11 milliards dâeuros dĂ©pensĂ©s pour lâorganisation du Mondial dans un pays qui caracole en 85e position en termes de niveau de vie. Une disproportion infamante pour des brĂ©siliens privĂ©s de tout.
Une dĂ©mesure qui sâexprime aussi en gratte-ciel interminables Ă DubaĂŻ, en amendes records pour la BNP Ă Paris, mais aussi en sports, sexe, drogues extrĂȘmes venant par dĂ©fi, provocation, ou dĂ©sarroi, tester un rapport au risque, Ă lâautoritĂ© ou Ă la morale, Ă la fois redoutĂ© et espĂ©rĂ©.
Loin de nâĂȘtre quâĂ©conomique, la notion de disproportion envahit tout lâespace du visible, devenant le nouvel absolu, le nouveau vertige de toute une sociĂ©tĂ© ne supportant plus la piĂštre Ă©loquence de la banalitĂ©.
Plus lâexistence nous semble absurde, plus nous avons besoin de produits « sensationnels », extatiques, dont la disproportion casse, fracture une linĂ©aritĂ© existentielle jugĂ©e dĂ©sormais insupportable.
On transgresse, on outrepasse, par mĂ©lancolie dâavoir tout vu, tout testĂ© et tout vĂ©cu.
Avec la disproportion, câest moins lâobjet que nous cĂ©lĂ©brons que la transgression esthĂ©tique, Ă©conomique ou financiĂšre quâil symbolise au regard de nos interdits judĂ©o-chrĂ©tiens.
Il nous fait accĂ©der Ă un registre dâĂ©motions dĂ©barrassĂ© de toute pesanteur morale et sans quâaucun principe de rĂ©alitĂ© ne vienne en troubler la jouissance. Consommer un pot de Nutella de 5kg aurait donc meilleur goĂ»t que dans un pot classique.
Le disproportionnĂ© serait cette « nouvelle densité » opposable Ă notre crainte du vide. Un excĂšs de vide laissĂ© par l'Etat, la famille et la religion, Ă remplir dâurgence.
Vide dâautoritĂ© parentale que les jeunes remplacent par lâexcĂšs dâalcool, vide dâidentitĂ© comblĂ© par lâexcĂšs de likes sur internet, vide sentimental comblĂ© par la boulimie. La disproportion serait donc un phĂ©nomĂšne de surcompensation Ă des frustrations non rĂ©solues.
La disproportion : ce nouvel absolu, ce nouveau panthĂ©on clinquant se substituant maladroitement Ă lâidĂ©al classique quâil est censĂ© remplacer.
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11 miliardi di euro spesi per l'organizzazione del mondiale in un paese che Ăš allâ 85° posizione in termini di tenore di vita. Una sproporzione infamante per Brasiliani privati di tutto.Â
Una dismisura che si esprime anche in grattacieli interminabili a Dubaï, in ammende record per la BNP a Parigi, ma anche negli sports, nel sesso, in droghe, estremi. fatti per sfida, provocazione, o confusione, per provare un rapporto a rischio, per sfidare l'autorità o la morale, allo stesso tempo temuta e sperata.
Lungi dall'essere soltanto economica, la nozione di sproporzione invade tutto lo spazio del visibile, che diventa il nuovo assoluto, la nuova vertigine di tutta una societĂ che non sopporta piĂč la pietosa eloquenza della banalitĂ . PiĂč l'esistenza ci sembra assurda, piĂč abbiamo bisogno di prodotti âsensazionaliâ, estatici, la cui sproporzione si rompe, fattura una linearitĂ esistenziale giudicata ormai insopportabile.
Si trasgredisce, si supera la misura , per lâinsoddisfazione di avere visto, provato, vissuto, tutto .
Con la sproporzione, Ăš minore lâ oggetto che celebriamo che la trasgressione estetica, economica o finanziaria che lo simbolizza nei confronti dei nostri divieti giudeo-cristiani.Â
Ci fa accedere ad un registro di emozioni, sbarazzandoci di ogni gravità morale e senza che nessun principio di realtà venga a disturbare il piacere.
Consumare un vaso di Nutella di 5kg avrebbe dunque un gusto migliore che del classico barattolo da 250 gr.
Lo sproporzionato sarĂ questa â la nuova densitĂ â opponibile al nostro timore del vuoto. Un eccesso di vuoto lasciato dallo Stato, dalla famiglia e dalla religione, da riempire urgentemente.
Vuoto dell'autorità parentale che i giovani sostituiscono con l'eccesso d'alcool, vuoto d'identità riempito dall'eccesso di likes su Internet, vuoto sentimentale riempito dalla bulimia. La sproporzione sarà dunque un fenomeno di superrcompensazione a frustrazioni non risolte. La sproporzione: questo nuovo assoluto, questo nuovo pantheon retorico che si sostituisce maldestramente all'ideale classico che Ú tenuto a sostituire.