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Un'altra cosa che mi ha stupito in questi giorni: il numero di persone che ignorano il funzionamento degli scioperi.
Ho letto più di una volta commenti come "alla gente che sciopera dovrebbero togliere la giornata di stipendio".
E magari invocano l'intervento di Salvini e Meloni per ottenere questo risultato.
Ehi, voglio svelare un segreto: lo sciopero prevede il sacrificio dello stipendio.
Manco le basi.
[L'Ideota]
Senza caffè io non mi muovo... Andateci voi a lavorare 😑😑😑
Buongiorno 😁
Lo sciopero di oggi, annunciato come una grande mobilitazione nazionale, si è tradotto in adesioni modeste e disagi tutto sommato limitati. Al di là degli slogan, la sensazione è che il Paese reale fosse altrove, più concentrato su stipendi, bollette e lavoro che sulle liturgie della protesta permanente. Più che un segnale politico forte, è sembrato l’ennesimo rito stanco incapace di intercettare davvero l’opinione pubblica
potrei raccontare ciò che è successo ieri sera in modo sbrigativo, ma poiché utilizzo questo spazio come un diario penso che non ci sia serata migliore di quella di ieri sera che meriti un riassunto come si deve.
ho finito il mio turno a lavoro alle ventitré, un turno stranissimo, non solo perché incastrato tra due giorni di riposo, ma anche perché la gelateria in questo periodo è frequentata poco. siamo entrati in quel periodo in cui i clienti che entrano sono pochi, continuiamo a fare gelati ma vendiamo altrettante crepes e bevande calde, quindi ho passato le sette ore del mio turno insieme ai miei colleghi a chiacchierare e ad accaparrarci i clienti pur di fare qualcosa o di smollarceli a vicenda pur di continuare a non fare nulla. era sciopero dei mezzi di trasporto e già durante il turno le informazioni certe non sembravano molto positive: la metro C era stata direttamente chiusa, i mezzi che circolavano erano pochi e incerti. sinceramente non ci pensavo. non vedevo l'ora scattasse l'ora per potermene andare, poi in qualche modo sarei tornato a casa.
decido di avviarmi verso la fermata del mio solito bus e aspettare. ho visto sfrecciare alcuni bus e magari sarò fortunato, anche se l'app che utilizzo per monitorare i bus non mi mostra i minuti che dovrò attendere, ma indica un orario ipotetico in cui è previsto che il bus passi da quella fermata. l'orario del prossimo arrivo è indicato alle ore 23:26. poteva andarmi peggio, ma: non è detto che il bus passerà effettivamente a quell'ora, inoltre fa un freddo boia.
a proposito del fretto, ho sbagliato tutto. ho indossato un paio di pantaloni che si sono rivelati di una stoffa troppa sottile per questi tempi, scarpette di ginnastica, sopra indosso una maglietta a maniche corte e un maglioncino attraverso cui ho visto la luce del neon mentre l'ho indossato nello spogliatoio, tutto inadatto per una serata gelida. per fortuna ho un cappotto di lana pesante e un capello foderato.
inizio ad aspettare pazientemente. alla fermata siamo in pochi: io, una ragazza con una giacca invernale e il cappuccio tirato su, un'altra che indossa una sciarpa che sembra una coperta, un gruppetto di tre quattro uomini poco più in là. a un certo punto si avvicina una coppia: lui è il doppio di me, e io sono già molto alto; ha uno zainetto striminzito sulle spalle, ma credo che indossato da lui qualsiasi zaino diventerebbe striminzito. lei è tarchiata, bassa. lei mi si avvicina e mi chiede "secondo te passerà il bus?", e indica lo stesso bus che devo prendere anche io. la domanda però mi spiazza. in realtà non ne ho idea. le dico "altri bus stanno passando, ma tutto è imprevedibile a causa dello sciopero. comunque prima ho controllato e indica come orario di arrivo tra venti minuti". mi ascoltano entrambi, si dicono qualcosa tra di loro in una lingua che non riconosco, infine si allontanano.
li vedo: si incamminano verso l'altra fermata, quella dei bus sostitutivi che si attivano quando la metro C è chiusa per i lavori della nuova tratta. ma penso: stasera col cazzo che ci sono i bus sostitutivi. la metro è chiusa per uno sciopero, non per lavori. intanto in attesa perdo tempo come posso. ovviamente si sono aggiunte altre persone all'attesa. tutti siamo coperti come possiamo, credo che facciano cinque o sei gradi. involontariamente assisto mentre una delle ragazze in attesa manda vocali. parla perfettamente in italiano e inglese. il gruppetto di uomini guarda in fondo la strada da dove dovrebbe comparire il bus come una specie di orizzonte sacro. la ragazza con la coperta si è seduta, anzi, si è messa comoda e anche lei tiene fissa lo sguardo in fondo la strada.
torna la coppia che mi ha chiesto informazioni (forse ha capito che il bus sostitutivo non passerà, anche se quando mi troverò a passare accanto alla fermata ci saranno decine di persone ad aspettare). lei si avvicina e mi chiede "quando passa il bus?". sono disorientato, guardo l'orologio e le dico "mancano dieci minuti". lei allora dice "controlla sul cellulare". le dico che sarebbe inutile, che i dati che ho controllato erano già aggiornati. lei insiste "puoi controllare sul cellulare". non capisco. intanto il suo accompagnatore mi sta dietro, lei si avvicina un po' troppo. decido di non voler tirare fuori le mani dalle tasche. le dico che i dati non sono aggiornati perché c'è sciopero. lei mi ignora e dice "controlla quando passa il bus". le dico "mancano pochi minuti all'ora indicata, ma è un orario indicativo, c'è sciopero". non contenti chiedono la stessa cosa alla ragazza dei vocali, ma lei ha assistito alla scena e dice loro "ve l'ha già detto lui", indicandomi. fermano un tizio che sta appena arrivando ma questo risponde "ma che cazzo ne so".
questi due a ognuno che venisse chiedevano quando sarebbe arrivato il bus. qualcuno rispondeva in modo educato, altri li ignoravano. quando abbiamo superato di dieci minuti l'ora d'arrivo indicata del primo bus, se ne sono andati su un monopattino.
il prossimo orario d'arrivo indicato è: 23:40. altri bus passano, l'app indica il loro arrivo e quelli si palesano. il mio no. è indicato solo dagli orari in cui dovrebbe passare secondo la scaletta. ma non passa. ormai siamo diverse decine alla fermata e inizio a pensare a una consapevolezza: se mi fossi avviato subito a piedi a quest'ora sarei già a casa. quaranta minuti di freddo, ma tanto stare ad aspettare qui non è stato poi molto diverso. arriva un bus e molti di quelli che attendono lo prendono, sono sollevato perché le corse sono poche già nei giorni ordinari, figurati oggi che è sciopero. e nei giorni ordinari a volte è difficile salire per la calca. spesso siamo ammonticchiati uno sull'altro, le curve ci sballonzolano. più c'è da aspettare più si aggiungeranno passeggeri più sarà difficile salire sul bus. che bella roma.
succede tutto all'improvviso. dall'altra parte della strada due ragazzi sembrano giocare a darsi delle pacche sulle spalle, finché non vedo dei pugni volare e un terzo ragazzo che colpisce a calci uno dei due. questo cade per terra, così gli altri due lo picchiano, mentre quello cerca di reagire. noi qui che aspettiamo il bus (saremo circa sessanta persone) ci accorgiamo della scena, io non faccio in tempo a capire come intervenire che un gruppo di uomini corre verso la scena e li separa. poi i due ragazzi che picchiavano urlano in una lingua che non conosco. si allontanano e sono ancora molto aggressivi, altri passanti che sono intervenuti fanno tanto fatica per trattenerli. il tizio solo tenta di fotografarli. ha ancora il cellulare, quindi non era un tentativo di rapina. il tizio solo è furioso. si scaglia contro di noi, urlando che è stato un atto di razzismo. il problema è che le isole di marciapiede sono divise dalle corsie e per poco non rischia di essere investito. attorno a lui due o tre persone che cercano di contenerlo e lo trattengono quando cerca di andare verso gli aggressori. i due ragazzi che lo hanno aggredito sono spariti. l'aggredito ferma una pattuglia della guardia di finanza, non riesco a sentire cosa gli dice ma la pattuglia riparte dopo dieci secondi. finché non si allontana, arriva dall'altra parte della strada e in quel momento si ferma una pattuglia dei carabinieri. guardo questa scena surreale da lontano: lui insieme ad alcuni che parlano ai carabinieri mentre ancora più lontano scoppia una rissa tra circa dieci persone. i carabinieri però non possono vederli perché c'è una colonna che blocca la visuale. quando la rissa si sposta, forse qualcuno vede la pattuglia e tutti si fermano come se fossero ballerini di una coreografia.
mi parla una voce, mi dice "che serata assurda". è la ragazza dei vocali, quella con la giacca invernale. non l'avevo più vista e pensavo avesse preso uno dei bus che era passato, glielo dico. mi dice "no, aspetto il tuo stesso bus, ti ho sentito mentre parlavi alla coppia di prima". il cappuccio del cappotto invernale che indossa mostra in una finestra un viso dai tratti orientali. ha il cellulare in mano e mi spiega che nei dati ufficiali il nostro bus non c'è. le mostro l'app che uso io: ora dice che il prossimo arrivo è alle 00:16. le dico "credimi, questo bus non arriverà mai. e dire che a quest'ora sarei già a casa se mi fossi avviato a piedi". stiamo zitti per un po', passa il tempo e scocca l'ora indicata ma il bus non arriva. lei si riavvicina e mi indica il cellulare, io però non so come leggere quei dati. non mi sento più il naso dal freddo e se cerco di muovere le dita dei piedi sento come dei pizzicotti. le ripeto "questo bus non passerà mai. altri sono passati, quindi il problema è del nostro bus. infatti penso mi avvierò a piedi". mi chiede dove devo arrivare, mi dice dove deve arrivare lei. mi dice "vorrei tornare a piedi da un po' ma ho timore di andare da sola, ma visto che vuoi tornare a piedi anche tu, possiamo tornare insieme". mi dico, perché no.
iniziamo a camminare e avviarci verso la stessa direzione. in silenzio arriviamo sul luogo della rissa che avevamo visto da lontano e poi alla fermata del bus sostitutivo della metro C, popolato da decine di persone. finché non le chiedo come si chiama, mi dice il suo nome e poi mi chiede il mio. abbiamo passato i successivi quaranta minuti a parlare di noi, di cosa facciamo nella vita, di cosa ci piacerebbe fare, di roma, di letteratura. lei è una studentessa giapponese che studia legge in italia. "ma non so se voglio rimanere in italia", mi dice, le rispondo, "no ma che sei matta", ride, "scappa via". le chiedo di parlarmi del giappone, le dico che è un paese che vorrei visitare da tempo. "e perché non lo fai?", le dico che non mi piace molto viaggiare. mi faccio raccontare della sua facoltà di legge, mi dice che è una cosa complicata e non vuole annoiarmi. "non mi annoio, però non ci capisco niente". nel frattempo attraversiamo il quartiere delle bevute notturne, ci sono migliaia di persone ammassate e stipate nei locali, risate, gente che urla. mi chiede che libri leggo, le chiedo che libri legge lei, "soprattutto autori giapponesi contemporanei". le dico che la mia cultura al riguardo è molto scarsa, che conosco solo nomi famosi. mi dice che non importa, che il giappone e l'italia sono molto diversi sotto certi aspetti. man mano ci accordiamo che strade prendere ma praticamente dobbiamo fare lo stesso percorso. le dico che se vuole l'accompagno, ma mi dice che dove deve arrivare è sulla strada per casa mia, quindi ci passerò comunque. arrivati a un punto, mentre mi parla della sua nuova passione per la milk art ("oddio, cos'è?"), di come stia provando a raggiungere la consistenza perfetta prima di riuscire a disegnare con il latte nel cappuccino, si accorge che ha passato la via dove doveva svoltare. siamo l'uno di fronte l'altra. lei ha sorriso spesso, sembra una persona piacevole, serena. mi faccio ripetere il suo nome e le chiedo come si pronuncia, non voglio offenderla. me lo ripete, mi fa lo spelling e mi insegna come si dice. le dico che se viene in gelateria le offro un gelato., mi dice che se passerà si farà scegliere i gusti da me e non prenderà i soliti come sempre. ci salutiamo, "ciao", "ciao". continuo a camminare verso casa, rientro alle 01:19. mi cambio e metto abiti più pesanti e penso, ma cosa cazzo è successo stasera.

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Weekend lungo
La borgatara burina laziale continua con dichiarazioni distruttive e divisive . Sulla Repubblica la Meloni attacca con : NON VOGLIONO LA PACE MA IL WEEKEND LUNGO .
Ho coniato per questo essere un nomignolo , per me lei è la
vergumana , ossia la vergogna umana .
Ora oltre alla lezione di diritto internazionale impartita ad Israele e tanti confidenti dalla Flottilla, mi piacerebbe coglierne il senso di dichiarazioni a cazzo alla carlona . La spettacolarizzazione e’ e rimane il suo forte .
La narrazione su l’assalto ad Israele dell ottobre di due anni fa e ‘ formidabile .
Terzi al mondo per potenzialità bellica, primi forse per servizi segreti , eccellenti nel fornire a nazioni amiche servizi informatici di primo ordine su cyber sicurezza e tanto altro . E credete alle favole ? E’stato sfruttato il momento storico per distruggere la Palestina , l’attenzione mediatica converge sulla Russia e sull’Ucraina ( una volta esistevano i corpi diplomatici ) in guerra esistono regole di ingaggio ma quando parti dal basso , donne e bambini la cosa la possiamo identificare solo con un termine : GENOCIDIO .
Ps : Tra le norme da rispettare per gli aiuti alimentari che entrano in Palestina da Israele una forse li definisce definitivamente , sono vietati biscotti e miele , ossia alimenti con alto potere nutrizionale e destinati per la maggior parte ai Bambini !
Giorgia fatti un esame di coscienza quando parli .
130.000 a Bologna oggi. Eravamo marea
🇵🇸 Domani sarò in sciopero per Gaza
Come già il 22 settembre, scendo in piazza in sostegno della Global Sumud Flotilla e per dire NO al silenzio e alla complicità del nostro Paese di fronte ai massacri in Palestina.
Sciopero contro l’indifferenza, contro l’economia di guerra e contro la mancanza di rispetto per la dignità e la vita umana.
Sciopero per la giustizia, la pace e il diritto di autodeterminazione dei popoli.
⚖️ Non c’è pace senza giustizia.