Le cose inaspettate sanno farti provare sensazioni a te sconosciute.
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Nelle lunghe attese tra di noi io non ho confuso mai braccia sconosciute con le tue.
Nek
Paola non sa quello che vuole, né ciò che le piace, né cosa dire. Paola si sente vuota, e allora si riempie, indossa, si nasconde, si copre di ciò che non le appartiene, insegue. Insegue cose e persone, si aggrappa alle risate forzate, al chiacchiericcio, ai sorrisi di cortesia, al briciolo di attenzione che qualcuno di volta in volta le riserva. Paola ha gli occhi grandi, dolci e spenti, persi nel vuoto del trambusto. Paola fuma troppo, per noia, per moda o per passione, ma, più di tutto, per consumare il suo corpo esile di bambina. Ondeggia come un giunco in mezzo alla folla, si lascia trascinare. Paola finge per sopperire alle sue mancanze, alla sua insicurezza continua, però è capace di ammirare o di odiare sinceramente; non sa competere, né invidiare. La sua vita sta impigliata nel ciuffo di capelli arricciato continuamente attorno al dito, nell’incedere incerto, nell’ingenuo sorriso, nel pettegolezzo rivelato con eccessivo entusiasmo o sconcerto. Paola fa da portavoce, da referente, da informatore, da assistente. Paola racconta per non essere costretta ad essere. Paola vale di più di quello che crede.
Ingrid guarda il mare come una terra promessa e finalmente raggiunta in un tempo lontano e fuori dal mondo. Ingrid sorride al bagliore del sole che macchia le onde, si emoziona all’idea di galleggiare, di essere leggera. Le si illuminano gli occhi cristallini mentre scruta l’orizzonte, è distratta. Il sole bianco del primo pomeriggio si stende sulla sua pelle pallida e ingenua come un velo di cipria. L’ora mediana taglia in due la sua figura, la discerne dalla sua ombra, separa il chiaro dallo scuro e lei galleggia come una figura bidimensionale, fittizia, inesistente. Si muove, nuota in un timido stato di eccitazione, si volta a cercare lo sguardo complice dell’amica che la sorveglia seduta sui ciottoli sul bagnasciuga. Ingrid sente che il suo cuore ingessato si sta sgretolando come gesso candido ad ogni bracciata. Si porta avanti, cautamente si spinge oltre il limite del fondale turchese, oltre quello della vista a perdita d’occhio, sino al blu oltremare talmente denso da non poter essere oltrepassato con lo sguardo. La vita le rimbalza incontro, rasenta la cresta dell’onda morbida, la sfiora ma non si conficca dentro di lei, non l’attraversa.

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5:00
Le famose sconosciute. Zelda Fitzgerald
"Il Grande Gatsby" è il romanzo d'amore più bello del mondo. Fra quelli che ho letto, sia chiaro, e ciò riduce drasticamente la rosa dei candidati, me ne rendo conto (qui un breve riassunto). Ne ho letti pure altri però: "Romeo e Giulietta" (ok, non è un romanzo, ma vuoi mettere?), "Anna Karenina", "Jane Eyre", "Cime tempestose", alcuni più moderni come "Norvegian Wood" e altri ancora che non mi tornano in mente, insomma: mille storie, un unico sentimento. Erano tutte storie strazianti - anche se io non ho mai capito la disperazione dell'amore. Di certo non ho mai capito l'amore -, piene di pathos, di bellezza, storie passionali e appassionanti, piene di spunti riflessivi, di interrogativi e risposte. Libri meravigliosi. Amori indimenticabili. Eppure quello che ho più nel cuore è "Il Grande Gatsby". Perché? Non lo so neanch'io. Forse per la poetica distruzione di un uomo. Mi sono spesso stupita della sbalorditiva capacità di Francis Scott di tracciare con tanta eleganza i contorni di un amore così totalizzante da renderlo sprecato. Il segreto sta nei personaggi, certo: Jay Gatsby, un uomo cieco d'amore e per questo irrimediabilmente solo e Daisy, effimera quanto il suo nome. Due mondi lontani fra di loro, incompatibili persino, eppure capaci di creare la perfezione di un amore sublime. Tutto merito di Gatsby che, l'ho sempre pensato, amava con un amore quasi femminile. Ma non tutto merito di Fitzgerald, a quanto pare. O, meglio: non di un Fitzgerald uomo, ma di una Fitzgerald donna. Parliamo di Zelda Fitzgerald, moglie dello scrittore e scrittrice a sua volta. O forse persino prima di lui, considerando che quando lo aveva conosciuto lei sapeva già ballare, dipingere e - cosa fondamentale - scrivere, a detta di molti critici, persino meglio di lui.
Zelda Fitzgerald Coppia d'oro dei ruggenti Anni '20, vivevano sopra le righe: belli, talentuosi, lui travolto dall'immenso successo del suo romanzo d'esordio "Di qua dal Paradiso" e lei a rappresentare l'incarnazione dei personaggi femminili del marito. Si fa presto a capire che la storia non avrà un lieto fine. Quello che abbiamo impiegato molto di più a capire invece è la vera storia di Zelda, che era talentuosa sì, ma completamente schiacciata dalla cultura maschilista dell'epoca. Gli studiosi odierni stanno rivalutando non solo le capacità creative di Zelda, ma anche le ragioni che portarono al veloce declino di questi due artisti che fece sparire lui, alcolizzato e tisico a quarantaquattro anni, e lei, otto anni dopo, schizofrenica in un instituto per malattie mentali andato a fuoco. Alla luce di recenti ricerche e in seguito al ritrovamento di varie lettere inedite fra i due coniugi, la realtà che si delinea non solo definisce Zelda come musa dei personaggi femminili del marito, ma anche come autrice stessa di lunghi passaggi da lui trafugati e usati nei suoi capolavori. Pagine e pagine di appunti, taccuini e diari, tutto pubblicato dal marito nelle sue famose opere senza mai neanche nominare Zelda che, fragile e incapace di reagire, precipitò inesorabilmente in una instabilità mentale che la portò alla follia. "Lasciami l'ultimo valzer" è l'unico romanzo da lei pubblicato, ma ora so che ogni volta che leggerò il nome Fitzgerald su una copertina lo farò pensando al talento di Zelda. Annabelle Lee Read the full article
"Sei la mia persona." Quanto sono state fortunate Meredith e Cristina a trovarsi e diventare così tanto amiche anche se sono così tanto diverse. È quel tipo di amicizia raro, che anche se credi di averla trovata poi scatta qualcosa che annulla tutto. Nella mia vita ne ho avute tante di amiche ma lo erano solo in apparenza. Sinceramente mi sento un po' come Alex che si è ritrovato solo la maggior parte delle volte. Che sia un motivo o per un altro il fatto rimane: tutte le "amiche" che avevo si sono rivelate opportuniste o han deciso che non mi volevano più tra i piedi, magari anche dopo aver detto "sei la mia migliore amica", "non ci lasceremo mai" e tutte cazzate del genere. Magari qualcuna nei paraggi rimane. Ma se qualcuno mi chiedesse chi fosse la risposta sarebbe "una che conoscevo".