Sulla copertina del primo LP omonimo dei Riviera c'è un uomo che (forse) sta cadendo da un motorino. Il motorino si vede male, ma sicuramente è uno di quei vecchi motorini, forse un Garelli. Anche l'uomo non sembra poi tanto giovane - almeno non nell'istante in cui è stato fotografato. Ha una barba folta e probabilmente sta cadendo; sappiamo solo questo. Ma nonostante stia cadendo, il suo sguardo non è rivolto al terreno dove impatterà, ma il viso contratto mira verso l'angolo sinistro della foto.
Per saper andare col motorino è necessario fare pratica e come si sa, quando si fa pratica si può anche cadere. Oltre però alla pratica, è necessario conoscere la segnaletica stradale: prendere un patentino che ti permetta di circolare tranquillamente per le strade. E per prendere il patentino è necessario andare ai corsi di scuola guida; i nostri Riviera, come tanti altri, hanno seguito le lezioni tenute da Jacopo Lietti. Ma come tanti altri, appunto. Naturalmente poi c'è chi impara qualcosa e chi va a lezione solo per scarabocchiare il quaderno, così poi cade dal motorino e si fa male - e se va bene non fa male ad altri.
Due chitarre, basso, batteria e tromba: ecco i Riviera. Prima del primo Full-Lenght troviamo due EP: Parla con Gesù e Novembre. Tutte le copertine degli album sono in bianco e nero, come è giusto che sia. Ma appunto, nella musica dei Riviera non c'è solo il colore della cupezza, perché se negli EP precedenti ancora è percepibile l'immaturità e un po' ci si piange ancora addosso, in Riviera si passa oltre. Se in Parla con Gesù l'ultima traccia si chiamava Un Altro e finiva proprio con "mi han detto che mancherà un po' ", nell'ultimo LP non c'è più bisogno che ci sia qualcun'altro ad indicare la via, perché i nostri ragazzi si sono fatti le loro esperienze e sono arrivati ad un traguardo. Forse sono riusciti a spaccare quel sacchetto di carta che è l'adolescenza. Certo, la poetica ricalca quella del classico emo: testi fatti di pianti, di rimorsi e oggetti della memoria. Anche qui si parla di zaini, di stringhe delle scarpe, indelebili neri e pedali di biciclette; ma il tutto viene trattato con estrema intelligenza. Il passato è stretto e difficile, come dicono loro: si potrebbe tornare indietro (coi lacci rotti/ho fatto un nodo che mi servirà/da traccia per il mio ritorno/sembra stretto), anche perché il futuro spaventa, ma non bisogna arrendersi.
L'album (che tra l'altro è stato prodotto dall'unione di diverse etichette come To Lose La Track, Fallo Dischi e Neat is Murder) è composto da 11 tracce, di cui due sono strumentali: a.n.c.o.r.a e Calanchi. I testi sono brevi e schizzano sopra le chitarre punk-rock. La struttura delle canzoni è sempre ben congeniata, con cambi ritmo che non deludono mai. Ad accompagnare tutto c'è una tromba sconsolata che riempe alla perfezione il sottofondo, soprattutto in Calanchi, che anticipa il climax raggiunto proprio nell'ultima traccia, Cosa Rimane: bel finale che ti fa venir voglia di abbracciarti con chi ti è vicino e cantare insieme. Poi le chitarre vengono lanciate in loop con la batteria che continua a percuotere le pelli, sfumando nel futuro, fino a che le ultime distorsioni non ci lasciano nel silenzio: perché il passato è stato duro, ma l'abbiamo spremuto e alla fine ci ha lasciato "un segno con l'indelebile nero", ma non è detto che sia brutto.
E forse no, il motociclista sulla copertina non sta cadendo. Quella che ci sembrava una caduta era in realtà una derapata, che invece di farlo precipitare lo riporta in pista più forte di prima.