filologia italiana: I manoscritti perduti
Oggi ho deciso di occuparmi di una materia che non mi appartiene.
Come mai? Ovvio, perché la trovo divertente e interessante!
Parliamo un po’ di filologia o per meglio dire storia della filologia così da non uscire troppo dalla mia comfort- zone.
Partirò dall’ inizio del duecento e mi fermerò in quei punti che ritengo più interessanti.
Intanto se il Duecento è inteso come il secolo di passaggio dalla scuola siciliana a quella toscana, di omogeneizzazione linguistica si parlerà per quanto riguarda il volgare siciliano. Cosa accade nello specifico?
Le poesie siciliane vengono private del loro volgare!
Infatti abbiamo diversi manoscritti toscani che ne fanno da testimoni.
Opere da ricordare sono:
il Codice vaticano in quanto senza, la produzione poetica precedente Dante ci sarebbe ignota;
Il Chigiano per quanto riguarda Cecco Angiolieri.
Il trecento non fu toccato da interessi filologici se non per Dante Alighieri che occupa un posto di rilievo nella filologia italiana!
A lui fu inoltre dedicata la “filologia dantesca”, corso che viene impartito oggi nelle varie università italiane.
Ma come mai Dante acquisì un ruolo di così alto rilievo? Perchè ai momenti della filologia italiana interessano l'allestimento di edizioni dantesche: per queste sento di elencarvi il Boccaccio, Pio Ranja (per il De Vulgari Eloquentia) e Michele Barbi (per la Vita Nova).
I MANOSCRITTI PERDUTI DI DANTE
Sembrerà assurdo ma non rimane ad oggi alcuna opera autografa di Dante! Tutto quello che abbiamo oggi corrisponde ad uno studio sapiente dei vari codici.
La filologia dantesca è detta filologia della copia, per i problemi di restauro testuale.
Ma il problema maggiore lo diede la DIVINA COMMEDIA (Divina nominata da Boccaccio)
Dato che essa ebbe una larghissima diffusione il testo dovrebbe essere ricostruito dal confronto di 800 CODICI!
Per quanto riguarda la Vita Nova, il Convivio e il De Monarchia parliamo di una tradizione meno ricca: le edizioni furono preparate con la metodologia di tipo lachmanniano: della Vita Nova abbiamo 40 codici, lo stesso del Convivio e del De Monarchia 18. Diverso è il De Vulgari Eloquentia con solo 3 codici.
PETRARCA: ODIO PER DANTE?
Il Petrarca è l'iniziatore della filologia umanistica. Egli era stimolato dall'indagine di antichi codici della letteratura latina antica, classica e cristiana.
Per lui la letteratura volgare non era degna di ricevere le stesse attenzioni (proprio l'opposto di Dante che attraverso il Convivio e il De Vulgari Eloquentia fece una promozione importante della lingua volgare proclamandola una lingua nobile).
Nella biblioteca di Petrarca appare solo un codice in volgare: la COMMEDIA di Dante che gli fu donata da Boccaccio ma a quanto pare non proprio amata dal poeta.
BOCCACCIO: AMORE A PRIMA VISTA PER DANTE ALIGHIERI
Se Petrarca non tollerava l'idea dell'analisi dei codici in volgare, altro pensava Boccaccio che assume l'obiettivo di edizione e diffusione di un'opera in volgare.
Allestisce di Dante un’opera completa (tranne le rime “minori”) chiamata trattatello in laude di Dante al quale segue la Vita Nova, una silloge di 15 canzoni e la Commedia.
Insomma ben due diversi modi di pensare quelli di Petrarca e Boccaccio...
Nel prossimo articolo dedicherò del tempo in particolare alla filologia petrarchesca e di Boccaccio oltre che dedicare un articolo completo di letteratura sul pensiero filosofico e letterario di Dante riguardo la lingua volgare con un'analisi del Convivio e del De Vulgari Eloquentia.
BIBLIOGRAFIA:
Bentivogli e Vecchi Galli “Filologia italiana” Bruno Mondadori 2002














