Chi provò a cimentarsi con l’imprevista evidenza della policromia dei reperti greci, ebbe poco ascolto: continuò a essere coltivato il mito, tramandato nei secoli, di un’arte greca e poi romana di assoluto candore. «A questo unico essere saranno attribuiti tanti nomi quante sono le cose che i mortali proposero, credendo che fossero vere, che nascessero e perissero, che esistessero e non esistessero, che cambiassero luogo e mutassero luminoso colore.» Parmenide di Elea, 8, 38-41, V sec. a. C.
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