Da circa due mesi, la mattina continuo a percorrere la stessa strada: dal portone di casa imbocco subito via Conchetta, alle mie spalle. Lancio un'occhiata veloce al muro di Blu che imbelletta il Cox18, come ad assicurarmi che sia lì e da nessun'altra parte. Davanti a me, il Naviglio Pavese, che costeggio fino alla Darsena sul lato dell'Alzaia. Di solito è proprio all'incrocio con il corso d'acqua che alzo il volume delle cuffie, e guarda caso c'è sempre Cantieri. Pronta per me. Tacca dopo tacca, il feedback della chitarra si spezza, si rifrange nel canale alla mia destra, fin quando non entra a gamba tesa quel loop, ipnotico, ossessivo, apripista di una serie di racconti che potrebbero potenzialmente non avere fine. Mi ci sono voluti due mesi e un disco devastante per rendermi conto di quanta acqua mi contenga. E di quanta ne abbia dentro che non ha mai rotto gli argini, forse per buona educazione. Otto tracce granitiche, fatte di spigoli elettrici stratificati, di pelli tese e marziali, di bassi sensualmente oscuri, di voci lontane che prendono la rincorsa e si aggrappano alla gola. In un fragore che è quiete, se lo sai ascoltare. Tutto si consuma in poco più di mezz'ora. Come un orgasmo costantemente sublimato. Piacere e dolore sotto forma di parole, che dal ventre creano correnti spaventose e feroci, da cui lasciarsi affascinare. La mia necessità fisica che si fa sostanza. Nessun riferimento a pseudo scene o gruppi affini. Sarebbe riduttivo della potenza che lo scorrere di CASCATA (sì, in maiuscolo) è in grado di rilasciare. Nessuna citazione dei testi. Sono storie da seguire con cura, in privato. Il nome del gruppo, questo sì: action dead mouse.
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