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Ma siamo davvero sicuri di essere realmente importanti per qualcuno? Di non essere solo un mezzo per loro, affinché si sentono vivi attraverso l'energia che gli diamo?
Non è che invece siamo solo degli oggetti da sfruttare a loro piacimento, dei figuranti, delle comparse...?
Possiamo dire di avere la loro totale presenza nel nostro dolore, senza che essi si mettano di traverso, che non ti rubino la scena?
Che alla fine, tu che in realtà sei quello che ha bisogno, diventati il carnefice, perché quelli bisognosi sono diventati improvvisamente gli altri?
Siamo davvero capaci di stare vicino agli altri, senza mettere sempre noi stessi al centro?
Siamo altruisti oppure irrimediabilmente egoisti?
Ci si può davvero fidare delle altre persone, oppure è meglio la solitudine?
Esiste davvero qualcuno che ci ama davvero per come siamo, anche nei momenti grigi, oppure c'è solo finché va tutto bene?
Possiamo essere capaci di guardarci allo specchio, e di asserire che siamo una persona presente per qualcuno?
Ad alcune domande è difficile rispondere, perché non potremo mai sapere il reale pensiero che qualcuno ha di noi; nemmeno tutta la fiducia del mondo ci può dare quella certezza granitica.
E in fondo, non saremo mai davvero sinceri nemmeno con noi stessi, perché essere sinceri ci espone ad essere vulnerabili, esposti, senza difese. E capita che i giudici peggiori lo siamo verso noi stessi, perché non ci perdoniamo di essere fallaci.
Ci sentiamo sempre superiori agli altri; quelli che se qualcuno fosse nella stessa nostra situazione, noi sapremmo sicuramente cosa fare, di cosa avrebbero bisogno... E poi quando finalmente arriva il momento di mettere la teoria in pratica, facciamo tutto l'opposto, ci muoviamo pedissequamente come gli altri hanno fatto con noi...
Quindi davanti allo specchio, guardandoci nei nostri stessi occhi, non avremo mai il coraggio di dirci la verità, perché sarebbe smentire la narrazione di esseri perfetti e senza mecchia che ci raccontiamo, e non siamo preparati a vederci per come davvero siamo: imperfetti.
Per le altre domande, in questo momento mi verrebbe da dire: "No".
Non perché sia sicuramente così, ma ci sono dei momenti in cui abbiamo il cuore ferito, e quando stiamo male tendiamo a vedere il mondo in maniera distorta, negativa, non riusciamo a vedere più il buono perché il dolore ci obnubila completamente, annebbiandoci il giudizio.
Non saremo mai capaci di stare vicino agli altri senza mettere noi stessi al centro, in un modo o nell'altro... E non è sempre cattiveria: magari è un tentativo maldestro di creare vicinanza con l'altra persona che viene male interpreta.
A volte invece crediamo di agire con le migliori intenzioni, cercando di fare il bene dell'altro, ma le nostre ferite del passato - mai del tutto guarite - ci fanno commettere errori in buona fede, che possono essere visti come mancanza di tatto...
Siamo tutti un po' egoisti, volens nolens.
Che non è un difetto a prescindere, ma delle volte abbiamo la capacità di dosarlo male: ne mettiamo troppo dove non dovremmo, e altre volte non ne mettiamo abbastanza quando servirebbe.
Non siamo perfetti e non lo saremo mai, nemmeno con tutto l'impegno del mondo.
Ma non significa che non possiamo metterci in discussione, che non possiamo rimediare ai nostri sbagli, che non possiamo andare oltre al nostro orgoglio o alla nostra paura e chiedere: "Scusa", "Mi dispiace", "Ho sbagliato, perdonami"...
Questo non ci esimerà dallo sbagliare ancora, non ci renderà magicamente perfetti... ma ci darà modo di riequilibrare un po' le cose, e magari la volta successiva saremo noi a ricevere quelle parole.
Nessuno è perfetto, ma è questo che fa la differenza: capire di non esserlo, accettarlo e rimediare alle nostre mancanze.
«This is not the end, this is not the beginning
Just a voice like a riot rocking every revision
But you listen to the tone and the violent rhythm
And though the words sound steady, something's empty within 'em
We say, yeah, with fists flying up in the air
Like we're holding onto something that's invisible there
'Cause we're living at the mercy of the pain and fear
Until we dead it, forget it, let it all disappear
Waiting for the end to come
Wishing I had strength to stand
This is not what I had planned
It's out of my control
Flying at the speed of light
Thoughts were spinning in my head
So many things were left unsaid
It's hard to let you go
I know what it takes to move on
I know how it feels to lie
all I wanna do is trade this life for something new
holding on to what I haven't got
Sitting in an empty room
Trying to forget the past
This was never meant to last
I wish it wasn't so
I know what it takes to move on
I know how it feels to lie
all I wanna do is trade this life for something new
holding on to what I haven't got
What was left when that fire was gone?
I thought it felt right, but that right was wrong
All caught up in the eye of the storm
And trying to figure out what it's like moving on
And I don't even know what kind of things I've said
My mouth kept moving, and my mind went dead
So, I'm picking up the pieces now where to begin
The hardest part of ending is starting again
All I wanna do is trade this life for something new
Holding on to what I haven't got
This is not the end, this is not the beginning
Just a voice like a riot rocking every revision
But you listen to the tone and the violent rhythm
Though the words sound steady, something empty's within them
We say, yeah, with fists flying up in the air
Like we're holding onto something that's invisible there
'Cause we're living at the mercy of the pain and the fear
Until we get it, forget it, let it all disappear»
❤️

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GRIEF
❤️
Ci odiavamo. Non ci sopportavamo.
Per lo meno, così credevo io.
Ho capito troppo tardi, che tu hai avuto solo amore per me.
Ma eri un animale ferito, e le tue parole severe erano dettate dalla sofferenza che ti portavi dentro.
Non era una partita.
Non c'era un buono ed un cattivo.
C'erano due anime che soffrivano, che si sputavano addosso il reciproco malcontento.
Un malcontento che non poteva trovare pace, perché il dio denaro lo impediva.
Ed io non capivo. E mi schieravo. E ti odiavo.
Tu mi gettavi la tua sofferenza, ed io fomentavo la mia insofferenza verso di te.
Tu in realtà mi amavi.
Quell'amore incondizionato.
Quell'amore che non scegli di provare.
Ti travolge e basta, e tu non puoi fare altro che accettarlo.
Mi hai protetto quando ero fragile.
Mi hai difeso da chi mi ha fatto male.
Mi hai portato nel cuore una vita intera.
Mi hai amato sempre; sempre e comunque.
Mi hai amato quando ero scontrosa.
Mi hai amato quando ti trattavo male.
Mi hai amato quando non capivo che facevi il mio bene.
Mi hai amato anche quando non mi sopportavi.
Anche adesso stai continuando ad amarmi.
So che sei qui. Qui, vicino a me, ogni giorno.
Assisti alle mie scelte sbagliate, ai miei momenti di felicità, mi asciughi le lacrime quando ti penso, o ti siedi a fianco a me nei miei momenti malinconici.
Ho capito troppo tardi tante dinamiche, ma so che lo sai.
Mi dispiace non averti reso orgoglioso.
Spero che ti piaccia la decisione che ho preso di portarti sempre con me.
Ti voglio bene, babbo.
Vorrei che il vento portasse via i pensieri tristi come fa con le nuvole. Lontano.
Ma vorrei davvero che il vento portasse via, il ricordo che ancora conservo gelosamente nel cuore di te?
Ho pianto tantissimo quando hai deciso di lasciarmi, e tutt'ora non me ne sono fatta una ragione.
Sono passati quasi due anni, e ancora ti vedo andare via, via da me e dalla mia vita. Avevi un passo deciso, un passo che solo chi è sicuro della decisione presa ha.
E tu eri più che mai sicuro, non avevo dubbi allora e non ne ho adesso ripensandoci.
Tu eri consapevole di quello che sarebbe successo, io no.
Per me fu un salto nel vuoto.
Mi sentii mancare la terra sotto i piedi, d'improvviso iniziò a girarmi la testa, ma tu rimanesti freddo.
Freddo nel lasciarmi e freddo nell'andartene, senza mai voltarti.
Avrai mai pensato almeno cinque minuti al male che mi hai fatto?
A come sono stata da quel giorno senza di te?
A come è stato ricominciare a vivere?
Passai dalla felicità di star con te al non capire più cosa stava succedendo.
Ti intravedevo andar via dagli occhi gonfi di lacrime.
Da quel giorno non ti vidi più.
Ma il ricordo di te è vivo più che mai nel mio cuore, non se ne vuole andare.
Rimane saldamente aggrappato alle pareti, nonostante sappia che ormai tu hai la tua vita e, ahimè, la tua famiglia.
Io inizierò a lottare per liberarmi definitivamente di te.
Non sarà facile, ma ci voglio provare.
Se non ci dovessi riuscire resterò in attesa che una folata di vento mi aiuti, e ti porti via dal mio cuore e dai miei pensieri.
Per sempre.