Dalemak
“nessuno tocca il mio Sese hai capito!”
“non volevo toccarlo!” gridò il sarto “volevo solo fargli provare i calzoni nuovi prima della cerimonia”
“tutte scuse!”
gridò Fernando poi sparì, come sparì anche il sarto, che corse fuori dalle mura della città senza più voltarsi indietro.
Sergio si allontanò dalla finestra sotto lo sguardo inferocito di Daniel e Martin
“io … io credo sia meglio che vada”
balbettò e fece appena in tempo a svanire prima che i due futuri sposi lo assalissero contemporaneamente.
Sergio riapparve nelle stanze che divideva con Fernando e lo trovò seduto sul letto
“Nando …”
Fernando si irrigidì e non si voltò verso di lui
“Sese … mi sa che ho combinato un altro guaio”
Sergio si avvicinò piano e gli si sedette accanto, Fernando si mordeva un labbro e aveva lo sguardo triste
“il sarto?”
gli chiese Sergio e Nando annuì
“credo che non tornerà più …”
Sergio sospirò
“lo credo anche io”
Fernando alzò gli occhi verso di lui
“sei arrabbiato con me Sese?”
“no amore, non sono arrabbiato con te. Ma credo che al Consiglio ci striglieranno per bene”
le labbra di Fernando tremarono
“mi dispiace Sese. E’ che io ti amo troppo …”
e Sergio, come ogni volta che Fernando gli diceva quelle parole, si sciolse in un mare di amore
“lo so amore mio. E ti amo tanto anche io”
lo baciò dolcemente, sfiorando le sue labbra imbronciate, e poi chiedendo gentilmente il permesso di varcarle, così da far scivolare la lingua nella sua bocca e assaporare il suo gusto.
Fernando sospirò felice, quando il bacio terminò Sergio si alzò in piedi e gli porse la mano
“dai, andiamo ad affrontare le ire del Consiglio, prima lo facciamo e prima ci togliamo il pensiero”
Fernando non replicò, prese la sua mano e, a testa china, lo seguì fuori dalla camera.
La sala del Consiglio era stata costruita appositamente per ospitare il Nuovo Consiglio dei Tre Regni, nato dopo la sconfitta di Kronos e la morte di Re Brendan.
Quando Sergio e Fernando arrivarono,i Consiglieri erano già tutti lì, seduti intorno al grande tavolo di legno di quercia ad attenderli
“era ora”
borbottò Calad, e Blue e Daniel gli diedero ragione, Sergio diede loro un’occhiataccia e, insieme a Fernando, andò ad occupare gli ultimi due posti liberi del Consiglio.
Si perché il Consiglio dei Tre Regnierano loro: Fernando e Sergio per il Regno del Sud, Calad, Natanian, Dae e Blue per il Regno degli elfi, e Daniel e Martin per il regno del Nord.
Natanian prese la parola
“bene, prima di passare ad altro, facciamo tutti i nostri migliori auguri a Dae e Blue, che finalmente si sono liberati della condanna a morte del Consiglio dei Divini” ci fu un applauso generale “l’intervento di Zeus in loro favore è stato determinante, e per questo avrà la nostra eterna gratitudine”
“ce lo doveva” disse Martin “gli abbiamo salvato il culo catturando Kronos, e lui lo sa”
unaltro applauso accolse le parole del nuovo Principe dell’Ade
“vero” proseguì Natanian “ ma un po’ di gratitudine non guasta, vista la capacità che abbiamo noi otto di metterci nei casini. Credo che prima o poi avremo ancora bisogno del suo aiuto, quindi, teniamocelo buono”
e tutti dovettero concordare anche con questo.
“Ora, a proposito di Kronos, Apollo mi ha riferito che la bolla in cui lui e Ade sono imprigionati, è passata sotto la custodia dei divini. Saranno loro ad assicurarsi che quei due non escano mai più da lì dentro”
Blue fece una pernacchia davvero poco aggraziata, e tutti si voltarono a guardarlo
“cosa avete da guardarmi?”
Natanian sollevò un sopracciglio
“una pernacchia Blue? E’ questo il tuo arguto commento?”
il Divino alzò il mento piccato
“sapete che ero contrario, potevamo occuparci noi di quei due, quindi si, una pernacchia è quello che ho da dire”
sapevano tutti che sarebbe stato inutile continuare quella discussione, Blue aveva dichiarato pubblicamente il suo disprezzo per il Consiglio dei Divini per il modo in cui avevano trattato lui e Dae, e non c’era verso di limitarlo nelle sue esternazioni
“bene” proseguì Natanian “e pernacchia sia. Ora passiamo ad un tema decisamente scottante”
tutti si girarono automaticamente verso Fernando, che si fece piccolo piccolo sulla sua sedia
“oggi la torcia umana era il sarto Nando?”
Fernando fece per rispondere ma Natanian lo bloccò
“fermo. Prima di dire qualsiasi cosa, ascolta cosa ho da dire Io, e sappi che parlo a nome di tutti. Quando siamo usciti dalla bolla, ci siamo resi conto subito che quello che avevamo vissuto ci aveva profondamente cambiato, e che ci aveva uniti in modo indissolubile. Non eravamo più le persone di prima, e anche i Tre Regni erano cambiati perché anche se avevamo vinto,era tornata la paura.E così noi otto abbiamo preso una decisione forte: cambiare tutto. E’ per questo che ci siamo riuniti e abbiamo creato questo Consiglio, abbiamo deciso di cambiare le regole e di regnare insieme su tutte le terre, perchè uniti eravamo più forti. I Re si sono fatti da parte e ci hanno consegnato il potere.Abbiamo creato nuove leggi e le abbiamo fatte rispettare. E abbiamo fatto un grande lavoro, perchè la gente ora non ha più paura, si fida di noi e ci ama. Ora ...” prese un gran respiro “Siamo venuti ad Ithil, perchè è al centro esatto dei Tre Regni, e abbiamo deciso di vivere qui tutti insieme, perchè siamo una famiglia, e nessuno vuole vivere lontano dalla propria famiglia. Abbiamo dovuto imparare a convivere, perchè anche se ci vogliamo bene, non siamo perfetti e abbiamo le nostre abitudini e i nostri difetti. Ci siamo aiutati e sostenuti, ma tutto ha un limite Fernando, e noi non possiamo più lasciare che tu bruci altra gente”
le labbra di Fernando cominciarono a tremare e Sergio intervenne
“sapete che non lo fa apposta! E’ solo che quando si arrabbia perde il controllo, e i suoi poteri sono forti, deve solo imparare a controllarli.”
“lo sappiamo” intervenne Dae “ma la gente ha paura di lavorare per noi, hanno paura di Fernando”
“Helda no” sussurrò mortificato Fernando “e nemmeno le persone che sono venute a lavorare qua da Aurora. Loro mi vogliono bene. Qui non conosco nessuno a parte voi, non so di chi fidarmi e di chi no, non sono mai tranquillo perché tutti vogliono qualcosa, non mi parlano mai solo per chiedermi come sto, vogliono solo favori o altro. Ad Aurora la gente non si comporta così, sono gentili e riservati e mi fido di loro. Non brucio mai nessuno a casa, perché loro mi vogliono bene davvero.”
maanche loro amavano Fernando, era impossibile non amarlo, bhè almeno che non ti avesse dato fuoco chiaramente, Dae guardò gli altri che annuirono quindi riprese a parlare
“è vero Nando, la vita qui non è facile, la politica è fatta di falsità, e intorno a noi ce n’è tanta. Abbiamo visto quanto questo ti stia facendo male e, dato che siamo una famiglia e ti vogliamo bene, abbiamo deciso di trasferirci tutti nel Regno del Sud”
Fernando alzò la testa così velocemente che si strappò i muscoli del collo
“cosa????”
Dae gli sorrise dolcemente
“la tua terra ti manca da morire, e nessuno dovrebbe essere obbligato a stare lontano da un posto che ama, qui stai male, là stai bene, quindi: visto che è un posto stupendo, e che noi non abbiamo nessun problema a spostarci, andremo tutti a vivere li. Così tu non brucerai più nessuno. Perché non brucerai più nessuno se andremo li vero?”
Fernando scosse la testa con forza
“lo giuro! non lo farò più! lo giuro! Ma ... il Consiglio?”
Daniel scrollò le spalle
“la sede del Consiglio resterà ad Ithil, tanto ci basterà smaterializzarci per essere qui in pochi secondi,separare casa e lavoro è un’ottima idea”
“bellissima idea”
squittì Fernando e Daniel rise
“sì bellissima”
Fernandoli guardava con gli occhi pieni di emozione
“e lo fareste per me?”
i ragazzi annuirono e lui scoppiò a piangere, poi si alzò e andò ad abbracciarli tutti, tornando infine da Sergio, che lo prese sulle ginocchia e lo abbracciò
“ma non andremo a vivere ad Aurora”
disse Martin e Fernando si raddrizzò si raddrizzò di colpo
“come no????”
“se vogliamo stare lontani dalla politica, allora anche Aurora non va bene. E’ il centro del Regno del Sud, e in poco tempo la nostra presenza lì, trasformerebbe Aurora in un'altra Ithil. E noi non lo vogliamo giusto?”
Fernando scosse la testa
“no … ma quindi dove volete andare a vivere?”
“a Psyra”
Sergio sgranò gli occhi e Martin gli sorrise
“Ci ho fatto un giro pochi giorni fa, ed è un posto fantastico proprio come avevi detto tu Sergio: sereno, tranquillo, la gente è riservata e gentile, e l’isola è stupenda. Penso che sia la scelta perfetta” poi guardò Fernando “tu che ne dici? Vivere a Psyra invece che ad Aurora sarebbe un problema per te?”
Fernando scosse la testa, ancora più emozionato di prima se possibile
“certo che no, amo Psyra forse più di Aurora, e amo la casa di Sese, li staremo benissimo vedrete”
“bene” disse Martin alzandosi “ allora è deciso: Psyra sarà la nostra nuova casa. Ora però, se non vi dispiace, io e Daniel vorremmo sposarci. Possiamo dichiarare chiuso questo Consiglio?”
un sì corale mise fine a quella riunione e tutti lasciarono la grande sala.
Il matrimonio di Daniel e Martin fu splendido.
Non per lo sfarzo, ma perchè tutte le persone che loro amavano erano lì con loro.
Un matrimonio d’amore, pieno di gioia e allegria, di romanticismo e dolcezza. Anche un po’ di inquietudine, perchè buona parte degli abitanti del Regno dell’Ade, era voluta venire a rendere omaggio al loro neo Principe, e la presenza di tutti quei demoni non era certo fonte di serenità, ma quando l’ambrosia cominciò a scorrere nelle gole degli invitati, l’inquietudine svanì e la festa proseguì allegramente.
I due sposi erano raggianti, il loro amore li circondava come un alone brillante, tenendosi sempre mano per mano avevano affrontato la cerimonia con una serenità incredibile, non avevano mai smesso di guardarsi negli occhi, invece di recitare promesse separate, ne avevano recitata una insieme, mostrandosi al mondo per quello che erano: un anima ed un cuore solo.
Helda e Sergio avevano condiviso l’emozione della cerimonia stando al loro fianco, testimoni di un amore che, sapevano per certo, sarebbe durato fino alla fine dei tempi.
A quel matrimonio assistettero demoni, dei, elfi, umani e divini, e nessuno di loro, ebbe il minimo dubbio sull’immensità dell’amore dei due sposi
Finita la cerimonia la festa proseguì, vagando nel giardino affollato di ospiti, Apollo vide Sergio appoggiato ad un muretto da solo, e gli si avvicinò
“hey, cosa fai qua tutto solo?”
Sergio gli fece posto accanto a se
“pensavo”
Apollo fece una faccia stupita
“davvero??”
Sergio lo sgomitò ridendo
“sì davvero”
“e dimmi nipote, a cosa pensavi così intensamente?”
Sergio sorrise ancora, ma era un sorriso strano, si raddrizzò e passò ad Apollo il bicchiere che aveva in mano
“te lo mostro”
gli disse, poi si sciolse la lunga treccia e si incamminò verso un punto poco distante da loro.
Fernando stava parlando con sua madre quando Sergio arrivò, lo guardò divertito
“Sese perchè ti sei sciolto i capelli?”
ma Sergio non rispose e lo prese per mano trascinandolo via
“Sese, ma cosa fai?”
Sergio lo portò fino al centro del giardino, e poi sulla pedana rialzata che avrebbe accolto da lì a poco chi voleva ballare. Fernando sempre più confuso lo guardò fermarsi e mettersi di fronte a lui
“Sese,non si può ballare ancora, e poi ci stanno guardando tut..”
le parole gli morirono in gola quando Sergio si inginocchiò di fronte a lui, mentre intorno a loro tutti gli ospiti si fermavano a guardarli in silenzio.
Sergio invece, guardandolo negli occhi, cominciò a parlare
“ci ho messo 15 anni a capire Fernando, 15 lunghissimi anni, ma ora lo so, tu sei tutto quello che voglio, e voglio che tutto il mondo lo sappia”
allungò una mano e prese quella di Nando che era pietrificato per l’emozione
“oggi, qui, di fronte a tutti, di fronte alle nostre famiglie e alle persone che amiamo, io, Sergio dico a tutti che ti amo Fernando, ti amo da morire, e voglio stare al tuo fianco per sempre”
strinse la presa sulla mano di Nando
“Mi vuoi sposare Fernando?”
sembrava così tranquillo Sergio in quel momento, Fernando invece cominciò a tremare.
Lui che aveva pianificato quel momento da sempre, lui che sognava solo quel momento da 15 anni, era così sconvolto da boccheggiare. Non riusciva a riprendersi quel tanto che gli sarebbe bastato per dare la risposta che era da tutta la vita che voleva dare, voleva gridare SI a pieni polmoni, ma non riuscì a fare altro se non iniziare a piangere.
E il tempo passava.
Lui piangeva, gli invitati trattenevano il fiato, e Sergio aspettava.
E il tempo passava.
Ma Fernando non smetteva di piangere e soprattutto non rispondeva, gli invitati cominciavano ad andare in debito d’ossigeno, e Sergio cominciava ad avere paura, allora, facendosi coraggio ci riprovò
“Nando?” deglutì vistosamente “mi vuoi sp…”
lo scatto di Fernando fu così rapido e improvviso, che Sergio urlò quando il suo compagno gli si lanciò tra le braccia facendogli perdere l’equilibrio
“sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì”
un fiume di sì, intervallato da un mare di baci che gli ricoprivano la faccia
“sì, ti sposo, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì”
Sergio scoppiò a ridere, sdraiato a terra come una tartaruga rovesciata, mentre Fernando lo tempestava di baci e la gente intorno a loro scoppiava in grida di gioia e applausi
“per gli Dei mi hai fatto morire di paura Nando” era difficile parlare in quella raffica di baci, ma Sergio aveva sempre avuto sorprendenti abilità nascoste “pensavo non mi volessi sposare”
Fernando singhiozzò, lo baciò, rise, lo baciò
“scusami Seseee” bacio, singhiozzo, bacio, risata, bacio “ non riuscivo a rispondereeee” bacio, singhiozzo, bacio, bacio, bacio, bacio, risata, bacio “ero così felice che non riuscivo a parlareeee”
Sergio rise ancora e lo strinse forte, poi sopra di loro apparvero i volti di Martin e Daniel
“pensate di stare sdraiati sulla pista da ballo ancora per molto?”
chiese Daniel
“perché questo è il nostro matrimonio e voi due esibizionisti ci state rubando tutta la scena!”
sorrideva mentre lo diceva, e Sergio gli fece la linguaccia, poi si fece aiutare ad alzarsi da Martin, che dopo aver rimesso in piedi lui e Fernando, li abbracciò per congratularsi, poi li buttògiù dalla pista e guardando Daniel allungò una mano
“mi concedi l’onore del primo ballo amore mio?”
e quando Daniel annuì, l’attenzione tornò tutta sugli sposi, così come doveva essere quel giorno.
Fernando si imbronciò rialzandosi da terra
“ma che brutto carattere che ha Martin. Mi ha fatto cadere”
Sergio lo aiutò a risistemarsi
“in effetti non è stato molto carino lanciarci giù dalla pedana”
sistemò i capelli di Nando pettinandoli con le dita, poi si fermò e gli sorrise
“ma credo che anche tu, il giorno del nostro matrimonio, non vorresti che qualcuno ti rubi la scena”
gli occhi di Fernando si illuminarono all’improvviso
“oh Sese … il nostro matrimonio. Devo pensare ad un sacco di cose. Quando ci sposiamo? No, meglio che la scelga io la data, se no tu mi farai aspettare altri 15 anni. Ci sposeremo a Psyra, si, sulla spiaggia. Nessuno lo sa perché amo tanto quella casa, ma tu si vero Sese? Li io e te abbiamo fatto l’amore per la prima volta. E quanti ospiti vuoi invitare? Tantissimi. Si. Voglio tutta Psyra piena di gente che balla, e voglio anche ….”
e mentre il fiume di parole di Nando continuava, Sergio ringraziò gli Dei per avergli donato quel ragazzo così meraviglioso.
Apollo, quatto quatto, si defilò ai margini della folla, ed era quasi riuscito ad infilarsi nel portone della Reggia, quando qualcuno si schiarì la voce dietro di lui
“vai da qualche parte?”
il dio del sole si bloccò, poi si voltò lentamente
“no, certo che no amore”
Misa, a braccia conserte e con un sopracciglio alzato lo osservava perplesso
“ah no? E allora cosa fai qui? La festa è dall’altra parte”
“stavo …. stavo andando in bagno”
Misa sollevò anche l’altro sopracciglio
“ti sembro scemo?”
Apollo sospirò
“no”
“bhè grazie. Quindi cosa hai intenzione di fare? Scappare e non tornare a casa più”
Apollo si pettinò i capelli come faceva solo quando era nervoso
“proprio più no, magari posso tornare fra due o tre anni?”
Misa lo colpì ad uno stinco con un calcio facendolo guaire
“razza di idiota!”
Apollo saltellava reggendosi lo stinco dolorante
“mi hai fatto male Misa”
“ed è ancora poco! Ma è mai possibile che tu debba avere paura di una bambina di un anno????”
Apollo spalancò gli occhi al pensiero della bambina che Misa aveva voluto adottare a tutti i costi
“io non ho paura di lei!” provò a difendersi “ma lei piange sempre quando la prendo in braccio io! Piange anche solo se mi avvicino! E mi sputa addosso se le do da mangiare! Mi odia!”
Misa lo colpì ancora
“non ti è venuto in mente che forse fa così perché non ti conosce??? Sei un gigante e lei è con noi solo da una settimana, potresti farti conoscere invece di scappare!”
“con te non fa così!”
gli ringhiò contro Apollo e Misa si dovette trattenere per non colpirlo ancora
“perché io la conosco da più tempo di te, sono mesi che vado da lei. Se tu ti fidassi di me invece di scappare come un lupo ferito, vedresti che le cose con lei migliorerebbero”
Apollo lo guardò di traverso
“io mi fido di te, ma non voglio farle paura. Odio fare male ai bambini.”
Misa si tranquillizzò un po’
“non le farai male Apollo. Avete solo bisogno di conoscervi”
“ma lei…”
“basta” lo interruppe Misa e Apollo si zittì “mi ami Apollo?”
“ti ho reclamato davanti ai sacerdoti come mio unico compagno, certo che ti amo”
Misa annuì e gli si avvicinò fino a poterlo toccare, gli appoggiò le mani sul petto e si schiacciò contro di lui, sollevando la testa per guardare il suo gigante negli occhi
“allora se mi ami, farai uno sforzo e avrai pazienza con la bambina”
Apollo sospirò
“e se non andasse bene? Io sono un disastro in queste cose Misa …”
“andrà benissimo, fidati di me”
e Apollo si fidava di lui, il suo prescelto, il suo compagno, il suo amore. Nonostante fosse così giovane, era anche così saggio a volte, da stupire Apollo. Il dio del sole gli circondò la vita con le braccia
“va bene”
“smetterai di scappare allora?”
Apollo annuì e a Misa si illuminarono gli occhi
“sono davvero felice. E senti, ho pensato che potremmo chiamare la bambina …”
“e no, il nome lo scelgo io. L’Oracolo ti ha salvato la vita, il minimo che posso fare per ringraziarla è dare il suo nome alla bambina”
Misa non ebbe niente da replicare
“mi piace, e Kyara sia. Pensi che potremmo andarcene a casa ora Apollo?”
“subito? Perché così presto?”
Misa abbassò gli occhi
“bhè, la balia che abbiamo scelto era malata, e io non sapevo cosa fare, così ho dovuto lasciare Kyara con mia madre
ad Apollo si drizzarono i capelli sulla testa
“oh per Zeus! Povera bambina! Dopo un giorno intero passato con tua madre, io le sembrerò un coniglietto rosa”
e Misa non potè che essere d’accordo con lui, così un attimo dopo si smaterializzarono per correre a salvare la loro bambina.
Era notte fonda, ma gli ospiti non sembravano avere nessuna intenzione di lasciare la festa, i giardini della Reggia di Ithil non erano mai stati così pieni di vita.
Gli sposi, seduti ad un tavolo, si prendevano un attimo di pausa, Martin con Lys in braccio e Daniel appoggiato al suo fianco, con la testa sulla sua spalla, mentre accarezzava la bambina che dormiva
“Martin …”
“dimmi amore”
“ma è tutto vero?”
“cosa?”
“tutto questo. A volte ho il terrore di svegliarmi e scoprire che era solo un sogno”
Martin gli baciò la testa
“mi dispiace amore ma è tutto vero. Haxa è mia madre per davvero, Lys è tua figlia per davvero, e tu sei il marito del Principe dell’Ade per davvero”
Daniel rise
“ma quanto ti piace dire che sei il Principe dell’Ade?”
“tantissimo”
rispose con un gran sorriso Martin
“me ne sono accorto. E dimmi Principe dell’Ade, io e Lys dobbiamo veramente venire la sotto con te? Perché l’idea non mi piace molto, anche se si tratta di pochi giorni”
“ah lo so bene che non ci vuoi venire. Hai rinviato la visita quante volte oramai? Cinque, sei?”
Daniel sghignazzò
“sei”
“già sei. Gholem ha preparato sei feste per riceverti, e ha avuto sei crolli nervosi quando tu non sei arrivato”
“hey, ho sempre avvisato in anticipo!”
Martin voltò la testa per guardarlo malissimo
“avvisare la mattina, dicendo che a pranzo non ci saresti stato, non è in anticipo. E’ oggi per oggi.”
“due volte l’invito era per cena!”
provò a difendersi, ma Martin gli mostrò le zanne, e lui si arrese
“ok, è oggi per oggi. Lo ammetto. Ma quel posto mi mette ansia, e poi Lys è piccola, non può andare nell’Ade”
“a lei piace un sacco l’Ade”
“e tu come fai a saperlo? Non c’è mai stata”
Martin rise e Daniel prima lo guardò confuso, poi sgranò gli occhi
“hai portato Lys nell’Ade senza di me????”
Martin rise più forte
“certo, se aspettavo te mia figlia avrebbe visto l’Ade a 20 anni!”
“ma … ma ….”
“ma cosa? Eri tu a non voler venire, non lei”
“è piccolaaa!!!”
“prova a chiederlo ai demoni Charrak se è piccola!”
Daniel spalancò la bocca scioccato
“chi??????”
“sai quei demoni che rincorrevano sempre Gholem? Quelli che si moltiplicavano, con i tentacoli che ti bruciano se ti toccano? Bhè, ora non lo rincorreranno mai più. Fidati”
a Daniel sfuggì un gridolino strozzato
“co… cosa è succ… successo??”
Martin guardò la figlia dormire con lo sguardo pieno di orgoglioso
“Lys gli ha staccato i tentacoli a morsi”
gli occhi di Daniel si allargarono così tanto da superare quasi il contorno del viso
“ma bruciavanooo!!!”
Martin fece spallucce
“a lei no”
ci fu un attimo di silenzio, poi Daniel passò dallo stato di shock, allo stato di pura incazzatura sovrannaturale, si alzò in piedi troneggiando sul marito
“TU HAI LASCIATO CHE MIA FIGLIA AZZANNASSE DEI DEMONI VELENOSI???”
Martin sentì un brivido lungo la schiena, Daniel era davvero arrabbiato
“io, bhè, non è che me lo ha chiesto. Loro sono arrivati, a Lys non è piaciuto come trattavano Gholem e glie lo ha fatto capire”
Daniel fumava dal naso
“STACCANDOGLI I TENTACOLI???”
“E cosa poteva fare??? Sei stato tu a dirle di non parlare con gli estranei! E lei non voleva disobbedirti”
la furia di Daniel evaporò
“davvero?”
Martin annuì
“certo! Ama troppo il suo papà Daniel per disobbedirgli. Ha dovuto trovare un modo alternativo per farsi capire”
Daniel, (chiamato anche il Grande Pollo dei Tre Regni), si sciolse come burro al sole, con gli occhi a cuore guardò sua figlia
“la mia bambina mi ama tanto”
“tantissimo”
“mi obbedisce sempre”
“sempre”
tornò a sedersi e riappoggiò la testa sulla spalla di Martin
“ha fatto bene allora a staccargli i tentacoli”
“quando si sveglierà sarà felicissima di sapere che sei orgoglioso di quello che ha fatto”
Daniel annuì
“molto orgoglioso”
“e che la prossima volta che lo rifarà avrà il tuo appoggio”
“assolutamente sì”
Martin guardò Daniel
“amore?”
“si?”
chiese Daniel alzando gli occhi verso di lui
“ti prego, non cambiare mai, perché amo davvero tanto la tua capacità di importi sull’educazione di nostra figlia”
Daniel gli sorrise felice
“grazie amore”
“prego”
una risata alle loro spalle li fece voltare e videro che l’Oracolo in piedi dietro di loro
“oh Martin, forse avrei dovuto chiamarti Astuzia, non Forza” rise di gusto vedendo Martin arrossire “ma penso che siano ottime qualità entrambe, quindi va bene”
si avvicinò e accarezzò Lys
“che meravigliosa creatura che è questa bambina” sussurrò “sappiate che vi ripagherà per ogni grammo di amore che le date. Sarete orgogliosi di lei.”
“lo siamo già”
rispose Daniel e Kyara gli sorrise
“oh ma lo sarete molto di più. Lei farà cose che voi non potete nemmeno immaginare.”
in quel momento giunsero Dae e Blue
“che succede?”
le chiese Dae sedendosi al tavolo e prendendo Blue sulle sue ginocchia
“io non vado da nessuna parte, che sia chiaro” brontolò il divino “sono stufo di deserti, battaglie, bolle, e Dei cattivi” alzò le mani e le sue meravigliose farfalle apparvero sopra di lui “non voglio più tenere le mie bambine nascoste o farle soffrire”
Kyara scosse la testa
“stai tranquillo Blue, non dovrete andare da nessuna parte per ora, se non a Psyra a vivere la vostra vita”
“qualcuno ha nominato Psyra?”
chiese Sergio che era apparso con Fernando accanto a loro
“oh ecco i futuri sposi”
sbuffò Martin e Fernando gli lanciò un’occhiataccia
“tu mi hai lanciato giù dalla pedana, non pensare che me lo scordo”
Martin ghignò diabolicamente
“potrai fare lo stesso con me quando, il giorno del tuo matrimonio, attirerò l’attenzione di tutti su di me, rubandola a te”
Fernando sussultò
“non lo abbiamo fatto apposta”
Martin gli mostrò le zanne
“io invece lo farò apposta”
“NON OSARE FARLO”
Fernando si accese come una torcia, ma Natanian, che era arrivato in quel momento con Calad, gli versò una brocca di acqua in testa
“basta fuoco Nando! Avevi giurato!”
scioccato e fradicio Fernando si voltò verso di lui
“tu … tu mi hai versato l’acqua addosso …”
Natanian si sistemò le trecce con noncuranza
“si, e ringraziami che mi sono limitato ad una brocca”
ne nacque una discussione animata che coinvolse anche gli altri, Sergio si alzò per prendere le difese di Nando ma Kyara intervenne
“SILENZIO!”
tutti tacquero all’istante e l’Oracolo, con un solo sguardo severo, li fece sedere buoni e tranquilli, quando fu soddisfatta dei loro musi imbronciati e meravigliosi, sorrise
“Vi amo. Tutti” disse sincera e con il cuore in mano “siete il mio esercito e io vi amo”
i ragazzi si sciolsero a quelle parole, qualcuno arrossì, di certo il malumore passò a tutti.
Kyara continuò
“dunque eccovi qui, vivi, felici e vittoriosi. Vi guardo e vedo questa meravigliosa famiglia che siete diventati. Scruto il futuro e vedo i miei ragazzi che realizzano i loro sogni, vedo la vostra gloria, vedo il mondo ai vostri piedi. E ne sono così fiera che mi scoppia il cuore”
alzò per un attimo gli occhi e alle loro spalle vide Haxa con Alexis, Catalina e Domino, Ares con Elettra, Artemide, Apollo con Misa e la piccola Kyara che erano ritornati alla festa, Gholem, Shere, Helda, c’era anche Re Samael e accanto a lui Tobias, che ora era la sua guardia personale, e dietro a tutti Akry.
Kyara allargò le braccia
“Tutti voi siete parte di questo futuro. Molte cose dovranno ancora accadere, ma nessuna sarà mai troppo dura per voi. Insieme vincerete sempre” guardò solo i suoi 8 ragazzi “INSIEME”
ripetè e i ragazzi annuirono.
Kyara riabbassò le braccia e il suo tono divenne improvvisamente serio
“QUANDO IL SIGNORE OSCURO ALLUNGHERA’ I SUOI TENTACOLI …”
“oh no! Un'altra previsione no!”
sbottò Sergio interrompendola
“altre frasi criptiche Kyara? Ma basta!”
la rimproverò Apollo, e Kyara li guardò con gli occhi sgranati
“ma io stavo per dire una cosa importante!!!”
“ne siamo sicuri” disse scocciato Martin “ma questo è il mio matrimonio! portaci le tue disgrazie un'altra volta”
“disgrazie???? io non porto disgrazie!!!”
squittì l’Oracolo e tutti annuirono alzandosi in piedi
“sì, si, come no” rispose Misa “intanto quando tu parli noi finiamo nei casini! Non ci freghi più!”
“MA DOVE STATE ANDANDO TUTTI ???”
ma nessuno le rispose, e se ne andarono lasciandola sconvolta a guardare le loro schiene
“se ne sono andati …”
balbettò mortificata mentre li guardava mischiarsi tra gli invitati, quando scomparvero le labbra cominciarono a tremarle
“mi hanno abbandonata ….”
poi l’aria scintillò per un secondo e all’improvviso tutti le riapparvero intorno gridando
“FREGATAAAAAAAA!”.
Kyara urlò per lo spavento, mentre gli altri ridevano a crepapelle, Ares le mise un braccio intorno alle spalle, era così scioccata che tremava
“piccola Kyara, quanto ci ami adesso?”
lei lo guardò, guardò tutti gli altri, poi scoppiò a piangere
“TANTISSIMOOOOOOOOOOOOOO”
e colei che, fin dall’inizio di questa storia, aveva lavorato affinché tutto quello fosse possibile, si lasciò andare, felice di annegare nel mare di abbracci che la sommerse.
Fine.
Guten Morgen…. Kaffeeeeee!
ARCANA - FANFICTION SERNANDO SKAGGER
Titolo: ARCANA
Capitolo: 36 di 37
Parring: Sergio Ramos/Fernando Torres - Daniel Agger/Martin Skrtel
Warning: NC-17 - Slash - AU - Fantasy
Quanto possono essere frenetiche poche anime che organizzano una piccola festa privata?
TANTISSIMO!!!!!
Era come guardare un formicaio in piena attività!
Gente che addobbava, gente che spostava arredi, gente che creava decorazioni floreali, gente che correva ululando (uh no quello non centrava una mazza, era Sergio che si stava esercitando), gente che cucinava (povera Catalina, arruolata a suon di mattarellate da Helda), e poi c’erano gli artisti della cerimonia: Fernando, Wedding planner di professione dato che stava pianificando il suo matrimonio dalla culla, Misa, aiutante di Fernando e Haxa, Supervisor della parte cerimoniale, che stava facendo impazzire Apollo e Ares.
“no, no, nooooo!!! Devi sembrare serio quando pronunci le parole rituali Ares!!!”
una palla di fuoco spettinò Apollo che si voltò verso Ares
“hey, perchè tiri le palle di fuoco a me???”
Ares ringhiò
“perchè lei è la madre dello sposo e non posso bruciarla viva prima della fine della cerimonia!!”
“e bruci me??”
“SI”
Apollo si illuminò come una stella e Ares perse fuoco, Haxa li aveva resi idrofobi tutti e due, per fortuna una voce gentile apparve dal nulla
“su, su, fate i bravi bambini e smettete di litigare” Elettra infilò il suo pancione in mezzo ai due Dei “oggi è un giorno di festa, non dovete bisticciare”
Apollo mise il broncio
“è stato lui a cominciare”
Ares gli ringhiò contro e Elettra lo ammonì
“a cuccia tu!”
Ares guaì e lei gli sorrise dolcemente
“abbi pazienza amore, finirà tutto presto. E poi consideralo un allenamento per il matrimonio di tuo figlio”
Ares sgranò gli occhi
“quale figlio?”
Elettra sollevò un sopracciglio
“perchè quanti figli hai??”
Ares sbiancò
“due, solo due lo giuro”
“e allora quale credi che si sposerà dei due per primo?”
Ares cominciò a gemere
“ti prego dimmi che è lei che si sposerà per prima”
piagnucolò indicandole il pancione, ma Elettra gli girò la testa verso Fernando che, poco distante, stava volteggiando leggiadro come una libellula con indosso una tunica color porpora mentre Sergio gli zampettava intorno con la lingua a penzoloni
“secondo te?”
gli chiese Elettra e Ares scoppiò a piangere mentre Apollo ghignava sotto i baffi
“PER ZEUSSSS VOGLIAMOOO RIPRENDERE LE PROVEEEEEEEE”
la voce tonante di Haxa fece fuggire Elettra, che abbandonò consorte e compagno di disavventure nelle grinfie della dea dell’Ade.
Intanto, in un posto lontano dalla reggia, Kyara aiutava Blue a scoprire quello che Re Brendan aveva fatto, mentre Akry e Shere, controllavano da cima a fondo tutta l’isola, in cerca di qualsiasi cosa di sospetto.
Calad e Natanian stavano intrecciando delle corone di fiori quando qualcuno alle loro spalle si schiarì la voce
“scusate, posso disturbarvi un attimo?”
si voltarono trovando il padre di Calad a pochi passi da loro, Re Samael sorrise un po’ in imbarazzo
“buongiorno a tutti e due, non volevo interrompervi, ma volevo chiedere se posso parlare con Natanian un attimo”
subito Natanian si innervosì, il passato era una ferita ancora aperta e Calad gli appoggiò una mano sulla schiena accarezzandogliela dolcemente
“va tutto bene”
gli sussurrò e Natanian sembrò calmarsi un po’. Re Samael sospirò
“mi dispiace Natanian, so che hai tutte le ragioni del mondo per sentirti a disagio di fronte a me”
Natanian lo interruppe subito rivolgendosi a lui con durezza
“Lei mi ha umiliato e ferito. Mi ha separato dall’unica persona che amassi, e così facendo ha reso infelici me e suo figlio. Io non sono a disagio, io sono infuriato.”
Re Samael annuì con umiltà
“hai ragione, sono stato un pessimo uomo e un padre ancor peggiore. Credevo di sapere cosa fosse meglio per mio figlio, senza rendermi conto che il meglio lui lo aveva già trovato: te. Ti ho giudicato perchè eri un pescatore, dimenticandomi le volte che mio padre mi portava a pescare con i pescatori, a cacciare con i cacciatori, a coltivare i campi con i contadini. Lui voleva che io fossi tutti loro, perchè diceva che un buon Re è tutta la sua gente riunita in un solo uomo. Sono stato uno stupido e ti chiedo perdono”
Natanian si mosse a disagio, aveva aspettato anni di sentire quelle parole, ma ora non sapeva cosa fare, guardò Calad e il suo compagno si strinse nelle spalle
“devi decidere tu se vuoi accettare le sue scuse o no. Io sarò comunque al tuo fianco”
Natanian tornò a guardare il Padre di Calad, avrebbe tanto voluto non perdonarlo, allontanarlo così da suo figlio e farlo soffrire come aveva fatto lui, ma se lo avesse fatto che differenza ci sarebbe stata tra loro due? Nessuna. E lui era migliore di così.
“E’ stato lei a picchiare a sangue il messaggero che ho inviato a Calad due anni fa?”
Re Samael sgranò gli occhi
“no, lo giuro. io non so niente di nessun messaggero”
era sincero, si vedeva chiaramente e Calad sospirò sollevato guardando Natanian che gli sorrise prima di tornare a rivolgersi a Re Samael
“suo figlio mi ha chiesto di venire a vivere con lui alla Reggia, ad Ithil, e io ho intenzione di accettare. Pensa di poterlo sopportare?”
Calad spalancò gli occhi e la bocca e non fu più in grado di richiuderli, invece suo padre sorrise
“farò più che sopportarlo, ne sarò fiero. Sarà un onore per me averti li e vederti rendere felice mio figlio”
Natanian si permise un piccolo sorriso
“bene allora”
“posso considerarmi perdonato?”
gli chiese il sovrano, e Natanian giocò il suo jolly
“lei aveva un padre molto saggio Re Samael, quindi credo che il giorno che lei salirà sulla mia barca, e verrà a pescare con me, allora sarà sicuramente perdonato”
Calad ancora paralizzato gorgogliò sbavando, mentre Re Samael scoppiava a ridere
“mi piaci ragazzo, credo che con te intorno mi divertirò moltissimo, soprattutto se fai quell’effetto a mio figlio. Accetto la tua offerta, una pescatina mi farà bene alle ossa e allo spirito”
il sovrano se ne andò ridendo, mentre Natanian si accorgeva solo in quel momento che Calad era paralizzato al suo fianco con un’espressione davvero poco sexy
“Calad...”
nessuna risposta
“Calad ... ti sta scendendo un po’ di bava li”
gli indicò un angolo del mento ma niente da fare, nessuna reazione, avrebbe dovuto preoccuparsi ma, sinceramente, era troppo divertente da vedere, si avvicinò e con un angolo della casacca gli asciugò il mento sorridendo
“sei davvero bruttino così lo sai amore” lo aiutò a sedersi meglio “ma stai tranquillo, io ti amo lo stesso. Però fare tutte queste scene perchè ho detto che venivo a vivere con te” scosse la testa ricominciando ad intrecciare le corone di fiori “non è carino, me lo hai chiesto tu di venire”
Calad gorgogliò ancora e Natanian annuì
“si, lo so che mi ami”
altro gorgoglio sbavoso
“si so anche che sei molto felice che vengo a vivere con te”
gorgoglio meno sbavoso ma sempre umido e Natanian scoppiò a ridere
“si Calad, farò l’amore con te anche se sbavi e gorgogli”
e cosa dire di loro due se non che l’amore è un linguaggio universale che tutti gli innamorati possono capire?
Anche nei casi più estremi ....
Le ore passavano, e più la cerimonia si avvicinava, più la tensione saliva.
Shere e Akry atterrarono nello spiazzo dove, Blue e Kyara, stavano lavorando il più velocemente possibile per trovare l’incantesimo di Re Brendan, era un lavoro faticoso, che richiedeva una quantità di energia enorme e la consumava velocemente
“avete trovato qualcosa?”
chiese Shere ma Kyara scosse la testa
“solo un traccia che però è sparita alla svelta. Però almeno adesso sappiamo che qualcosa c’è di sicuro”
l’Oracolo tornò a concentrarsi insieme a Blue che, pallido e sudato, stava dando fondo a tutta la sua magia. Shere sospirò e chiamò Haxa che poco dopo apparve accanto a loro
“allora?”
chiese la Dea ma Shere scosse la testa avvilita
“niente”
Haxa gridò frustrata
“Che tu sia maledetto Re Brendan!”
“dobbiamo avvertire tutti gli altri Haxa” disse Shere “Non possiamo attendere ancora, devono sapere cosa sta succedendo per potersi preparare a difendersi”
Haxa imprecò ma Shere aveva ragione, annuì
“si, ma dobbiamo farlo senza destare i sospetti del padre di Daniel, vieni con me Shere”
Shere annuì e lei e Haxa sparirono, Akry allora si avvicinò a Kyara e Blue e unì la sua mente alla loro
“vediamo se posso aiutarvi a fare più in fretta”
un’ondata di energia fresca rinvigorì il divino e l’oracolo, che sospirarono per il sollievo e sorridendo, accelerarono il lavoro.
Gli ultimi ad essere informati furono Martin e Daniel.
Quando Haxa li lasciò soli, Martin raggiunse Daniel, che per tutto il tempo aveva guardato fuori dalla finestra senza dire una parola, e lo abbracciò. Non aveva bisogno di chiedergli come stava, tramite il loro legame sentiva chiaramente il dolore del suo compagno
“andrà tutto bene”
gli sussurrò, ma Daniel scosse la testa
“come può andare bene? Doveva essere il giorno più bello della nostra vita, invece lo passeremo a guardarci le spalle da mio padre, ancora”
Martin appoggiò la fronte alla sua nuca
“non permettergli di vincere Daniel, lascia che a tuo padre pensino Haxa e Shere. Noi oggi siamo solo Martin e Daniel ed è il giorno del nostro matrimonio”
Daniel non riuscì a trattenere il singhiozzo che gli scosse il petto, lacrime amare gli scivolarono lungo le guance cadendo sulle braccia di Martin che, lentamente, lo fece voltare verso di lui e lo abbracciò
“piangi pure amore mio, sfogati, ma fallo ora, perché quando ti porterò fuori da questa stanza, ti voglio sorridente e pronto per diventare il mio compagno per tutta la vita”
Daniel schiacciò il viso contro il suo petto attutendo il suono del suo pianto disperato, si aggrappò alla sua schiena, stringendolo con forza
“tuo padre non ci fermerà Daniel. Anche se dovesse chiamare …”si interruppe di colpo “oh per gli Dei”
mormorò e Daniel lo sentì irrigidirsi talmente tanto, che smise di piangere e alzò gli occhi trovandolo bianco come un lenzuolo
“Martin … che succede?”
ma Martin non gli rispose e corse fuori dalla stanza lasciandolo confuso e spaventato.
Re Brendan uscì dalla reggia stupito di non aver incontrato nessuno fino a quel momento e cominciò ad insospettirsi, poi Lys sbucò correndo da un cespuglio con Helda e Re Samael che la rincorrevano
“fermati piccola peste!! Devi metterti la tunica nuova per la cerimonia”
Lys accelerò la corsa, passando accanto a Re Brendan cercò di evitarlo, ma il sovrano fu più veloce e la afferrò al volo. Non c’era nessuna tenerezza nella sua presa, solo forza, e Lys si sentì subito a disagio, cercò di divincolarsi ma lui la strinse più forte, facendole male, la bambina guaì e lui la fulminò con gli occhi
“stai ferma mostro”
le ringhiò stringendola ancora più forte e lei si bloccò, spaventata e mortificata.
“per fortuna l’avete fermata” boffonchiò Helda affannata quando li raggiunse “devo farla cambiare prima che inizi la cerimonia, o la Dea Haxa ci spellerà vive”
Re Brendan lanciò praticamente la bambina fra le sue braccia
“anche con un abito pulito resta sempre una selvaggia, dovrebbe stare tra i suoi simili, si sentirebbe certamente più a suo agio con loro, che in mezzo alle persone normali. Dove sono tutti gli altri?”
Helda vide Lys sull’orlo delle lacrime e si dovette mordere la lingua per non rispondere niente, Re Samael venne in suo soccorso
“saranno qui tra poco, sono nella foresta per il rituale che apre la cerimonia”
Re Brendan sollevò un sopracciglio
“quale rituale?”
il re degli elfi scrollò le spalle
“non mi è dato saperlo. Gli Dei sono molto gelosi delle loro tradizioni”
cadde il silenzio e Helda ne approfittò per levarsi di mezzo prima di fare qualcosa di cui poi si sarebbe pentita
“vado a preparare la bambina, scusatemi”
si allontanò in tutta fretta, stringendo Lys che ancora non aveva detto una parola. Appena furono in camera sua mise giù la bambina
“stai bene amore?”
Lys con gli occhi bassi si accarezzò un fianco
“fa male”
Helda si chinò e le sollevò il vestitino
“ma che cosa hai fatto tesoro?”
c’era un segno rosso intorno alle costole di Lys, che presto sarebbe diventato un livido
“mi ha fatto male”
sussurrò la bambina accarezzandosi la pelle arrossata e a Helda cominciarono a prudere le mani per la rabbia
“è stato Re Brendan? Lui ti ha fatto male?”
Lys annuì
“stringeva forte. Lui è cattivo. Mi ha chiamato mostro” le tremarono le labbra “io non sono un mostro”
“oh amore mio” Helda la prese in braccio “certo che non sei un mostro. Tu sei la bambina più bella del mondo” la baciò 1000 volte “mi dispiace tanto tesoro. Adesso la tua Helda ti fa passare tutto”
mentre la spogliava e le metteva una delle sue creme speciali, Helda cercò un modo per spiegare a Martin quello che era successo, senza che questi poi strappasse il cuore dal petto a Re Brendan. Ma non c’era. Appena Lys avesse raccontato quello che era successo, e lo avrebbe fatto perché Lys raccontava tutto a Martin, lui avrebbe disintegrato il padre di Daniel.
Dalla finestra giunsero le voci dei ragazzi, erano tornati, Helda finì di massaggiare Lys e la fece mettere in piedi
“ti fa ancora male?”
la bambina scosse la testa
“no”
Helda le sorrise
“benissimo, allora adesso ci vestiamo per la festa di Martin e Daniel. Saremo le più belle dell’isola”
le strizzò l’occhio e Lys ridacchiò
“io sono bella”
Helda annuì
“si, sei bellissima amore”
poi la porta dietro di loro si aprì e Martin e Daniel entrarono.
Giunse la sera, e con se portò milioni di le stelle, una luna splendente, e una calma inaspettata.
La tensione che poche ore prima aveva scosso la compagnia, era un ricordo lontano, l’imminente inizio della cerimonia sembrava averla assorbita completamente, ed ora tutti erano sorridenti e tranquilli.
Agghindati a festa passeggiavano per il giardino, bevendo ambrosia e chiacchierando amabilmente, Haxa si unì a loro per ultima, e aprì la cerimonia conducendo tutti verso il luogo prescelto per il matrimonio. Lasciarono il giardino e si incamminarono lungo il sentiero che, dalla Reggia, portava alla spiaggia.
Lungo il percorso erano state disposte alte fiaccole che illuminavano l’incedere degli ospiti e, con i loro giochi di ombra e luce, creavano un’ambientazione romantica perfetta per quel momento. In un quieto silenzio, giunsero nella radura scelta per l’occasione, disponendosi a semicerchio si sistemarono tutti di fronte all’altare di pietra, dietro il quale, Apollo e Ares si andarono a posizionare in attesa dell’arrivo degli sposi. Alle spalle dell’altare c’era la spiaggia, e poi il mare, a fare da colonna sonora con il suono ritmico delle sue onde, la luna rifletteva il suo argenteo splendore nell’acqua, e la foresta intorno a loro era la cornice perfetta per quel momento magico.
Una sola nota stonata in mezzo a quella perfezione, Re Brendan che, in un angolo, teneva gli occhi rivolti a terra per evitare che qualcuno potesse leggervi il suo odio e la soddisfazione per quello che solo lui sapeva stava per accadere.
Haxa indicò un punto del sentiero alle loro spalle, e quando tutti si voltarono, videro Daniel e Martin avanzare.
Indossavano dei morbidi pantaloni di raso nero che si chiudevano intorno alle caviglie con dei nastri, erano a petto nudo e, a piedi scalzi, camminavano uno accanto all’altro diretti verso il loro futuro senza esitazione.
Un vociare allegro li accolse quando giunsero alla radura e si andarono a mettere di fronte all’altare, Apollo e Ares fecero loro un sorriso compiaciuto e la cerimonia ebbe inizio.
Shere si mise alla sinistra di Martin, proprio davanti a Re Brendan, mentre Haxa si sistemò alla destra di Daniel. Tutti e quattro con lo sguardo rivolto verso i due Dei dietro l’altare che, insieme, iniziarono a recitare parole in una lingua arcaica, Martin allora si voltò verso Daniel e allungò una mano, Daniel la prese, e sorridendo intrecciò le dita alle sue.
Le voci di Ares e Apollo si alzarono caricando di potere le loro parole, l’aria tutto intorno iniziò a sfrigolare satura di magia, le ali di Shere si aprirono vibrando, e poi …..
poi nella radura apparvero Kronos, Ade e un esercito di Karmet.
Accadde tutto così velocemente, che nessuno ebbe la possibilità di mettersi al riparo, e su di loro si abbatté inesorabile la violenza del nemico. L’esercito dell’Oracolo provò a reagire, si difese con tutte le sue forze, ma fu sopraffatto in pochi minuti, e ad uno ad uno, caddero tutti.
O quasi tutti.
Martin e Shere correvano veloci come il vento nella foresta, schivando alberi e trascinando a forza Re Brendan che sbraitava e si agitava.
Corsero fino alla Reggia e appena dentro, si avventarono sul corpo del sovrano frugandolo da capo a piedi, lui si ribellò, lottò, ma non poté fare nulla per impedire loro di trovare quello che stavano cercando
“eccola!”
gridò Shere tirando fuori la pergamena da una delle tasche della casacca del re, Martin allora si alzò in piedi
“andiamo”
ma Shere, invece di alzarsi, sfoderò gli artigli e trafisse il petto di Re Brendan con un colpo solo.
L’uomo gridò, un grido straziante, ma lei non si fermò, affondò la mano nella sua carne fino al polso, e quando la ritirò, lui non urlava più e lei stringeva nel pugno il suo cuore
“te lo avevo detto stupido Re, nessuno tocca la mia famiglia”
poi si alzò e guardò Martin, si aspettava che le dicesse qualcosa, d’altronde Re Brendan era il padre di Daniel, ma lui non fece una piega, e a guardare bene nei suoi occhi, Shere avrebbe giurato di vedere uno scintillio di approvazione. Restarono in silenzio qualche secondo poi Martin chiuse gli occhi e un attimo dopo svanirono.
Aaah come amo la stupidità degli uomini.
Come amo la loro arroganza.
Come amo la loro incredibile convinzione di poter fare del male senza pagarne le conseguenze.
Ma non è così. Ciò che dai ti viene restituito: triplicato.
Perché il Karma è attento ed esigente. Pignolo oserei dire.
E Re Brendan fu il primo a capirlo.
Kronos e Ade ci misero un po’ di più, giusto il tempo che ci mise Blue a smaterializzare Martin e Shere, e portarli nella bolla dove tutta la Compagnia era in realtà sana e salva.
Un'altra bolla, non quella dove avevano vissuto fino a quel giorno.
Ora mi spiego meglio.
Quel pomeriggio, quando Martin era corso fuori dalla camera lasciando Daniel senza una spiegazione, lo aveva fatto perché aveva finalmente capito il piano di Re Brendan. Stava per dirgli “anche se dovesse chiamare Kronos io ti sposerei lo stesso”
e prima che finisse la frase una luce si era accesa nella su testa. Eureka!
Allora era corso fuori dalla stanza ed era andato dalla madre a raccontarle tutto.
Da lì era iniziato tutto.
Radunato il resto della compagnia, si erano messi di nuovo alla ricerca dell’incantesimo di Re Brendan e, sapendo ora cosa cercare, erano riusciti a trovarlo. Ma la scoperta, invece di sollevarli, li aveva fatti preoccupare ancora di più.
I problemi che si trovarono di fronte furono molteplici: fu chiaro da subito che non avrebbero potuto sciogliere o modificare quel tipo di incantesimo senza la pergamena su cui era stato forgiato. Da lì una catena di conseguenze: non potevano impedire l’arrivo di Kronos e Ade, ma non potevano nemmeno uscire dalla bolla, perché Kronos li avrebbe rintracciati subito, e se non lo avesse fatto lui, il Consiglio dei Divini, ancora a caccia di Dae e Blue, lo avrebbe fatto sicuramente. Loro avrebbero preferito combattere Kronos e Ade, ma sapevano che sicuramente non sarebbero arrivati da soli, e non avevano nessuna possibilità di vincere quella battaglia.
Sembrava non esserci soluzione, ma poi Gholem, nella sua assoluta nanosa, puzzolente, innocenza demoniaca, condivise i suoi pensieri con tutti:
“nell’Ade, i demoni Carrhak mi fanno sempre arrabbiare perché, quando non sanno cosa fare, si divertono a farmi rincorrere da centinaia di loro. Io lo so che in realtà loro sono solo 12 in tutto l’Ade, ma creano tante copie di loro con la magia e cercano di prendermi, e non si capisce quali sono quelli veri e quelli finti, e dato che loro hanno quei tentacoli appiccicosi che bruciano quando ti toccano, io corro, corro, corro, fino a quando non si stancano e mi lasciano in pace. Non è divertente, proprio per niente, ma mi domandavo una cosa: non possiamo creare anche noi delle copie da lasciare qui a Kronos, mentre noi ci nascondiamo in un'altra bolla?”
Così semplice e così geniale allo stesso tempo, da lasciare tutti ammutoliti a bocca aperta.
Fu così che nacque il piano.
Allora Blue, con l’aiuto della magia di tutti, creò un'altra bolla, un rifugio d’emergenza, ben diverso dalla sontuosa bolla in cui erano ora, ma a nessuno importò, e una volta pronta vi si trasferirono tutti, lasciando sull’isola solo Martin, Shere, e creature fatte di magia con le perfette sembianze di tutti gli altri. E Re Brendan ovviamente, al quale erano riusciti a tenere tutto nascosto.
La scelta di chi doveva restare a portare a termine il piano aveva creato non poca tensione.
Erano tutti guerrieri, e ognuno di loro voleva restare per tenere al sicuro gli altri, ma in termini di energia, era uno sforzo mastodontico per gli Dei e per Blue tenere in vita i loro alter ego, quindi non avrebbero mai potuto combattere. Questo aveva ristretto di molto la scelta, ma Martin e Shere avevano avuto la meglio sugli altri perché molto più motivati.
Dunque erano rimasti loro, e quando Kronos era apparso, Martin e Shere avevano attuato la seconda parte del piano: portare via la pergamena a Re Brendan e riportarla a Blue, così che il divino potesse modificare l’incantesimo originale chiudendo per sempre la porta aperta, e trasformando la vecchia bolla in una prigione eterna per chi ci si trovava dentro.
E tutto era andato secondo il piano.
Bhè tutto tranne una cosa: Re Brendan non sarebbe dovuto morire.
Avrebbero dovuto solo portargli via la pergamena e lasciarlo lì, dove sarebbe rimasto rinchiuso per sempre insieme a Kronos e Ade, ma le cose erano andate diversamente.
D’altronde è risaputo che i piani perfetti non esistono.
(o che quelli sbagliati diventano perfetti all’improvviso …)
Quindi …
Martin e Shere riapparvero nella nuova bolla dove tutti li aspettavano e consegnarono la pergamena a Blue. Il Divino cominciò subito a modificare l’incantesimo di Re Brendan, e quando ebbe finito, usò tutto il potere che gli era rimasto per metterlo in atto.
Kronos e Ade non intuirono niente, almeno non fino a quando non giunsero nella Reggia in cerca di eventuali superstiti del loro massacro, e ci trovarono invece il corpo di Re Brendan riverso in una pozza di sangue con il petto squarciato. Appena compreso il pericolo di una trappola cercarono di andarsene, ma ogni volta che si smaterializzavano, poi riapparivano sempre nella bolla. E nonostante tutto il loro potere, alla fine si dovettero arrendere all’evidenza: erano prigionieri.
E mentre le loro grida di rabbia riecheggiavano nella loro nuova prigione, nell’altra bolla le grida di gioia si levavano così alte da coprire ogni altra cosa.
Ora l’Esercito dell’Oracolo era libero.
Potevano tutti tornare alle loro case, alle loro vite.
Ma non era così semplice, perché le loro vite non sarebbero più state quelle di prima. Molte cose erano cambiate, e altre sarebbero dovute cambiare ancora per poter ristabilire un ordine preciso nei Tre Regni e nei domini degli Dei.
L’Ade non aveva più un Signore.
Il Regno del Nord non aveva più un Re.
I Divini davano la caccia ad uno dei Principi del Regno degli Elfi.
Il Regno del Sud … no, il Regno del Sud in effetti era l’unico che non aveva problemi, ma le ripercussioni di quegli stravolgimenti sarebbero ricadute anche su di lui.
E quella notte, nonostante tutti potessero andarsene, nessuno lasciò la bolla rifugio. Non erano pronti a separarsi, e mentre improvvisavano giacigli di fortuna per riposare, ognuno di loro pensò che forse non lo sarebbero stati mai.
Però c’era una cosa ancora in sospeso nel gruppo, e doveva essere risolta subito, di fronte a tutti.
Il posto in cui si trovavano non era altro che un pezzo di terreno brullo, niente mare, niente foresta, niente cielo azzurro e sole. Solo un fazzoletto di terra dove sistemarono le coperte per la notte, intorno al fuoco che avevano acceso qualche ora prima, e mentre tutti si accingevano a sdraiarsi, Shere si fece avanti
“Daniel”
il principe del Nord che stava coprendo Lys, già addormentata, si tese leggermente nel sentire la sua voce, il perché era chiaro, come era chiaro il perché avrebbero dovuto avere quella conversazione. Daniel si alzò e si voltò verso di lei, gli spazi ristretti li fecero trovare a pochi passi uno dall’altra, ma Shere fece comunque un passo avanti verso di lui.
Intorno a loro era calato il silenzio, la grande famiglia che erano diventati si fermò per ascoltare.
“ti chiedo perdono Daniel, so che Re Brendan era tuo padre e so che tu non volevi che morisse”
Daniel strinse i pugni ma non rispose, Shere annuì
“hai ragione ad avercela con me, e ti capisco se deciderai di odiarmi. Voglio solo che tu capisca una cosa: se l’uomo che ho ucciso oggi fosse stato un padre per te, un padre vero, che ti amava, io non lo avrei ucciso”
Daniel fu colpito da quelle parole, lo ferirono, e i suoi occhi si riempirono di lacrime, Shere fece un altro passo verso di lui
“Non voglio ferirti ancora di più Daniel, te lo giuro. Non lo farei mai” la ragazzina sembrò riflettere sulle parole da usare poi sospirò “Io non ho mai avuto un padre o una madre, non prima che Haxa mi prendesse con se e mi crescesse. Lei è la mia famiglia. E con lei anche suo figlio Martin. Sono tutto quello che ho, e sono tutto quello che hai anche tu. Re Brendan era l’uomo che ti ha messo al mondo, ma non era la tua famiglia. La tua famiglia è qua. Sana e salva. Le persone che ti amano sono qui. E sono le stesse che amo anche io, e io e te dobbiamo proteggerle, dobbiamo tenerle al sicuro. Re Brendan ha minacciato la nostra famiglia, l’ha ferita, ha cercato di distruggerla. Io so che tu non potevi fermarlo, ma io sì. E l’ho fatto Daniel. Perché nessuno mi poteva garantire che sarebbe davvero rimasto rinchiuso in quella bolla per sempre, e sappiamo tutti e due che se fosse riuscito a liberarsi, la prima cosa che avrebbe fatto, sarebbe stato cercare di uccidere te e Martin. La tua vera famiglia. La nostra famiglia. E io questo non potevo permetterlo. Non più.”
Daniel deglutì a fatica, le parole di Shere lui le comprendeva perfettamente, sapeva che aveva ragione, lo aveva sempre saputo anche prima che lei gli parlasse, ma faceva male lo stesso.
Shere, nonostante tutto, si aspettava almeno una risposta, ma non ottenendola si rassegnò
“capisco Daniel. Ti chiedo ancora perdono”
si voltò e tornò al suo giaciglio, una volta sdraiata diede le spalle a tutti, così che non potessero vedere la tristezza sul suo volto, e finse di dormire.
Daniel fece lo stesso, si sdraiò sulla sua coperta e attese che il sonno giungesse. Ma non arrivò, nemmeno quando Martin si sdraiò accanto a lui e lo strinse tra le sue braccia, riuscì a calmare l’inquietudine che sentiva dentro. Nel pieno della notte, dopo ore di arrovellamenti, Daniel si liberò delicatamente dall’abbraccio di Martin e si alzò.
Shere gli dava le spalle, ma lui capì dal modo in cui respirava che era sveglia, si accucciò dietro la sua schiena
“grazie per aver protetto la mia famiglia”
sussurrò e Shere lentamente voltò la testa verso di lui
“la nostra famiglia”
disse lei e Daniel annuì
“la nostra famiglia”
non si dissero altro e mentre Daniel tornava a dormire, si accorse che anche tutti gli altri erano svegli e gli stavano sorridendo, compreso Martin, che attese che si sdraiasse di nuovo e poi lo strinse forte a se
“ogni giorno mi dai un motivo in più per volerti sposare”
gli sussurrò e Daniel sbuffò contro il suo collo
“parole … solo parole … voglio proprio vedere quando lo farai veramente”
e Martin rise, mentre Daniel, sorridendo, finalmente si addormentò.

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ARCANA - FANFICTION SERNANDO SKAGGER
Titolo: ARCANA
Capitolo: 35 di 37
Parring: Sergio Ramos/Fernando Torres - Daniel Agger/Martin Skrtel
Warning: NC-17 - Slash - AU - Fantasy
La notizia del matrimonio non aveva sorpreso molto Sergio, che in fondo si era sempre aspettato che Martin alla fine sposasse Daniel, era chiaro che quello era il loro destino, ed era molto felice per il suo amico.
Quello che non si era aspettato invece, era l’assoluta mancanza di capricci da parte di Fernando. Appena Haxa aveva dato l’annuncio, lui era stato sicuro che Fernando avrebbe cominciato a guardarlo male e a pestare i piedi, perché lui non gli aveva mai chiesto di sposarlo.
Invece niente.
Questa avrebbe dovuto essere una buona cosa, niente broncio, niente litigi, ma il neurone eremita che abitava nella fredda caverna ossea che stava alla base dei capelli di Sergio, decise di dare segno della sua esistenza, e piantare il seme del dubbio.
Neurone Eremita - Se non ti chiede il perché non lo sposi, allora non vuole sposarti
Sese – chi ha parlato!
Neurone Eremita – Io ho parlato. Il tuo unico Neurone funzionante.
Sese – Ho un neurone funzionante?
Neurone Eremita – Si, la cosa stupisce anche me, non so bene come io sia potuto sopravvivere in questo nulla. Comunque, concentrati sul problema vero! Fernando non vuole sposarti!
Sese – Certo che mi vuole sposare!
Neurone Eremita–E allora perché non è arrabbiato con te?
Sese – Sta solo riflettendo. Si arrabbierà dopo
Neurone Eremita – Quando mai Fernando ha rimandato a dopo una sfuriata che poteva farti subito?
Sese –Un sacco di volte
Neurone Eremita – Dimmene una
Sese - …………………
Neurone Eremita – Sto aspettando
Sese - ………………..
Neurone Eremita – Esatto. Non è mai capitato. Non ti vuole sposare. Devi rassegnarti.
Sese – Lui mi ama!
Neurone Eremita – Si, ma non vuole sposarti
Sese – Ma perché no?????
Neurone Eremita –E che diavolo ne so io??? Sono solo un Neurone Eremita!
Sese – Ma come non lo sai ??? Hai cominciato tu questo discorso!
Neurone Eremita – Hai ragione!
Sese – Quindi cosa faccio?
Neurone Eremita - ……………………
Sese – Hey … Sto parlando con te!
Neurone Eremita – E non urlare che in questo vuoto rimbomba tutto!!!
Sese – scusa ….
Neurone Eremita – Troglodita!
Sese – Trolo che???
Neurone Eremita – Giuro che mi suicido!
Sese – Prima dimmi cosa devo fare con Nando!!
Neurone Eremita – Chiedigli di Sposarti!
Sese – Ma se hai detto che non vuole sposami! Mi dirà di no!
Neurone Eremita – Lo so, ma almeno saprai che io avevo ragione!
Sese - ………………
Neurone Eremita – Perché non dici niente?
Sese – Perché ho appena capito che ho un Neurone bastardo
Neurone Eremita –allora non sei così scemo come pensavo.
Sese – Io ti odio. E ti dirò di più! Io chiederò a Fernando di sposarmi e lui mi dirà di si!
Neurone Eremita – Fernando ti dirà di no!
Sese – Mi dirà di si e noi ci sposeremo e saremo felici e contenti per sempre!
Neurone Eremita - Illuso
Sese – PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
Neurone Eremita – Davvero molto maturo.
Sese - ……………………….
Neurone Eremita – Cosa fai non mi parli più?
Sese - …………………….
Neurone Eremita – va bhè … tornerò a dipingere le pareti della tua enorme, vuota, scatola cranica. Addio.
Sergio fece un'altra pernacchia e imbronciato incrociò le braccia al petto: non era vero che Fernando non voleva sposarlo. Si amavano, sarebbero stati insieme per l’eternità. Certo che voleva sposarlo. L’avrebbe fatta vedere lui a quel cretino di neurone. Nessuno mette scompiglio tra Sese e Nando! Nemmeno il suo unico Neurone!
Fernando,che sedeva tranquillamente al fianco di Sergio, si portò il calice di vino alla bocca e bevve, lentamente, assaporandone il gusto, e sospirando di soddisfazione.
Una soddisfazione che aveva origini molto lontane dall’enologia però.
Tutto era cominciato nel momento in cui Haxa aveva fatto l’annuncio del matrimonio di Martin e Daniel, e lui, aveva provato il desiderio irrefrenabile di spaccare a metà la testa a Sergio con una mazza chiodata. Si, aveva fortemente desiderato il suo sangue, perché ancora una volta, si parlava del matrimonio di qualcuno e non era il loro!!!
Perché? Perchèèèèèèèèèè????????
Questa volta però, a differenza di moltissime altre, non si era lanciato sulla giugulare di Sergio cercando di strappargliela, ma aveva ragionato. Oramai conosceva Sese, e aveva capito che l’unico modo per fargli fare qualcosa, era convincerlo che l’idea di farlo era stata sua.
E come si poteva convincere Sergio che voleva sposarsi?
Bhè … c’era una cosa che Nando non aveva ancora detto a Sergio.
Uno dei poteri di Ares era il condizionamento mentale,eops…lui aveva da poco scoperto di aver ereditato questo potere.
Non era bravo come il padre, ma non ci voleva una capacità sovraumana per convincere Sergio che un Neurone stava parlando con lui no? La vera difficoltà era sostenere una conversazione come quella precedente rimanendo impassibili. E lui ci era riuscito!
Fernando bevve un altro sorso di vino e sorrise, mentre nella sua eccelsa e subdola mente, sceglieva i colori delle tuniche che avrebbero indossato lui e Sese al loro matrimonio, i fiori, i testimoni, il banchetto e tutto quello che avrebbe potuto far impazzire chiunque, ma non Fernando, che si stava preparando per quel giorno da quando era nato.
◊◊◊●◊◊◊
Lys era perplessa.
Seduta sul bordo del tavolo di fronte a Martin e Daniel, li guardava con aria sospettosa e le erano spuntate anche le orecchie e la coda.
Cosa era successo a quei due?
Non li aveva visti tutto il pomeriggio, ed ora che erano finalmente arrivati, non erano più loro e si erano mischiati anche gli odori, adesso Daniel aveva anche l’odore di Martin e Martin aveva anche l’odore di Daniel.
Con un sopracciglio sollevato e le orecchie tirate indietro, li osservava silenziosae circospetta.
Perché Daniel era più grosso?Avevaanche gli stessi disegni di Martin. E i suoi occhi erano diventati neri, ma anche quelli di Martin erano diventati neri.
Si sporse in avanti per guardarli più da vicino e loro la lasciarono fare, avevano capito che aveva bisogno di adattarsi ai cambiamenti a modo suo, e non volevano interferire.
Le orecchie le cambiavano posizione continuamente, seguivano i suoi pensieri, come anche la coda, che un po’ stava diritta, un po’ vorticava, era bellissima con la faccina corrucciata e gli occhietti sospettosi, e a Daniel scappò un sorriso.
Lys spalancò gli occhi di colpo, cosa era spuntato dalla bocca di Daniel?????
Il suo sguardo passò velocemente da Daniel a Martin, poi di nuovo a Daniel, e ancora incredula gli saltò sulle gambe.
Daniel la prese al volo, ma invece di abbracciarlo, come lui si aspettava, Lys cominciò a infilargli le mani in bocca, Daniel guardò confuso Martin che rise di gusto
“credo stia cercando le tue zanne amore. Fagliele vedere”
Daniel gliele mostròelei si bloccò incantata, poile venne un dubbio e guardò Martin, lui le sorrise e lei fu felice di constatare che le zanne di Martin erano ancora li e non le aveva prestate a Daniel.
Quando Martin si avvicinò abbracciando sia lei che Daniel, Lys si ritrovò circondata dall’amore che gli aveva fatto adorare quei due uomini fin dal primo momento che li aveva incontrati, e riconobbe i suoi papà. Erano un po’ più colorati, con più denti, ma erano senza ombra di dubbio, le due persone che amava di più al mondo.
Finalmente sorrise e si aggrappò ai loro colli pigolando e gorgogliando felice, mentre loro, come sempre facevano,annuivano comprensivi, anche se non ci capivano una mazza di quello che diceva.
Molto più tardi tutti si ritirarono nelle loro stanze.
La cena era stata allegra e i discorsi sulla cerimonia avevano assorbito completamente l’attenzione di tutti.
Tutti tranne uno.
Seduto sul suo letto, Re Brendan fissava la notte fuori dalla finestra e pensava.
Non aveva fatto altro per tutta la sera: pensare a come distruggere tutti quelli seduti intorno al tavolo con lui. Ognuno di loro aveva contribuito a fare diventare suo figlio ciò che era ora, per questo dovevano pagare tutti.
Suo figlio … pensare a lui amplificava la sua rabbia in modo esponenziale, lo aveva allevato per farlo diventare un Re, invece lui era cresciuto debole e si era fatto corrompere da Martin. Aveva scelto di voltare la spalle a suo padre, aveva scelto di tradire il suo Re e il suo Popolo.
E per questo avrebbe pagato.
Re Brendan si alzò e si avvicinò all’armadio, lo aprì e ne tirò fuori una delle sacche che si era portato dietro quando era andato via da Dromi, ci frugò dentro e ne estrasse un rotolo di pergamena, ripose la sacca poi andò a sedersi allo scrittoio e mise in moto la sua folle vendetta.
◊◊◊●◊◊◊
L’aria frizzante del mattino accolse gli abitanti della bolla che scesero a fare colazione, Helda aveva spalancato le grandi porte finestre del salone, facendo entrare la luce del sole e la brezza che saliva dal mare. Volti assonnati ma sorridenti si salutavano accomodandosi, Lys fece l’apparizione più eclatante, entrando di corsa e saltando sulla sedia e poi sul tavolo. Ne Daniel ne Martin riuscirono a fermarla in tempo e lei trotterellò tra piatti, vassoi e bicchieri per mostrare orgogliosa a tutti i suoi nuovi tatuaggi
“Lys scendi dal tavolo”
la richiesta di Martin venne impunemente ignorata e lei continuò la sua sfilata tra le risate e l’ammirazione di tutti, Elettra la attirò più vicina per guardare meglio i disegni
“ma che belli che sono”
“come i papà”
rispose lei tutta orgogliosa ed Elettra le regalò un gran sorriso
“oh si, sono proprio uguali a quelli dei tuoi papà. E ti sono venuti stanotte?”
“le sono dovuti venire per forza, o ci avrebbe dato il tormento per l’eternità” commentò Martin mentre si sedeva “abbiamo passato l’inferno per trovare qualcosa che disegnasse sulla sua pelle”
risero tutti tranne Helda, che appena entrò nel salone e vide Lys in piedi sul tavolo, cominciò a sbraitare e la bambina fuggì tra le braccia di Daniel scatenando risate ancora più forti.
I preparativi per la festa avrebbero dovuto essere semplici, dato il numero esiguo di persone presenti, ma ognuno di loro aveva qualcosa da dire o da suggerire, volevano tutti contribuire e una piccola cerimonia, divenne un affare di stato.
Martin e Daniel si tennero ben lontani da tutto quel caos, e si limitarono alle due cose più importanti: i testimoni e le promesse.
Dato il rapporto che li univa, Martin aveva scelto Sergio. La loro amicizia era diventata indissolubile e Martin voleva che il suo amico gli stesse accanto anche in quel momento.
Non restava che chiederglielo.
Martin dovette inoltrarsi parecchio nella foresta per trovare Sergio, seguendo le indicazioni di Artemide, camminò nel fitto degli alberi per più di mezz’ora prima di sentire muoversi qualcosa tra la vegetazione di fronte a lui. Seguendo i rumori sbucò in una piccola radura, e qualcosa di molto grosso gli piombò addosso dall’alto spiaccicandolo faccia nell’erba. Dopo un attimo di sconcerto, Martin riconobbe il suo assalitore
“Sergio, idiota, levati dalla mia schiena”
gli rispose un ruggito e Martin sospirò
“si, si, sei bravissimo a fare il leone, tua madre sarà orgogliosa di te! Ma spostati”
un altro ruggito questa volta più soddisfatto, ma Sergio non si spostò e Martin capì che aveva voglia di giocare
“bene, vuoi giocare? Allora giochiamo”
ci mise una frazione di secondo a trasformarsi nel Syn di Haxa, oscuro e potente, Sergio saltò via e lui finalmente potè alzarsi. Quando si voltò rimase sorpreso nel vedere come Sergio avesse assunto realmente dei tratti del leone, gli occhi dorati, le zanne, gli artigli, le movenze feline. Martin gli sorrise
“complimenti, stai imparando in fretta”
Sergio gli sorrise con gli occhi ma ruggì e Martin sfoderò le zanne
“spero tu non abbia paura del buio micino, perché anche io ho imparato qualcosa ultimamente”
Martin cominciò a richiamare il potere di Haxa ma Sergio, elegante e veloce, si lanciò verso di lui, si schivarono e subito tornarono in posizione
“non riuscirai a deconcentrarmi Sergio”
tra il fogliame intorno a loro cominciò a strisciare qualcosa e Sergio si guardò intorno, lingue di oscurità cominciarono a strisciare nell’erba, Sergio ruggì e si lanciò ancora contro Martin.
Questa volta non si schivarono, i loro corpi impattarono e iniziarono un combattimento che, anche se potente, non celava nessuna cattiveria, solo voglia di giocare.
Erano forti in eguale misura, e nessuno dei due riusciva a predominare sull’altro, Sergio mostrò l’agilità del leone, la forza dell’orso, la velocità della gazzella, la vista del falco, Martin usò l’oscurità per accecare il falco, le lingue oscure per rallentare la gazzella, la propria agilità per muoversi come il leone, e la propria forza per contrastare l’orso.
Alla fine crollarono sull’erba esausti, non c’era un vincitore e loro risero di gusto, perché si erano divertiti da morire
“sai Sergio, se volevi battermi dovevi fare l’animale che ti viene meglio”
“quale?”
“il maiale! In quel campo sei il migliore”
risero così forte che gli uccelli sugli alberi volarono via facendoli ridere ancora di più. Quando finalmente si calmarono Martin fece quello per cui era venuto
“devo chiederti una cosa Sergio”
“dimmi”
“vorresti essere il mio testimone di nozze?”
dopo un attimo di silenzio, Sergio si alzò su un gomito e guardò l’amico
“sarebbe un onore”
Martin gli sorrise
“anche per me averti al mio fianco”
Sergio annuì, non c’era bisogno di altre parole tra loro, quindi tornò a sdraiarsi e rimasero in silenzio a guardare il cielo fino a quando Martin non si schiarì la voce
“mi sposo”
Sergio sghignazzò
“per gli Dei si”
“cazzo”
“ca... cosa?”
“cazzo”
“e cosa diavolo significa?”
“significa che sto morendo dalla paura!”
Sergio girò lentamente la testa verso l’amico
“hai paura? E di cosa?”
Martin si passò una mano sulla faccia
“di non essere un buon padre e un buon marito”
Sergio sbuffò
“ma che diavolo dici? Tu sei perfetto per Daniel e Lys, sarai la cosa più bella della loro vita e loro lo sanno, è per questo che ti amano così tanto”
Martin lo guardò e Sergio si sorprese nel vedere quanta fragilità c’era nei suoi occhi
“hey amico, andrà tutto bene”
“ne sei sicuro?”
Sergio gli sorrise
“sicurissimo. Tu non farai mai niente che li possa far soffrire”
“come fai ad esserne così certo?”
il sorriso di Sergio si allargò
“perché io sono il tuo testimone amico, e ti spaccherò le gambe prima che tu possa fare qualche stronzata”
“giuralo”
“te lo giuro”
Martin annuì più sereno e tornò a guardare il cielo e Sergio sentì un sentimento nuovo dentro il petto: orgoglio
“ti fidi davvero di me vero?”
“si”
rispose senza ombra di dubbio Martin, e Sergio capì che la loro amicizia, era di quelle per cui valeva la pena anche sacrificare la vita.
Daniel si affacciò alla porta delle cucine ma le trovò vuote, rifletté un momento poiproseguì lungo il corridoio, passò la biblioteca e quando arrivò in fondo, aprì la porta che aveva di fronte e uscì nel giardino sul retro.
Lei era li.
Daniel non aveva grandi amici, lui aveva sempre e solo avuto Martin. Non era mai stato bravo a confidarsi con qualcuno, e in questo viaggio, l’unica persona con la quale aveva aperto il suo cuore era stata Haxa, quando Martin se ne era andato. Era per questo motivo che, quando si era trattato di scegliere i testimoni per le loro nozze, lui aveva pensato subito ad una persona, la sola che avrebbe voluto al suo fianco in quel giorno. Helda.
La piccola donna era tutto quello che lui poteva chiamare famiglia al di fuori di Martin e Lys, e la voleva al suo fianco, perché lei lo aveva sempre amato incondizionatamente e questo per lui valeva più di ogni altra cosa al mondo.
Lei era la madre che lui non aveva mai avuto.Lei era il conforto, il perdono, il calore di un abbraccio materno. Sempre. Senza ombra di dubbio.
La guardò intenta a raccogliere le erbe per la sua cucina e sorrise, era un’immagine così familiare, le si avvicinò e la donna si accorse di lui
“oh Daniel, cosa fai qui tutto solo? La piccola Lys è con Martin?”
“no, è con Kyara e Gholem in spiaggia, Martin doveva parlare con Sergio, tornerà tra un po’”
Helda gli sorrise
“quindi sei venuto a vedere se riuscivi ad ottenere uno dei miei magici dolcetti alla frutta solo per te?”
Daniel rise e scosse la testa
“no”
“sicuro?”
“sicurissimo” Daniel le mise un braccio intorno alle spalle “sono venuto per chiederti un’altra cosa”
lei gongolò felice del suo abbraccio
“chiedi pure”
“vuoi essere la mia testimone Helda?”
la donna lo guardò sorridente
“testimone di cosa?”
“testimone di nozze Helda”
Helda smise di sorridere di colpo
“cosa?”
“Vorrei che tu fossi la mia testimone alle nozze mie e di Martin”
la donna sbattè le palpebreincredula una volta, due, tre,
“io?”
Daniel annuì
“si tu”
“Ma …”
“nessun ma Helda. Mi hai allevato e amato come avrebbe fatto mia madre se fosse stata viva, e io voglio che tu sia li con me domani sera, sei l’unica che vorrei al mio fianco”
gli occhi le si riempirono di lacrime e le labbra cominciarono a tremarle
“davvero?”
“si”
Helda scoppiò a piangere e lo abbracciò schiacciando la faccia contro la sua casacca
“si, certo che voglio esserci, si”
Daniel le accarezzò dolcemente la schiena
“ne sono felice, davvero”
“io di piùùùù!”
singhiozzò la donna e Daniel non potè trattenere la risata che gli scaturì dal cuore.
“Divino Blue posso disturbarti?”
Blue si voltò e vide Re Brendan fermo a qualche passo da lui
“certo”
il sovrano si avvicinò sorridendo
“non volevo interrompere il tuo riposo, ma avrei qualcosa da chiederti”
Blue, che stava leggendo seduto in giardino su una poltrona, gli sorrise
“non si preoccupi, il tempo per finire questo libro non mi manca. Si accomodi pure”
Re Brendan si sedette vicino a lui e sospirò
“quello che ti sto per chiedere è qualcosa di molto personale, posso contare sulla tua discrezione divino Blue?”
il ragazzo annuì
“ma certamente”
“ti ringrazio. Come ben saprai mio figlio domani sera si sposa. Non nascondo che la cosa mi ha lasciato perplesso in un primo momento, e non nascondo nemmeno di aver avuto i miei problemi in passato ad accettare quello che stava accadendo” osservò la reazione di Blue e quando non vide nulla proseguì “ma questa folle guerra con Kronos mi ha fatto capire che la vita è breve, e le persone che ami le devi tenere vicino. Ho capito che non sono certo io che posso scegliere chi mio figlio deve amare, e devo accettare le sue scelte ed esserne felice”
Blue fece un piccolo sorriso e Re Brendan ebbe la conferma che il divino non era a conoscenza della reale situazione tra lui e Daniel, era esattamente quello che sperava e il suo piano prese vita
“Sono un vecchio Re che ama profondamente suo figlio, e voglio che tutto sia come lui desidera, anche il matrimonio di domani. La sua felicità è tutto per me, fin dal giorno in cui è nato. La perdita di sua madremi ha distrutto e so che anche Daniel ha sofferto molto la sua assenza in questi anni. Domani sarà il giorno più importante della sua vita e io vorrei che lui avesse qualcosa della madre con se”
Blue sembrò colpito da quelle parole e RE Brendan ghignò soddisfatto dentro di sé
“a Dromi ho qualcosa che lei fece fare per lui mente lo aspettava, un piccolo gioiello, aspettavo un momento speciale per darglielo e credo che le sue nozze siano il momento perfetto”
guardò Blue con aria speranzosa e paterna
“credi di potermi aiutare a recuperarlo Divino Blue?”
quando Blue gli sorrise e annuì Re Brendan seppe di aver vinto. Su tutti.
“possiamo andare ora?”
“certo”
la gioia che provò il Re fu fraintesa da Blue, che, non sapendo tutto quello che era accaduto tra il sovrano e suo figlio nelle ultime ore, non poteva certo sospettare la trappola infernale che si nascondeva dietro le sue parole
“entriamo in casa, così nessuno ci vedrà sparire”
consigliò il Divino e Re Brendan prontamente lo seguì, non potendo lui stesso credere alla facilità con cui era riuscito ad ottenere esattamente quello che voleva.
Poco distante da loro, nella sua forma d’ombra, Shere aveva ascoltato ogni parola, e non aveva creduto a niente di quello che il Re aveva detto, ma purtroppo non avrebbe potuto seguirli a Dromi per confutare i suoi sospetti. Non poteva aggregarsi come ombra, Blue se ne sarebbe accorto, e non poteva certo chiedere di andare con loro. Svanì e si presentò davanti ad Haxa che stava uscendo dal bagno e quasi strillò quando la vide
“ma bussare mai Shere???”
la ragazzina sorrise
“da quando ti spaventi?”
“da quando ho un uomo nudo nella vasca e vorrei tanto che tu non lo vedessi!”
Shere scattò via, lontana dalla porta del bagno
“ma perché non metti una cosa tipo un aura oscurante quando lui è con te???”
chiese schifata e Haxa la guardò di traverso
“perché sono la Signora dell’Ade e faccio quello che voglio?”
Shere abbozzò
“si bhè, questo potrebbe essere un buon motivo”
“un ottimo motivo direi. Ora dimmi perché hai invaso la mia privacy”
“Re Brendan ha chiesto a Blue di portarlo a Dromi”
“cosa?”
“gli ha raccontato una storiasu un gioiello che la madre ha fatto fare per Daniel quando era incinta di lui, e che vuole regalarglielo per le sue nozze, in segno di pace, e Blue ci è cascato come un pollo”
“non è colpa sua, non sa niente di quello che è successo”
“non posso seguirli”
Haxa sospirò
“lo so”
“quindi?”
“quindi non possiamo fare altro che aspettare che tornino e capire cosa porterà Re Brendan con se”
“e se fa qualcosa mentre è la?”
Haxa scosse la testa
“non credo, Blue sa che non può trattenersi più di qualche minuto prima che i divini lo scoprano, Re Brendan non avrà il tempo di fare niente.”
Shere storse il naso poco convinta
“questa storia non mi piace Haxa”
“nemmeno a me Shere, nemmeno a me”.
Re Brendan barcollò leggermente appena apparvero nel salone del castello di Dromi e Blue lo sorresse
“ora sto bene” gli disse il sovrano scostandosi “il gioiello è nel mio studio, tono subito”
Blue annuì
“non metteteci molto però, dobbiamo andarcene subito”
Re Brendan non gli rispose nemmeno, si diresse a grandi falcate verso una porta in fondo alla stanza, la aprì e se la richiuse alle spalle rimanendo finalmente solo.
Doveva muoversi se voleva portare a termine il suo piano.
Attraversò il suo studio e si fermò di fronte alla libreria, ne afferrò un bordo e facendo forza, la spostò rivelando un passaggio segreto, ci si infilò dentro e quasi correndo percorse lo stretto corridoio fino a quando non si trovò di fronte una porta, la aprì e piombò in una camera dove un uomo, spaventato a morte da quell’apparizione improvvisa, schizzò in piedi dal divano dove era seduto e gli puntò contro la spada
“abbassa quell’arma soldato, sono il tuo Re”
il poveretto lasciò cadere a terra la spada sempre più confuso
“mio Signore perdonatemi”
si inchinò ma Re Brendan non aveva tempo per i convenevoli
“alzati idiota e ascoltami, non ho tempo e tu devi fare una cosa per me”
il soldato si alzò subito e Re Brendan tirò fuori dalla casacca la pergamena che si era portato dietro dalla bolla
“appena me ne sarò andato parti per l’Isola di Quern, raggiungi Kiel e una volta in città chiedi di Tinias, non avrai problemi a trovarlo perchè lo conoscono tutti. Una volta che sarai da lui consegnagli questa”
il soldato prese la pergamena poi guardò il suo Re
“cosa devo dirgli mio Signore?”
“niente, tutto quello che gli serve sapere è scritto nella pergamena”
il Re fece un passo verso di lui
“non parlare con nessuno, non dire che mi hai visto e vola come se tu avessi il diavolo alle calcagna. Se non sarai da Tinias entro questa notte ti ucciderò con le mani ci siamo intesi?”
terrorizzato l’uomo riuscì a malapena ad annuire
“vai ora e se ci tieni alla pelle fai quello che ti ho detto”
la guardia schizzò fuori dalla stanza e Re Brendan ritornò nel passaggio segreto, una volta nel suo studio aprì un cassetto dello scrittoio e tirò fuori una scatolina in argento poi fece un respiro profondo e tornò nel salone.
Appena vide Blue gli mostrò la scatolina
“perdonami divino ma ci ho messo un po’ a trovarla”
“non c’è problema, ma ora andiamo”
il Re lo raggiunse e un attimo dopo svanirono.
Non appena tornarono nella bolla, Re Brendan andò in camera sua, appena dentro si fermò un attimo e respirò lentamente, fino a li tutto era andato bene, quando si staccò dalla porta lanciò la scatolina che aveva portato con se sul letto, questa si aprì e non ne uscì niente: era vuota, sogghignando aprì l’armadio e tirò fuori la metà della pergamena che aveva consegnato alla guardia.
La srotolò e fissò i disegni che la notte precedente aveva tracciato: simboli magici, parte di un rituale che molti anni prima aveva imparato dallo stregone che aveva catturato durante la conquista dell’Isola di Quern: Tinias.
Il vecchio stregone, in cambio della libertà, gli aveva insegnato molte cose, e una di queste era quel rituale.
Una pergamena vergine, sangue al posto dell’inchiostro, la pergamena doveva essere strappata in due, su entrambe le parti dovevano essere disegnati gli stessi simboli, ma differenti invocazioni: una per chiamare e l’altra per raggiungere.
Quelle due metà della stessa pergamena sarebbero divenute una porta, e chiunque avesse avuto in mano la metà con l’invocazione per raggiungere, sarebbe potuto arrivare in qualunque posto (o bolla) ci fosse stata la metà con l’invocazione per chiamare.
Re Brendan strinse la pergamena e cominciò a pronunciare l’invocazione per chiamare che aveva scritto con il suo stesso sangue, la pergamena sfrigolò, i simboli disegnati lentamente si illuminarono, la carta divenne rovente bruciandogli i polpastrelli, ma lui non la mollò, facendo appello a tutto l’odio che aveva in corpo strinse i denti e continuò la sua cantilena di morte. Quando il rituale finì la magia si spense e la pergamena tornò ad essere un pezzo di carta qualunque, ma non per lui, che la nascose con cura e si sedette sul letto: la porta era aperta, ora non restava che attendere l’arrivo di chi l’avrebbe oltrepassata.
“Ma perché non ci riescoooooooooooooo!!!!”
Sergio si lasciò cadere sul letto affranto, per quanto provasse a smaterializzarsi, tutti i suoi sforzi erano vani e lui stava davvero perdendo la speranza. Fernando, che fino a quel momento era stato in silenzio, si alzò dalla poltrona sulla quale era seduto e lo raggiunse, gattonò sul letto e si sdraiò accanto a lui
“Sese ….”
“sono uno schifo di Syn”
“non dire così amore”
gli accarezzò dolcemente i capelli e Sergio piagnucolò cercando più attenzioni e conforto, Fernando sorrise e avvicinò le labbra al suo orecchio
“io so come farti passare il cattivo umore”
Sergio rabbrividì sentendo il suo fiato caldo sulla pelle, ma mantenne il suo tono lamentoso
“non mi passerà fino a quando non avrò imparato a smaterializzarmi”
“sicuro? perché io pensavo che un bagno ti avrebbe invece fatto stare meglio”
Sergio aprì gli occhi che aveva tenuto chiusi fino a quel momento e lo guardò
“un bagno?”
Fernando a un soffio da lui annuì, strusciando il naso sulla sua guancia
“e me lo fai tu il bagno?”
Fernando annuì ancora e Sergio cominciò ad essere meno di cattivo umore
“e mi farai anche tante coccole?”
Fernando allungò una mano e la infilò sotto sua la casacca accarezzandogli gli addominali scolpiti
“che ne dici di tanto sesso invece che tante coccole?”
gli sussurrò nell’orecchio e Sergio spalancò la bocca quando la mano si infilò dentro i suoi calzoni
“uh ... uh … credo che forse …” sussultò quando Fernando afferrò la sua erezione già mezza dura “forse … non è una cattiva idea”
Fernando sorrise mentre gli leccava il collo
“sapevo che ti sarebbe piaciuta”
si staccò da Sergio e scese dal letto sollevando le sue proteste, ma appena iniziò a spogliarsi, Sergio tacque immediatamente.
Fernando cominciò a slacciarsila casacca lentamente, sensualmente, sotto lo sguardo infuocato di Sergio che lo mangiava con gli occhi, sapeva quanto gli piacesse guardarlo mentre si spogliava
“ti piace quello che vedi Sese?”
Sergio si passò la lingua sulle labbra, come un gatto che pregusta la cena
“da morire”
Fernando lasciò cadere a terra la casacca cominciando poi a sciogliere i lacci dei calzoni
“c’è anche un'altra cosa che so che ti piace da morire Sese …”
i pantaloni oramai aperti gli scivolarono lungo le cosce fino al pavimento e lui li scalciò via, Sergio si era alzato sui gomiti per vederlo meglio e dovette usare tutta la sua forza di volontà per non saltargli addosso in quel momento
“cosa Nando?”
Fernando si accarezzò il petto sorridendo maliziosamente
“guardarmi mentre mi preparo per te Sese”
Sergio smise di respirare nel momento in cui Fernando scese ad accarezzarsi gli addominali e poi più giù fino a sfiorarsi l’erezione sfacciata e in bella mostra con le nocche delle dita, lentamente
“ho ragione Sese?”
“si”
un si soffiato fuori insieme al poco fiato che gli era rimasto, mentre con gli occhi seguiva la mano di Fernando che non aveva mai smesso di accarezzarsi
“amo come mi guardi Sese … sembra tu voglia mangiarmi”
aumentò leggermente il ritmo della propria mano e un gemito gli sfuggì dalle labbra, il piacere che si stava dando cominciò a colorargli le guance e a dargli un po’ d’affanno, si morse un labbro gemendo ancora una volta e facendo ringhiare Sergio che si alzò di scatto dal letto ma Fernando lo bloccò
“no! Stai fermo o non avrai niente”
Sergio ringhiò ancora ma non si mosse più
“bravo il mio bambino. Adesso spogliati per me Sese”
Sergio non fu ne sensuale ne lento, si strappò i vestiti di dosso e un secondo dopo era nudo, ma a Fernando piaceva esattamente così, rude e selvaggio
“basta giocare da solo Nando” sibilò “voglio toccarti io”
Fernando fece una lunga carezza alla propria erezione guardando Sergio che quasi sbavò
“prima devi fare un ultima cosa per me Sese”
“cosa?”
“Trovami! Se mi troverai potrai fare di me quello che vorrai per quanto tempo vorrai”
poi sparì nel nulla.
Sergio per qualche attimo rimase a fissare incredulo il vuoto lasciato da Fernando, poi qualcosa cambiò dentro di lui, il suo corpo cominciò a vibrare, i suoi occhi si illuminarono d’argento, l’eccitazione che Fernando gli aveva messo in corpo prima, invece di spegnersi si amplificò, era una caccia quella, lui era il cacciatore e Nando la sua preda.
Niente era meglio di quello.
Chiuse gli occhi: lo avrebbe trovato, lo avrebbe catturato, e lo avrebbe scopato fino a che aveva energia in corpo. E di energia ne aveva tanta. Tantissima.
Si concentrò.
Eccolo.
Ghignò, poi si smaterializzò.
Al centro della foresta Fernando, sdraiato nell’erba, sorrise quando lo vide apparire, aveva avuto ragione anche questa volta: Sergio avrebbe fatto qualsiasi cosa per poter fare l’amore con lui, compreso imparare a smaterializzarsi
“mi hai trovato amore …”
“io ti troverò sempre”
ruggì Sergio, poi si lanciò sulla sua preda che non aspettava altro che essere catturata.
Quella sera a cena tutti sorridevano, chi per un motivo, chi per un altro, e chi semplicemente perché la cerimonia del giorno dopo aveva messo allegria a tutti.
L’unico che non aveva un motivo per sorridere, non c’era: Re Brendan non era sceso a mangiare ma nessuno si fece troppe domande in merito, e chi se le fece, trovò il modo di darsi una risposta da solo.
Shere scivolò tra le ombre della stanza del sovrano, invisibile ai suoi occhi lo osservò stare sdraiato immobile sul letto, dormiva, ma anche così lei poteva sentire la sua cattiveria infettare i suoi sogni. Un uomo così non avrebbe assistito inerme alla vittoria di quelli che considerava i suoi nemici, non li avrebbe lasciati vivere in pace la loro vita, no, uno come lui avrebbe fatto di tutto per distruggerli. Re Brendan aveva certamente escogitato qualcosa per fare del male a Martin e Daniel, lei lo sapeva, lo sentiva, e doveva scoprire cosa prima che lui portasse a termine il suo piano, cominciò a setacciare la stanza alla ricerca di qualche indizio, e ad un tratto, vicino all’armadio sentì qualcosa: magia.
Un flebilissima traccia di magia, particelle infinitesimali di potere che fluttuavano nell’aria, ma che non lasciavano dubbio su ciò che erano, Shere si voltò verso il sovrano
“bastardo” ringhiò “cosa hai fatto?”
quell’uomo aveva compiuto un incantesimo, ma per fare cosa? Aprì l’armadio e ci frugò dentro ma a parte alcuni abiti non trovò nulla.
La rabbia le ribollì dentro facendole spuntare gli artigli, fu quasi sul punto di lanciarsi su di lui, ma la voce di Haxa che le ripeteva che non poteva ucciderlo le tuonò in testa e si bloccò immediatamente.
Quell’uomo era davvero fortunato, ma la sua fortuna non sarebbe durata ancora molto, trattenendo a fatica la frustrazione che provava, gli si avvicinò, e quando fu al suo fianco si chinò fino al suo orecchio
“come i serpenti strisci e ti nascondi nel fango, ma io sono più velenosa di te Re. Scoprirò il tuo segreto e poi ti ucciderò nel modo più doloroso che tu possa immaginare. Non ti permetterò di fare del male alla mia Signora e ai suoi figli, loro sono la mia famiglia stupido Re, e nessuno tocca la mia famiglia”
svanì un attimo prima che Re Brendan si svegliasse urlando guardandosi intorno terrorizzato.
“Magia?”
le chiese Haxa e Shere annuì
“si, tracce di un incantesimo, ma non sono riuscita a trovare altro”
la ragazzina aveva raggiunto Haxa, e dopo essere uscite entrambe dal salone, le aveva raccontato quello che aveva scoperto
“cosa diavolo può aver fatto quel maledetto uomo? E perché nessuno di noi si è accorto che stava usando la magia?”
Haxa lo chiese più a se stessa ma Shere le rispose comunque
“perché qui è tutto magia era impossibile distinguerla dal resto”
Haxa imprecò scura in volto
“ci deve essere un modo per scoprire cosa ha fatto”
“se c’è non so quale sia”
gli rispose Shere e la dea cominciò a passeggiare nervosamente avanti e indietro per il giardino
“la magia rimane, non sparisce” borbottò sottovoce “Se ha fatto un incantesimo è ancora qui, da qualche parte”
“si ma dove? E’ impossibile distinguerlo dal resto della magia di cui è fatta questa bolla. Bisognerebbe disfarla un pezzo alla volta per trovarlo”
Haxa si immobilizzò
“sei un genio!”
Shere si guardò alle spalle per capire con chi la dea stesse parlando
“tu Shere! Tu sei un genio!”
la ragazzina la guardò confusa
“io?”
“si tu!”
Haxa le si avvicinò e la abbracciò stritolandola
“come ho fatto a non pensarci io”
“ma pensare a cosa????”
“smontare la bolla”
Shere spalancò gli occhi
“oh no! Aspetta un momento. Io non intendevo questo! Non si può smontare la bolla, Ade e Kronos vi troveranno subito”
Haxa si allontanò ancora ridendo
“non se chi l’ha creata lo fa un pezzettino per volta e la ricrea subito”
Shere cominciò a capire
“intendi che Blue potrebbe disfare la sua magia un po’ per volta e ricrearla immediatamente così da preservare la bolla ma trovare allo stesso tempo l’incantesimo fatto da Re Brendan?”
“esatto”
gridò Haxa e Shere sorrise a trentadue denti
“sono un genio!”
Haxa scoppiò a ridere ancora e, mentre andava a chiamare Blue, Shere le gridò di non provare a rubarle l’idea e di dire a tutti che il genio che l’aveva escogitata era stata lei, ritrovandosi così due lingue di oscurità che le avvolsero le caviglie e la elettrificarono facendole fumare le ali e i capelli.
Alle volte Shere dimenticava che Haxa era pur sempre Haxa …. ù.ù
Affacciato alla finestra della sua camera, Daniel guardava Martin che rincorreva Lys in giardino, era ora di dormire, ma a quanto pareva Lys non aveva nessuna intenzione di farsi portare a letto. Le risate della bambina gli arrivavano fin liregalandogli una grande gioia: stava guardando il suo futuro, suo marito e sua figlia.
Marito … figlia … quelle parole gli fecero stringere lo stomaco, ma non era paura, era emozione.
Il giorno dopo si sarebbe sposato e avrebbe coronato il sogno della sua vita, perchè Martin era la sua vita, era il suo mondo, era tutto. E Lys … lei era quello che aveva sempre pensato di non poter avere mai, e che invece era arrivato come un dono degli Dei. Lei era la chiusura del cerchio, era il tassello mancante, era il tocco finale. Insieme loro tre sarebbero stati una famiglia. Una famiglia piena d’amore e vita.
Martin si lanciò su Lys con un ringhio, la bambina lo scartò all’ultimo istante e lui finì faccia nell’erba beccandosi una pernacchia da Lys che scappò ancora più lontano, Daniel scoppiò a ridere e Martin alzò la testa verso di lui
“ti stai divertendo lassù?”
il suo broncio fece sorridere ancora di più Daniel
“tantissimo”
“perché non vieni giù tu a prendere tua figlia, così mi diverto un po’ anche io?”
Daniel scosse la testa
“non ci penso proprio, sono impegnatissimo”
Martin si mise a sedere nell’erba incrociando le braccia al petto
“ah si? Impegnato a fare cosa?”
Daniel si strinse nelle spalle
“sai com’è, domani mi sposo, e sto scrivendo le promesse che reciterò a mio marito”
Martin nascoseunsorriso
“si, mi è sembrato di sentire da qualcuno che domani si festeggiava qualcosa.” appoggiò le mani sull’erba dietro la schiena e si rilassò “quindi domani ti sposi?”
“si”
“non sei un po’ troppo giovane per impegnarti per tutta la vita?”
Daniel scosse la testa
“assolutamente no, io lo avrei sposato quando avevamo 6 anni”
Martin stavolta non riuscì a nascondere il suo sorriso, un sorriso di gioia e orgoglio
“lo ami così tanto?”
“da morire”
si guardarono a lungo negli occhi e Martin si dovette schiarire la voce prima di riprendere a parlare
“perché lo sposi?”
Daniel gli sorrise
“perché il nostro è il più grande amore che sia mai esistito e non finirà mai”
Martin deglutì a fatica
“sono certo che se lui fosse qui risponderebbe la stessa cosa”
“lo so”
“credo che adesso salirò da te”
Daniel scosse la testa
“devo scrivere le promesse per mio marito, non puoi”
Martin si alzò in piedi
“io sono tuo marito”
Daniel si finse sorpreso
“oh davvero?”
“si davvero e ora salirò a ricordartelo”
gli occhi di Daniel si fecero scuri come la notte e Martin sentì la sua eccitazione tramite il loro legame
“oh si … credo proprio che salirò da te adesso”
Daniel indicò con la testa un punto poco distante da Martin
“hai dimenticato qualcuno”
Martin si voltò e vide Lys
“devi riuscire a prendere lei per salire da me”
gli occhi di Martin si assottigliarono fino quasi a sparire e la bambina, capendo le sue intenzioni, mollò di colpo il pezzo di legno con cui stava giocando e si preparò di nuovo alla fuga
“io intanto mi metto a letto”
gli disse Daniele sparì dietro la finestra, Martin si lanciò verso Lys che scattò via veloce come un fulmine, purtroppo per lei però le regole del gioco erano cambiate, e qualcosa spuntò dal terreno e la afferrò immobilizzandola: lingue di oscurità. Prima che lei potesse anche solo pensare di spaventarsi, Martin la afferrò e la prese in braccio
“mi dispiace amore, ma quando sarai più grande mi capirai e mi perdonerai”
Lys gli ringhiò tutto il suo disappunto per essere stata truffata, ma Martin la riempì di baci fino a quando non la lasciò in camera di Haxa, e lei lo perdonò.
Due secondi dopo Martin entrò in camera sua e trovò Daniel nudo sul letto che lo aspettava, gli si mozzò il fiato in gola nel vedere quello splendore, si richiuse la porta alle spalle e incamminandosi verso di lui cominciò a spogliarsiincollando gli occhi ai suoi
“dimmelo ancora”
Daniel piegò la testa di lato incuriosito
“cosa?”
“perché mi sposi”
oramai nudo si fermò ai piedi del letto e Daniel allargò le gambe in un chiaro invito
“perché il nostro è il più grande amore che sia mai esistito e non finirà mai”
Martin appoggiò un ginocchio sul materasso e gattonò sinuoso come una pantera fino a quando non gli fu sopra, si appoggiò su di luieil contatto con la sua pellegli strappò un gemito soffocato, Daniel era bollente
“sei caldo come l’inferno”
sussurrò con la voce roca per l’eccitazione e il fuoco negli occhi, poi calò sulla sua bocca e la divorò.
Un bacio possessivo, passionale, carico di lussuria, come loro due, Danielgli avvolse le gambe intorno alla vita e si strusciò contro di lui, lentamente ma con decisione, provocandolo; Martin si staccò dalle sue labbra ansimando e quando incontrò ancora i suoi occhi, il loro legame prese il sopravvento.
I loro sguardi si fusero, il potere che condividevano crebbe come un onda e cominciò a sfrigolare sotto la loro pelle, Daniel cominciò a contorcersi e a gemere, non ancora abituato a quell’energia immensa, e quando gli spuntarono le zanne dalla bocca, Martin pensò che gli sarebbe scoppiato il cuore per tanto amore provò nel riconoscere quel segno di appartenenza a lui
“sei mio” sussurrò “mio per sempre”
si avventò sul suo collo, ci infilò le sue zanne mordendolo con gusto, lo succhiò, lo leccò, poi scese sul suo petto fino ai suoi capezzoli, si dedicò a loro facendo tremare e supplicare Daniel, quando leccò i suoi addominali sentì sulla lingua il sapore salato del suo sudore, e quando arrivò alla sua erezione, turgida e gocciolante, la inghiottì in un solo boccone e Daniel urlò il suo nome così forte che si arrochì la voce.
I gemiti di Daniel erano musica per le sue orecchie, il suo corpo che si contorceva nel tentativo di spingersi più in fondo nella sua gola, era lo strumento con cui lui suonava quella musica, sapeva dove toccarlo, sapeva come toccarlo e lo fece, succhiò Daniel fino a portarlo ad un passo dall’orgasmo, ma invece di concedergli il sollievo tanto desiderato, si staccò e con un unico movimento, lo fece girare pancia sotto. Daniel non ebbe nemmeno il tempo di lamentarsi, si ritrovò carponi sul lettocon la lingua di Martin di nuovo su di lui a strappargli un altro grido quando si appoggiò alla sua apertura e la leccò.
Daniel sgroppò, aggrappato alle lenzuola sgroppò come un cavallo imbizzarrito ad ogni passaggio della lingua di Martin, quando la lingua entrò dentro di lui si inarcò urlando, e quando alla lingua si aggiunsero le dita di Martin, cominciò a spingersi contro di lui senza ritegno, avrebbe voluto supplicarlo, pregarlo di scoparlo subito, ma riusciva solo a gemere e a lamentarsi, pensò che sarebbe impazzito, ma ad un tratto la lingua e le dita sparirono, e un ruggito accompagnò l’erezione di Martin che lo penetrò violentemente riempiendolo con un colpo solo e facendogli uscire tutto il fiato che aveva nei polmoni.
Le dita di Martin scavarono la carne nei suoi fianchi, poi cominciò a scoparlo, selvaggiamente, con un ritmo vorticoso, le spinte sempre più veloci e potenti, Daniel si sarebbe spezzato in due se fosse stato ancora umano, ma non lo era più, e il suo corpo tenne quel ritmo, assorbì quei colpi, godè di quella violenza selvaggia.
Erano potenti, erano in preda alla lussuria, erano oltre il limite della ragione umana.
Dentro Daniel crebbe un desiderio sconosciuto, qualcosa che lo fece contorcere, che gli fece strappare le lenzuola, e quando non fu più in grado di sopportarlo, si voltò di scatto e spinse via Martin che, colto di sorpresa cadde dal letto, un attimo dopo Daniel era su di lui, gli salì a cavalcioni e si impalò sulla sua erezione. Martin si inarcò per il piacere e sbattè la testa sul pavimento, ma fu solo quando Daniel si avventò sul suo collo e vi affondò le zanne che Martin provò il più grande piacere che avesse mai provato prima, e Daniel finalmente soddisfò il suo desiderio: desiderio di sangue.
Raggiunsero l’orgasmo così, mentre Daniel beveva il suo sangue e lo cavalcava furiosamente.
Fu un orgasmo violento, infinito, che li scosse così nel profondo, che crollarono privi di sensi sul pavimento.
Una carezza dolce e delicata fece aprire gli occhi a Daniel, intontito ci mise qualche secondo per capire dove fosse: era a letto e Martin era sdraiato accanto a lui e lo guardava
“stai bene?”
Daniel annuì e Martin sorrise
“mi hai fatto preoccupare, non ti svegliavi più”
Daniel si guardò intorno cercando di capire quello che era successo, e quando gli venne in mente, sentì il corpo reagire e quei ricordi così tanto erotici, guardò Martin
“credo di aver avuto l’orgasmo più forte della mia vita”
Martin sghignazzò
“anche io”
Daniel sorrise poi si ricordò di quello che gli aveva fatto e sbarrò gli occhi, si voltò per cercare i segni del suo morso
“ti ho fatto male Martin? Io … Io non capivo più niente e …”
gli occhi di Martin scintillarono e posandogli un dito sulle labbra lo zittì
“male? Sei stato lo spettacolo più bello che io abbia mai visto.”
Daniel arrossì
“davvero?”
Martin si avvicinò di più fino ad appoggiarsi con tutto il corpo contro di lui senza smettere di guardare nei suoi occhi
“davvero Daniel. E’ stato così incredibile vedere il bisogno che avevi di me”
“io volevo il tuo sangue … non so perché ma lo volevo”
Martin gli sfiorò le labbra con le sue, dolcemente
“perché il potere che ci scorre dentro è nel nostro sangue, e quando siamo così uniti come quando facciamo l’amore desideriamo fonderci, desideriamo essere una cosa sola, e bramiamo il sangue uno dell’altro”
“quindi anche tu desideri il mio sangue?”
Martin annuì strusciando ancora le loro labbra insieme
“da morire”
“ma moriremo dissanguati se continueremo così”
quell’affermazione fece scoppiare a ridere Martin
“no, non credo amore, è solo un effetto collaterale di adesso, perché non abbiamo ancora imparato a gestire tutto il potere che abbiamo, ma presto impareremo a controllarci”
Daniel sospirò
“speriamo … perché non voglio succhiarti come una liquirizia”
“ma ti piacciono le liquirizie”
“si ma finiscono alla svelta e io non voglio che tu finisca”
Martin rise e lo baciò ancora poi appoggiò la fronte alla sua
“ti amo Daniel, ti amo così tanto che mi fa male il cuore”
Daniel tremò, scosso da un emozione fortissima
“anche io Martin”
sussurrò poi lo baciò, incapace di aggiungere una sola parola senza mettersi a piangere.
E mentre l’alba del giorno più importante della loro vita sorgeva, si addormentarono abbracciati e con il cuore gonfio d’amore, inconsapevoli di quanto quel giorno avrebbe veramente cambiato le sorti della loro vita, e non per il motivo che loro pensavano.
ARCANA - FANFICTION SERNANDO SKAGGER
Titolo: ARCANA
Capitolo: 34 di 37
Parring: Sergio Ramos/Fernando Torres - Daniel Agger/Martin Skrtel
Warning: NC-17 - Slash - AU - Fantasy
“Quella ragazzina non mi piace”
Fernando si spostò una ciocca di capelli dal viso con un gesto nervoso e Sergio sorrise
“perché no? Non la conosci nemmeno”
“perché di no! E’ appena arrivata e ti è già saltata addosso! NON MI PIACE”
stavano camminando fianco a fianco verso la casa e Sergio lo afferrò per un braccio e lo tirò tra le sue braccia
“sei geloso di una bambina?”
Fernando lo guardò negli occhi
“quella bambina non è poi tanto piccola visto il modo in cui ti guardava!”
Sergio rise
“io mi ricordo solo i suoi artigli sulla gola”
“se non le stai lontano, i prossimi artigli che ricorderai saranno i miei”
Sergio lo strinse più forte
“mi eccito da morire quando tiri fuori le unghie amore”
e Fernando spalancò gli occhi sentendo cosa stava crescendo nei calzoni di Sergio
“Seseee…”
Sergio rise
“non posso farci niente, è l’effetto che mi fai tu. E poi non scordarti che, prima di incappare nella ragazzina, mi stavi rincorrendo tu nella foresta”
Fernando arrossì
“ti stavo rincorrendo perché l’esercizio che ti ha fatto fare tua madre era sentirti una tigre, non ruggire e correre per tutta la foresta!!!”
gli occhi di Sergio scintillarono
“ma a te è piaciuto un sacco sentirmi ruggire … e sono certo che se ti avessi atterrato non ti sarebbe dispiaciuto per niente sentire cosa altro potevo farti mentre ero una tigre”
Fernando vibrò, no, non gli sarebbe dispiaciuto per niente, si chinò a baciare il collo di Sergio
“vorresti farmelo sentire adesso Sese?”
Sergio ringhiò e Fernando sorrise soddisfatto, almeno fino a quando Sergio non lo sbattè a terra e girandolo a pancia sotto gli strappò i calzoni
“Seseeeeeeee cosa fai??? Andiamo in camera!! Ci potrebbe vedere qualcunooo quiiii”
ma Sergio non si fermò, gli sollevò invece il sedere in aria e, affondando la faccia tra le sue natiche, mostrò a Nando perché le tigri avevano una lingua così lunga, cosa che Fernando non avrebbe scordato mai più.
◊◊◊●◊◊◊
Martin guardò per l’ultima volta Daniel che gli sorrise, poi uscì dalla stanza e si diresse da sua madre. Aveva fatto pochi passi, quando lei apparve in cima alle scale seguita da qualcuno che lui non aveva mai visto
“Martin stavo venendo proprio da te”
gli disse Haxa sorridendogli ma lui non ricambiò, continuando invece a fissare il demone accanto a lei
“lei chi è?”
“lei è Shere, un demone guardiano”
Martin si limitò a sollevare un sopracciglio e Shere lo ricambiò allo stesso modo
“il migliore”
tenne a precisare Shere in modo che lui lo sapesse e Haxa sorrise più ampiamente
“si, il mio migliore demone guardiano, e sarà il testimone dell’Ade al tuo matrimonio. L’ho voluta qua io”
Martin guardò perplesso la madre
“avevamo bisogno di un testimone dell’Ade?”
Shere sbuffò
“certo, sei il figlio della Signora degli inferi, siamo noi demoni che dobbiamo riconoscere la tua unione, non gli dei dell’Olimpo”
Martin si voltò lentamente verso di lei
“la mia unione la deve riconoscere chi decido io” gli occhi gli divennero neri e le mostrò le zanne in un ringhio poco amichevole “e brava, non dimenticarti mai chi sono, demone guardiano”
le ali di Shere si aprirono di colpo questa volta nere come la pece
“se vuoi ti mostro chi sono io”
Haxa si infilò in mezzo
“hey” tuonò “che diavolo vi prende?”
“ha cominciato lui!”
brontolò Shere
“non è vero! E’ stata lei a trattarmi come uno scemo”
“si bhè, forse perché sei uno scemo”
“tu sei scema”
uno spostamento d’aria anticipò i pugni che colpirono le loro teste contemporaneamente
“PIANTATELA!” gridò Haxa “ma siete impazziti? Cosa avete due anni?”
sfregandosi il punto dove era stato colpito Martin guardò la madre
“è lei che …”
“lei un bel niente! Siete due idioti! Trovate il modo di andare d’accordo o ve ne farò pentire!!!e non voglio più parlarvi per … per … non lo so per quanto!”
e se ne andò. Martin e Shere la guardarono allontanarsi, poi sentirono la porta della sua camera sbattere così forte da far cadere dei calcinacci dal soffitto
“l’hai fatta proprio arrabbiare. Adesso sarà intrattabile per giorni”
borbottò Shere e Martin la guardò scandalizzato
“io??? Guarda che era arrabbiata con tutti e due!”
la ragazzina lo guardò di traverso
“se sapevo che eri così antipatico non sarei venuta”
“non ti ho mica chiesto io di venire!!!”
Shere si imbronciò ancora di più
“certo, tu non ti abbasseresti mai a volere un demone guardiano come me al tuo matrimonio”
Martin rimase spiazzato
“no, non ho detto questo”
“mi hai trattato come uno scarto appena mi hai vista”
“ero solo sospettoso, Ade non mi ha riservato belle sorprese ultimamente, e non mi fido dei demoni che lo servono”
Shere lo guardò con la coda dell’occhio
“si … ho saputo, ma io non servo Ade, obbedisco solo ad Haxa”
Martin sembrava scettico
“ma lui è il signore dell’Ade”
Shere fece un verso come se stesse vomitando
“lui non è niente! L’unica signora dell’Ade è Haxa”
a Martin sfuggì un sorriso
“rifammelo”
“cosa?”
“il vomito”
Shere lo rifece e Martin sorrise ancora
“ok, credo che siamo partiti con il piede sbagliato” allungò una mano verso di lei “scusami se sono stato sgarbato, io sono Martin”
Shere fece ancora finta di vomitare, ma poi sorrise e gli strinse la mano
“si, forse non sei tanto male Martin, io sono Shere”
“nemmeno tu devi essere malaccio”
un vocina arrivò da lontano attirando l’attenzione di Martin che si illuminò quando Lys salì l’ultimo gradino delle scale e gli corse incontro pigolando felice, la prese al volo e la baciò
“ciao amore mio”
la bambina sfregò una guancia contro la sua ridendo, poi si accorse della nuova arrivata e la guardò con curiosità
“Lys lei si chiama Shere, è un’amica della nonna Haxa”
Shere le sorrise e Lys ricambiò
“è tua figlia?”
“si … cioè non è proprio mia mia, è una storia complicata ma si, è la mia bambina”
Shere lo guardò perplessa
“c’è qualcosa di non complicato nella tua vita?”
Martin ci pensò un attimo poi scosse la testa
“no”
Gholem apparve accanto a loro trafelato
“oh Syn …. la vostra bambina è veloce come un…”
poi vide Shere e gli occhi gli si illuminarono di gioia
“piccolo dragoooo”
Shere gli sorrise e gli diede un buffetto sulla testa
“ciao Gholem, mi sei mancato”
il demone gongolò, sembrava davvero affezionato alla ragazzina
“cosa ci fai qua Shere?”
“Haxa è venuta a prendermi. Poi ti spiegherà lei”
Gholem annuì
“sono felice che tu sia qui con noi” si voltò verso Martin “dovete sapere Syn che Shere è unica come la vostra Lys. Nel suo sangue scorre sangue di drago. Nessun altro è come lei”
Martin guardò la ragazzina con maggiore simpatia e lei gli sorrise
“si bhè, se lo chiedi a tua madre non credo che ti racconterebbe che questa è una cosa positiva. L’ho fatta impazzire quando ero piccola. La tua bambina invece cos’ha di speciale?”
Martin guardò Lys
“è l’erede di Fenrir”
Shere sgranò gli occhi
“quindi lei ha il potere di uccidere tutti gli dei?”
Martin sospirò
“si”
Shere fischiò ammirata
“caspita, questo rivaluta tutti i guai che ho combinato fino ad oggi. Lei potrebbe davvero togliermi la fama di distruttrice nell’Ade”
Martin la guardò di traverso
“Lys non distruggerà niente”
“si …. certo …” commentò Shere ghignando “anche tua madre, quando ha deciso di crescermi, pensava che una cosina piccolina come me non avrebbe certo potuto fare più danni di un cane infernale. Prova a chiederglielo ora”
Martin sbarrò gli occhi e Gholem gli sorrise
“se la vostra bambina diventerà la nuova distruttrice dell’Ade sarà un grande onore Syn … un grandissimo onore”
ma Martin, chissà perché, non riusciva proprio ad essere felice di quella cosa.
Chiuso il discorso andarono tutti insieme da Haxa, la furia della dea si placò subito non appena vide Shere e Martin riappacificati e sorridenti; dovevano andare d’accordo, era di vitale importanza che Martin la accettasse e le permettesse di stargli vicino, perché Shere era li per un motivo ben preciso che nessuno conosceva, e non era certo la cerimonia, lei era li per controllare Re Brendan, e nel caso fosse servito, per fermarlo, con qualsiasi mezzo.
Ritrovata la serenità, Martin potè finalmente dire ad Haxa quello per cui era andato a cercarla quando si erano incontrati poco prima: lui e Daniel avevano deciso di accettare il suo consiglio, e se lei era disponibile ad aiutarli, Martin avrebbe donato il suo potere a Daniel ora.
◊◊◊●◊◊◊
Quando bussarono alla porta della sua stanza, Daniel andò ad aprire, ma tutto si sarebbe aspettato tranne di vedere una ragazzina con le ali che teneva in braccio Lys
“ti prego di non colpirmi, mi hanno mandato Martin e Haxa”
Daniel sbattè gli occhi sempre più confuso e lei sospirò
“ma c’è qualcuno in questo posto che non mi odia appena mi vede? Ascolta, si sono un demone guardiano, ma mi ha portato qua Haxa per fare da testimone al matrimonio tra te e Martin.Ora Martin è di la con Haxa, lei lo sta aiutando a prepararsi per donarti il suo potere e mi hanno mandato qua con Lys perché nessuno può assistere a quello che stanno facendo”
Daniel guardò Lys che gli sorrise e quella fu l’unica spiegazione che gli servì
“va bene entra”
appena dentro Shere lasciò andare Lys che si andò subito ad infilare nell’armadio aperto
“cosa fa?”
“cerca una casacca di Martin e ci si infila dentro”
Daniel si sedette su una poltrona facendo segno a Shere di imitarlo, ma lei preferì il davanzale della finestra
“fatele una casacca tutta sua se le piacciono tanto”
Daniel rise
“non avrebbe il profumo di Martin, lei è quello che cerca, poi si mette sul letto e si addormenta”
in quel momento Lys uscì dall’armadio con una casacca di Martin di traverso sulla testa e corse verso il letto, cadde, ma non si diede per vinta, quando ci arrivò si aggrappò alle lenzuola e si arrampicò fino in cima, poi si sistemò in mezzo ai cuscini e si appallottolò felice. Due minuti dopo russava di già.
Daniel sorrise a Shere che ricambiò
“quindi tu saresti il Principe del Nord?”
Daniel annuì
“io in persona. E tu saresti … un demone guardiano giusto?”
“si”
“e cosa fanno i demoni guardiani?”
Shere ghignò
“la guardia?”
Daniel rise
“mi sembra appropriato. Hai già conosciuto qualcuno degli altri?”
Shere annuì
“si, Blue, il divino che è venuto a prendermi poi un tizio che si chiama Fernando e Sergio”
le ali di Shere vibrarono nel dire quel nome e Daniel sollevò un sopracciglio
“cos’era quello?”
“quello cosa?”
“le tue ali … si sono agitate quando hai detto il nome di Sergio”
Shere sorrise
“sanno riconoscere le belle cose”
“Sergio non è una bella cosa, Sergio è la bella cosa del tizio che si chiama Fernando”
Shere fece una smorfia schifata
“si, Haxa me lo ha detto”
“ma la cosa non sembra farti molto piacere”
“non mi piacciono i divieti, ma la mia signora sa essere molto persuasiva quando vuole quindi …”
“quindi?”
“quindi terrò giù le mani da Sergio”
ma Shere non convinse nemmeno Daniel.
Un rumore fuori dalla finestra attirò l’attenzione di entrambi e quando Shere si voltò, si trovò a fissare negli occhi Akry.
Il drago stava sospeso in aria e guardava la ragazzina intensamente, Daniel si alzò spaventato
“Akry lei è un amica di Haxa non è un pericolo”
ma ne Akry ne Shere lo degnarono di attenzione, rimasero a fissarsi fino a quando Shere non si lanciò fuori dalla finestra e volo via con il drago, lasciando Daniel a bocca aperta.
◊◊◊●◊◊◊
Martin entrò in camera sua seguito da Haxa e trovò Daniel e Lys addormentati sul letto, avrebbe voluto accarezzare la bambina, ma era così carico di potere che non osò nemmeno sfiorarla
“la porto via io. Ci vediamo più tardi”
gli disse sua madre e se ne andò con Lys.
Appena la porta si chiuse alle sue spalle, Martin si avvicinò al lato del letto dove dormiva Daniel e si spogliò.
Sua madre lo aveva saturato di potere, gli aveva donato talmente tanto potere che lui si sentiva esplodere, si sentiva invincibile, e soprattutto, si sentiva irresistibilmente attratto da quel corpo addormentato tra le lenzuola.
Silenzioso come un gatto si sdraiò accanto a Daniel e rimase a guardarlo per un po’, beandosi della sua bellezza, poi lentamente cominciò a slacciargli la casacca, accarezzando la pelle che si scopriva un po’ per volta, Daniel sospirò dolcemente, godendo nel sonno di quel tocco e l’erezione di Martin rispose subito. Una volta aperta la casacca le dita presero ad armeggiare con i lacci dei calzoni e appena furono sciolti, Martin ci infilò dentro la mano, Daniel si svegliò inarcandosi, spalancò gli occhi disorientato, poi riconobbe Martin
“amore …”
Martin calò su di lui e lo baciò, la sua mano si muoveva sapientemente tra le gambe di Daniel, lo fece ansimare, lo fece gemere, poi si fermò scatenando le sue proteste
“spogliati Daniel”
“Martin …”
“spogliati, ora”
Daniel comprese che non stavano giocando a stuzzicarsi come facevano di solito, lo sguardo di Martin gli disse che quello che stava per donargli non era sesso, il cuore cominciò a galoppargli nel petto ferocemente, si spogliò senza staccare gli occhi da Martin e quando fu nudo attese
“sdraiati”
obbedì e Martin gli si avvicinò tanto da stargli quasi sopra
“voglio che mi guardi, non devi mai distogliere lo sguardo da me”
con la gola secca per la tensione Daniel annuì e Martin gli appoggiò una mano sul petto
“ti amo Daniel”
“anche io ti amo”
gli occhi di Martin divennero neri come la pece, le dita della mano che aveva poggiato sul suo petto, divennero artigli affilatissimi che penetrarono la pelle di Daniel aggrappandosi alla sua carne. Daniel urlò per il dolore, si contorse, ma la mano di Martin lo tenne schiacciato contro il materasso fino a quando tutto il dolore non sparì e Daniel si accasciò ansimando.
Dopo il dolore venne l’oscurità.
La luce nella stanza cominciò a sparire, lentamente tutto fu avvolto da un manto nero che oscurò ogni cosa.
Nero assoluto.
Daniel andò nel panico, non vedeva più nemmeno gli occhi di Martin, gli sembrò di essere immerso nel nulla, ad un tratto sentì la sua voce
“sono qui amore mio”
e il panico svanì.
Dopo l’oscurità giunse il potere.
Un fiume di calore freddo si riversò nel petto di Daniel.
Potere oscuro che scorreva lento dentro il suo corpo, come acqua cheta che riempiva ogni cellula dell’essere di Daniel, fin anche l’anima. Bollente poi gelido. Potente poi delicato.
E Martin. Tanto Martin ovunque.
Dentro la sua pelle, dentro la sua carne, dentro i suoi pensieri.
Un flusso che durò ore, durante le quali nulla di ciò che Daniel era prima rimase intatto, tutto divenne altro dentro di lui, c’erano ancora il suo nucleo, il suo pensiero, il suo essere, ma si stavano fondendo con quelli di Martin. Erano in evoluzione.
L’oscurità divenne qualcosa di cui non avere paura, divenne parte del pensiero, e i suoi occhi furono in grado di vedere anche in quel nero profondo. E videro Martin.
Niente avrebbe mai potuto spiegare quell’istante: il momento esatto in cui le loro anime si fusero e divennero una. L’attimo esatto in cui loro smisero di esistere come esseri separati e rinacquero come una sola entità.
Poi vennero i marchi.
L’oscurità che li avvolgeva non era più una barriera, ma una culla, nella quale Daniel vide la pelle di Martin cambiare e i suoi tatuaggi spostarsi, scorrere verso la mano ancorata al suo petto, li vide scendere e cominciare a strisciare sul suo torace per poi spandersi su tutto il suo corpo. Al loro passaggio lasciavano una scia di fuoco, dolorosa, atroce, Daniel si inarcò, gridò, dalla sua bocca spuntarono zanne che fecero ruggire di orgoglio Martin quando le vide.
E per ultimo giunse il sangue.
I marchi erano stati impressi, il rituale mancava solo di un ultimo passo per essere completo, Martin calò sul collo di Daniel e affondò le zanne nella sua carne, un fiotto di sangue caldo gli arrivò in bocca e lui lo inghiottì, mentre il sapore metallico colpiva le sue papille gustative sollevò la testa di Daniel e lo avvicinò al suo collo.
Non ci fu bisogno di spiegare, guidato da una sete data dal potere oscuro che ora lo governava Daniel spalancò la bocca e affondò anche lui le zanne nel collo di Martin.
Bevvero uno dall’altro.
Si nutrirono uno dell’altro.
E quando il sangue entrò loro in circolo, i loro corpi vibrarono ed esplosero in un orgasmo unico ed irripetibile.
Poi il silenzio.
La luce tornò, fioca, perché era oramai sera inoltrata quando tutto finì, e mentre loro, abbracciati, dormivano un sonno ristoratore, due camere più in là Haxa piangeva di gioia, il suo potere aveva appena messo al mondo il suo secondo figlio, e lei lo avrebbe amato come il primo.
◊◊◊●◊◊◊
Natanian e Calad, seduti nell’erba del giardino del castello, guardavano Akry e Shere appollaiati sul tetto di una delle torri
“una ragazza drago. Non avevo mai sentito niente di simile”
commentò il Principe di Ithil e Natanian sospirò
“nemmeno io, ma Akry mi ha detto che invece è proprio così” guardò con la coda dell’occhio il suo compagno “pensi che adesso vorrà stare solo con lei? E’ la prima creatura simile a lui che incontra e so quanto desiderasse conoscerne una”
Calad percepì nella sua voce ansia e dispiacere, così gli cinse le spalle e lo tirò contro il suo fianco baciandogli poi la testa
“non devi preoccuparti. Akry non ti lascerà mai. La ragazzina per lui è una novità, è curioso, e penso che sia giusto che lo sia, ma poi vedrai che tornerà da te”
Natanian si lasciò andare contro di lui
“non voglio separarmi da Akry, lui è il mio migliore amico”
Calad sorrise
“non vi separerete amore”
“lo pensi davvero o lo dici solo per rassicurarmi?”
“lo penso davvero e ti dirò di più. Guardandolo su quella torre, mi è venuto in mente che potremo far costruire per lui un rifugio su una delle torri alla Reggia di Ithil. Così sarà sempre vicino a te”
Natanian si scostò quel tanto che bastava per guardarlo in viso
“Ithil? Vuoi portarmi con te alla Reggia?”
“non so, era solo un’idea, ma se tu non volessi andarci per me andrebbe bene un posto qualsiasi. anche una barca in mezzo al mare, basta che tu sia con me”
Natanian apprezzò quelle parole, il suo sguardo lo diceva chiaramente, ma c’era anche tristezza nei suoi occhi
“non è che non voglio venire, ma li c’è tuo padre e lui non mi accetterà mai”
“ti sbagli Natanian. Lui è cambiato. Si è pentito del modo in cui ti ha trattato e sarebbe felice di poter riparare ai torti che ti ha fatto”
Natanian lo guardò con sospetto
“e tu come fai a saperlo?”
Calad gli sorrise
“perché me lo ha detto lui”
gli occhi di Natanian si ingrandirono a dismisura
“davvero Calad?”
“si, non ti mentirei mai su questo, e voglio che tu sappia che non pretenderò che tu gli dia una possibilità se non vorrai farlo. Il male che ti ha fatto è immenso e ha cambiato per sempre le nostre vite, quindi, se non vorrai ascoltarlo, io sarò dalla tua parte”
“come ascoltarlo? Vuole parlare con me?”
“vuole farti personalmente le sue scuse”
Natanian era incredulo, si scostò dal fianco di Calad e si raddrizzò, fissando i fili d’erba di fronte a lui cercava di elaborare quello che stava accadendo, avrebbe dovuto sentirsi felice e sollevato per quel risvolto inaspettato, invece la sua mente gli diceva di stare all’erta, perché forse Re Samael non attendeva altro che umiliarlo ancora.
“Natanian”
la voce gentile di Calad lo riscosse dai suoi pensieri e si voltò verso il suo compagno che lo guardò preoccupato
“che succede?”
“vuoi la verità?”
“certo”
“la mia testa mi dice di non fidarmi di tuo padre. Mi dispiace. Forse sono una cattiva persona che non sa perdonare”
Calad gli afferrò una treccia, che lui stesso gli aveva fatto quella mattina, e la tirò, costringendolo ad avvicinare il viso al suo, quando furono occhi negli occhi, ad un soffio dall’altro, gli diede un bacio leggero sulle labbra
“tu non sei una cattiva persona, sei un uomo, con un orgoglio e un onore da difendere. E io amo la tua testa, ragiona magnificamente e ti protegge”
Natanian gli sorrise debolmente e lui lo baciò ancora
“non voglio che la questione di mio padre ti angosci, te l’ho detto solo perché era giusto che tu lo sapessi. Noi due stiamo bene anche da soli amore. Non abbiamo bisogno ne di mio padre ne di chiunque altro”
fu Natanian a baciarlo questa volta, sapeva che quella questione non sarebbe finita li, ma le parole di Calad gli avevano dato sollievo.
Quando aveva conosciuto Calad, vedeva il suo futuro con lui, al suo fianco alla Reggia; quando era stato cacciato da Re Samael il suo futuro si era dipinto di nero, e lui si era immaginato a passare il resto della sua vita in cerca di vendetta; poi aveva ritrovato Calad e il suo futuro era cambiato ancora, e lui si era immaginato su una barca, in mezzo al mare che tanto amava, con l’uomo che era anche la sua vita.
Ora, la proposta di pace di Re Samael, sembrava volergli restituire il suo primo futuro, quello alla Reggia accanto a Calad.
Che fosse il cerchio che si chiudeva o il tentativo estremo di distruggere ancora il suo futuro questo Natanian non lo sapeva, ma era certo che presto lo avrebbe scoperto.
◊◊◊●◊◊◊
“Avanti”
ricevuto il permesso di entrale, Alexis aprì la porta, ma il sorriso con cui era arrivato gli morì sulle labbra non appena vide gli occhi rossi di Haxa
“mia Regina perché piangi?”
colmò la distanza tra loro in un attimo e si inginocchiò di fronte alla poltrona dove lei era seduta, le prese le mani
“chi ti ha fatto piangere? Dimmelo”
Haxa singhiozzò
“nessuno” un altro singhiozzo “piango di gioia”
Alexis sentì il cuore fargli le capriole nel petto
“di gioia luce dei miei occhi?”
Haxa annuì e lui potè finalmente sorridere, era così bella la sua Regina quando si toglieva la maschera crudele che gli imponeva il suo ruolo e gli mostrava le sue debolezze, quando si lasciava andare, nell’intimità, e gli apriva il suo cuore. Si sporse in avanti facendosi spazio tra le sue ginocchia, i capelli le ricadevano davanti al viso e lui li pettinò con le dita, delicatamente, spostandoli così da poter vedere quel volto meraviglioso che tanto amava
“potrei morire di fronte a due occhi così belli”
le sussurrò e Haxa si lasciò sfuggire un altro piccolo singhiozzo
“stupido”
lui le sorrise apertamente
“si, ma sono il tuo stupido”
e riuscì a strapparle il sorriso che tanto desiderava vedere, le sistemò un'altra ciocca di capelli
“vuoi dirmi cosa ti ha reso così felice da farti piangere disperatamente?”
“avrò un altro figlio”
………………
ecco …..
magari detto così poteva essere frainteso …
ed infatti, il colorito verdognolo del volto di Alexis, fu la dimostrazione che lei poteva certamente spiegarsi meglio …
“Alexis …”
la dea si rese conto che Alexis si stava irrigidendo e il verde del suo viso si stava trasformando in grigio marmo
“Alexis ti senti male?”
lui, occhi spalancati e rigidità cadaverica, riuscì ad emettere un suono tipo “nghnghngaa” poi svenne.
Alexis riaprì gli occhi e vide il viso di Haxa sopra di lui, la dea lo guardava preoccupata
“Alexis come stai?”
ma lui non era in grado di rispondere a quella domanda: non sapeva come stava, era sdraiato sul pavimento della camera della sua Regina, probabilmente perché era svenuto, ed era svenuto perché … sbarrò gli occhi al ricordo delle parole di Haxa
“diventerò padre”
la dea sollevò un sopracciglio, ma prima che potesse insultarlo si ricordò le parole che aveva pronunciato poco prima e comprese cosa stava accadendo, lo sguardo le si addolcì
“mi dispiace ma credo ci sia stato un errore”
Alexis si sollevò su un gomito
“un errore?”
“non aspetto un bambino”
la delusione che si dipinse sul volto di Alexis fece sentire Haxa ancora più in colpa
“perdonami. Oggi ho condiviso il mio potere con Martin per permettergli di donarlo poi a Daniel, e ora è come se avessi due figli. Sento il mio potere dentro di loro.” si morse un labbro mortificata “scusa … mi sono spiegata male”
Alexis sospirò sollevandosi a sedere
“oh bhè certo. Sono stato uno stupido, avrei dovuto chiedere prima di …”
si interruppe e Haxa gli sorrise
“prima di svenire?”
il guerriero arrossì leggermente
“molto virile vero?”
Haxa rise e avvicinò il viso al suo
“non ho mai visto niente di così virile in vita mia”
“non prendermi in giro. L’idea che tu potessi aspettare un figlio mio mi ha fatto emozionare”
“lo so”
lui le accarezzò una guancia con il dorso della mano
“vorrei tanto che tu potessi darmi un figlio”
Haxa per un attimo rimase in silenzio, poi sorrise
“diamo tempo al tempo guerriero. Ora risolviamo i guai che ci aspettano e poi, quando tutto sarà finito, decideremo cosa fare di noi. Potresti anche non volermi più alla fine di questa avventura.”
Alexis la afferrò e la rigirò sotto di lui veloce come un fulmine
“io e te staremo insieme per l’eternità”
l’intensità del suo sguardo e la decisione nella sua voce, fecero vibrare Haxa, la forza con cui Alexis la teneva sdraiata a terra le piaceva, quel guerriero le piaceva, il modo in cui la trattava le piaceva
“come puoi saperlo?”
gli occhi di lui fiammeggiarono
“lo so perché ti amo e perché so che anche tu ami me”
poi si chinò su di lei e la baciò con passione e forza, dominandola, e la sentì gemere nella sua bocca perché a lei piaceva che lui fosse il più forte, che le tenesse testa e che non la lasciasse fuggire, quando allontanò il viso dal quello di lei, Alexis aveva uno strano ghigno sul viso
“sai cosa penso mia Regina?” le aprì le gambe con un ginocchio e ci si infilò in mezzo “penso che oggi è un buon giorno per fare bambini”
Haxa sgranò gli occhi e cominciò ad agitarsi
“no, no … non fare lo stupido o ti …”
Alexis la baciò di nuovo soffocando il resto delle sue minacce, lei continuò a insultarlo e a tentare di liberarsi, poi i vestiti volarono via, la pelle incontrò la pelle, il fuoco divampò, e tutte le proteste si spensero in un attimo.
◊◊◊●◊◊◊
Catalina, seduta su un ripiano della cucina, osservava affascinata Helda preparare la cena, la donna non era infastidita dalla sua curiosità e le faceva piacere avere qualcuno che le tenesse compagnia
“come ci riesci?” le chiese Catalina “tutto quello che tocchi si trasforma in qualcosa di incredibilmente buono”
Helda rise
“ti ringrazio cara, ma è solo una questione di pratica. Dopo tanti anni che lo faccio, se quello che cucino venisse ancora una schifezza come quando ho iniziato, vorrebbe dire che ho sbagliato lavoro non credi?”
Catalina rise con lei
“io ci ho provato ma sono proprio negata. Per fortuna c’è Domino che cucina per me”
Helda si voltò e la guardò con aria severa
“e tu lasci che il tuo uomo cucini al posto tuo?”
Catalina si mise sulla difensiva
“non è che lo faccio apposta. Sono davvero una frana, non voglio avvelenarlo e lui lo sa”
Helda si portò le mani sui fianchi, seria
“tu non sei una frana, semplicemente non hai avuto nessuno che ti insegnasse. Lo farò io, così finalmente imparerai”
la ragazzina sbarrò gli occhi e saltò giù dal ripiano
“uh io ti ringrazio ma no”
le sopracciglia di Helda si sollevarono fino quasi a toccare l’attaccatura dei capelli
“io invece dico di si”
le rispose e Catalina capì che quella vecchietta tanto gentile, forse non era così tanto gentile come aveva pensato, cominciò ad indietreggiare
“tu sei davvero molto gentile, ma a Domino non dispiace dover cucinare e io sono felice così”
si voltò per fuggire ma Helda l’afferrò per la coda facendola guaire e la trascinò verso i fornelli
“non ci provare con me bambina, non dimenticarti che ho allevato Daniel e Martin, sono un’esperta nel fare fallire ogni tentativo di fuga”
prese un grembiule e lo lanciò a Catalina che si stava accarezzando la coda dolente
“indossa quello e vieni qui”
e vedendo il grosso mestolo che Helda brandiva non osò replicare.
Si mise il grembiule e un attimo dopo era al suo fianco
“tu imparerai a cucinare bambina, e se ti sentirò ancora dire che ti va bene che il tuo uomo cucini al posto tuo …”
alzò il mestolo minacciosamente e le orecchie da lupo di Catalina si piegarono indietro
“non lo dirò più, lo giuro”
Helda annuì
“bene, ora passiamo alle cose piacevoli”
e per quanto potesse ritenerlo impossibile in quel momento, Catalina si divertì davvero.
Helda era un’insegnante decisa ma paziente, e quando ebbero finito di preparare la cena, Catalina aveva davvero imparato qualcosa.
“allora, pensi che sia stata una buona idea fermarti con me?”
Catalina sorrise ad Helda
“si, mi sono divertita molto”
“bene” gongolò Helda “e vedrai che lui” e indicò un punto alle spalle di Catalina “sarà molto più felice quando sarai tu a cucinare”
Catalina si voltò e vide Domino appoggiato ad un muro
“e tu da quanto sei qui?”
“da quando hai lanciato quelle uova contro il muro”
Catalina divenne bordò guardando la macchia che era rimasta sul muro e le orecchie le si abbassarono
“non lo avevo mai fatto prima”
disse mestamente e Domino sorrise
“e io sono felice che tu lo abbia fatto. Non vedo l’ora di assaggiare qualcosa cucinato da te”
Catalina lo guardò sospettosa
“non hai mai voluto che cucinassi per te”
lui si strinse nelle spalle
“la prospettiva di morire avvelenato non era allettante. Ma oggi ho visto grandi miglioramenti”
gli occhi della ragazzina scintillarono
“davvero?”
“assolutamente si”
Domino si staccò dal muro e allargò le braccia, un chiaro richiamo e Catalina corse da lui saltandogli in braccio
“sei davvero contento?”
“molto contento”
“e mi farai cucinare per te?”
Domino annuì mentre usciva dalla cucina portandola via
“diventerai la mia cuoca. Ora però andiamo a lavarci, hai cibo ovunque. Sai, non avevo mai visto nessuno cucinare con tutte le parti del corpo”
Catalina rise
“ma io sono speciale in tutto quello che faccio”
e il bacio che lui le diede le dimostrò che per lui era proprio così.
◊◊◊●◊◊◊
Misa uscì dal bagno, aveva fatto un lungo bagno profumato ed ora si sentiva fresco e rilassato, Apollo gli aveva fatto compagnia per un po’, poi se ne era andato, chiamato dalla sorella Artemide che voleva parlargli.
Preferendo tenersi l’asciugamano che si era avvolto in vita, invece di rivestirsi, andò a sedersi di fronte alla toletta con lo specchio e prese a spazzolarsi i capelli. Mentre si pettinava, i suoi pensieri andarono agli avvenimenti degli ultimi giorni, al suo Febo, alle sue parole d’amore e anche a quello che avevano fatto. Ricordando quei momenti intimi arrossì e sghignazzo, ma un luccichio nello specchio attirò il suo sguardo, si voltò cercando di capire da dove arrivasse e quando lo vide i suoi occhi divennero enormi.
Si alzò e si avvicinò al letto dove, adagiati in bella mostra, c’erano una serie di gioielli che lui non aveva mai visto prima e che recavano tutti il marchio di Apollo.
Erano gioielli nuziali. Un regalo del suo Febo.
Misa si era sempre rammaricato di aver perduto i suoi, Ade glieli aveva strappati e buttati via quando lo aveva portato da Kronos, e quella perdita lo aveva fatto soffrire molto. Erano i marchi del suo sposo ed erano insostituibili. O almeno così pensava.
Misa li prese uno ad uno e, accarezzandoli con adorazione, li indossò.
Questi gioielli erano ancora più belli dei precedenti, erano unici perché erano un regalo del suo Febo, e il marchio impresso non era come quello dei gioielli precedenti, questo nuovo marchio lo identificava come il vero sposo di Apollo. L’unico.
Andò di fronte allo specchio grande accanto all’armadio, e si guardò, quei gioielli erano tutto quello che avrebbe voluto indossare per il resto dei suoi giorni; ne rimaneva ancora uno da indossare, una catena d’oro, con un ciondolo a forma di sole, sorridendo al suo riflesso nello specchio si sciolse l’asciugamano e invece di mettersela al collo, se la allacciò in vita, con il ciondolo che gli accarezzava la pelle appena sotto l’ombelico
“questo credo che il mio Febo lo apprezzerà più di tutti gli altri”
disse sghignazzando poi tornò alla toletta, dove nudo, attese il ritorno del suo sposo.
Apollo si materializzò in camera da letto, dopo la chiacchierata con sua sorella il suo umore si era incrinato, Martin si sposava e lui, insieme ad Ares, avrebbe dovuto celebrare la cerimonia.
Ma il suo malumore non era per il matrimonio. Era infuriato con se stesso perché quando Artemide glielo aveva detto, per un attimo aveva sentito dolore. E si sentiva stupido per questo. Non voleva provare niente per nessuno che non fosse Misa, nemmeno per un attimo.
Fu così che apparve in camera, imbronciato e torvo, ma appena Misa si alzò dalla sedia di fronte alla toletta, e lui vide il suo piccolo prescelto nudo, con indosso i suoi gioielli, tutto il malumore sparì.
Misa avanzò verso di lui, sinuoso come un gatto, e Apollo dimenticò anche che Martin esisteva, soprattutto dopo che ebbe visto la catena d’oro che gli ricadeva sui fianchi e il ciondolo che si agitava sotto il suo ombelico
“quello è davvero un ottimo modo di portare la mia collana”
sussurrò e Misa ridacchiò
“sapevo che ti sarebbe piaciuta”
poi Misa gli fu di fronte e circondò la sua vita con le braccia, e davvero Apollo comprese che no, non c’era nessuno di cui potesse importagli più di Misa, nessuno
“sei bellissimo”
gli accarezzò i capelli e Misa fece le fusa, Apollo allora lo prese in braccio e lo portò a letto
“ti amo Misa”
il piccolo prescelto lo guardò intensamente
“se me lo dici così dovrò perdonarti per quella piccola debolezza che hai avuto poco fa”
Apollo lo guardò sorpreso e Misa sorrise
“dimentichi che quello che senti tu lo sento anche io?”
Apollo sospirò
“hai ragione. Ma ti assicuro che è stato solo un attimo. Sono stato preso di sorpresa, non amo più Martin, davvero”
Misa gli allacciò le braccia intorno al collo costringendolo a portare il viso ad un soffio dal suo
“lo so Febo. Ma non osare mai più pensare ad un altro mentre io ti aspetto nudo, con indosso nient’altro che i tuoi gioielli, perché giuro che ti farò passare i prossimi cento anni in bianco”
Apollo socchiuse gli occhi
“se vado in bianco io, andrai in bianco anche tu”
ma Misa invece di preoccuparsi ghignò
“e chi lo dice questo? Se tu pensi ad un altro posso farlo anche io. E posso anche non limitarmi al solo pensarlo”
Apollo ci mise un secondo ad elaborare quell’informazione, poi comprese e dal suo petto scaturì un ruggito così potente che Misa urlò per lo spavento
“tu non farai niente del genere” gli ringhiò afferrandogli i polsi e inchiodandolo al materasso, tutto di lui emanava ferocia e potere, il suo corpo si stava illuminando come il sole, i suoi occhi emettevano luce fredda e furiosa “nessuno ti toccherà mai a parte me Misa, nessuno”
Misa aveva il cuore che gli stava scoppiando nel petto, si era spaventato, e aveva ancora paura, ma l’emozione più grande che provava per quella reazione era gioia
“sei geloso…”
sussurrò con gli occhi sgranati per la sorpresa e Apollo ringhiò ancora più forte, convincendolo che si, era proprio geloso. La sua paura svanì del tutto e i suoi occhi si riempirono d’amore puro
“oh Febo, sei bellissimo quando sei geloso”
Apollo lo guardò perplesso
“dovresti tremare di paura non gongolare”
“ma tu sei bellissimo”
la sua voce era carica d’eccitazione e Apollo ci rimase male
“non è questa la reazione giusta Misa! Abbi un po’ di paura per favore”
ma Misa non ci pensava proprio ad aver paura, si inarcò strusciandosi contro Apollo che sbarrò gli occhi
“MISA!! Paura … devi avere paura!”
invece Misa cominciò a miagolare e a contorcersi nel tentativo di strusciarsi contro di lui ancora di più,e Apollo capitolò
“gattino vigliacco”
sibilò prima di fiondarsi sulla sua bocca e baciarlo con passione.
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Kyara sedeva tranquilla sulla spiaggia, era sola e questo le faceva davvero piacere.
Non che avesse qualcosa contro gli altri, ma nella bolla sembrava quasi impossibile non incontrare qualcuno sul proprio cammino, almeno che non si fosse nella propria camera e, quei momenti di solitudine all’aperto, erano troppo rari e preziosi per non goderseli a pieno.
Cullata dal rumore delle onde, aprì la sua mente e la lasciò vagare libera, percepiva molte energie differenti, ognuna con un impronta ben precisa, ognuna legata ad uno degli abitanti della bolla, sentiva chiaramente la loro presenza, la loro vitalità.
Qualcosa era cambiato qualche ora prima, aveva percepito sulla propria pelle la potenza dell’energia di Haxa, aveva sentito Daniel e Martin unirsi e cambiare. Aveva provato una forte emozione per loro, li amava, erano i suoi ragazzi, e i loro cambiamenti erano un po’ anche i suoi.
Ora era tornata la quiete, ma qualcosa dentro di lei la avvertiva che quella calma era solo il preludio ad una tempesta furiosa. Ne era certa. Ma la cosa che la impensieriva di più, non era la tempesta in se stessa, ma era che qualcuno aveva aggiunto una variabile imprevista alle sue visioni: la ragazza drago. Sapeva che era stata Haxa a chiamarla li, e sapeva anche il vero motivo per cui lo aveva fatto, ma oltre a quello non riusciva a vedere altro.
Non l’aveva mai vista nel futuro che aveva previsto, non aveva mai fatto parte dei suoi piani, e cosa peggiore, non riusciva a prevedere quello che avrebbe fatto.
Come avrebbe influito la sua presenza? Non riusciva a capire che ruolo avrebbe giocato nel loro futuro e non le era mai capitata una cosa del genere.
Quella nota disarmonica le inquietava i pensieri, ma non doveva distrarsi troppo dal resto, era di vitale importanza che non perdesse d’occhio l’insieme, e se la ragazza drago si fosse rivelata un problema, allora l’avrebbe rispedita da dove era venuta, che piacesse ad Haxa oppure no.
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Labbra calde e morbide sfiorarono le sue e Daniel non ebbe bisogno di aprire gli occhi per sapere che era Martin che lo stava baciando. Aveva sentito quando si era svegliato, non perché avesse fatto rumore o altro, lo aveva sentito dentro la mente, e si era svegliato con lui.
Poi aveva sentito i suoi pensieri, ed era rimasto ad occhi chiusi a godersi quella sensazione incredibile, e la cosa che più amava era sapere che Martin, sentiva lui e i suoi pensieri allo stesso modo, erano connessi.
Le mani di Martin vagarono sul suo petto e Daniel fu certo di sentirlo ridere nei suoi pensieri
“vorrei restare così per sempre”
sussurrò abbracciando il collo di Martin e questa volta lui rise a voce alta
“per sempre ora è una possibilità concreta amore, e può essere davvero molto tempo”
Daniel sorrise ma quando cercò di aprire gli occhi Martin non glielo permise posandoci sopra una mano
“aspetta, tienili chiusi ancora per qualche secondo”
“perché?”
“perché voglio che tu veda prima una cosa speciale”
Daniel non si oppose e seguì Martin che lo fece alzare dal letto e dopo pochi passi lo fece fermare
“spero che ti piaccia perché è la cosa più bella che io abbia mai visto”
disse Martin mettendosi alle sue spalle
“e cosa sarà mai questa cosa così bella?”
Martin tolse la mano e Daniel si ritrovò di fronte ad uno specchio
“sei tu amore”
e Daniel non ebbe le parole per rispondere.
Il ragazzo riflesso nello specchio era lui, ma non lo era, la sua pelle era coperta di tatuaggi, i suoi occhi erano neri come la pece, i suoi muscoli si erano gonfiati un po’ di più.
Daniel guardò Martin che, con il mento appoggiato alla sua spalla, stava ammirando la sua immagine riflessa
“sono davvero io Martin?”
“oh si amore mio”
Daniel cominciò a sfiorarsi la pelle seguendo le linee dei suoi nuovi tatuaggi
“sono uguali ai tuoi …”
“si”
passò un po’ di tempo prima che Daniel parlasse di nuovo
“mi ricordo tutto sai”
Martin sollevò un sopracciglio e Daniel gli sorrise
“del rituale, ricordo ogni cosa. IO ho bevuto il tuo sangue”
“ed io il tuo”
Daniel annuì
“si ma … IO ho bevuto il tuo sangue”
“si, lo so … ed io ho bevuto il tuo”
Daniel sorrise molto più apertamente, e quando qualcosa brillò tra le sue labbra, finalmente Martin capì
“oh … quelle? Si Daniel … hai le zanne”
e Daniel lanciò un
“SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”
con le braccia alzate al soffitto che fece ridere Martin fino alle lacrime.
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Nel salone, le voci dei commensali seduti intorno al tavolo, si accavallavano una sull’altra, Helda aveva appena finito di servire la cena e i vassoi ricolmi di cibo passavano di mano in mano riempiendo l’aria di profumi deliziosi, erano tutti incuriositi dalla presenza di Shere, (tranne alcuni di loro ai quali era già stato detto tutto di lei) ed erano in trepida attesa perché Haxa aveva detto che avrebbe rivelato il motivo della sua presenza a cena.
Nel frattempo, la nuova venuta se ne stava seduta in silenzio tra Haxa e Gholem, le sue ali nere ora erano nascoste, come i suoi artigli, e senza quelle note evidenti della sua identità demoniaca, sembrava una qualsiasi ragazzina, carina e timida, che e a parte qualche sorriso cortese a chi le rivolgeva la parola, non interagiva con nessuno.
Bhè, proprio con nessuno no.
Le poche volte che aveva alzato gli occhi lo aveva fatto per guardare l’unica persona a quel tavolo che lei riteneva degna della sua attenzione: Sergio. Non era affatto timida, semplicemente non le interessava interagire con nessuno su quell’isola, tranne che con il guerriero seduto dall’altra parte del tavolo (e Akry chiaramente ma lui era fuori contesto).
Shere era abituata ad avere ciò che le piaceva, erano poche le cose che Haxa le proibiva, e questo le rendeva la caccia solo più interessante. Non si sarebbe spinta troppo oltre, non voleva certo che la sua Signora le strappasse le ali (di nuovo…), ma niente le avrebbe proibito di giocare un po’.
Sergio si voltò verso di lei e, nell’attimo in cui i loro occhi si incontrarono, lei vibrò come le sue ali nascoste. Sergio poi guardò altrove e lei, sorridendo, prese un acino d’uva dal piatto e se lo mise in bocca: sarebbe stata una caccia memorabile.
A differenza di Shere, Sergio non aveva vibrato, e la sua attenzione era stata subito attirata da Haxa che si era alzata in piedi
“posso avere la vostra attenzione per favore?”
nella sala calò il silenzio e quando fu certa che tutti la stessero guardando proseguì
“avrete tutti notato che tra noi è arrivato un ospite, e dato che è un ospite che ho invitato io spetta a me l’onore di presentarlo a tutti e spiegare il perché lei è qui. Lei è Shere”
disse appoggiando una mano su una spalla della ragazzina
“è un demone guardiano” Shere fece per aprire bocca ma Haxa la anticipò “il mio miglior demone guardiano, e l’ho invitata qui perché avrà un compito speciale. Lei, come richiede la tradizione, sarà la testimone dell’Ade in una cerimonia che si svolgerà tra due giorni su quest’isola”
un brusio di voci sottolineò la curiosità scaturita da quella notizia e Haxa sorrise
“vi chiedo solo un attimo di pazienza e poi vi spiegherò tutto. Lo prometto. Prima però voglio che alziate i bicchieri con me per un brindisi speciale”
sollevò il calice e tutti fecero come lei, poi voltò lo sguardo verso Re Brendan
“brindiamo ai MIEI FIGLI, nati oggi sotto il mio potere e uniti in modo indissolubile per tutta l’eternità”
Daniel e Martin entrarono nel salone e subito tutti compresero le parole di Haxa, compreso Re Brendan, che vedendo la trasformazione di Daniel, sobbalzò, rovesciando un po’ di vino dal calice che stringeva in mano. Haxa ghignò al suo indirizzo e bevve imitata da tutti, ma non da lui che, bianco come un lenzuolo, guardò pietrificato il figlio prendere posto accanto alla Dea con Martin al suo fianco.
Non ebbe il tempo di elaborare quello che era appena accaduto, che Haxa riprese a parlare
“ora posso finalmente, e con grande gioia aggiungerei, annunciarvi che …”
lasciò in sospeso la frase il tempo necessario perché lei, Shere, Gholem, Martin e Daniel si voltassero tutti insieme verso Re Brendan e infine la concluse
“Martin e Daniel si sposeranno tra due giorni”.
E mentre il salone esplodeva in urla di gioia, risate e applausi, l’odio di Re Brendan crebbe a dismisura, e questa volta non risparmiò nessuno dei presenti in quella sala, nemmeno Daniel.
La sua mente fu avvelenata completamente da quell’odio, come una cancrena divorò la ragione e l’ultima briciola di umanità rimasta in quell’uomo e Shere lo sentì.
L’odio del padre di Daniel la colpì e la fece vibrare, ma non come quando guardava Sergio, no, la vibrazione che sentiva ora era molto diversa, era desiderio di sangue.
Quell’uomo era una minaccia che cresceva a livello esponenziale, il gelo nei suoi occhi era quello che solo l’oscurità poteva generare, e lei l’oscurità la conosceva molto bene.
Lei era un demone guardiano.
Lei custodiva e vegliava l’oscurità.
Lei l’oscurità la accarezzava ogni giorno, la plasmava, la nutriva.
Ma la distruggeva anche. Ed era per questo che Haxa aveva scelto lei.
Perché lei era la migliore.
La migliore nel distruggere l’oscurità.
La sua natura di guardiano reagì all’oscurità di Re Brendan, cominciarono a spuntarle gli artigli, lentamente ogni suo senso si focalizzò solo su di lui, escludendo tutto il resto e lei divenne ombra. Scomparve lentamente, nessuno in quel salone, a parte Haxa, avrebbe potuto vederla in quel momento, era un dono dei demoni guardiani, scomparire senza che nessuno se ne rendesse conto, ed era molto utile. Osservò Re Brendan posare il calice che aveva in mano, non aveva brindato con Haxa, ma era abbastanza ovvio che non l’avrebbe fatto. Anche dall’altra parte del tavolo, Shere poteva sentire i meccanismi malati del suo cervello girare vorticosamente, elaborare, escogitare, pianificare. Meditava vendetta, e lo stava facendo proprio li, guardando suo figlio, e lei era certa che avrebbe colpito anche il suo stesso sangue questa volta, forse con ancora più forza di quella che avrebbe usato contro gli altri.
Svanì e riapparve alle spalle di Re Brendan, si avvicinò abbastanza da poterlo sfiorare e sollevò gli artigli verso il suo collo: sarebbe bastato un attimo, un solo movimento e tutto sarebbe finito, ma non erano quelli gli ordini che aveva. Haxa le aveva detto della promessa che aveva fatto a Daniel, e dovevano mantenerla, dovevano attendere la mossa di Re Brendan prima di agire: così Shere si limitò a una piccola puntura nel collo del Re. Un morso di zanzara, ma fatto con la punta acuminata di un artiglio, che lui nemmeno sentì, ma tanto bastò a lei per ottenere quello di cui aveva bisogno. Sangue. Shere guardò dall’altro lato del tavolo e vide Haxa che la guardava, si sorrisero e Shere leccò l’artiglio. Sentì il sapore del sangue del Re, era amaro come il veleno, resistette all’impulso di sputarlo via, quell’uomo era davvero marcio, ma ora che ne conosceva il sapore, lo avrebbe trovato ovunque, in qualunque momento.
Tornò al suo posto e lentamente riapparve, nessuno si accorse di niente e Haxa la coinvolse nella conversazione come se fosse sempre stata li
“e Shere, sarà la testimone dell’Ade alle nozze di mio figlio”
tutti gli sguardi puntarono verso di lei, che sorrise agli altri commensali e loro ricambiarono senza sospettare nulla.
L’euforia della notizia si placò molto lentamente, tutti volevano fare gli auguri a Daniel e Martin, un sacco di pacche sulle spalle e abbracci, poi finalmente ognuno si accomodò al suo posto e la cena riprese.
Daniel aveva sentito lo sguardo del padre perforargli la pelle per tutto il tempo, questa volta non si era illuso che avrebbe potuto capire, sapeva che non ci sarebbero stati auguri da parte sua o abbracci, nessuna riconciliazione.
Probabilmente, qualche ora prima, questo lo avrebbe ferito a morte. Ma non ora. Non più.
Ora c’era Martin dentro di lui, c’era la sua forza, il suo amore e il suo sostegno.
E anche se sentiva comunque il dolore per quel padre oramai perduto, Martin lo aiutava a sopportarlo, condividendolo con lui, alleviandogli il peso che, se fosse stato solo, lo avrebbe schiacciato.
Sentì la mano di Martin accarezzargli la nuca, si voltò a guardarlo e fu meraviglioso trovare il suo sorriso ad attenderlo, era vero, aver perso suo padre era doloroso, ma quello che aveva guadagnato valeva milioni di volte quel dolore.
Fu allora che decise che era ora di guardare in faccia la realtà, si voltò verso suo padre e ….
Non accadde nulla.
Il suo cuore non si spezzò, il dolore non aumentò, non versò nemmeno una lacrima. Semplicemente vide per la prima volta, chiaramente, l’odio negli occhi di quell’uomo e capì.
Il loro tempo insieme era finito.
Il loro legame era spezzato definitivamente.
Fu triste, ma fu liberatorio.
Daniel ora avrebbe finalmente potuto vivere senza legami emotivi che lo soffocavano e gli impedivano di essere ciò che voleva, e soprattutto, gli impedivano di ripararsi dal dolore.
Nessun attacco di suo padre lo avrebbe più ferito come prima, nessuna sua parola velenosa avrebbe fatto ancora breccia nel suo cuore.
Ora avrebbero combattuto ad armi pari.
Re Brendan lo stava guardando con disprezzo, sul suo viso si poteva leggere chiaramente quanto ribrezzo provasse per lui, ma questa volta a Daniel non interessò, e per farlo comprendere bene al genitore, gli sorrise provocatoriamente, mostrandogli con orgoglio le enormi, meravigliose e acuminate zanne che gli spuntavano dalle labbra, poi tornò a dedicare la sua attenzione ai suoi amici e alla sua famiglia, quella vera.
