La Strenna per l’anno che verrà. Ovvero quando l’augurio è impresso in un libro
Tra i più bei doni che si possono fare a Natale, si sa, ci sono i libri. Di narrativa, fotografia, storia, qualunque genere voi scegliate, il libro che regalerete sarà un dono apprezzato da chi lo riceverà. Lo sanno bene le case editrici che da più di due secoli allestiscono per Natale strenne editoriali dalle vesti eleganti per farne dono agli estimatori più affezionati. Ma cosa sono le strenne? E da dove prendono il nome? L’origine delle strenne è antichissima e risale addirittura a un uso in voga ai tempi della Roma imperiale. Infatti il 1° gennaio, giorno dedicato a Ianus, il dio bifronte che con un volto guarda indietro e con l’altro guarda avanti, i Romani erano soliti porgere gli auguri per il nuovo anno regalando vasi che contenevano miele, datteri o fichi e che erano avvolti da ramoscelli di alloro. Questi rametti venivano staccati da un boschetto sulla via sacra consacrato a Strenia, una dea di origine sabina apportatrice di fortuna e felicità, motivo per cui questi rametti di alloro venivano chiamati strenae (A. Cattabiani, Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Milano, Rusconi, 1988). Col tempo, il termine strenna passò a indicare più genericamente il dono in sé e, quindi, a essere utilizzato per le preziose edizioni a tiratura limitata realizzate per Natale.
Ricordo d'amicizia. Dono pel capo d'anno e pei giorni onomastici, Milano, C. Canadelli, [1846?]; E. De Marchi, Le quattro stagioni. Strenna a beneficio dei Rachitici, Milano, Cooperativa Editrice Italiana, 1892
La strenna editoriale quale la conosciamo noi di fatto nacque tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo in Inghilterra, dove per augurare un nuovo anno propizio si diffusero due particolari forme di pubblicazioni. Da una parte vi erano i calendari lunari, ovvero gli almanacchi di taglio e destinazione popolare, contenenti pronostici meteorologici, brevi racconti, consigli di economia domestica e proverbi destinati a scandire il tempo di contadini, artigiani e piccoli commercianti; dall’altra le raffinate strenne editoriali destinate alla classe borghese, o keepsake (pegno d’amore, dono propiziatorio per l’anno nuovo), curate in ogni minimo dettaglio, dalla rilegatura ai capilettera.
Keepsake français. Souvenir de littérature contemporaine, Paris, Louis Janet, [18..?!
Sul modello inglese, nel 1830 viene pubblicato a Parigi il primo “Keepsake français ou souvenir de Littérature contemporaine” con alcuni brani dei più grandi autori della letteratura del tempo introdotti da La maison d’Aspen, la tragedia di Sir Walter Scott tradotta dall’inglese. Tra gli altri vi segnaliamo la breve biografia di Michelangelo Buonarroti scritta e firmata dal “nostro” Monsieur De Stendhal.
Non ti scordar di me. Strenna pel capo d'anno ovvero pei giorni onomastici, compilata per cura di A. C. Pubblicata a Milano da Vallardi dal 1831 al 1847. N. 1
La prima strenna italiana, invece, venne stampata due anni più tardi a Milano per i tipi di Vallardi. Il titolo, Non ti scordar di me, rimandava al fiore che per antonomasia è il simbolo del ricordo e del pensiero affettuoso. Il prezioso volumetto di 216 pagine si ispirava nella struttura e nell’intento alle étrennes francesi e ai Keepsakes inglesi e, come si affermò nell’introduzione, raccoglieva “molte scritturine siano in prosa, siano in versi, di svariatissimo genere, nuove e prodotte da quante, fra le colte penne che sono ‘Decoro e mente al bello italo regno’, si vorranno pur degnare di offrir un dono, lieve per esse, ma prezioso per la parte più venusta e gentile della società, a cui sarà destinato… La veste, per così dire, festiva, le incisioni analoghe ai componimenti, e caldamente raccomandate al bulino di buoni artisti, e la nitida stampa concorreranno a rendere cotali Strenne graditi presenti fra persone che s’amano”.
“Strenna italiana per l'anno ...” Milano, Paolo Ripamonti Carpano, 1834-1894; “Strenna femminile Italiana per l'anno...”, Milano, presso Paolo Ripamonti Carpano, 1837-1839
Da allora, nel giro di pochi anni fiorirono centinaia di strenne editoriali che assunsero sempre più l’aspetto di miscellanee di testi, talvolta giustapposti in modo quasi casuale. Facevano eccezione tuttavia la “Strenna Italiana”, che mantenne sempre una certa raffinatezza anche nella scelta degli autori, e la “Strenna femminile italiana”, composta e illustrata da donne colte e appartenenti a illustri famiglie del tempo che affrontavano anche tematiche sociali e politiche. (Notti di dicembre. Racconti di Natale, a cura di G. Padovani e R. Verdirame, Palemo, Sellerio, 2001)
Era in atto dunque un cambiamento nello stile e nei temi delle strenne: dal libro inteso come oggetto piacevole da sfogliare ed esibire, si stava passando al libro pensato per far riflettere e trasmettere degli insegnamenti. Le stesse novelle prendevano spunto da argomenti commoventi e talvolta patetici che denunciavano tematiche sociali attuali, come l’oppressione di classe, e allo stesso tempo ponevano l’accento sui buoni sentimenti, sull’importanza della famiglia e la speranza di un risarcimento di un’ingiustizia subita. Questi temi diventarono il fil rouge del tipico racconto di Natale, costruito sempre più intorno a motivi legati all’infanzia, spesso turbolenta o addirittura negata (si pensi al modello di Dickens o alle fiabe dei fratelli Grimm e di Andersen), incentrato su protagonisti bambini e rivolto soprattutto a loro.
Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo la prossima volta.
A. Vertua Gentile, Il Natale dei Fanciulli, Milano 1895; G. Fattori, I racconti della notte di Natale, Roma, 1909 (frontespizio e illustrazione)














