Primavera di Praga, 50 anni fa lâinvasione sovietica mette fine al âsocialismo dal volto umanoâ
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Da liberatori dai nazisti a invasori: i tank russi invadono Praga e sorprendono la popolazione locale. Gli stessi militari russi non ne sanno molto e convinti di fare unâesercitazione si ritrovano ad occupare un âterritorio amicoâ. 200 persone, da una parte e dallâaltra, muoiono durante gli scontri in una manovra finalizzata a stroncare le riforme del segretario generale del Partito Comunista, Alexander DubÄek, e decretare la fine del tanto desiderato âsocialismo dal volto umanoâ che il politico cecoslovacco cercò di imprimere nel sogno della Primavera di Praga â
20 AGOSTO 2018 Seimila blindati e mezzo milione di soldati stroncano il sogno della Primavera del 1968 per Praga e per la Cecoslovacchia. Lâinvasione sovietica decreta la fine del âsocialismo dal volto umanoâ, desiderato dal politico Alexander DubÄek, sotto lo sferragliare dei cingoli dei carri armati a scapito del trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra Paesi comunisti.Â
Nella notte tra il 20 e il 21 agosto le truppe di cinque Paesi del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia tra lâincredulitĂ della gente che non riesce a considerare nemici i soldati e circonda i carri armati cercando di dialogare in russo con gli occupanti. Anche Umberto Eco â testimone oculare â lo racconta sulle pagine dellâEspresso del primo settembre 1968. DubÄek chiede di non opporre resistenza, ma alla fine il bagno di sangue è inevitabile: 200 persone muoiono negli scontri.
Il politico cecoslovacco, eletto nel gennaio 1968 segretario generale del Partito Comunista (Pcc) e premier dellâallora Cecoslovacchia, è protagonista di un tentativo di introdurre elementi di democrazia in uno dei sistemi piĂš duri del Patto di Varsavia. Con lâelezione, in marzo, dellâex generale LudvĂk Svoboda alla presidenza della Cecoslovacchia, le riforma sociali hanno la strada spianata. Allâordine del giorno câè la censura che viene parzialmente abolita, il ripristino della libertĂ di parola e dâopinione e lâapertura delle frontiere. Nel progetto câè anche la creazione di una Cecoslovacchia federata. Pur non mettendo in discussione la propria fedeltĂ allâUrss di Leonid IlâiÄ BreĹžnev, le riforme cecoslovacche allarmano i russi.
Due mesi piĂš tardi, il giornalista e scrittore ceco LudvĂk VaculĂk pubblica il âManifesto delle duemila paroleâ: una dichiarazione di aperto dissenso nei confronti del partito comunista â ma non eversiva â e un invito allâala progressista a lavorare per una svolta piĂš decisa. DubÄek e altri riformisti non condividono il Manifesto, che viene sottoscritto da centomila persone, e la repressione si abbatte su migliaia di firmatari mentre il leader del Pcc condanna pubblicamente il testo. La Primavera finisce qui. E il 3 agosto a Bratislava DubÄek incontra BreĹžnev per rinnovare la sua fiducia, nonchĂŠ quella del Paese e del partito, allâUnione Sovietica.
Ma al Cremlino le rassicurazioni non bastano. La decisione è oramai presa da tempo e le immagini dei tank sovietici in piazza San Venceslao fanno il giro del mondo. La propaganda di Mosca insiste sulla liberazione del Paese dai controrivoluzionari, mentre la radio di Praga continua a diffondere i disperati messaggi nellâEuropa libera esortando a non credere a quella versione palesemente falsa. Il 24 agosto, DubÄek e gli altri esponenti del governo cecoslovacco vengono portati a Mosca e obbligati ad accettare la presenza delle truppe del Patto di Varsavia e a rinunciare al programma di riforme. Il sogno della primavera di Praga evapora tra le nuvole grigie che sovrastano il Cremlino. Comincia lâera della ânormalizzazioneâ, ovvero la repressione e il riallineamento allâortodossia sovietica.
Il 16 gennaio 1969 lo studente universitario Jan Palach, senza dire una sola parola, si cosparge di benzina e si dĂ fuoco in piazza Venceslao. Il mondo plaude al gesto disperato e guarda con ammirazione la vicenda. Centinaia di migliaia di persone partecipano ai funerali del ragazzo e sfidano il regime. Il 17 aprile, però, DubÄek viene destituito e il suo posto è rimpiazzato da Gustav HusĂĄk. âNon solo non abbiamo taciuto, ma abbiamo agito e cercato di pesare, e di fronte allâintervento militare dei cinque Paesi del patto di Varsavia abbiamo espresso il nostro grave dissensoâ, afferma Pietro Ingrao alla Camera il 29 agosto 1968. â See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Primavera-di-Praga-cinquanta-anni-fa-invasione-sovietica-e-la-fine-del-sogno-di-21cf862d-750a-49af-8391-6d43309e2981.html
Primavera di Praga, 50 anni fa lâinvasione sovietica mette fine al âsocialismo dal volto umanoâ Primavera di Praga, 50 anni fa l'invasione sovietica mette fine al "socialismo dal volto umano"