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UFES FIC MASTERPOST
Di seguito tutte le storie partecipanti all'Urban Fic Exchange Strangers! (I link sono in corrispondenza di AO3 e WP)
Autore: AnyaWelch Titolo: For so bare is my heart WP Prompt: Gennex colleghi, si incontrano sul lavoro Rating:
Autore: Britin132 Titolo: The only part of me WP Prompt: Gennaro e Alessio sono alle prese con l'uscita del nuovo album, con la preparazione del tour, le case discografiche mettono loro pressione, la relazione con i fan si è deteriorata nell'ultimo periodo ed entrambi hanno problemi con la fidanzata di turno; il senso di spaesamento e di angoscia attanaglia Gennaro, finché una sera si trova immobilizzato da Alessio con la testa sulle sue gambe e tutto diventa più semplice e leggero. E all'inizio questa condizione di sottomissione non ha nemmeno nulla di sessuale… all'inizio. Rating:
Autore: Camilla1265 Titolo: You wanna play? WP Prompt: Alex e Genn animatori in un campo estivo. Rating: arancione
Autore: DISINTEGRETION Titolo: Memorie e Melodie WP Prompt: neve Raiting:
Autore: ErisdeepDownme Titolo: Our Fault AO3 Prompt: GrowingUpTogether/Childhood AU Rating: giallo
Autore: firecat93 Titolo: Black Sun WP Prompt: Beauty and the beast AU (rivisitato) Raiting: arancio
Autore: Fran1928 Titolo: Di karaoke e incontri inaspettati WP Prompt: “Incontro con Benji e Fede” Rating: verde Avvertimenti: nessuno
Autore: franciechelon Titolo: Underwater I touched your skin WP prompt: Alessio (22 anni), istruttore di nuoto per bambini, incontra Genn (18/19 anni) quando quest'ultimo porta in piscina la nipotina di quattro anni. La bimba viene affidata ad Alessio ma i primi giorni è molto paurosa, così lui chiede a Genn di entrare con loro in acqua in modo da darle sicurezza. Con titubanza Genn accetta ma Alessio nota subito che non si trova a suo agio e dopo un po’ di tentennamenti Genn gli confessa di non saper nuotare. Alessio inizia così a dargli lezioni gratuitamente quando in piscina non c'è nessuno perchè Genn si vergogna; da qui iniziano a uscire e si innamorano. avvertimenti: – rating: giallo
Autore: xGingerSnap Titolo: Sing Me To Sleep WP Prompt: Sono su un aereo, precipitano su un'isola deserta, sopravvivono insieme ad altri 4-5 passeggeri e devono cavarsela con ciò che trovano. Le uniche cose che hanno sono ciò che offre la natura, un kit di pronto soccorso arraffato dai relitti dell'aereo e a scelta dell'autrice quel poco che si salva dai bagagli a bordo. Raiting: rosso
Autore: IsabellaHeatcliff Titolo: Watch me go high WP Prompt: vanno a un concerto ad Amsterdam e dopodiché, strafatti ed incoscienti, finiscono in un improbabile locale del Red Light District. Rating: arancione
Autore: LucindaRahl Titolo:Tre volte in cui Gennaro è sul punto di cadere e Alessio lo tiene in piedi WP Prompt: Tot modi/situazioni in cui Alessio e Gennaro riproducono la famosa scena di Titanic. Rating:
Autore: spigoli Titolo: Suck it and see. WP Prompt: AU in cui Alex e Genn sono due attori pornografici che si ritrovano a dover girare insieme. Rating: rosso
Autore: SoFarAwayFromMe Titolo: Pas de Deux WP Prompt: Alex!Giochelliere di strada Genn!Spettatore. Alex gira sempre per piccoli paesini e ogni sera da un piccolo spettacolo nelle piazze. Una sera conosce Gennaro Raia per caso. Quest'ultimo gli lascia qualche monetina nella scatola e tra i due inizierà una spontanea conversazione. Rating: verde
Autore: _TildeIntoTheMusic_ Titolo: Articoli, Baci e Cliché WP Prompt: Alessio è un giornalista in carriera, e Gennaro il fattorino molto carino che gli porta il pranzo ogni giorno Rating:
Storie pubblicate: 14/19
Vedo scritto AU in tutte le fanfic, mi spieghi che vuol dire?
Alternative Universe, cioè universo alternativo. I personaggi sono inseriti in un contesto diverso dal loro: possono esserci per esempio AU di libri e film ma anche semplicemente AU in cui vanno all'Università (ahahahahahah), in cui sono medici, soldati, genitori... That's it basically
Ho dei seri dubbi sull'albero genealogico di Alessio, quanti fratelli ha? Chi è il più grande il più piccolo eccetera? Cecio e Ciro sono la stessa persona (entrambi imparentati con Alessio dunque?) Pasquale è un fratello pure lui? Chiarisci i miei dubbi, #please
Caro anon, i tuoi dubbi sono più che legittimi perchè mi sono posta la stessa identica domanda, tempo fa.
Alessio è il minore di quattro fratelli. Gli anni di nascita degli altri sono sicuri al 95% per quanto mi riguarda e dovrebbero essere: Pasquale, 1980, Ciro 1983 e Nando 1985. Il papà si chiama Bruno e accompagna gli Urban in ogni dove.
Cecio è il diminutivo di Cesare e che io sappia non è parente di Alessio, ma è uno del loro gruppetto.
E anche la genealogia è sistemata B)
(Un)happy birthday to you
Quando entra nella cucina addobbata alla bell’e meglio per la festa di compleanno di Alessio, Pasquale ci trova solo la torta alla frutta mangiata per metà, la bottiglia di spumante già vuota e i resti del tappo di sughero che Ciro ha provato ad intagliare con il suo coltellino svizzero. Non gli è chiaro che cosa dovrebbe rappresentare; piega la testa a sinistra e ipotizza che, truciolo dopo truciolo, suo fratello stesse cercando di dare forma a una chitarra. Il risultato è disastroso, e probabilmente continueranno a trovare briciole di sughero in cucina fino a Capodanno. Alessio comunque non c'è. Oltre la porta finestra che si apre sul cortile sul retro, Pasquale scorge Antonio e Cesare che si dividono una sigaretta e si spintonano, ridendo per qualcosa che vedono su un cellulare; osserva i ragazzi soffiare via il fumo e lo vede confondersi con il grigio delle nuvole. Rabbrividendo appena quando la brezza gelida gli accarezza le braccia nude, Pasquale si sporge oltre l’uscio. «Ragazzi, ma Alessio?» Antonio sussulta e il suo primo istinto è quello di nascondere la sigaretta dietro la coscia - come faceva quando aveva quindici anni ed era ancora vittima del suo sguardo-severo-da-fratellone-responsabile (e-vagamente-cagacazzo) - poi si ricorda che Pasquale sa del loro vizio da anni e che comunque non è più un ragazzino. «È andato in bagno cinque minuti fa» è Cesare a rispondere, con l’aria colpevole e dispiaciuta «Voleva cambiarsi la maglietta. Scusa per il casino con lo champagne, è che avevamo appena visto la fine della Formula Uno e…» «Non fa niente, ho già ripulito» Pasquale replica con un sorriso, agitando la mano come per scacciare una mosca «Se non altro hai una buona mira» e se non altro, aveva visto suo fratello ridere di cuore per le prima volta dopo settimane. Cesare si rilassa ricambiando il sorriso e mentre Pasquale chiude la porta finestra per tornare al tepore della casa, tornano a levarsi gli schiamazzi di poco prima. Con il cuore pesante e un sospiro sulle labbra, Pasquale si dirige verso il bagno in fondo al corridoio. Bussa tre volte alla porta di legno; lo scorrere d’acqua nel rubinetto copre a malapena un altro suono che gli serra il petto in una morsa strettissima. «Alé, posso entrare?» Il rubinetto si chiude e per qualche secondo regna un silenzio di tomba; Pasquale chiude gli occhi ed è sul punto di bussare di nuovo quando, con un cigolio dei cardini, la porta si apre sulla figura di un Alessio con gli occhi arrossati, il volto congestionato e i capelli completamente arruffati. Indossa una tuta logora della Adidas che risale dovevano essersi passati tutti e tre i fratelli maggiori e non appena Pasquale varca la soglia del piccolo bagno, il ragazzo si tuffa nel suo abbraccio e nasconde il viso nella sua spalla sinistra. Viene scosso da un singhiozzo che sembra essergli stato strappato direttamente dal cuore, spezzato in due e lasciato a marcire fra gli scarti di un’amicizia che avrebbe dovuto sconfiggere gli affondi del tempo e delle difficoltà. «Mi dispiace» biascica Alessio senza fiato, la voce flebile e acuta mentre bagna di lacrime la maglietta di Pasquale che, a sua volta, lotta per impedire al suo viso di contrarsi in una smorfia di dolore. «Mi dispiace» ripete fra i respiri mozzi «Lo so che è stupido piangere per una cosa del genere a ventun anni ma…» Alessio alza lo sguardo su di lui e Pasquale si ritrova nei suoi occhi scuri, lucidissimi delle lacrime che il ragazzo ha trattenuto fino a quel momento. «Speravo davvero che sarebbe venuto» mormora alla fine Alessio. Chiude gli occhi e scuote il capo, la delusione cocente a bruciargli sul viso. Stringe le labbra per impedirsi di continuare a piangere ma fallisce miseramente nel momento in cui Pasquale gli accarezza dolcemente i capelli, li arruffa appena di più e poi se lo tira contro, stringendolo in un abbraccio mozzafiato. Vedere suo fratello in quello stato è devastante: diventa davvero difficile ricordarsi di essere un adulto, e dunque non moralmente scusabile se dovesse prendere a sberle un ragazzetto che pesa più o meno quanto la sua coscia. «Non devi scusarti di niente» è tutto quello che riesce a dire, perché va bene avvicinarsi, ma non significa che sia diventato più bravo a consolare le persone. Vorrebbe riempire Alessio di rassicurazioni, suturare ogni sua ferita con parole di conforto e di si sistemerà tutto, come faceva quando da bambino si beccava i morsi dal cane perché aveva tentato di cavalcarlo come un pony; ma non vuole mentirgli e, poiché purtroppo non dipende da lui, non gli può proprio promettere che andrà tutto bene. «Era arrabbiato con me» mugola Alessio, le parole a malapena udibili che lui stesso tenta di soffocare contro la spalla ormai umida della t-shirt di Pasquale «Non so cosa ho fatto, non l’ho capito, e non ho capito neanche lui» s’interrompe per prendere un respiro rantolante e lui lo stringe con più forza, gli accarezza la schiena e la nuca cercando di trasmettergli tutto l’affetto che prova e che Alessio merita di vedersi dimostrare. «E credo… credo che vuole farmela pagare, ma non so per cosa». La voce di Alessio suona affranta e rassegnata; prende un respiro profondo mentre poggia il mento sulla spalla di Pasquale, apparentemente tranquillizzato. Lui comunque deve reprimere l’istinto che gli grida di andare a prendere Gennaro per un orecchio, rifilargli un paio di sberloni ben assestati e trascinarlo davanti a suo fratello perché gli chieda scusa. «Comunque non è un bel comportamento» replica Pasquale, cerca di addolcire il tono e restare il più imparziale possibile. Vuole fare capire ad Alessio - il quale spesso e volentieri si comporta come se Gennaro fosse la reincarnazione di Gesù Cristo - che non gli dà ragione solo perché è suo fratello maggiore, ma perché oggettivamente fa bene a restarci male. «Anche se tu hai fatto qualcosa di male senza rendertene conto, lui avrebbe dovuto dirtelo apertamente, come si fa tra adulti. Come si fa tra… amici». Alessio non riesce a nascondere un piccolo spasmo all’udire quella parola, così Pasquale non offre alcuna resistenza quando il ragazzo fa un passo indietro e si china sul lavandino per sciacquarsi il volto. Non è sorpreso dalla sua reazione, solo un po’ amareggiato. Alessio è un libro aperto e anche se non glielo ha mai detto esplicitamente, ha sempre portato i suoi sentimenti verso Gennaro scritti in viso a caratteri cubitali, che Pasquale non ha mai faticato a leggere nel luccichio dei suoi occhi, nella pienezza del suo sorriso, nel rossore delle sue guance - tutti manifestati palesemente ogni qual volta lo guardava o parlava di lui. Pasquale è solo amareggiato che Gennaro abbia tenuto in mano il cuore di suo fratello e l’abbia trattato con così poca cura. Eppure gli è sempre sembrato un così bravo ragazzo - un po’ coglione forse, ma pur sempre un bravo ragazzo. «Tanto è inutile» Alessio parla con voce più fredda adesso, ma tiene il volto ancora celato dietro l’asciugamano che si preme sulle guance. Quando alza gli occhi su suo fratello, lo sguardo è vacuo e rassegnato «Non esiste nessuno in grado di capirlo. Neanche lui si capisce, e onestamente io mi sono anche rotto il cazzo di starci male per uno a cui non frega nulla di nessuno oltre se stesso». Pasquale gli stringe una spalla, dilaniato da due sentimenti in conflitto fra loro: da una parte c’è un moto d’orgoglio verso il fratellino che rialza la testa e dimostra di non volersi far trattare come uno zerbino e di avere cura di se stesso; dall’altra c’è il rammarico di non poter far nulla per impedirgli di soffrire, la volontà sconfitta di proteggerlo dal dolore. Ogni volta che Alessio piange Pasquale è dilaniato dai sensi di colpa e si chiede se lui potrebbe mai essere tanto egoista da mettere un figlio al mondo - un mondo che fa schifo e che non ti risparmia solo perché sei un bambino dalle guance paffutelle e perennemente spettinato, neanche se tuo fratello ti ama più di chiunque altro al mondo e pretende che tu sia felice come se ne avesse diritto. «Torno di là adesso» annuncia Alessio a voce bassa; guarda prima Pasquale poi il proprio riflesso scarmigliato nello specchio, poi di nuovo Pasquale. Sorride di un sorriso stanco ma sincero, infilando i pollici nell’elastico dei calzoni in lycra blu. «Adoro la mia festa, sul serio. Non so come faceva Cecio a sapere che ho sempre sognato di farmi spruzzare con una bottiglia di champagne come quelli della Formula Uno» ridacchia piano, con la risata dolce e melodica che ha incantato Pasquale fin dal primo momento in cui l’ha sentita - è l’unico antidoto al senso di colpa che lo attanaglia nei momenti come questo. Alessio fa un passo verso la porta e Pasquale si fa da parte per lasciarlo passare, il cuore un po’ più leggero; la mano del ragazzo è già sulla maniglia quando sembra cambiare idea improvvisamente e si volta, gli getta le braccia attorno al collo ancora una volta e si lascia cingere la vita, stringendolo in un abbraccio mozzafiato. «Grazie» mormora poi Alessio, la voce bassa e gli occhi puntati dritti nei suoi. Pasquale sa di avere un’espressione vagamente confusa, perché lui aggiunge subito, con un sorriso un po’ tremulo «Perché tu ci sei sempre». Poi Alessio sparisce lungo il corridoio e pochi secondi dopo lo sente chiamare a gran voce i suoi amici dalla cucina, e «Coglioni, lo vogliamo provare sto nuovo FIFA o no?» risuona per tutto l’appartamento. E poco importa se Pasquale si deve mordere la lingua perché per lui Alessio ha ancora cinque anni e “non mi importa se Nando lo dice a Ciro, tu non lo devi ripetere”; mentre si china a raccogliere i vestiti che puzzano di spumante lasciati abbandonati accanto al cesto della biancheria sporca - come ogni santa volta - lui pensa al fagiolino rosa avvolto in una copertina di ospedale che dormiva fra le sue braccia, allo gnometto curioso che voleva mangiare le lucertole per farsi crescere la coda, al bambino cicciottello che imbracciava una chitarra più alta di lui e all’adolescente che cercava di farsi comprare i videogiochi vietati ai minori dagli zii ingenui. Pensa al ragazzo che sta diventando un uomo e lo supera in altezza di cinque centimetri buoni, e che gli insegna ogni giorno ad avere il coraggio di credere in se stesso. Sorride a tutti gli Alessio che ha avuto la fortuna di conoscere ogni giorno e li vede tutti davanti a sé mentre chiude gli occhi e rassetta il bagno, perso nei ricordi di ventuno compleanni. «Buon compleanno, campione».
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L’orologio digitale appeso sopra il televisore passa dalle 22:39 alle 22:40; il lampeggiare dei numeri viene bruscamente interrotto dal trillo breve e limpidissimo del campanello, e Pasquale si volta di scatto verso la porta d’ingresso, colto alla sprovvista. Dalla camera di Alessio giungono le note di una canzone rap a lui oscura, e nulla indica che il ragazzo abbia sentito qualcosa. Con uno strano presentimento a pesargli sul petto, Pasquale abbassa il volume della televisione e si alza dal divano, dirigendosi verso l’ingresso. Tiene la mano sulla maniglia per un paio di secondi mentre inspira profondamente; non sa se sperare che dietro la porta ci sia effettivamente chi pensa lui, oppure sperare l’esatto contrario. Senza ulteriori indugi, Pasquale la spalanca. Gennaro ha un’aria più disfatta del solito: i vestiti sono palesemente del giorno prima e il ciuffo sulla fronte è sporchissimo, celato a malapena da un cappellino da baseball con la visiera al contrario. Puzza terribilmente di fumo e tiene gli occhi sgranati, come un cervo davanti ai fari di un’auto. Boccheggia senza dire nulla e, suo malgrado, Pasquale si ritrova a provare pietà per lui - perché in fondo non è altro che un ragazzetto immaturo e confuso, e lui gli vuole bene dal momento in cui Alex glielo ha presentato. Una parte di lui però vorrebbe ancora prenderlo a sberle, così decide di sfogare la sua vendetta in modo più subdolo, inarcando le sopracciglia senza dire nulla. Gennaro apre e chiude la bocca un paio di volte, abbassa lo sguardo e infine si schiarisce la voce. «Sono venuto… Alessio è in casa?» gracchia e «Buonasera» aggiunge poi precipitosamente, come fulminato all’improvviso dall’importanza delle buone maniere. Non fosse che ha ancora la maglietta umida delle lacrime di suo fratello, Pasquale scoppierebbe a ridere davanti al suo palese panico; riesce praticamente a leggergli negli occhi la voglia di scappare a gambe levate, e un po’ lo ammira per non averlo fatto. Forse deve solo lavorare sullo sguardo-da-fratellone-minaccioso. «Sì» si limita a rispondere, senza smettere di squadrarlo da capo a piedi. Ha i lacci delle scarpe slacciati e ingrigiti dallo sporco della strada, ma solleva uno sguardo speranzoso che si affretta poi ad abbassare quando si rende conto di non essere stato invitato ad entrare. «Vorrei solo salutarlo» biascica; poi raddrizza le spalle, trova il coraggio di guardarlo dritto negli occhi e Pasquale vede una maschera incrinarsi e cadere dal suo volto, finalmente sincero «E chiedere scusa». Non è che abbia molta scelta, comunque. Se Alessio dovesse venire a sapere che ha mandato via Gennaro venuto per parlargli, potrebbe togliergli il saluto fino alla fine dei suoi giorni. E a dirla tutta, Pasquale non ha nessuna pretesa di sapere davvero cosa sia meglio per lui. Così si fa da parte per lasciarlo passare e Gennaro per un momento sembra incredulo e incerto se entrare o meno, come a chiedersi se non sia una trappola e se l’intero clan Iodice non sia appostato dietro la porta con mazze chiodate e spranghe di ferro per farlo fuori. Poi fa un passo, si accerta che Pasquale non voglia malmenarlo e allora ne fa un altro e un altro ancora; s’irrigidisce di botto quando la mano che si posa sulla sua spalla lo tira appena indietro. «Aspetta qui» dice Pasquale con voce atona, chiudendo la porta d’ingresso. Gennaro ci si spalma contro e annuisce freneticamente, gli occhi sempre più sgranati. «Sì certo, grazie, io…» Pasquale non lo ascolta e gli dà le spalle, dirigendosi verso la porta chiusa della stanza di Alex. Bussa energicamente per farsi sentire sopra la musica - con la coda dell’occhio vede Gennaro che tenta di non farsi notare mentre sporge il collo e, inconsciamente, muove il piede sinistro a tempo. «Ohi!» esclama Alessio, in un invito a entrare. Pasquale sporge la testa all’interno della camera e lo trova seduto sul letto a gambe incrociate, le mani ancora sulla tastiera del MacBook nuovo di zecca. «Hai visite» gli annuncia, con un’occhiata eloquente. Alessio lo fissa imbambolato per qualche secondo, senza capire: poi sgrana gli occhi e si precipita in piedi, il respiro affannoso e le guance arrossate. «Cosa?» sibila, incredulo. Pasquale non lo biasima: ha passato tutto il giorno a combattere prima la speranza che si facesse vivo e poi a farsi una ragione della sua assenza; si aspetta qualsiasi tipo di reazione, e ognuna di queste sarebbe più che giustificata. «Posso mandarlo via se vuoi» tenta di rassicurarlo Pasquale, perché Alessio sta facendo su e giù per la stanza come in preda ad un attacco di panico. «No» lo ferma il ragazzo con voce strozzata «No, va bene». Pasquale attende qualche secondo, lo guarda negli occhi e aspetta che Alessio annuisca con convinzione, un’espressione stralunata in volto; poi socchiude la porta e torna in salotto da Gennaro, che lo fissa come se stesse aspettando il suo Giudizio Universale. «Vai» gli comunica Pasquale; Gennaro pare sgonfiarsi tutto d’un colpo e s’incurva su se stesso prima di ringalluzzirsi e marciare verso la stanza di Alessio. Ancora una volta, però, Pasquale lo frena. «Gennaro» dice solo, con il tono più gelido che gli riesce. Quando ha la sua attenzione scuote il capo lentamente, una volta sola. Non ti darò un’altra occasione, gli vuole dire. Alessio potrà anche perdonarti all’infinito, ma per me questa è la prima e ultima volta. Gennaro inghiotte a vuoto e annuisce, attende che Pasquale gli dia le spalle e poi riprende a camminare. Mentre torna a sedersi sul divano, Pasquale sente il click di una porta che si chiude e abbandona il capo sullo schienale, pregando di aver fatto la cosa giusta. Alza il volume della televisione per evitare di origliare quando un rabbioso “ma come cazzo faccio a fidarmi di quello che dici?” raggiunge le sue orecchie fin troppo ansiose; ignora i “merda, almeno guardami in faccia!” e i “magari mi sono stancato”. Finge di non accorgersi di come neanche il volume eccessivo della televisione riesca a riempire l’assenza improvvisa dei rumori che poco prima giungevano dal corridoio, e non fa commenti quando un’ora più tardi, finito il film, la luce nella stanza di suo fratello è spenta e la porta d’ingresso non è stata toccata. Pasquale s’infila sotto le coperte e fissa la radiosveglia che segna le 23:59; chiude gli occhi e li richiama tutti alla mente, gli Alessio che ha salutato poche ore prima e che gli sorridono tranquilli, al sicuro tra le pieghe della sua memoria. “Buon compleanno, campione” mormora fra sé e sé senza sapere che proprio in quel momento, nella stanza di fronte, qualcun altro ha appena pronunciato le stesse parole, sussurrandole come un segreto all’ombra di un bacio. «Buon compleanno, Alé».
Note finali Mi scuso con Il povero Pasquale per averlo tirato in mezzo a questa stupidaggine emo, ma in fin dei conti è stata colpa sua e del suo post strappalacrime su Facebook se sono arrivata a scrivere questa roba. In realtà un po’ sono felice perché ho ritrovato l'ispirazione dopo circa due mesi di vuoto, e questo mi consola. È scritta di getto e ho riletto giusto un paio di volte, quindi scusatemi se fa schifo. Cioè no, alla fine nessuno vi obbliga a leggere quindi grazie per averci dato un'occhiata. Spero di non avervi deluso come Gennaro ha deluso tutti noi - anche se io sono sempre positiva e vedo la vita in technicolor, e spero in un risvolto positivo almeno nella vita oltre i social. Comunque! La chiudo qui, scusate per il pippone. Su con la vita amici, che finché c'è Pasquale c'è speranza.
Okay, la adoro. Non shippo gennex ma stai facendo vacillare la mia fede nell'eterosessualità dei due allegri amichetti. Scrivi benissimo, complimenti, adoro il tuo stile, adoro le tue idee, adoro tutto.
Credo che il sogno di ogni fanwriter sulla terra sia ricevere un commento del genere. Ti ringrazio tantissimo e BENVENUTA AL LATO OSCURO, WE HAVE FANFICS

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Dirty Game (su Wattpad) http://my.w.tt/UiNb/DaaM1abWmx
La prima fanfiction delle camorriste merita di essere letta!
C'eravamo io, Amy, Susy, e il degrado
Ciao, non so se accetti prompt, ma io un tentativo lo volevo fare lo stesso, perchè mi piace tanto come scrivi. Ho sicuramente un'idea che è un po'... controversa... quindi ripeto, è solo un tentativo che faccio... mi piacerebbe tanto leggere una storia che abbia Genn come rape survivor. Non vorrei necessariamente leggere una scena di stupro, anzi... però anche solo qualcosa che fa parte del bagaglio di Genn, e Alex che è l'unico a saperlo prendere e a farlo sentire sempre a suo agio e al sicuro
Ciao! Guarda in realtà in questo momento non accetto propmt perché ne ho fin troppi arretrati, ma comunque... anche se li accettassi non credo che me la sentirei di scrivere qualcosa del genere. È davvero un argomento delicato e che ho molto a cuore e, a dirla tutta, non so neanche se sia appropriato inserirlo in un prodotto come una fanfiction.
io ti ringrazio tanto per "Mine Tonight" perché le caratterizzazioni sono così carine e scrivi benissimo! Il mio prompt infatti è preso dalla fic xD Alex e Genn che limonano durante il gioco della bottiglia!
Like you wanna be loved
«Sei un pollo» il ghigno di Antonio è come uno schiaffo in pieno volto per Gennaro, che lo sente bruciare ancora di più quando il ragazzo piega le braccia e le agita come se fossero tozze ali «Po-po-po-pollo!»
Le guance in fiamme e i sensi ottenebrati dai fiumi di alcool che ha trangugiato quella sera, Gennaro getta un accendino verso di lui con stizza; dà un’occhiata veloce attorno a sé e si rende conto che tutti quanti, nella stanza, stanno aspettando che dia un giro alla bottiglia.
Dio, che stupidaggine, pensa fra sé e sé mentre si alza sulle ginocchia, il dito medio ben sollevato all’indirizzo di Antonio. Sa benissimo che lui ha proposto questo gioco cretino solo perché spera in un téte-a-téte con le amiche di Claudia, e quasi quasi vorrebbe salvare quel poco di dignità che gli rimane e alzarsi da quel cerchio di non-più-teenagers talmente annoiati dalla vita da risolversi a cercare il brivido dell’avventura in uno stupido round dello stupido gioco della bottiglia.
Sulla bilancia della sua coscienza però, l’onore pesa più della dignità: per questo Gennaro si ritrova ad osservare una bottiglia di Coca Cola mezza vuota che gira, gira, gira in una macchia sfocata di rosso accesso e marroncino; la vede rallentare e prega fa che sia una ragazza, fa che sia una ragazza, fa che sia una ragazza. Poi si guarda intorno, sospira piano e concede, fa che non sia Alessio, fa che non sia Alessio, fa che non sia Alessio.
Con un paio di estenuanti giri, la bottiglia passa in rassegna tutti i ragazzi in cerchio; rallenta fino a fermarsi e Gennaro mima un conato quando punta dritta dritta verso Antonio, ma poi s’inclina appena verso destra e indica un paio di Nike sdrucite e ben allacciate.
Gennaro alza lo sguardo sul suo proprietario, trattenendo il fiato. Di lui sa solo che si chiama Raffaele, è del novantasette, non lo ha mai visto prima e forse, forse può anche riuscire a baciarlo. Raffaele ridacchia e fa spallucce.
«Quando vuoi, eh!» lo invita; Gennaro sente i suoi amici applaudire e schernirlo, cagasotto, tanto non ce la fai! Lo sguardo di Alessio gli brucia sulla nuca mentre si avvicina al centro del cerchio, fissa le labbra di Raffaele e cerca di celare una smorfia di terrore che minaccia di dipingersi sul suo viso.
E se poi mi piace?
Gennaro chiude gli occhi, afferra la nuca del ragazzo e preme le labbra sulle sue; gli altri esplodono in grida d’incitamento e lui si sente un dio, perché ancora una volta ha provato di poter affrontare qualsiasi cosa. Quando sente gridare “lingua, lingua!” non si tira indietro e spegne anche i neuroni che vanno in cortocircuito perché ora chi ci torna più, alle ragazze?
Quando si separano con uno schiocco bagnato, Raffaele gli fa un occhiolino e Gennaro esulta, alzando di nuovo il medio verso Antonio.
«Visto, Antò?» lo canzona, è ubriaco ma chi se ne importa «Io mi limono chi mi pare!» esclama, e gli piace davvero tanto il suono di quelle parole gridate senza paura e in pieno sprezzo delle opinioni altrui.
«IO MI LIMONO CHI MI PARE!» strilla di nuovo, girando su se stesso per accertarsi che tutti lo abbiano sentito. Claudia è collassata in preda ad una attacco di violente risatine e Cesare probabilmente gli sta facendo un video, ma a Gennaro non importa.
«Giusto, Gennà! Fatti un altro giro!» lo sprona Antonio, un luccichio quasi famelico negli occhi.
«Faccio un altro giro!» annuncia, e gira la bottiglia senza pensarci due volte. Solleva le mani per incitare le grida dei suoi amici rimbambiti e si gode questo momento di assoluta libertà e leggerezza: può fare quello che vuole, può baciare i ragazzi e nessuno penserà che è strano. La testa gli gira mentre cerca di seguire il roteare della bottiglia ed è impaziente che si fermi, per divertirsi ancora una volta e prendersi la sua gloria - perché Gennaro è stato coraggioso, e baciare un altro ragazzo è una dimostrazione universale di quanto sia sicuro della propria incorruttibile eterosessualità.
Si accorge di essersi incantato a fissare l’etichetta della bottiglia ormai immobile quando sente un coro di mormorii carichi di aspettativa e risatine tese.
«Allora, a chi tocca questa vol-»
Gennaro si gela sul posto, seduto sui talloni al centro del piccolo cerchio di persone: la bottiglia punta dritta verso Alessio che lo fissa senza battere ciglio, lo sguardo confuso e un po’ timoroso. Solo i pugni contratti ai lati delle cosce tradiscono il suo nervosismo.
Tutti tranne Alessio, e gli era pure andata bene; non poteva tornare composto a sedersi, invece di scavarsi la fossa da solo con un secondo giro?
La verità è che Alessio, in quella stanza, è l’unica persona che Gennaro vorrebbe baciare davvero. Solo, non così. Non perché sono stati scelti da un tappo rosso, non davanti ai loro amici sbronzi che filmano con gli iPhone, non sulle piastrelle gelide della taverna di Antonio. E Gennaro lo sa benissimo che potrebbe tirarsi indietro senza alcun problema, che basterebbero una battuta a denti stretti e un altro giro di sambuca a far passare in secondo piano l’episodio; eppure ha la certezza che questo sia una sorta di momento spartiacque, che rimarrà indelebile nella memoria sua e di Alessio. Se si tirasse indietro dopo aver baciato Raffaele, ammetterebbe l’esistenza di un dilemma fondamentale. Il problema non è che è un ragazzo: il problema è che è Alessio. E Gennaro non lo sa proprio, se vuole che questo si venga a sapere.
D’altra parte, se decide di darla vinta alla coerenza e all’istinto piuttosto che allo spirito di autoconservazione - che gli grida di scappare a gambe levate il prima possibile - dovrebbe affrontare un guaio che potrebbe rivelarsi ancora più grosso.
Gennaro non è proprio capace a buttarsi di testa, a fare le cose senza pensarci su.
Sotto le sue ginocchia, il pavimento della taverna è ruvido e freddo mentre lui scivola in avanti come in trance e si ferma davanti al suo compagno di band; i rumori nella stanza arrivano ovattati alle orecchie di Gennaro, stordito dal battito frenetico e violento del proprio cuore. Vuole baciarlo e vuole scappare via, vuole smettere di pensare e vuole prolungare all’infinito questo momento di attesa che si spande fra di loro, nello spazio tra i loro respiri sospesi.
Alessio si alza sulle ginocchia perché ha capito che Gennaro è nel panico, e il suo primo istinto è sempre quello di tirarlo fuori dai guai; così lui trova quel briciolo di coraggio che lo spinge ad avvicinarsi ancora un po’, quanto basta per distinguere gli spazi fra le sue corte ciglia scure.
«Non così» soffia Gennaro, muove a stento le labbra ed è certo che nessuno nella stanza lo abbia sentito, oltre a lui «Non così, non così, non…»
Le mani di Alessio sono sulla nuca di Gennaro e lo avvicina a sé, chiude gli occhi e lo bacia. Gennaro strizza le palpebre, si chiede se quelli che sente sono i fuochi d’artficio o le grida sguaiate dei loro amici coglioni; poi Alessio schiude appena le labbra, spinge fuori la punta della lingua, affonda le dita fra i suoi capelli, e allora lui dimentica tutto il resto.
Baciare Alessio è naturale quanto suonarci insieme: i loro corpi s’incastrano l’uno nell’altro come pezzi di un puzzle che finalmente si completa, Gennaro si abbandona completamente al tocco delle sue mani che gli cingono il collo e le spalle e a sua volta posa i palmi sulle guance del ragazzo, ruvide di una barba che ha dimenticato di radersi. Piega docilmente il collo per trovare un’angolazione più giusta e lascia che Alessio gli tiri appena i capelli, anche se fa un po’ male e anche se sente Cesare fischiare come se fosse allo stadio.
Baciare Alessio è appena diventata una priorità indispensabile che lo fa sorridere anche mentre schiude le labbra per lui; lascia scivolare una mano lungo il suo collo e va a cercare il battito del suo cuore, scoprendolo frenetico e veemente tanto quanto il suo. Forse sono sincronizzati anche in quello.
Nel momento in cui si allontanano, nessuno dei due ha il coraggio di guardare l’altro negli occhi. Alessio punta i suoi sul pavimento, quei dieci miseri centimetri che separano le loro ginocchia; Gennaro invece fissa i propri, vacui, sulla figura di Antonio che li sta fissando con un ghigno consapevole sul viso.
«Tiè» deglutisce, resiste alla tentazione di leccarsi le labbra ancora umide della saliva di Alessio e indietreggia, torna a sedersi al suo posto. Cala un silenzio timido, che nessuno sa davvero come spezzare con delicatezza; per un secondo Gennaro valuta l’opzione di prendere Alessio e trascinarlo via sotto gli occhi di tutti, per continuare in privato quello che avevano iniziato. Ha smesso di baciarlo da mezzo minuto e già sente di non poterne fare a meno.
«Ragazzi, io non ho più voglia di giocare» annuncia Claudia, passando velocemente lo sguardo fra Alessio e Gennaro che sembrano evitare in tutti i modi di incrociare gli occhi. Un moto di gratitudine verso di lei spinge Gennaro a sorriderle, perché di certo ora non avrebbe potuto sopportare altri baci - né darli, né osservarli.
«Sì, qualcosa che smorzi un po’ questa tensione sessuale» commenta una delle sue amiche, ironica mentre si fissa le unghie «Che ne so, un porno».
«Te la smorzo io, se vuoi» propone Antonio, inarcando le sopracciglia; ed è facile ora, unirsi alle grida di tutti quanti, alzarsi per rifilare una sberla sulla nuca di McFly e fingere di ignorare le dita di Alessio che gli sfiorano le nocche. È facile accarezzargli il dorso della mano mentre nessuno li guarda, premersi contro il suo fianco e sorridere appena mentre gli rivolge un’occhiata carica di promesse e gratitudine. È naturale come orientarsi a casa propria, e non è un segreto per nessuno.
Note finali: preciso che non avevo intenzione di postare oggi questa storia, perchè ho già postato ieri e perchè volevo scriverne almeno un altro paio di queste (non so neanche se ve li ricordavate i prompt, ma ce li ho e vorrei riprovare a completarli). Poi però è successo che Alex ha postato uno snap con Gennaro e Pasquale che è praticamente una prova del fatto che ha letto la fanfiction di ieri; allora mi son detta: se posto quella del gioco della bottiglia, magari domani succede il miracolo di San Gennaro. Lasciatemi sognare. Come se non bastasse, hanno annunciato l’album! Bisogna festeggiare. E quindi ho postato l’ennesima scemenza... spero vi sia piaciuta, e vi ringrazio per aver letto e per aver seguito il blog. Adios!
Pasquale fa il culo a Gennaro per essersi perso il compleanno di Alessio. // 19.09.2016
RAGA STO VOLANDO, ALESSIO LEGGE LE FANFICTION #CANON MO POSTO QUELLA SUL GIOCO DELLA BOTTIGLIA, VOGLIO VEDERE COSA FAI IODICE
(Un)happy birthday to you
Quando entra nella cucina addobbata alla bell’e meglio per la festa di compleanno di Alessio, Pasquale ci trova solo la torta alla frutta mangiata per metà, la bottiglia di spumante già vuota e i resti del tappo di sughero che Ciro ha provato ad intagliare con il suo coltellino svizzero. Non gli è chiaro che cosa dovrebbe rappresentare; piega la testa a sinistra e ipotizza che, truciolo dopo truciolo, suo fratello stesse cercando di dare forma a una chitarra. Il risultato è disastroso, e probabilmente continueranno a trovare briciole di sughero in cucina fino a Capodanno. Alessio comunque non c'è. Oltre la porta finestra che si apre sul cortile sul retro, Pasquale scorge Antonio e Cesare che si dividono una sigaretta e si spintonano, ridendo per qualcosa che vedono su un cellulare; osserva i ragazzi soffiare via il fumo e lo vede confondersi con il grigio delle nuvole. Rabbrividendo appena quando la brezza gelida gli accarezza le braccia nude, Pasquale si sporge oltre l’uscio. «Ragazzi, ma Alessio?» Antonio sussulta e il suo primo istinto è quello di nascondere la sigaretta dietro la coscia - come faceva quando aveva quindici anni ed era ancora vittima del suo sguardo-severo-da-fratellone-responsabile (e-vagamente-cagacazzo) - poi si ricorda che Pasquale sa del loro vizio da anni e che comunque non è più un ragazzino. «È andato in bagno cinque minuti fa» è Cesare a rispondere, con l’aria colpevole e dispiaciuta «Voleva cambiarsi la maglietta. Scusa per il casino con lo champagne, è che avevamo appena visto la fine della Formula Uno e…» «Non fa niente, ho già ripulito» Pasquale replica con un sorriso, agitando la mano come per scacciare una mosca «Se non altro hai una buona mira» e se non altro, aveva visto suo fratello ridere di cuore per le prima volta dopo settimane. Cesare si rilassa ricambiando il sorriso e mentre Pasquale chiude la porta finestra per tornare al tepore della casa, tornano a levarsi gli schiamazzi di poco prima. Con il cuore pesante e un sospiro sulle labbra, Pasquale si dirige verso il bagno in fondo al corridoio. Bussa tre volte alla porta di legno; lo scorrere d’acqua nel rubinetto copre a malapena un altro suono che gli serra il petto in una morsa strettissima. «Alé, posso entrare?» Il rubinetto si chiude e per qualche secondo regna un silenzio di tomba; Pasquale chiude gli occhi ed è sul punto di bussare di nuovo quando, con un cigolio dei cardini, la porta si apre sulla figura di un Alessio con gli occhi arrossati, il volto congestionato e i capelli completamente arruffati. Indossa una tuta logora della Adidas che risale dovevano essersi passati tutti e tre i fratelli maggiori e non appena Pasquale varca la soglia del piccolo bagno, il ragazzo si tuffa nel suo abbraccio e nasconde il viso nella sua spalla sinistra. Viene scosso da un singhiozzo che sembra essergli stato strappato direttamente dal cuore, spezzato in due e lasciato a marcire fra gli scarti di un’amicizia che avrebbe dovuto sconfiggere gli affondi del tempo e delle difficoltà. «Mi dispiace» biascica Alessio senza fiato, la voce flebile e acuta mentre bagna di lacrime la maglietta di Pasquale che, a sua volta, lotta per impedire al suo viso di contrarsi in una smorfia di dolore. «Mi dispiace» ripete fra i respiri mozzi «Lo so che è stupido piangere per una cosa del genere a ventun anni ma…» Alessio alza lo sguardo su di lui e Pasquale si ritrova nei suoi occhi scuri, lucidissimi delle lacrime che il ragazzo ha trattenuto fino a quel momento. «Speravo davvero che sarebbe venuto» mormora alla fine Alessio. Chiude gli occhi e scuote il capo, la delusione cocente a bruciargli sul viso. Stringe le labbra per impedirsi di continuare a piangere ma fallisce miseramente nel momento in cui Pasquale gli accarezza dolcemente i capelli, li arruffa appena di più e poi se lo tira contro, stringendolo in un abbraccio mozzafiato. Vedere suo fratello in quello stato è devastante: diventa davvero difficile ricordarsi di essere un adulto, e dunque non moralmente scusabile se dovesse prendere a sberle un ragazzetto che pesa più o meno quanto la sua coscia. «Non devi scusarti di niente» è tutto quello che riesce a dire, perché va bene avvicinarsi, ma non significa che sia diventato più bravo a consolare le persone. Vorrebbe riempire Alessio di rassicurazioni, suturare ogni sua ferita con parole di conforto e di si sistemerà tutto, come faceva quando da bambino si beccava i morsi dal cane perché aveva tentato di cavalcarlo come un pony; ma non vuole mentirgli e, poiché purtroppo non dipende da lui, non gli può proprio promettere che andrà tutto bene. «Era arrabbiato con me» mugola Alessio, le parole a malapena udibili che lui stesso tenta di soffocare contro la spalla ormai umida della t-shirt di Pasquale «Non so cosa ho fatto, non l’ho capito, e non ho capito neanche lui» s’interrompe per prendere un respiro rantolante e lui lo stringe con più forza, gli accarezza la schiena e la nuca cercando di trasmettergli tutto l’affetto che prova e che Alessio merita di vedersi dimostrare. «E credo… credo che vuole farmela pagare, ma non so per cosa». La voce di Alessio suona affranta e rassegnata; prende un respiro profondo mentre poggia il mento sulla spalla di Pasquale, apparentemente tranquillizzato. Lui comunque deve reprimere l’istinto che gli grida di andare a prendere Gennaro per un orecchio, rifilargli un paio di sberloni ben assestati e trascinarlo davanti a suo fratello perché gli chieda scusa. «Comunque non è un bel comportamento» replica Pasquale, cerca di addolcire il tono e restare il più imparziale possibile. Vuole fare capire ad Alessio - il quale spesso e volentieri si comporta come se Gennaro fosse la reincarnazione di Gesù Cristo - che non gli dà ragione solo perché è suo fratello maggiore, ma perché oggettivamente fa bene a restarci male. «Anche se tu hai fatto qualcosa di male senza rendertene conto, lui avrebbe dovuto dirtelo apertamente, come si fa tra adulti. Come si fa tra… amici». Alessio non riesce a nascondere un piccolo spasmo all’udire quella parola, così Pasquale non offre alcuna resistenza quando il ragazzo fa un passo indietro e si china sul lavandino per sciacquarsi il volto. Non è sorpreso dalla sua reazione, solo un po’ amareggiato. Alessio è un libro aperto e anche se non glielo ha mai detto esplicitamente, ha sempre portato i suoi sentimenti verso Gennaro scritti in viso a caratteri cubitali, che Pasquale non ha mai faticato a leggere nel luccichio dei suoi occhi, nella pienezza del suo sorriso, nel rossore delle sue guance - tutti manifestati palesemente ogni qual volta lo guardava o parlava di lui. Pasquale è solo amareggiato che Gennaro abbia tenuto in mano il cuore di suo fratello e l’abbia trattato con così poca cura. Eppure gli è sempre sembrato un così bravo ragazzo - un po’ coglione forse, ma pur sempre un bravo ragazzo. «Tanto è inutile» Alessio parla con voce più fredda adesso, ma tiene il volto ancora celato dietro l’asciugamano che si preme sulle guance. Quando alza gli occhi su suo fratello, lo sguardo è vacuo e rassegnato «Non esiste nessuno in grado di capirlo. Neanche lui si capisce, e onestamente io mi sono anche rotto il cazzo di starci male per uno a cui non frega nulla di nessuno oltre se stesso». Pasquale gli stringe una spalla, dilaniato da due sentimenti in conflitto fra loro: da una parte c’è un moto d’orgoglio verso il fratellino che rialza la testa e dimostra di non volersi far trattare come uno zerbino e di avere cura di se stesso; dall’altra c’è il rammarico di non poter far nulla per impedirgli di soffrire, la volontà sconfitta di proteggerlo dal dolore. Ogni volta che Alessio piange Pasquale è dilaniato dai sensi di colpa e si chiede se lui potrebbe mai essere tanto egoista da mettere un figlio al mondo - un mondo che fa schifo e che non ti risparmia solo perché sei un bambino dalle guance paffutelle e perennemente spettinato, neanche se tuo fratello ti ama più di chiunque altro al mondo e pretende che tu sia felice come se ne avesse diritto. «Torno di là adesso» annuncia Alessio a voce bassa; guarda prima Pasquale poi il proprio riflesso scarmigliato nello specchio, poi di nuovo Pasquale. Sorride di un sorriso stanco ma sincero, infilando i pollici nell’elastico dei calzoni in lycra blu. «Adoro la mia festa, sul serio. Non so come faceva Cecio a sapere che ho sempre sognato di farmi spruzzare con una bottiglia di champagne come quelli della Formula Uno» ridacchia piano, con la risata dolce e melodica che ha incantato Pasquale fin dal primo momento in cui l’ha sentita - è l’unico antidoto al senso di colpa che lo attanaglia nei momenti come questo. Alessio fa un passo verso la porta e Pasquale si fa da parte per lasciarlo passare, il cuore un po’ più leggero; la mano del ragazzo è già sulla maniglia quando sembra cambiare idea improvvisamente e si volta, gli getta le braccia attorno al collo ancora una volta e si lascia cingere la vita, stringendolo in un abbraccio mozzafiato. «Grazie» mormora poi Alessio, la voce bassa e gli occhi puntati dritti nei suoi. Pasquale sa di avere un’espressione vagamente confusa, perché lui aggiunge subito, con un sorriso un po’ tremulo «Perché tu ci sei sempre». Poi Alessio sparisce lungo il corridoio e pochi secondi dopo lo sente chiamare a gran voce i suoi amici dalla cucina, e «Coglioni, lo vogliamo provare sto nuovo FIFA o no?» risuona per tutto l’appartamento. E poco importa se Pasquale si deve mordere la lingua perché per lui Alessio ha ancora cinque anni e “non mi importa se Nando lo dice a Ciro, tu non lo devi ripetere”; mentre si china a raccogliere i vestiti che puzzano di spumante lasciati abbandonati accanto al cesto della biancheria sporca - come ogni santa volta - lui pensa al fagiolino rosa avvolto in una copertina di ospedale che dormiva fra le sue braccia, allo gnometto curioso che voleva mangiare le lucertole per farsi crescere la coda, al bambino cicciottello che imbracciava una chitarra più alta di lui e all’adolescente che cercava di farsi comprare i videogiochi vietati ai minori dagli zii ingenui. Pensa al ragazzo che sta diventando un uomo e lo supera in altezza di cinque centimetri buoni, e che gli insegna ogni giorno ad avere il coraggio di credere in se stesso. Sorride a tutti gli Alessio che ha avuto la fortuna di conoscere ogni giorno e li vede tutti davanti a sé mentre chiude gli occhi e rassetta il bagno, perso nei ricordi di ventuno compleanni. «Buon compleanno, campione».
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L’orologio digitale appeso sopra il televisore passa dalle 22:39 alle 22:40; il lampeggiare dei numeri viene bruscamente interrotto dal trillo breve e limpidissimo del campanello, e Pasquale si volta di scatto verso la porta d’ingresso, colto alla sprovvista. Dalla camera di Alessio giungono le note di una canzone rap a lui oscura, e nulla indica che il ragazzo abbia sentito qualcosa. Con uno strano presentimento a pesargli sul petto, Pasquale abbassa il volume della televisione e si alza dal divano, dirigendosi verso l’ingresso. Tiene la mano sulla maniglia per un paio di secondi mentre inspira profondamente; non sa se sperare che dietro la porta ci sia effettivamente chi pensa lui, oppure sperare l’esatto contrario. Senza ulteriori indugi, Pasquale la spalanca. Gennaro ha un’aria più disfatta del solito: i vestiti sono palesemente del giorno prima e il ciuffo sulla fronte è sporchissimo, celato a malapena da un cappellino da baseball con la visiera al contrario. Puzza terribilmente di fumo e tiene gli occhi sgranati, come un cervo davanti ai fari di un’auto. Boccheggia senza dire nulla e, suo malgrado, Pasquale si ritrova a provare pietà per lui - perché in fondo non è altro che un ragazzetto immaturo e confuso, e lui gli vuole bene dal momento in cui Alex glielo ha presentato. Una parte di lui però vorrebbe ancora prenderlo a sberle, così decide di sfogare la sua vendetta in modo più subdolo, inarcando le sopracciglia senza dire nulla. Gennaro apre e chiude la bocca un paio di volte, abbassa lo sguardo e infine si schiarisce la voce. «Sono venuto… Alessio è in casa?» gracchia e «Buonasera» aggiunge poi precipitosamente, come fulminato all’improvviso dall’importanza delle buone maniere. Non fosse che ha ancora la maglietta umida delle lacrime di suo fratello, Pasquale scoppierebbe a ridere davanti al suo palese panico; riesce praticamente a leggergli negli occhi la voglia di scappare a gambe levate, e un po’ lo ammira per non averlo fatto. Forse deve solo lavorare sullo sguardo-da-fratellone-minaccioso. «Sì» si limita a rispondere, senza smettere di squadrarlo da capo a piedi. Ha i lacci delle scarpe slacciati e ingrigiti dallo sporco della strada, ma solleva uno sguardo speranzoso che si affretta poi ad abbassare quando si rende conto di non essere stato invitato ad entrare. «Vorrei solo salutarlo» biascica; poi raddrizza le spalle, trova il coraggio di guardarlo dritto negli occhi e Pasquale vede una maschera incrinarsi e cadere dal suo volto, finalmente sincero «E chiedere scusa». Non è che abbia molta scelta, comunque. Se Alessio dovesse venire a sapere che ha mandato via Gennaro venuto per parlargli, potrebbe togliergli il saluto fino alla fine dei suoi giorni. E a dirla tutta, Pasquale non ha nessuna pretesa di sapere davvero cosa sia meglio per lui. Così si fa da parte per lasciarlo passare e Gennaro per un momento sembra incredulo e incerto se entrare o meno, come a chiedersi se non sia una trappola e se l’intero clan Iodice non sia appostato dietro la porta con mazze chiodate e spranghe di ferro per farlo fuori. Poi fa un passo, si accerta che Pasquale non voglia malmenarlo e allora ne fa un altro e un altro ancora; s’irrigidisce di botto quando la mano che si posa sulla sua spalla lo tira appena indietro. «Aspetta qui» dice Pasquale con voce atona, chiudendo la porta d’ingresso. Gennaro ci si spalma contro e annuisce freneticamente, gli occhi sempre più sgranati. «Sì certo, grazie, io…» Pasquale non lo ascolta e gli dà le spalle, dirigendosi verso la porta chiusa della stanza di Alex. Bussa energicamente per farsi sentire sopra la musica - con la coda dell’occhio vede Gennaro che tenta di non farsi notare mentre sporge il collo e, inconsciamente, muove il piede sinistro a tempo. «Ohi!» esclama Alessio, in un invito a entrare. Pasquale sporge la testa all’interno della camera e lo trova seduto sul letto a gambe incrociate, le mani ancora sulla tastiera del MacBook nuovo di zecca. «Hai visite» gli annuncia, con un’occhiata eloquente. Alessio lo fissa imbambolato per qualche secondo, senza capire: poi sgrana gli occhi e si precipita in piedi, il respiro affannoso e le guance arrossate. «Cosa?» sibila, incredulo. Pasquale non lo biasima: ha passato tutto il giorno a combattere prima la speranza che si facesse vivo e poi a farsi una ragione della sua assenza; si aspetta qualsiasi tipo di reazione, e ognuna di queste sarebbe più che giustificata. «Posso mandarlo via se vuoi» tenta di rassicurarlo Pasquale, perché Alessio sta facendo su e giù per la stanza come in preda ad un attacco di panico. «No» lo ferma il ragazzo con voce strozzata «No, va bene». Pasquale attende qualche secondo, lo guarda negli occhi e aspetta che Alessio annuisca con convinzione, un’espressione stralunata in volto; poi socchiude la porta e torna in salotto da Gennaro, che lo fissa come se stesse aspettando il suo Giudizio Universale. «Vai» gli comunica Pasquale; Gennaro pare sgonfiarsi tutto d’un colpo e s’incurva su se stesso prima di ringalluzzirsi e marciare verso la stanza di Alessio. Ancora una volta, però, Pasquale lo frena. «Gennaro» dice solo, con il tono più gelido che gli riesce. Quando ha la sua attenzione scuote il capo lentamente, una volta sola. Non ti darò un’altra occasione, gli vuole dire. Alessio potrà anche perdonarti all’infinito, ma per me questa è la prima e ultima volta. Gennaro inghiotte a vuoto e annuisce, attende che Pasquale gli dia le spalle e poi riprende a camminare. Mentre torna a sedersi sul divano, Pasquale sente il click di una porta che si chiude e abbandona il capo sullo schienale, pregando di aver fatto la cosa giusta. Alza il volume della televisione per evitare di origliare quando un rabbioso “ma come cazzo faccio a fidarmi di quello che dici?” raggiunge le sue orecchie fin troppo ansiose; ignora i “merda, almeno guardami in faccia!” e i “magari mi sono stancato”. Finge di non accorgersi di come neanche il volume eccessivo della televisione riesca a riempire l’assenza improvvisa dei rumori che poco prima giungevano dal corridoio, e non fa commenti quando un’ora più tardi, finito il film, la luce nella stanza di suo fratello è spenta e la porta d’ingresso non è stata toccata. Pasquale s’infila sotto le coperte e fissa la radiosveglia che segna le 23:59; chiude gli occhi e li richiama tutti alla mente, gli Alessio che ha salutato poche ore prima e che gli sorridono tranquilli, al sicuro tra le pieghe della sua memoria. “Buon compleanno, campione” mormora fra sé e sé senza sapere che proprio in quel momento, nella stanza di fronte, qualcun altro ha appena pronunciato le stesse parole, sussurrandole come un segreto all’ombra di un bacio. «Buon compleanno, Alé».
Note finali Mi scuso con Il povero Pasquale per averlo tirato in mezzo a questa stupidaggine emo, ma in fin dei conti è stata colpa sua e del suo post strappalacrime su Facebook se sono arrivata a scrivere questa roba. In realtà un po’ sono felice perché ho ritrovato l'ispirazione dopo circa due mesi di vuoto, e questo mi consola. È scritta di getto e ho riletto giusto un paio di volte, quindi scusatemi se fa schifo. Cioè no, alla fine nessuno vi obbliga a leggere quindi grazie per averci dato un'occhiata. Spero di non avervi deluso come Gennaro ha deluso tutti noi - anche se io sono sempre positiva e vedo la vita in technicolor, e spero in un risvolto positivo almeno nella vita oltre i social. Comunque! La chiudo qui, scusate per il pippone. Su con la vita amici, che finché c'è Pasquale c'è speranza.

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Adventure of a lifetime by thekeyoffailure on WP/AO3
Pairing: Alex/Genn Personaggi: Girl!Alex, Girl!Genn, Giò Sada, Davide Shorty, vari Tags: Femslash, Smut, First Time, Fluff, urban GIRLFRIENDS Word count: 32k
«Gè…» mormora, osservando le cuciture sdrucite della sua t-shirt senza vederle davvero «Noi non cambieremo mai?» chiede; e lo sa che è una domanda infantile, ha perso fin troppi amici che credeva leali per poter credere che le amicizie siano eterne. Tuttavia ha bisogno di sentire le parole di Genn al riguardo e, a dirla tutta, non è neanche così certa di cosa vorrebbe sentirsi dire. «Io penso di sì, Alex» mormora, le sue pupille guizzano per osservare il suo viso sotto la luce fioca delle lampadine a basso consumo «Ma se cambieremo, sarà un’evoluzione, capisci? Diventeremo qualcosa di migliore di quello che già siamo». «È difficile immaginare qualcosa di meglio di quello che siamo già» dice piano, saggiando la consistenza di ogni parola sulla lingua. «Non così tanto» ribatte lei; poi abbassa lo sguardo e si tira in piedi, trascinando Alex con sé.
[l'avventura di X Factor vissuta da Alex e Genn in versione femminile]
In diciannove giorni ho prodotto la storia più lunga che io abbia mai scritto. E probabilmente piacerà solo a me, @eos-92 e qualche altra anima solitaria.
TVB ma aspetta a vedere cos'è... #shockfactor
In diciannove giorni ho prodotto la storia più lunga che io abbia mai scritto. E probabilmente piacerà solo a me, @eos-92 e qualche altra anima solitaria.
loly-02 ha risposto alla tua foto “Paws by thekeyoffailure on WP/AO3 Pairing: Alex/Genn Personaggi:...”
Dove l'hai pubblicata?
Su archive of our own (AO3) e Wattpad! I link stanno accanto al titolo <3
Paws by thekeyoffailure on WP/AO3
Pairing: Alex/Genn Personaggi: Alex, Genn, @itsamybtw @lilithjow @eos-92 Tags: fluff, tantissimo fluff, solo e soltanto fluff, gatto!Genn, AU Word count: 9k
Gennaro fa un incontro inaspettato in discoteca. Nelle settimane seguenti, Alessio si ritrova a prendersi cura di un micetto non più grande del palmo della sua mano.

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Alessio è quello blu, Gennaro quello bianco. E aggiungo:
G - WHY. A - HE LOOKED AT MEEEE
Presente quella cosetta che ho scritto in cui Gennaro suggeriva di prendere un cane come prova generale per un figlio? E che Alessio non era convinto? Ecco, questo è il seguito.
Forse è in quel momento che nella mente di Genn tutto diventa estremamente chiaro: la verità è che non è stato Alex a sceglierlo o viceversa; si sono scelti a vicenda, due anime destinate semplicemente a incrociarsi, a legarsi, a completarsi. Non poteva andare diversamente, era come scritto nelle stelle. Genn realizza anche che, se Alex fino a quel momento è stato la sua roccia, la sua spada che lo ha assestato e ripreso nei momenti di sconforto, allora l’unico modo per ringraziarlo davvero è essere il suo scudo.
“The Guardian”, thekeyoffailure & LilithJow.