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Tom Petty And The Heartbreakers - Don't Come Around Here No More
la beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste.
Lascia sorpresi, in un mondo dove tutti sono a conoscenza di tutto, quanto un mistero possa destar ancora clamore. Colpa e merito, per me, non è della rete che fa mercimonio di dati condivisibili rendendo appetitoso quello che dalla rete riesce a sfuggire. E’ nostro, che un cecio in bocca non siamo più in grado di tenercelo: condividiamo ogni cosa, costantemente. Lavoro, gravidanze e morti comprese. Perciò subiamo il fascino dell'anonimato. Siamo nostro malgrado dei mostri, perché ci piace metterci in mostra. Perciò notiamo chi riesce a non farlo. Liberato, di sicuro. Ancora di più Young Signorino, la cui esposizione è falsata dalle inattendibili dichiarazioni. Noi ci mettiamo le facce, lui il personaggio, non so se afferrate la differenza. Almeno in questo, gli va dato il merito di essere migliore di noi. E’ un tipo di fascinazione delicata, quella odierna per il mistero, che non ha più nulla a che fare col make-up dei Kiss. Non si possono neanche comparare le due cose, tanto è mutata la società. Per fare un esempio: l'idea che gli Slipknot mettessero una maschera per dare più risalto alla musica era (per sommi capi) credibile, ma nessuno darebbe uguale beneficio del dubbio a M¥SS KETA. Eppure, il tipo occidentale medio non ci pensa un secondo e, tra una cosa avvolta da un qualsiasi enigma e un'altra stra-sputtanata, preferirà l'ignota. Fino a che anche e quella ignota perderà il suo fascino. Un po’ per curiosità ma più che altro per invidia. Qualcuno è convinto di essere al di sopra questa dinamica, di essere saldo alle cose più concrete, di solito questo però non gli impedisce di veder e commentare The Andrè in ogni dove. Ma del resto come si fa a non subire il fascino dell’oscuro? Uno può anche conoscere tutti i cambi di line-up, le canzoni, persino gli outtakes di chi che sia. Non è questa attrazione per l'ignoto? Voglio dire, quale disturbo psichico si dovrebbe avere altrimenti per sentirsi un bootleg del 198O di Neil Young o sapere il nome del quarto batterista dei Ramones (Elvis Ramone, pare in verità Clem Burke dei Blondie, che durò due concerti). Ancora più esplicita è la via dei collezionisti: prendete il folle che uscirà 28 mila dollari per il Black Album di Prince. Inedito nel 1987 per suo volere: (si dice che) sognò una maledizione abbattersi sul disco e spedì al macero le 5OO copie già stampate. Finché era in vita Prince, si faticava a reperire in rete anche la sua produzione ufficiale: era il folletto di Minneapolis, detto anche TAFKAP, oppure Alexander Nevermind, oppure Jamie Starr, oppure Joey Coro, oppure Tora Tora, oppure TKid, oppure Love Symbol, mistero in sé. Ma ora che è morto e tutta la sua produzione è alla mercé di tutti, l’enigmatica The Funky Bible è La cosa da avere. C'è una specie di legame a doppio filo oramai tra disagio da sovraesposizione social e volontà di operare all'esterno dei confini del conosciuto. Penso che sia una cosa che nasca dalla voglia di riprendere possesso dei cazzi nostri, bloccata dalla fifa che abbiamo di remare contro-sistema e infine dopata dal mondo del business che da sempre tende a estremizzare le voglie del pubblico represso (il vecchio sex, drugs and rock'n'roll ieri, l'anonimato oggi) per ridargliele in pasto come entertainment. Una settimana fa ho finito di leggere La Bocca dell’Inferno di Fernando Pessoa e Aleister Crowley, che contiene un inedito su un oscuro caso di cronaca nera di cui entrambi furono protagonisti. Non mi è piaciuto. O meglio, è molto bello e tutto, ma all’atto pratico, con un minimo di distacco, si risolve in un epistolario tra i due e nel racconto incompleto di una storia che assume il suo fascino solo in relazione a quanto scritto fin’ora - ma trasportato così indietro nel tempo da farmi interrogare se c’è un aspetto della società moderna senza un suo illustre e migliore antesignano. Partiamo dai protagonisti. Pessoa, da un lato, è un poeta d’avanguardia, appassionato di esoterismo e occultismo, prima di Prince prese almeno 4 nomi in prestito per confondere le acque e palesare la propria isteria (Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro e Bernardo Soares); Crowley, dall’altro, è spiritista, bohémien, esoterista anche lui, amico di amici (Rodin, Dalì, Buñuel, qualcuno dice Churchill, qualcuno dice Hitler) e, per non farci mancare nulla, necromante e fondatore di una setta religiosa. L’anno di cui parliamo è il 193O. Il posto è la città di Lisbona. Dalla densa corrispondenza sappiamo che si incontrano per parlare di affari editoriali e di occultismo e che Ailester organizzerà un rito di iniziazione per ammettere Fernando all’Ordo Templi Orientis, la setta di cui è capo; ma ancorché interessante non è di ciò che vi voglio parlare. Crowley è, a quanto pare, stato piantato in asso dalla sua giovane compagna e, alla faccia dei riti voodoo e Vanna Marchi, è alla ricerca disperata di riportarla tra le sue braccia. Pessoa, dal canto suo, con Agatha Christie ed Hermann Hesse nella classifica dei Bestseller di quell’anno, fatica a emergere con la susa scrittura simbolista e modernista, evanescente e piena di indefinizione e insoddisfazione. L’idea pare sia venuta al primo: far finta che Crowley si suicidi per risvegliare l’interesse sul suo nome e, di conseguenza, il senso di colpa nell’amata e le opere del secondo. In che modo? Scrivendo un racconto inedito come ultima persona entrata in contatto con l’occultista. Così, su una baia vicino Cascais, assai cara agli aspiranti suicidi chiamata La Bocca dell’Inferno, Crowley lancia un biglietto all’amata: “Non posso vivere senza te. L’altra Boca do Infierno mi avrà. Non sarà ardente quanto la tua!” e sparisce. E la farsa ha inizio. Chi lo trova? Ovviamente Pessoa che, come previsto, avvisa la stampa che, alla faccia delle tanto strombazzate fake-news di ora, si prensenta sul posto in massa. “Qual’era l’intenzione di Crowley quando ha scritto questa lettera allucinata?” scrive il Diario de Notìcias mentre la rivista francese Détective non sa se la notizia appartenga “al mondo allucinante dei falsi morti, o dei falsi vivi”. Ma non finisce qua. Il piano è molto più articolato e prevede un’altra mossa: sotto le mentite spoglie di un misterioso investigatore privato (chi ha detto Liberato?), sempre Pessoa scrive appunti in inglese che invia poi a sé stesso medesimo, ottime per un poliziesco sul caso (chi ha detto Agatha Christie?) ma scritto da uno scrittore che è anche aforista e un po’ filosofo (chi ha detto Herman Hesse?). Sebbene nell’opera, rimasta incompiuta per volontà di tutti e due i mascalzoni, sia centrale la rivelazione del mistero, si riconosce la mano del Pessoa-poeta: l’ossessione per il frammento si impone nella struttura mentre il bilico tra realtà e pseudo-realtà (se conoscete Pessoa sapete di che sto parlando, se invece non lo conoscete fareste meglio a procurarvi qualcosa) ci riporta il tema del doppio e del solo, così nevralgico nella sua poetica. Alla fine la trovata di marketing non risolleverà tanto le finanze dei due e non farà nemmeno fidanzare nessuno (ci fosse stato Youtube, Crowley almeno un dozzina di bimbeminchia l’avrebbe almeno conquistate) pure se la verità verrà scoperta molto dopo poiché entrambi mentirono “fottutamente bene”, come avrà modo di vantarsi lo stesso Crowley più volte. Tutto secondo i canoni della “finzione vera” tanto cara a Pessoa: infatti per lui, come scrisse nella celebre Autopsicografia, il poeta/artista è principalmente un “un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente”.
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The Rotaract Club of Kingston Comes to the Rescue with 40-Units of Blood
The Rotaract Club of Kingston (RCOK) has heard the lament of the National Blood Transfusion Service (NBTS) and has continued their response by hosting another blood drive, this past weekend (Dec. 5) on the grounds of the National Chest Hospital. Through their efforts, the club was able to...
Love Weezer’s cover alum and the fact that they didn’t change the pronouns of No Scrubs by TLC.

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