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UNDERDEPTH #7
I vuoti non li colmi con altri vuoti, le droghe sono solo toppe messe da sarti improvvisati nel mestiere più antico del mondo: essere drogati o essere sarti?
Quando non ci sono scelte, pochi fanno sempre quella giusta, ma questo lo scopri dopo, quando ormai è andata, quando l'onda è passata e quando l'alta marea è diventata una tavola piatta su cui cenare sola, il giorno del tuo compleanno.
Penne scariche su fogli stropicciati dal vento fermo, dalla pioggia mancante di questa sera, il meteo portava sereno. Infatti, è proprio quando una cosa ti servirebbe che non puoi averla in quel momento, ogni cosa, se ''cosa'' può essere il termine giusto da utilizzare.
Pioggia, direbbero, inventala: prendi un secchiello o una bottiglia e bucala in modo da poterla simulare, la mente la puoi ingannare ma in cuor tuo sai com'è la realtà. E questa sera di pioggia si vede solo quella della lavatrice in funzione, che ruota e tiene compagnia a suo modo con questa sua melodia, non pensa, agisce quando gli altri decidono che sia opportuno che lei lo faccia, ma non è così che vorrei la mia vita.
Non lavo panni, ma lavo i volti di amici dalle lacrime, per trasformarle in sorrisi, cambiare il mondo dopo di sè, cambiare te, per non essere mai come gli altri e credo in ciò che faccio, tu però, passa il favore.
UnderDepth #5
Disadattarsi.
vivi la realtà che la vita ti pone davanti. quella razionale. ma la mente ha un meccanismo proprio, libero di fare ciò che vuole quando e come vuole. non ha confini, non ha pregiudizi, non segue indicazioni, libera. vivere è un verbo che non tutti hanno capito. ognuno di noi lo può interpretare liberamente in qualsiasi modo, ma il significato più rilevante è che vivere non vuol dire solo respirare. se tu respiri, non vuol dire che sei vivo. se nella tua vita tu hai solo respirato, non sei stato altro che un corpo, un organo vegetale in grado di inalare ossigeno nei polmoni ed espellere anidride carbonica. ma vivere non è solo questo. vivere è tutto il resto. è uscire, conoscere, scoprire, relazionarsi, amare, viaggiare, vivere bei momenti, ma viverne anche di brutti, cadere e riuscire a rialzarsi, oppure cadere ed adagiarsi a terra per un po', ma se vuoi seguire il consiglio, il verbo ''vivere'', da quella caduta prima o poi dovrai alzarti. vivere è avere paura, ma crescendo l'affronterai, combattere i propri mostri, disintegrarli astrattamente ed ammucchiarli in un cestino. vivere non è restare dentro casa tutti i giorni, non è non parlare con le persone, non è chiudersi dentro un guscio dove non c'è entrata nè uscita, come una cella di isolamento a vita. non è tutto questo. è incazzarsi se qualcosa non ci va bene, è lottare per ciò che si crede, è ridere, scherzare, inseguire i propri sogni, correre per le strade, per i prati. correre. correre perchè si è in ritardo, correre per riuscire a prendere l'auto, correre perchè si è in mezzo ad una strada per attraversare, e quando lo si è iniziato a fare il semaforo era arancione ma nel frattempo è scattato rosso. quando corri tu reagisci all'apatia della vita. prendi in mano il tuo destino e decidi di fare la cosa giusta. la vita però ha uno strano meccanismo in quanto a: tanto dà, tanto toglie. tanto riesci a dare, e hai poco nel ricevere. ma quel poco ti basta per continuare a credere in ciò che fai, a credere che col tempo i sacrifici e le tue intenzioni verranno ben ricompensate, perchè alla fine tutto torna. in un modo o nell'altro. il bene, il male fatto, tutto torna. il problema di questi tempi è che crescendo non riesco più a trovarmi in questo mondo. mi sento talmente distante che le persone che ho accanto le vedo piccole come formiche a volte. vorrei quasi non conoscerle così tanto bene almeno potrei immaginare chi siano, potrei sbagliarmi, invece no. le conosco fin troppo bene per poter sbagliarmi. riesco a capire le persone dagli sguardi, anche gli sconosciuti, ho maturato questo dono, che allo stesso tempo è una maledizione. tutti hanno bisogno di aiuto, ma non tutti vogliono essere aiutati. non può andare sempre tutto come vorremo noi, siamo pezzi di un puzzle ed il mondo è troppo vasto per poterlo finire, quel puzzle. chissà quale parte ricopro io, con quale pezzo dovrei essere attaccata, magari il mio pezzo-compagno di puzzle sta in alaska ed io non lo incontrerò mai, e quel puzzle rimarrà incompleto. accanto non vedo altro che copie superficiali di persone, per la maggioranza, o persone che non sanno vivere. questo mi ferisce, perchè mi sento a disagio, la volontà di salvare il mondo non basta per far sì che si realizzi. e se il mondo non avesse bisogno di essere salvato? se alle persone va bene la vita che fanno, o che non fanno, gli interessi che hanno o che non hanno, le cose che gli costringono fare o quelle che fanno solo per ozio? perchè. perchè invece non provano a parlare con loro stessi e capire chi sono, cosa vogliono e fare quello. invece di seguire scie di fiumi e ruscelli che portano solo ad una cascata dove lì si perderanno nello strapiombo. perchè non sono loro. mentre la persona a cui si rifacevano riuscirà a salvarsi perchè sa come farlo. ogni vita ha un destino scritto, singolare, inedito forse, rendere la vita arte è complicato ma allo stesso tempo semplice, basta lasciarsi andare. questo non è il mio mondo, la mia realtà la vivo ogni giorno però e la comunico alle persone sperando che gli resti qualcosa. sperando che quel qualcosa le migliori, gli faccia capire l'importanza delle cose. finchè esiste l'immaginazione, potrò dire che sono salva. vivo la realtà, ma non la vostra, vivo la mia realtà, la mia vita, i miei sogni ed i miei ideali.
UnderDepth #3
A fare regali materiali sono capaci tutti.
Promettimi che ci sarai domani, tu, qui, o noi, da un'altra parte.
Odio le feste, e la gente alle feste. La gente che ti guarda e parla, di come sei vestita, di come ti muovi, di cosa fai, con chi sei. Odio le situazioni di circostanza, dove devi sorridere per forza, fingere di non sentirti fuoriluogo, fingere di essere contenta di esser lì. Ci fosse buona musica almeno, il problema si porrebbe in minor modo!
Io ho festeggiato i miei 18 anni partecipando ad un contest, esibendomi per la prima volta in live, anche se per una strofa, in un locale underground, per voi pessimo, con conseguente live di rapper affermati nella scena. Ho spento le candeline nel parcheggio del locale, vuoto, solo lampioni e marciapiedi, e la gente a cui volevo bene. Non c'erano tavoli, non c'erano sedie, non c'erano divanetti, eravamo seduti a terra, a mangiare patatine e bere birra. Io con la torta in mano che spegnevo le mie 18 candeline ed ero la persona più felice al mondo. I 18 anni più belli, più originali e veri delle vostre feste di circostanza. La mia ansia era per la prima esibizione live, non per il vestito che avrei dovuto indossare, la preoccupazione più grande era che qualcosa andasse storto sul palco, non che non ricevessi regali, la presa a male più profonda era non avere mio padre con me quella sera, non che il mio ragazzo non fosse venuto.
L'originale colpisce sempre più del monotono. Uno stile originale, un regalo originale, una giornata originale, un'idea, iniziativa.
A fare le cose così come sono, come le fanno tutti, siamo tutti capaci certo.. ma perchè non provare a cambiarne l'ordine? a sostituirne i pezzi? a creare da quell'input un qualcosa di tuo, di originale, nuovo, appunto. Anche un semplice ciao detto o fatto in modo originale può rimanere impresso per tutta la vita: la cosa più stupida, ma fatta in modo non altrettanto stupido.
Basarsi sul non materiale è anche originale di questi tempi. La gente punta sempre a regali costosi, posti di lusso, personaggi famosissimi. A me non piacciono questo genere di regali, preferisco una cosa che non abbia molto valore in denaro ma che ne abbia molto di più per valore affettivo. Perchè è questo che conta, anche alla fine di tutto. Non moriremo portandoci i nostri soldi dietro, ma se l'anima continuerà a vivere, potrà portare con sè solo ciò che non è materiale: i ricordi, le sensazioni, le emozioni, le belle giornate intense passate insieme alle persone che più avete voluto bene. Quel regalo. Che potrai assaporare sempre anche senza portarlo con te, perchè il senso del regalo non era nella materialità, era in quello che significava. E nessuno può strapparti i ricordi se li hai ben incastonati in mente, o nel cuore.
A fare regali materiali sono capaci tutti, puntate ad altro, guardate più avanti, che forse riuscirete a stupire veramente le persone, o la persona che vorreste tanto stupire.
UnderDepth #2
Non sempre puoi scegliere.
Non importa quanto bene hai voluto a quella persona. Prima o poi se ne andrà.
Ti abbandonerà, sia per una litigata stupida, o anche senza darti spiegazioni, ti lascerà, prenderà tutte le sue cose e se ne andrà dalla tua vita. Lasciando stalattiti dove prima quello spazio veniva occupato da lei. Può capitare che muoia, perchè la vita è anche questo, si nasce-si vive-si muore. Ma in questi casi, bene o male puoi fartene una ragione, anche se a volte non è sempre così. Perchè le cose peggiori capitano sempre a chi non le merita, a chi non ha mai dato modo alla vita di rivoltarsela contro, a chi è rimasto sempre fedele, non ha mai mentito, e se l'ha fatto era solo a fin di bene, a chi voleva vivere, a chi era voluto bene da tutti, a chi voleva ancora finire di scoprire il mondo per poi invecchiare con la persona che ha amato per tutta la sua vita. Ma poi capitano queste cose, disgrazie. E non siamo noi a scegliere su questo. E' la malattia che ti comanda, che ti condanna, che ti dice quanto tempo ti resta, e dove puoi passarlo. Un mese di vita, l'ultimo, passato in una stanza d'ospedale senza poter parlare, scrivendo su fogli ciò che voleva comunicare, parenti che non capivano la gravità della situazione, convinti che col tempo si sarebbe rialzato da quel letto e lo avrebbero rivisto allegro e arzillo com'era sempre stato. Sono queste le cose che non puoi scegliere, che non puoi comandare, che la maggior parte delle volte non riesci neanche a capire. E ti domandi per l'ennesima volta, perchè?
Il lutto di una persona per te essenziale, non lo riesci a superare, puoi solo fare finta di averlo fatto, convincere te stessa che sia così. Non passerà giorno che tu non pensi, almeno un secondo, all'odio che provi per questi avvenimenti, al senso errato della vita, al destino che dà e toglie, in pochissimo tempo. Puoi migliorare le cose solo pensando che questa persona in realtà non è morta, è solo il gioco della vita, in realtà è sempre al tuo fianco che ti protegge, che ti sgrida, anche se non la vedi più materialmente, c'è mentalmente, l'anima resta, nei luoghi dove ha vissuto, perchè certi ricordi non si cancellano, nenche col tempo.
Poi invece ci sono quelle persone, quelle sagome che un tempo tu reputavi amicizie. Rapporti che si sgretolano come sogni quando la realtà interviene. Ho dato sempre tutto di me nei rapporti, mi affeziono in fretta, e mi faccio in mille per le persone a cui voglio bene, scalerei anche l'Everest se servirebbe. Pazzie.. dovrei smettere di farne per questo genere di persone. Persone che non hanno carattere, non hanno opinioni, non hanno ideali, seguono solo la corrente, e purtroppo questa cosa la capisci solo col tempo. [......] Quando una persona deve fare una scelta, lì capisci veramente chi è. E chi sei tu per quella persona. Non sempre puoi scegliere come andranno le cose.

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UnderDepth #1
Non c'è un tempo preciso per ogni cosa.
A noi sembra che tutto accada senza un motivo ben chiaro, diamo sempre la colpa al fato, al destino, alla casualità, o meglio a dio; ma non pensiamo mai alle scelte non fatte, alle strade non prese, alle persone che non abbiamo aspettato, aiutato, o a quelle con cui abbiamo perso troppo tempo e non ne valeva la pena.
La vita è sempre più un incognita se cerchi veramente di capirla. Non ci sono libri, non ci sono enciclopedie, film, illustrazioni, ci sono linee astratte, fari lungo un viale, il viale del destino, solo quelle sono le indicazioni che possiamo seguire, a volte ci vengono date delle motivazioni e risposte, sì, ma non sempre, e soprattutto non quando vorremo noi.
Sembra di stare a giocare una partita a dadi, chi ha il numero più alto vince, chi ha quello più basso passa il giro. E se io quel dado non lo volessi lanciare per paura di sapere che numero mi toccherebbe? Sbaglio. Sbagli. Perchè se quel dado non lo lanci, resti lì ferma nel posto in cui sei ora, senza possibilità di muoverti, senza possibilità di scoprire e conoscere, gente e posti nuovi. La vita è relazione, è compagnia, è sentimento, non credo tu preferisca restare in una stanza bianca senza finestre e senza porte solo per la paura di un numero, anche se sarà quel numero a caratterizzare la tua vita, ogni tua singola giornata. Ma fidati, ne vale la pena.
A volte non siamo noi gli autori di certe scelte, di certe azioni, noi restiamo passivi agli avvenimenti mentre essi accadono semplicemente. Forse ci passano davanti e non ce ne accorgiamo, oppure non vogliamo vederli e facciamo finta di niente; forse siamo troppo stanchi per continuare a correre, siamo troppo tormentati dai perchè, troppe poche risposte di cui abbiamo veramente ed esistenzialmente bisogno. Ma sta di fatto che poi questi avvenimenti passano, da passato a presente a futuro. E nel mentre noi siamo rimasti lì inermi a vederci lo spettacolo, a giudicare, criticare, parlare, parlare e parlare. Senza sapere che quell'avvenimeno poteva essere manipolato, non chè modificato da noi. A nostro piacimento, perchè quell'avvenimento faceva parte della nostra vita e bastava un pizzico d'animo e di coraggio per far sì che le cose non capitino così, senza motivo. Non dovremo lasciare che le cose ci passino davanti agli occhi senza dire niente, soprattutto quando qualcosa lo avevamo pensato. Non è giusto per noi stessi o per le conseguenze sul destino di altri, che noi ovviamente non sappiamo accadranno.
La vita non lo so cos'è, ma io ci sto viaggiando dentro, viaggio in ogni singola parola, persona, concetto, giornata, paesaggio, emozione.