Vittime? Sì, della smania di diventare magistrato
(...) «È stato splendido fare l'amore con te in questi giorni. Buonanotte, mio superuomo». «Mi lasci un vuoto». «Metto te sopra ogni cosa, sei la prima persona che sento al mattino e l'ultima prima di andare a dormire. Non c'è una cosa che non farei per te, ad ogni discussione scapperei lì da te ad abbracciarti, perché quando si ama una persona ogni litigio è solo uno spreco di tempo e di energie».
E ancora: «Genio, conoscenza, sensibilità, giustizia. Tu la bellezza della perfezione». «Sai perché mi sono legata a te? Sei fuor di dubbio una persona eccezionale. Ma ciò che più mi ha colpita è qualcosa che va oltre le apparenze. Tu hai una purezza d'animo assoluta e una visione del sentimento altissima. Sei una persona estremamente sensibile».
(...) Ecco, vorremmo dare ragione a Giletti e alle sue illustri ospiti e affermare che le studentesse di Bellomo, sue ex fidanzate, oggi ritenute parti offese nei procedimenti, siano esseri deboli, influenzabili, corruttibili, indifesi, sprovveduti, inermi, fragili come canne al vento. Soltanto che poi ci ricordiamo che queste preparatissime signore sono magistrati, che ci giudicano all'interno dei nostri tribunali.
Se sostenessimo la loro suggestionabilità la quale le avrebbe rese facili prede del docente definito «porco» a priori, dovremmo pure rimuoverle dal loro ruolo, poiché non è propriamente equo farsi giudicare da chi non dimostra proprietà di giudizio e discernimento. Preferisco quindi ipotizzare, alla luce di questi messaggi, che le dottoresse, all'epoca dei fatti donne già laureate, avvocatesse, di ottima famiglia, fossero perfettamente in grado di intendere e di volere, proprio come oggi e che fossero sincere allorché dichiaravano amore folle al loro professore, lodandone le virtù di lealtà e sensibilità. Qualità che di solito non si riconoscono a un molestatore o a uno stalker.