(del Salone del libro ricordo con grande nostalgia quella volta in cui partimmo io, Deboro Buschioni, Malleolo Frohl e Nitto Casarucola, con la 1100 Mirafiori rosso Adelphi di Deboro. Eravamo un'allegra e squattrinata compagnia e ascoltavamo dei nastri magnetici di Castellina Pasi e di questo giovane cantautore, De Gregori [quante risate: pensavamo fosse il nastro rovinato, invece aveva la voce così]. Partiti da un casale abbandonato in Umbria, dove ci eravamo ritrovati alcune ore prima per dire la nostra su Rilke, all'interno di un convegno di studi su Pasternak, all'altezza di Salerno ci accorgemmo di avere svoltato nella direzione sbagliata. Malleolo, che era alla guida, disse costernato, con una Internazionale mezza consumata al lato della bocca: "Credevo fosse l'Adriatico", e per scusarsi ci promise di andare a fare il verso del grizzly ferito davanti allo stand di Mondadori. A Forte dei marmi ci fermò una gazzella, e il poliziotto ci chiese se avevamo della droga. Nitto, che per il caldo aveva preferito viaggiare per 200km sul tettuccio, gridò "LA NOSTRA DROGA SONO I LIBRI". Fu arrestano per oltraggio alla giovinezza. Come Phileas Fogg, arrivammo al Lingotto all'alba del giorno successivo a quello in cui era terminato il Salone. Malleolo, già che c'era, si fece assumere come cronometrista sul tetto; Deboro, deluso dall'attitudine borghese di far finire le manifestazioni come da calendario, portò la sua 1100 a fare la revisione, ché a Torino te la facevano anche i passanti, e si risparmiava. Io mi diressi verso Porta Nuova, con in testa e in tasca l'idea per il mio primo romanzo generazionale on the road, che uscì meno di un anno più tardi: "La terza grattava ogni volta")

















