Reflection on Washington Street, DUMBO, Brooklyn. © Guillaume Gaudet Predarubia. 8 Settembre 2017. The waiting song
Somewhere Boulevard avrebbe potuto avere un altro titolo. Lo ha avuto per un breve periodo ed ha avuto in quei giorni una bozza di copertina diversa. Questa è stata la prima foto usata per illustrare agli altri l’idea che avevo in mente. Ne sono seguite altre di strade meno conosciute di questa, strade deserte ed isolate. Strade più facili da trovare a km 0, senza il bisogno di dover prendere un aereo e volare a New York al solo scopo di eseguire uno scatto simile a questo. Sapendo che non avrebbe avuto senso farlo, ma con la segreta speranza che volare fino a New York per eseguire la foto di copertina di un album non resti tra le cose impossibili da fare. Volendo avremmo potuto volare fino a lì, ma sarebbe stato solo un capriccio reso possibile dal proprio lavoro, dai propri risparmi. Questo è un viaggio che ha senso solo se è la musica a renderlo possibile. Il primo titolo a cui ho pensato è stato Puddles and wheels, mi sembrava perfetto e per certi versi lo era, lo è tuttora. Cercavo di capire cosa unisse tutte le canzoni tra loro, cosa le rendesse parte dello stesso racconto. La sensazione che provavo scrivendo i brani di Somewhere Boulevard è la stessa che ho provato adesso con il nostro secondo lavoro. Ogni canzone sembra una storia a sé, però nasce nello spazio che quelle precedenti hanno lasciato, nasce proseguendo la narrazione che le altre hanno tessuto, consapevoli di quanto già detto, di quanto ancora da dire. Somewhere Boulevard non è un contenitore, non è la raccolta delle migliori 11 canzoni scritte in quel periodo. Somewhere Boulevard è un romanzo ed ogni canzone ne è un capitolo. Quando ho scritto Rip ho sentito che era l’ultimo capitolo, che Rip aveva messo fine alla narrazione, che eravamo pronti ad andare in studio. In quel momento mi è stato subito chiaro cosa fosse per tutti noi Somewhere Boulevard. Era il nostro modo di essere felici, nell’unico modo in cui la felicità è reale e piena, quando è condivisa.
“Happiness is only real when shared” sono le parole che, nel bellissimo film di Sean Penn, Christopher McCandless scrive poco prima di morire. Tutto il film vive nell’attesa di quelle parole, assume senso nell’istante stesso in cui vengono vergate. Talmente importanti e vere da doverle in qualche modo inserire nel disco. Se ascoltaste Intermezzo al contrario me le sentireste cantare. Ho sempre sentito la musica come la via per essere felice, ma non l’ho mai concepita come qualcosa da fare in solitaria, ho sempre e solo suonato in una band, trovando che solo quello per me era la maniera di essere autenticamente felice. Non c’è felicità se non è condivisa e scrivere i brani avrebbe significato molto poco se non avessi potuto condividerli con i miei compagni di viaggio, se non avessi potuto sentire, ora dopo ora, in sala prove, quei brani smettere di essere solo miei e divenire nostri. E’ la stessa felicità che si compie solo nella condivisione che ti porta a registrare un disco e a volerlo fare sentire a tutti.
Ma cosa centra Puddles and wheel con la felicità? Forse la domanda vera è perché poi abbiamo scelto Somewhere Boulevard, ma questa è un’altra storia. La felicità sono 2 flashback ed un verso di The waiting song
Flashback #1 Ci sono io, molto piccolo. Sono in Scozia e devo avere forse 3 anni. Ha appena smesso di piovere ed io giro sul triciclo fendendo le pozzanghere, ed il sole, che lì si vede poco, taglia le nuvole rendendo quell’acqua uno specchio. Ci sono solo io, il triciclo e le pozzanghere. E’ solo un piazzale con vista lago, che ospita un fish and chips, un distributore ed un piccolo supermercato. C’è il cottage dove vivo, nient’altro, ma è tutto il mio mondo. Ci sono solo io, il triciclo e le pozzanghere. Vado avanti a pedalare, compiendo un giro ampio per poter lanciare il triciclo attraverso la pozzanghera più grande, alzando le gambe nel momento in cui vi entro per non bagnarmi i piedi, guardando le onde che si formano cancellare per un istante il riflesso del cielo. Non so cosa pensassi, ma sono certo che ero felice e che essere felici fosse una condizione costante ed immutabile. Ci sono solo io, il triciclo e le ruote che girano tra arcobaleni di benzina e pozzanghere di cielo. Flashback #2 Avanti veloce, vent'anni e più dopo. Siamo in Francia, è appena trascorsa, ormai al termine, la settimana più bella della mia vita. Siamo lì come musicisti, nient'altro. Si viaggia leggeri, solo gli strumenti. L'ultimo giorno andiamo sull'Atlantico. La sera prima, quella del concerto, ha piovuto tantissimo. Ci fermiamo lungo questa strada che si perde all'orrizonte, e la strada è così, esattamente come vent’anni prima: piena di pozzanghere. C'è una luce magnifica, ed il mondo sopra si riflette in quello sotto. Ed io sono nuovamente felice e penso che, anche se dura un istante o una settimana, la felicità quando arriva ti appare sempre costante ed immutabile. The waiting song Avanti ancor più veloce. Sono nella canzone, le parole sono immagini vive, luoghi e momenti che attraverso, che ho attraversato. Sono consapevole di quanto questo viaggio sia senza direzione, di quanto appaia tale. Stiamo cercando qualcosa che è più forte della nostra paura, del senso di abbandono. Lo facciamo insieme, so di non essere solo. Cerco la felicità, la voglio portare nella canzone, perché raggiungere la felicità è il fine ultimo di questo viaggio. Canto i versi che mi hanno condotto fino lì, portando alla mente le immagini incollate alle parole. Canto l’ultima frase nota, confine di quanto scritto finora ed ecco che la canzone prosegue e non si arresta, va oltre: “The sun runs over us waiting still, It shines drying the puddles under the wheels.”
Puddles and wheels, pozzanghere e ruote. Non è un titolo è la ricetta per la felicità.
Giuseppe Pocai
Per ascoltare: https://itunes.apple.com/it/album/the-waiting-song/1273723314?i=1273723428














