L'autunno è ufficialmente tornato.
Quanto amo il proiettore di S.
seen from Canada
seen from Argentina
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from China
seen from Germany

seen from Italy
seen from United States
seen from Tunisia
seen from Brazil
seen from United States
seen from China
seen from China

seen from Singapore

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Italy
seen from United Kingdom
L'autunno è ufficialmente tornato.
Quanto amo il proiettore di S.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
BenQ TK705i ho provato a portare la sala cinematografica nel mio salotto con questo proiettore
La prima cosa che ho notato, la sera in cui l'ho acceso per la prima volta, non è stata l'immagine. È stato il silenzio. Mi aspettavo la solita ventola da asciugacapelli che caratterizza mezzo mercato dei proiettori, e invece niente: un fruscio leggero, quasi educato, mentre sul muro bianco del salotto prendeva forma un'immagine larga due metri abbondanti. Dafne, la mia pastore svizzero, ha sollevato la testa dal divano per tre secondi e poi è tornata a dormire. Buon segno. Vivo in una villa fuori Roma, dalle parti di Guidonia, e ho una parete in soggiorno che da anni mi guardava come a dire: e adesso?. Tante TV provate, qualche proiettore economico finito male, e la solita verità che chi mastica un po' di home cinema conosce bene: per avere davvero l'effetto sala serve la luce riflessa, non la luce emessa. Una TV da cento pollici non esiste a prezzi umani, e comunque non darebbe quella sensazione di stare dentro al film. Un proiettore sì. Il BenQ TK705i arriva proprio in quel punto del mercato dove le cose si fanno interessanti. Non è il giocattolo da trecento euro che proietta una poltiglia luminosa, e non è nemmeno il mostro da quattro o cinquemila euro per puristi con la stanza dedicata e le pareti nere. Sta nel mezzo. Promette 4K, Google TV a bordo, installazione automatica, gaming a bassa latenza e tremila lumen di luminosità. Sulla carta sembra il coltellino svizzero del salotto. Ma funziona, o è il solito elenco di feature che si sgonfiano alla prova dei fatti? L'ho tenuto sotto torchio per un paio di settimane buone, tra film a tarda sera, partite, sessioni alla PS5 e qualche pomeriggio con le tapparelle solo socchiuse. Mettiamoci comodi. Una premessa, perché ci tengo. Non sono uno che si emoziona facilmente davanti alle schede tecniche. Ne ho viste passare tante, di promesse, e ho imparato a diffidare dei numeri urlati sulle confezioni. Quello che mi interessa è una domanda sola: alla fine di una giornata, quando mi siedo sul divano stanco, questo affare mi fa stare bene o mi fa litigare? È con questo metro che l'ho giudicato. Niente fanboyismo, niente demolizioni gratuite. Solo l'esperienza di chi se lo è portato a casa e ci ha convissuto. Attualmente è disponibile per l'acquisto su Amazon Italia. Unboxing: essenziale, ma non tirchio Scatola compatta, più leggera di quanto immaginassi. Dentro, il necessario e poco altro: il proiettore avvolto in un panno morbido, il telecomando, l'alimentazione, un paio di manualetti che ovviamente non ho letto (e chi li legge). Niente custodia, niente cavo HDMI in dotazione, niente fronzoli da regalo di Natale. C'è da dire una cosa, però. La sensazione, aprendo, non è quella della confezione povera. Il telecomando ha un suo peso, anche se ci torno dopo perché su quello ho un appunto. Il proiettore, appena lo prendi in mano, comunica solidità: poco meno di quattro chili, ben distribuiti, niente plasticaccia che scricchiola. Lo appoggi sul tavolino e sta lì, fermo, senza dare quell'impressione di leggerezza nervosa di certi modellini. La dotazione, a conti fatti, è sufficiente per chi vuole partire subito. Avrei gradito almeno un cavo HDMI nella confezione, a questo prezzo, ma è un peccato veniale: chiunque compri un apparecchio del genere un cavo decente ce l'ha già nel cassetto. Il packaging fa il suo dovere, protegge bene, e il mio sample è arrivato senza un graffio nonostante il corriere lo abbia trattato come un pacco di pasta. Insomma: niente wow da unboxing, ma nemmeno delusione. Si va al sodo, e va benissimo così. Una cosa che ho apprezzato fin da subito: il primo avvio è guidato e veloce. Colleghi l'alimentazione, parte la procedura di configurazione di Google TV, accoppi il telefono per inserire le credenziali senza dover digitare lettera per lettera col telecomando (chi ha mai inserito una password di Netflix con le frecce sa di cosa parlo), e in pochi minuti sei operativo. Niente nottate passate a litigare con i menu. Questa filosofia del "pronto all'uso" la ritrovi in ogni angolo del prodotto, e ammetto che all'inizio ero scettico, perché di solito "facile" fa rima con "limitato". Qui invece la facilità non taglia le funzioni avanzate, le nasconde e basta finché non le cerchi. Design e costruzione: finalmente un proiettore che non sembra un router industriale Ecco, questo. Per anni i proiettori da casa hanno avuto l'estetica del fax aziendale: scatoloni neri, griglie minacciose, quel vibe da ufficio del 2004. Il TK705i rompe lo schema, e lo fa con gusto. La scocca è di un bianco caldo, opaco, con una finitura quasi tessile sulla bocchetta laterale di ventilazione. BenQ dice di essersi ispirata alla luce che filtra tra le foglie. Sarà marketing, ma il risultato è un oggetto che in salotto ci sta bene davvero, non lo devi nascondere. Le dimensioni sono contenute, sui ventidue centimetri di larghezza, e la forma tende al cubico morbido che ormai va di moda. La cosa che mi ha colpito è la cura dei dettagli pratici: ci sono i fori per il montaggio a soffitto già integrati, i piedini regolabili in altezza per allinearlo al volo, e (questa l'ho apprezzata) più attacchi per treppiede con compatibilità a vite universale. Significa che lo puoi piazzare su una mensola, capovolto, a soffitto, su un treppiede fotografico, come ti pare. Versatilità vera, non da brochure. I materiali trasmettono qualità percepita alta. Le fughe tra i pannelli sono strette, regolari, niente parti che ballano. La griglia di aerazione è posizionata in modo intelligente, lateralmente, così l'aria calda non ti sputa addosso quando sei seduto di fianco. E scalda poco, comunque: dopo due ore di film il guscio era appena tiepido al tatto, niente di preoccupante. Una nota meno entusiasta sul telecomando. Funziona, ha i tasti giusti, retroilluminazione assente ma pazienza. Però la plastica è quella economica, leggerina, con un click dei pulsanti un po' gommoso che stona col resto. Sembra preso da un altro prodotto, di fascia inferiore. Non è un dramma (tanto poi lo gestisci dall'app o dalla voce), ma in un oggetto curato come questo l'occhio cade subito sull'anello debole. Vabbè. Specifiche tecniche Tecnologia di proiezione DLP single-chip 0,47" con pixel shifting a 4 posizioni Risoluzione su schermo 3840 x 2160 (4K UHD) Sorgente luminosa LED (sistema 4LED), durata 20.000 ore / 30.000 ore in Eco Luminosità dichiarata 3.000 ANSI lumen Rapporto di contrasto 600.000:1 dinamico Profondità colore / gamut 10 bit, 98% Rec.709 Supporto HDR HDR10, HDR10+, HLG Ottica Zoom ottico 1,3x motorizzato, fuoco motorizzato Rapporto di tiro da 1,00:1 a 1,30:1 Diagonale immagine fino a 150" (range utile da circa 50") Distanza di proiezione circa 3,3 / 4,3 m per le diagonali maggiori Sistema operativo Google TV integrato (Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+) Ingressi video 2x HDMI 2.0 (HDCP 2.2), con ALLM Altre porte USB-A, USB-C con Power Delivery fino a 30W, uscita audio mini-jack, trigger 12V Connettività wireless Wi-Fi 6 dual band, Bluetooth 5.2, Google Cast, AirPlay Audio integrato 2 altoparlanti da 8W, supporto eARC e Bluetooth out Input lag fino a 5 ms dichiarato (4K/60 e 1080p/60) Rumorosità 26 dB / 24 dB in Eco Peso circa 3,8 kg Garanzia 3 anni Prezzo di listino Italia 1.399 euro La tecnologia dietro l'immagine: 4LED e quel "4K" che merita una spiegazione Facciamo un passo indietro, perché qui c'è una cosa importante da capire e troppi la nascondono sotto il tappeto. Il cuore di questo proiettore è un chip DLP da 0,47 pollici, lo stesso formato che si trova in tantissimi modelli di questa fascia. Quel chip, di suo, non è nativamente 4K: ha una matrice di micro-specchi che, in pratica, viene "spostata" elettronicamente quattro volte per ogni fotogramma. È il famoso pixel shifting. Il risultato sullo schermo sono effettivamente 3840 per 2160 pixel, quindi un'immagine in 4K UHD a tutti gli effetti percepibili. Ma tecnicamente non è un pannello con otto milioni di specchi fisici. Vi sto annoiando? Forse. Però il punto è questo: nella pratica, a un metro e mezzo o due dal muro, la differenza tra questo sistema e un fantomatico 4K "vero" non la coglie nessuno. La nitidezza c'è, i dettagli fini ci sono, i bordi sono puliti anche su una diagonale da centotrenta pollici. Ho proiettato qualche documentario naturalistico (il pelo degli animali è sempre il test impietoso per la definizione) e il livello di dettaglio mi ha convinto. Non è marketing gonfiato: si vede bene, punto. L'altra chicca tecnica sta nella sorgente luminosa. Niente lampada tradizionale da sostituire ogni tot ore, e qui parliamo di un sistema 4LED. In soldoni: ai tre LED classici (rosso, verde, blu) se ne aggiunge un secondo blu, che serve a spingere lo spettro del verde e quindi ad alzare la luminosità complessiva senza sacrificare la resa cromatica. È un trucco intelligente, perché i LED tendono a peccare proprio sul verde, e questo è il motivo per cui i colori escono vivaci ma non finti. La durata dichiarata è di ventimila ore in modalità normale, che diventano trentamila in Eco. Tradotto in vita reale: se lo usi tre ore al giorno tutti i santi giorni, parliamo di quasi vent'anni prima di vedere un calo significativo. Di fatto, è un componente che non sostituirai mai. E rispetto alle vecchie lampade, che si spegnevano impallidendo mese dopo mese, qui la luminosità resta stabile nel tempo. Mica male. Google TV: l'interfaccia che non ti fa rimpiangere lo stick esterno Ok, parliamo di software, perché su questo fronte tanti proiettori smart fanno una figura barbina. Il TK705i monta Google TV direttamente a bordo, e (questa è la notizia) lo fa con un processore che non arranca. Mi spiego meglio: una delle cose che mi manda ai matti nei dispositivi smart, proiettori e anche certe TV, è la lentezza dei menu. Quel mezzo secondo di esitazione a ogni clic che ti fa venire voglia di tirare il telecomando contro il muro. Qui invece la navigazione fila liscia. Apri Netflix, scorri le copertine, entri in un film, torni indietro, cambi app: zero impuntamenti. Il sistema è reattivo come ci si aspetterebbe da un buon TV box dedicato, non da un'elettronica infilata dentro un proiettore quasi per dovere. E ovviamente ci sono tutte le app che contano: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+, più l'integrazione con Google Assistant per la ricerca vocale. Niente stick HDMI da attaccare, niente telecomandi doppi. Accendi e guardi. Una sera, verso le undici, avevo voglia di rivedermi una scena precisa di un film ma non ricordavo il titolo. Ho premuto il tasto del microfono, ho descritto la trama a voce a metà tra l'italiano e il gesto della mano (inutile, tanto non mi vedeva), e l'Assistant me l'ha tirato fuori al primo colpo. Piccole comodità che a fine giornata fanno la differenza. C'è anche un'app companion, la SmartRemote di BenQ, che dopo il primo abbinamento ti permette di controllare tutto dal telefono: accendere, lanciare le app, regolare luminosità e correzione trapezoidale. Funziona via connessione diretta, senza passare per il Wi-Fi di casa, quindi niente hotspot da configurare. L'ho usata soprattutto per i settaggi fini, dove digitare sul telecomando è scomodo. Non è perfetta, ogni tanto perde il collegamento e va riaperta, ma nel complesso fa il suo dovere. Detto questo, l'esperienza standard col telecomando fisico è già abbastanza buona da non rendere l'app indispensabile. Netflix, YouTube e le serate sul divano: la prova streaming Visto che è lì che passo la maggior parte del tempo, allo streaming dedico un capitolo a parte. Perché un conto è proiettare un segnale pulito da console o da lettore, un altro è vivere il proiettore come lo vive il novanta per cento delle persone: aprendo Netflix la sera e lasciandosi andare. Partiamo proprio da Netflix, che qui gira in modo ufficiale e certificato, niente trucchetti o app caricate di lato come succedeva con tanti proiettori del passato. Apri l'applicazione, scegli il profilo (io ho il mio, e poi c'è quello dei film che nessuno in casa ammette di guardare), e parti. Lo streaming in 4K con HDR funziona davvero: i contenuti marcati Ultra HD si vedono nitidi, dettagliati, con quella pulizia che ti aspetti da una sorgente di qualità. Una sera ho iniziato una serie crime nuova, di quelle fotografate cupe, fatte apposta per mettere in crisi i proiettori. Bene, sul muro reggeva: i volti nelle scene poco illuminate restavano leggibili, e i dialoghi (via soundbar, che ormai do per scontata) erano chiari e pieni. La fluidità del caricamento merita una parola. Grazie al Wi-Fi 6, nella mia rete di casa non ho mai visto un buffering serio. La qualità saliva al massimo in un paio di secondi e ci restava inchiodata. Anche saltando avanti e indietro nel timeline, niente di quei fastidiosi cali di risoluzione a blocchi che capitano con connessioni ballerine. E sì, la mia rete è parecchio affollata di dispositivi (tra automazioni e gingilli vari ho perso il conto da un pezzo), eppure il proiettore non ha mai fatto i capricci. Streaming stabile, punto. YouTube è un altro pezzo di vita quotidiana, e il discorso si ripete: app reattiva, 4K dove disponibile, zero attese. Mi è capitato di guardare un documentario di viaggio in altissima definizione, di quelli con i droni che planano sopra le montagne, e l'impatto su una diagonale così grande è un'altra cosa rispetto a uno schermo normale. Ti viene voglia di mettere via il telefono e basta. Stare lì, e guardare. Un dettaglio che non tutti considerano: la possibilità di mandare l'audio in cuffia via Bluetooth. La notte, quando in casa dormono tutti e io voglio finire l'episodio, collego le cuffie wireless e guardo in silenzio assoluto, con lo schermo gigante davanti agli occhi. È una di quelle comodità che scopri per caso e poi non molli più. Da solo, a tarda sera, con Anubi acciambellato ai piedi del divano e il resto della casa al buio: ecco, quello è diventato uno dei miei momenti preferiti della giornata. Una piccola nota meno entusiasta, perché la onestà prima di tutto. Come tutti i sistemi Google TV, ogni tanto la schermata principale ti propina suggerimenti e righe promozionali che non hai chiesto. Si può limitare dalle impostazioni, ma non azzerare del tutto. È il prezzo (figurato) della comodità di avere ogni cosa integrata senza accessori esterni. A me non dà particolarmente fastidio, ma chi è allergico alla pubblicità dentro le interfacce è avvisato. Luminosità, rumore e gestione del calore: i numeri che contano davvero Tremila lumen ANSI sono tanti per un proiettore da salotto, e qui sta uno dei punti di forza più concreti di tutto il pacchetto. Cosa significa nella pratica? Significa che non sei schiavo del buio totale. Ho fatto la prova cattiva: pomeriggio, tapparelle abbassate ma non del tutto, con quella luce diffusa che entra dai bordi. Su una TV economica avresti un'immagine slavata. Qui invece il quadro reggeva, i colori restavano leggibili, il contrasto non collassava in una poltiglia grigia. Sia chiaro: il proiettore dà il suo meglio col buio, come tutti. Però la cosa interessante è che la luminosità dichiarata, per una volta, non sembra gonfiata in senso pessimistico. Anzi, in condizioni di luce ambientale media questo apparecchio buca lo spazio con una facilità che mi ha sorpreso. Per le partite della domenica pomeriggio, con gli amici e le tapparelle a metà, è perfetto. E qui torna utile il discorso sui LED: la luce è pulita, satura, senza quell'effetto lavato che avevano i vecchi modelli a lampada quando li spingevi. Sul fronte rumore, l'avevo anticipato in apertura: è silenzioso sul serio. Ventiquattro decibel in Eco, ventisei in modalità normale. Tradotto: durante un film a volume normale non lo senti proprio. Devi mettere pausa e avvicinare l'orecchio per cogliere la ventola. Per chi, come me, odia il ronzio di sottofondo che ti ricorda di stare guardando una macchina e non un film, è una benedizione. Il calore, come dicevo nel paragrafo sul design, è gestito bene. La ventilazione laterale evita di riscaldare lo spettatore seduto vicino, e dopo sessioni lunghe il guscio resta tiepido. Niente surriscaldamenti, niente spegnimenti improvvisi, niente di quei comportamenti nervosi che a volte affliggono i proiettori compatti quando li tieni accesi per ore. Una serata da quattro ore filate, tra cena e doppio film, l'ha retta senza un singhiozzo. Test sul campo: due settimane di film, partite e console Arriviamo al dunque, perché le specifiche sono una cosa e la vita reale è un'altra. Ho usato questo proiettore come fosse la mia TV principale per due settimane, in scenari diversi, cercando di metterlo in difficoltà. Cinema al buio. Il terzo giorno ho organizzato la serata seria: luci spente, parete bianca da centotrenta pollici, un film fotografato bene per stressare i neri e le ombre. La sensazione è stata, davvero, quella della sala. C'è qualcosa nella luce riflessa che una TV non ti dà mai, una morbidezza, una profondità di campo che ti risucchia dentro. Le scene diurne, luminose, erano spettacolari: colori pieni, dettaglio abbondante, una nitidezza che su quella diagonale non mi aspettavo così solida. Le scene notturne, invece, raccontano un'altra parte della storia, e ci torno tra poco perché lì c'è il limite fisiologico di questa tecnologia. Sport e movimento. Una domenica pomeriggio, partita in casa con un paio di amici. Qui entra in gioco la compensazione del movimento, il MEMC, e la modalità Sport dedicata. Il prato verde usciva brillante, vivo, e i movimenti rapidi della palla restavano puliti senza quella scia fastidiosa. La modalità Sport satura un filo i colori per dare quel look "da stadio in HD" che ad alcuni piace e ad altri no. Personalmente l'ho trovata azzeccata per il calcio, un po' troppo aggressiva per altri contenuti. Il bello è che il MEMC è regolabile su più livelli, quindi chi odia l'effetto "soap opera" lo può ammorbidire o spegnere del tutto. Nessuno si fa male, come si suol dire. Console. E qui mi sono divertito. Collegata la PS5 via HDMI, qualche aggiustamento alle impostazioni (consiglio spassionato: settate la console su uscita RGB pieno e HDR, non in automatico, altrimenti i colori escono un po' spenti) e via. La reattività è ottima, la latenza bassa si sente, il colpo arriva quando premi il tasto e non mezzo secondo dopo. Su un titolo sparatutto in prima persona la cosa fa una differenza enorme. Ho passato una notte intera (sì, lo ammetto, fino alle due) a giocare su una diagonale che mi faceva sentire dentro al gioco, e la fluidità non mi ha mai tradito. Quotidianità. Poi c'è l'uso di tutti i giorni, quello banale: la serie TV mentre cucino, il telegiornale, due video su YouTube. In questi scenari il proiettore si comporta come una TV qualsiasi, con la differenza che lo schermo è enorme. L'unica accortezza è la luce: di giorno pieno, con le finestre spalancate sul giardino dove Anubi corre dietro a non si sa cosa, l'immagine perde un po' di smalto. Ma basta socchiudere e torna tutto a posto. Diciamo che non sostituisce la TV in cucina alle dieci del mattino, ma per tutto il resto è un upgrade clamoroso. Una cosa che NON ho potuto testare a fondo, per onestà, è la resa su uno schermo dedicato ALR (quelli che respingono la luce ambientale). Ho usato la mia parete bianca, che va benissimo, ma con un telo tecnico il nero e l'HDR farebbero un altro salto. Su questo mi fido di quanto ho letto in giro e della logica: è un investimento ulteriore, ma chi vuole spremere il massimo dovrebbe metterlo in conto. La prova "casa reale". C'è poi un test che nessuna scheda tecnica racconta: come si comporta in una casa abitata, con la vita che scorre. Una sera ero seduto alla scrivania a finire del lavoro mentre in sottofondo, sul muro, scorreva un documentario. Ho cambiato stanza, sono tornato, mi sono spostato di lato per prendere un bicchiere d'acqua, e in nessun momento ho sentito il bisogno di gestire qualcosa. Read the full article
BenQ TK705i ho provato a portare la sala cinematografica nel mio salotto. Ecco com'è andata
La prima cosa che ho notato, la sera in cui l'ho acceso per la prima volta, non è stata l'immagine. È stato il silenzio. Mi aspettavo la solita ventola da asciugacapelli che caratterizza mezzo mercato dei proiettori, e invece niente: un fruscio leggero, quasi educato, mentre sul muro bianco del salotto prendeva forma un'immagine larga due metri abbondanti. Dafne, la mia pastore svizzero, ha sollevato la testa dal divano per tre secondi e poi è tornata a dormire. Buon segno. Vivo in una villa fuori Roma, dalle parti di Guidonia, e ho una parete in soggiorno che da anni mi guardava come a dire: e adesso?. Tante TV provate, qualche proiettore economico finito male, e la solita verità che chi mastica un po' di home cinema conosce bene: per avere davvero l'effetto sala serve la luce riflessa, non la luce emessa. Una TV da cento pollici non esiste a prezzi umani, e comunque non darebbe quella sensazione di stare dentro al film. Un proiettore sì. Il BenQ TK705i arriva proprio in quel punto del mercato dove le cose si fanno interessanti. Non è il giocattolo da trecento euro che proietta una poltiglia luminosa, e non è nemmeno il mostro da quattro o cinquemila euro per puristi con la stanza dedicata e le pareti nere. Sta nel mezzo. Promette 4K, Google TV a bordo, installazione automatica, gaming a bassa latenza e tremila lumen di luminosità. Sulla carta sembra il coltellino svizzero del salotto. Ma funziona, o è il solito elenco di feature che si sgonfiano alla prova dei fatti? L'ho tenuto sotto torchio per un paio di settimane buone, tra film a tarda sera, partite, sessioni alla PS5 e qualche pomeriggio con le tapparelle solo socchiuse. Mettiamoci comodi. Una premessa, perché ci tengo. Non sono uno che si emoziona facilmente davanti alle schede tecniche. Ne ho viste passare tante, di promesse, e ho imparato a diffidare dei numeri urlati sulle confezioni. Quello che mi interessa è una domanda sola: alla fine di una giornata, quando mi siedo sul divano stanco, questo affare mi fa stare bene o mi fa litigare? È con questo metro che l'ho giudicato. Niente fanboyismo, niente demolizioni gratuite. Solo l'esperienza di chi se lo è portato a casa e ci ha convissuto. Attualmente è disponibile per l'acquisto su Amazon Italia. Unboxing: essenziale, ma non tirchio Scatola compatta, più leggera di quanto immaginassi. Dentro, il necessario e poco altro: il proiettore avvolto in un panno morbido, il telecomando, l'alimentazione, un paio di manualetti che ovviamente non ho letto (e chi li legge). Niente custodia, niente cavo HDMI in dotazione, niente fronzoli da regalo di Natale. C'è da dire una cosa, però. La sensazione, aprendo, non è quella della confezione povera. Il telecomando ha un suo peso, anche se ci torno dopo perché su quello ho un appunto. Il proiettore, appena lo prendi in mano, comunica solidità: poco meno di quattro chili, ben distribuiti, niente plasticaccia che scricchiola. Lo appoggi sul tavolino e sta lì, fermo, senza dare quell'impressione di leggerezza nervosa di certi modellini. La dotazione, a conti fatti, è sufficiente per chi vuole partire subito. Avrei gradito almeno un cavo HDMI nella confezione, a questo prezzo, ma è un peccato veniale: chiunque compri un apparecchio del genere un cavo decente ce l'ha già nel cassetto. Il packaging fa il suo dovere, protegge bene, e il mio sample è arrivato senza un graffio nonostante il corriere lo abbia trattato come un pacco di pasta. Insomma: niente wow da unboxing, ma nemmeno delusione. Si va al sodo, e va benissimo così. Una cosa che ho apprezzato fin da subito: il primo avvio è guidato e veloce. Colleghi l'alimentazione, parte la procedura di configurazione di Google TV, accoppi il telefono per inserire le credenziali senza dover digitare lettera per lettera col telecomando (chi ha mai inserito una password di Netflix con le frecce sa di cosa parlo), e in pochi minuti sei operativo. Niente nottate passate a litigare con i menu. Questa filosofia del "pronto all'uso" la ritrovi in ogni angolo del prodotto, e ammetto che all'inizio ero scettico, perché di solito "facile" fa rima con "limitato". Qui invece la facilità non taglia le funzioni avanzate, le nasconde e basta finché non le cerchi. Design e costruzione: finalmente un proiettore che non sembra un router industriale Ecco, questo. Per anni i proiettori da casa hanno avuto l'estetica del fax aziendale: scatoloni neri, griglie minacciose, quel vibe da ufficio del 2004. Il TK705i rompe lo schema, e lo fa con gusto. La scocca è di un bianco caldo, opaco, con una finitura quasi tessile sulla bocchetta laterale di ventilazione. BenQ dice di essersi ispirata alla luce che filtra tra le foglie. Sarà marketing, ma il risultato è un oggetto che in salotto ci sta bene davvero, non lo devi nascondere. Le dimensioni sono contenute, sui ventidue centimetri di larghezza, e la forma tende al cubico morbido che ormai va di moda. La cosa che mi ha colpito è la cura dei dettagli pratici: ci sono i fori per il montaggio a soffitto già integrati, i piedini regolabili in altezza per allinearlo al volo, e (questa l'ho apprezzata) più attacchi per treppiede con compatibilità a vite universale. Significa che lo puoi piazzare su una mensola, capovolto, a soffitto, su un treppiede fotografico, come ti pare. Versatilità vera, non da brochure. I materiali trasmettono qualità percepita alta. Le fughe tra i pannelli sono strette, regolari, niente parti che ballano. La griglia di aerazione è posizionata in modo intelligente, lateralmente, così l'aria calda non ti sputa addosso quando sei seduto di fianco. E scalda poco, comunque: dopo due ore di film il guscio era appena tiepido al tatto, niente di preoccupante. Una nota meno entusiasta sul telecomando. Funziona, ha i tasti giusti, retroilluminazione assente ma pazienza. Però la plastica è quella economica, leggerina, con un click dei pulsanti un po' gommoso che stona col resto. Sembra preso da un altro prodotto, di fascia inferiore. Non è un dramma (tanto poi lo gestisci dall'app o dalla voce), ma in un oggetto curato come questo l'occhio cade subito sull'anello debole. Vabbè. Specifiche tecniche Tecnologia di proiezione DLP single-chip 0,47" con pixel shifting a 4 posizioni Risoluzione su schermo 3840 x 2160 (4K UHD) Sorgente luminosa LED (sistema 4LED), durata 20.000 ore / 30.000 ore in Eco Luminosità dichiarata 3.000 ANSI lumen Rapporto di contrasto 600.000:1 dinamico Profondità colore / gamut 10 bit, 98% Rec.709 Supporto HDR HDR10, HDR10+, HLG Ottica Zoom ottico 1,3x motorizzato, fuoco motorizzato Rapporto di tiro da 1,00:1 a 1,30:1 Diagonale immagine fino a 150" (range utile da circa 50") Distanza di proiezione circa 3,3 / 4,3 m per le diagonali maggiori Sistema operativo Google TV integrato (Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+) Ingressi video 2x HDMI 2.0 (HDCP 2.2), con ALLM Altre porte USB-A, USB-C con Power Delivery fino a 30W, uscita audio mini-jack, trigger 12V Connettività wireless Wi-Fi 6 dual band, Bluetooth 5.2, Google Cast, AirPlay Audio integrato 2 altoparlanti da 8W, supporto eARC e Bluetooth out Input lag fino a 5 ms dichiarato (4K/60 e 1080p/60) Rumorosità 26 dB / 24 dB in Eco Peso circa 3,8 kg Garanzia 3 anni Prezzo di listino Italia 1.399 euro La tecnologia dietro l'immagine: 4LED e quel "4K" che merita una spiegazione Facciamo un passo indietro, perché qui c'è una cosa importante da capire e troppi la nascondono sotto il tappeto. Il cuore di questo proiettore è un chip DLP da 0,47 pollici, lo stesso formato che si trova in tantissimi modelli di questa fascia. Quel chip, di suo, non è nativamente 4K: ha una matrice di micro-specchi che, in pratica, viene "spostata" elettronicamente quattro volte per ogni fotogramma. È il famoso pixel shifting. Il risultato sullo schermo sono effettivamente 3840 per 2160 pixel, quindi un'immagine in 4K UHD a tutti gli effetti percepibili. Ma tecnicamente non è un pannello con otto milioni di specchi fisici. Vi sto annoiando? Forse. Però il punto è questo: nella pratica, a un metro e mezzo o due dal muro, la differenza tra questo sistema e un fantomatico 4K "vero" non la coglie nessuno. La nitidezza c'è, i dettagli fini ci sono, i bordi sono puliti anche su una diagonale da centotrenta pollici. Ho proiettato qualche documentario naturalistico (il pelo degli animali è sempre il test impietoso per la definizione) e il livello di dettaglio mi ha convinto. Non è marketing gonfiato: si vede bene, punto. L'altra chicca tecnica sta nella sorgente luminosa. Niente lampada tradizionale da sostituire ogni tot ore, e qui parliamo di un sistema 4LED. In soldoni: ai tre LED classici (rosso, verde, blu) se ne aggiunge un secondo blu, che serve a spingere lo spettro del verde e quindi ad alzare la luminosità complessiva senza sacrificare la resa cromatica. È un trucco intelligente, perché i LED tendono a peccare proprio sul verde, e questo è il motivo per cui i colori escono vivaci ma non finti. La durata dichiarata è di ventimila ore in modalità normale, che diventano trentamila in Eco. Tradotto in vita reale: se lo usi tre ore al giorno tutti i santi giorni, parliamo di quasi vent'anni prima di vedere un calo significativo. Di fatto, è un componente che non sostituirai mai. E rispetto alle vecchie lampade, che si spegnevano impallidendo mese dopo mese, qui la luminosità resta stabile nel tempo. Mica male. Google TV: l'interfaccia che non ti fa rimpiangere lo stick esterno Ok, parliamo di software, perché su questo fronte tanti proiettori smart fanno una figura barbina. Il TK705i monta Google TV direttamente a bordo, e (questa è la notizia) lo fa con un processore che non arranca. Mi spiego meglio: una delle cose che mi manda ai matti nei dispositivi smart, proiettori e anche certe TV, è la lentezza dei menu. Quel mezzo secondo di esitazione a ogni clic che ti fa venire voglia di tirare il telecomando contro il muro. Qui invece la navigazione fila liscia. Apri Netflix, scorri le copertine, entri in un film, torni indietro, cambi app: zero impuntamenti. Il sistema è reattivo come ci si aspetterebbe da un buon TV box dedicato, non da un'elettronica infilata dentro un proiettore quasi per dovere. E ovviamente ci sono tutte le app che contano: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+, più l'integrazione con Google Assistant per la ricerca vocale. Niente stick HDMI da attaccare, niente telecomandi doppi. Accendi e guardi. Una sera, verso le undici, avevo voglia di rivedermi una scena precisa di un film ma non ricordavo il titolo. Ho premuto il tasto del microfono, ho descritto la trama a voce a metà tra l'italiano e il gesto della mano (inutile, tanto non mi vedeva), e l'Assistant me l'ha tirato fuori al primo colpo. Piccole comodità che a fine giornata fanno la differenza. C'è anche un'app companion, la SmartRemote di BenQ, che dopo il primo abbinamento ti permette di controllare tutto dal telefono: accendere, lanciare le app, regolare luminosità e correzione trapezoidale. Funziona via connessione diretta, senza passare per il Wi-Fi di casa, quindi niente hotspot da configurare. L'ho usata soprattutto per i settaggi fini, dove digitare sul telecomando è scomodo. Non è perfetta, ogni tanto perde il collegamento e va riaperta, ma nel complesso fa il suo dovere. Detto questo, l'esperienza standard col telecomando fisico è già abbastanza buona da non rendere l'app indispensabile. Netflix, YouTube e le serate sul divano: la prova streaming Visto che è lì che passo la maggior parte del tempo, allo streaming dedico un capitolo a parte. Perché un conto è proiettare un segnale pulito da console o da lettore, un altro è vivere il proiettore come lo vive il novanta per cento delle persone: aprendo Netflix la sera e lasciandosi andare. Partiamo proprio da Netflix, che qui gira in modo ufficiale e certificato, niente trucchetti o app caricate di lato come succedeva con tanti proiettori del passato. Apri l'applicazione, scegli il profilo (io ho il mio, e poi c'è quello dei film che nessuno in casa ammette di guardare), e parti. Lo streaming in 4K con HDR funziona davvero: i contenuti marcati Ultra HD si vedono nitidi, dettagliati, con quella pulizia che ti aspetti da una sorgente di qualità. Una sera ho iniziato una serie crime nuova, di quelle fotografate cupe, fatte apposta per mettere in crisi i proiettori. Bene, sul muro reggeva: i volti nelle scene poco illuminate restavano leggibili, e i dialoghi (via soundbar, che ormai do per scontata) erano chiari e pieni. La fluidità del caricamento merita una parola. Grazie al Wi-Fi 6, nella mia rete di casa non ho mai visto un buffering serio. La qualità saliva al massimo in un paio di secondi e ci restava inchiodata. Anche saltando avanti e indietro nel timeline, niente di quei fastidiosi cali di risoluzione a blocchi che capitano con connessioni ballerine. E sì, la mia rete è parecchio affollata di dispositivi (tra automazioni e gingilli vari ho perso il conto da un pezzo), eppure il proiettore non ha mai fatto i capricci. Streaming stabile, punto. YouTube è un altro pezzo di vita quotidiana, e il discorso si ripete: app reattiva, 4K dove disponibile, zero attese. Mi è capitato di guardare un documentario di viaggio in altissima definizione, di quelli con i droni che planano sopra le montagne, e l'impatto su una diagonale così grande è un'altra cosa rispetto a uno schermo normale. Ti viene voglia di mettere via il telefono e basta. Stare lì, e guardare. Un dettaglio che non tutti considerano: la possibilità di mandare l'audio in cuffia via Bluetooth. La notte, quando in casa dormono tutti e io voglio finire l'episodio, collego le cuffie wireless e guardo in silenzio assoluto, con lo schermo gigante davanti agli occhi. È una di quelle comodità che scopri per caso e poi non molli più. Da solo, a tarda sera, con Anubi acciambellato ai piedi del divano e il resto della casa al buio: ecco, quello è diventato uno dei miei momenti preferiti della giornata. Una piccola nota meno entusiasta, perché la onestà prima di tutto. Come tutti i sistemi Google TV, ogni tanto la schermata principale ti propina suggerimenti e righe promozionali che non hai chiesto. Si può limitare dalle impostazioni, ma non azzerare del tutto. È il prezzo (figurato) della comodità di avere ogni cosa integrata senza accessori esterni. A me non dà particolarmente fastidio, ma chi è allergico alla pubblicità dentro le interfacce è avvisato. Luminosità, rumore e gestione del calore: i numeri che contano davvero Tremila lumen ANSI sono tanti per un proiettore da salotto, e qui sta uno dei punti di forza più concreti di tutto il pacchetto. Cosa significa nella pratica? Significa che non sei schiavo del buio totale. Ho fatto la prova cattiva: pomeriggio, tapparelle abbassate ma non del tutto, con quella luce diffusa che entra dai bordi. Su una TV economica avresti un'immagine slavata. Qui invece il quadro reggeva, i colori restavano leggibili, il contrasto non collassava in una poltiglia grigia. Sia chiaro: il proiettore dà il suo meglio col buio, come tutti. Però la cosa interessante è che la luminosità dichiarata, per una volta, non sembra gonfiata in senso pessimistico. Anzi, in condizioni di luce ambientale media questo apparecchio buca lo spazio con una facilità che mi ha sorpreso. Per le partite della domenica pomeriggio, con gli amici e le tapparelle a metà, è perfetto. E qui torna utile il discorso sui LED: la luce è pulita, satura, senza quell'effetto lavato che avevano i vecchi modelli a lampada quando li spingevi. Sul fronte rumore, l'avevo anticipato in apertura: è silenzioso sul serio. Ventiquattro decibel in Eco, ventisei in modalità normale. Tradotto: durante un film a volume normale non lo senti proprio. Devi mettere pausa e avvicinare l'orecchio per cogliere la ventola. Per chi, come me, odia il ronzio di sottofondo che ti ricorda di stare guardando una macchina e non un film, è una benedizione. Il calore, come dicevo nel paragrafo sul design, è gestito bene. La ventilazione laterale evita di riscaldare lo spettatore seduto vicino, e dopo sessioni lunghe il guscio resta tiepido. Niente surriscaldamenti, niente spegnimenti improvvisi, niente di quei comportamenti nervosi che a volte affliggono i proiettori compatti quando li tieni accesi per ore. Una serata da quattro ore filate, tra cena e doppio film, l'ha retta senza un singhiozzo. Test sul campo: due settimane di film, partite e console Arriviamo al dunque, perché le specifiche sono una cosa e la vita reale è un'altra. Ho usato questo proiettore come fosse la mia TV principale per due settimane, in scenari diversi, cercando di metterlo in difficoltà. Cinema al buio. Il terzo giorno ho organizzato la serata seria: luci spente, parete bianca da centotrenta pollici, un film fotografato bene per stressare i neri e le ombre. La sensazione è stata, davvero, quella della sala. C'è qualcosa nella luce riflessa che una TV non ti dà mai, una morbidezza, una profondità di campo che ti risucchia dentro. Le scene diurne, luminose, erano spettacolari: colori pieni, dettaglio abbondante, una nitidezza che su quella diagonale non mi aspettavo così solida. Le scene notturne, invece, raccontano un'altra parte della storia, e ci torno tra poco perché lì c'è il limite fisiologico di questa tecnologia. Sport e movimento. Una domenica pomeriggio, partita in casa con un paio di amici. Qui entra in gioco la compensazione del movimento, il MEMC, e la modalità Sport dedicata. Il prato verde usciva brillante, vivo, e i movimenti rapidi della palla restavano puliti senza quella scia fastidiosa. La modalità Sport satura un filo i colori per dare quel look "da stadio in HD" che ad alcuni piace e ad altri no. Personalmente l'ho trovata azzeccata per il calcio, un po' troppo aggressiva per altri contenuti. Il bello è che il MEMC è regolabile su più livelli, quindi chi odia l'effetto "soap opera" lo può ammorbidire o spegnere del tutto. Nessuno si fa male, come si suol dire. Console. E qui mi sono divertito. Collegata la PS5 via HDMI, qualche aggiustamento alle impostazioni (consiglio spassionato: settate la console su uscita RGB pieno e HDR, non in automatico, altrimenti i colori escono un po' spenti) e via. La reattività è ottima, la latenza bassa si sente, il colpo arriva quando premi il tasto e non mezzo secondo dopo. Su un titolo sparatutto in prima persona la cosa fa una differenza enorme. Ho passato una notte intera (sì, lo ammetto, fino alle due) a giocare su una diagonale che mi faceva sentire dentro al gioco, e la fluidità non mi ha mai tradito. Quotidianità. Poi c'è l'uso di tutti i giorni, quello banale: la serie TV mentre cucino, il telegiornale, due video su YouTube. In questi scenari il proiettore si comporta come una TV qualsiasi, con la differenza che lo schermo è enorme. L'unica accortezza è la luce: di giorno pieno, con le finestre spalancate sul giardino dove Anubi corre dietro a non si sa cosa, l'immagine perde un po' di smalto. Ma basta socchiudere e torna tutto a posto. Diciamo che non sostituisce la TV in cucina alle dieci del mattino, ma per tutto il resto è un upgrade clamoroso. Una cosa che NON ho potuto testare a fondo, per onestà, è la resa su uno schermo dedicato ALR (quelli che respingono la luce ambientale). Ho usato la mia parete bianca, che va benissimo, ma con un telo tecnico il nero e l'HDR farebbero un altro salto. Su questo mi fido di quanto ho letto in giro e della logica: è un investimento ulteriore, ma chi vuole spremere il massimo dovrebbe metterlo in conto. La prova "casa reale". C'è poi un test che nessuna scheda tecnica racconta: come si comporta in una casa abitata, con la vita che scorre. Una sera ero seduto alla scrivania a finire del lavoro mentre in sottofondo, sul muro, scorreva un documentario. Ho cambiato stanza, sono tornato, mi sono spostato di lato per prendere un bicchiere d'acqua, e in nessun momento ho sentito il bisogno di gestire qualcosa. Read the full article
BenQ TK705i ho provato a portare la sala cinematografica nel mio salotto. Ecco com'è andata
La prima cosa che ho notato, la sera in cui l'ho acceso per la prima volta, non è stata l'immagine. È stato il silenzio. Mi aspettavo la solita ventola da asciugacapelli che caratterizza mezzo mercato dei proiettori, e invece niente: un fruscio leggero, quasi educato, mentre sul muro bianco del salotto prendeva forma un'immagine larga due metri abbondanti. Dafne, la mia pastore svizzero, ha sollevato la testa dal divano per tre secondi e poi è tornata a dormire. Buon segno. Vivo in una villa fuori Roma, dalle parti di Guidonia, e ho una parete in soggiorno che da anni mi guardava come a dire: e adesso?. Tante TV provate, qualche proiettore economico finito male, e la solita verità che chi mastica un po' di home cinema conosce bene: per avere davvero l'effetto sala serve la luce riflessa, non la luce emessa. Una TV da cento pollici non esiste a prezzi umani, e comunque non darebbe quella sensazione di stare dentro al film. Un proiettore sì. Il BenQ TK705i arriva proprio in quel punto del mercato dove le cose si fanno interessanti. Non è il giocattolo da trecento euro che proietta una poltiglia luminosa, e non è nemmeno il mostro da quattro o cinquemila euro per puristi con la stanza dedicata e le pareti nere. Sta nel mezzo. Promette 4K, Google TV a bordo, installazione automatica, gaming a bassa latenza e tremila lumen di luminosità. Sulla carta sembra il coltellino svizzero del salotto. Ma funziona, o è il solito elenco di feature che si sgonfiano alla prova dei fatti? L'ho tenuto sotto torchio per un paio di settimane buone, tra film a tarda sera, partite, sessioni alla PS5 e qualche pomeriggio con le tapparelle solo socchiuse. Mettiamoci comodi. Una premessa, perché ci tengo. Non sono uno che si emoziona facilmente davanti alle schede tecniche. Ne ho viste passare tante, di promesse, e ho imparato a diffidare dei numeri urlati sulle confezioni. Quello che mi interessa è una domanda sola: alla fine di una giornata, quando mi siedo sul divano stanco, questo affare mi fa stare bene o mi fa litigare? È con questo metro che l'ho giudicato. Niente fanboyismo, niente demolizioni gratuite. Solo l'esperienza di chi se lo è portato a casa e ci ha convissuto. Attualmente è disponibile per l'acquisto su Amazon Italia. Unboxing: essenziale, ma non tirchio Scatola compatta, più leggera di quanto immaginassi. Dentro, il necessario e poco altro: il proiettore avvolto in un panno morbido, il telecomando, l'alimentazione, un paio di manualetti che ovviamente non ho letto (e chi li legge). Niente custodia, niente cavo HDMI in dotazione, niente fronzoli da regalo di Natale. C'è da dire una cosa, però. La sensazione, aprendo, non è quella della confezione povera. Il telecomando ha un suo peso, anche se ci torno dopo perché su quello ho un appunto. Il proiettore, appena lo prendi in mano, comunica solidità: poco meno di quattro chili, ben distribuiti, niente plasticaccia che scricchiola. Lo appoggi sul tavolino e sta lì, fermo, senza dare quell'impressione di leggerezza nervosa di certi modellini. La dotazione, a conti fatti, è sufficiente per chi vuole partire subito. Avrei gradito almeno un cavo HDMI nella confezione, a questo prezzo, ma è un peccato veniale: chiunque compri un apparecchio del genere un cavo decente ce l'ha già nel cassetto. Il packaging fa il suo dovere, protegge bene, e il mio sample è arrivato senza un graffio nonostante il corriere lo abbia trattato come un pacco di pasta. Insomma: niente wow da unboxing, ma nemmeno delusione. Si va al sodo, e va benissimo così. Una cosa che ho apprezzato fin da subito: il primo avvio è guidato e veloce. Colleghi l'alimentazione, parte la procedura di configurazione di Google TV, accoppi il telefono per inserire le credenziali senza dover digitare lettera per lettera col telecomando (chi ha mai inserito una password di Netflix con le frecce sa di cosa parlo), e in pochi minuti sei operativo. Niente nottate passate a litigare con i menu. Questa filosofia del "pronto all'uso" la ritrovi in ogni angolo del prodotto, e ammetto che all'inizio ero scettico, perché di solito "facile" fa rima con "limitato". Qui invece la facilità non taglia le funzioni avanzate, le nasconde e basta finché non le cerchi. Design e costruzione: finalmente un proiettore che non sembra un router industriale Ecco, questo. Per anni i proiettori da casa hanno avuto l'estetica del fax aziendale: scatoloni neri, griglie minacciose, quel vibe da ufficio del 2004. Il TK705i rompe lo schema, e lo fa con gusto. La scocca è di un bianco caldo, opaco, con una finitura quasi tessile sulla bocchetta laterale di ventilazione. BenQ dice di essersi ispirata alla luce che filtra tra le foglie. Sarà marketing, ma il risultato è un oggetto che in salotto ci sta bene davvero, non lo devi nascondere. Le dimensioni sono contenute, sui ventidue centimetri di larghezza, e la forma tende al cubico morbido che ormai va di moda. La cosa che mi ha colpito è la cura dei dettagli pratici: ci sono i fori per il montaggio a soffitto già integrati, i piedini regolabili in altezza per allinearlo al volo, e (questa l'ho apprezzata) più attacchi per treppiede con compatibilità a vite universale. Significa che lo puoi piazzare su una mensola, capovolto, a soffitto, su un treppiede fotografico, come ti pare. Versatilità vera, non da brochure. I materiali trasmettono qualità percepita alta. Le fughe tra i pannelli sono strette, regolari, niente parti che ballano. La griglia di aerazione è posizionata in modo intelligente, lateralmente, così l'aria calda non ti sputa addosso quando sei seduto di fianco. E scalda poco, comunque: dopo due ore di film il guscio era appena tiepido al tatto, niente di preoccupante. Una nota meno entusiasta sul telecomando. Funziona, ha i tasti giusti, retroilluminazione assente ma pazienza. Però la plastica è quella economica, leggerina, con un click dei pulsanti un po' gommoso che stona col resto. Sembra preso da un altro prodotto, di fascia inferiore. Non è un dramma (tanto poi lo gestisci dall'app o dalla voce), ma in un oggetto curato come questo l'occhio cade subito sull'anello debole. Vabbè. Specifiche tecniche Tecnologia di proiezione DLP single-chip 0,47" con pixel shifting a 4 posizioni Risoluzione su schermo 3840 x 2160 (4K UHD) Sorgente luminosa LED (sistema 4LED), durata 20.000 ore / 30.000 ore in Eco Luminosità dichiarata 3.000 ANSI lumen Rapporto di contrasto 600.000:1 dinamico Profondità colore / gamut 10 bit, 98% Rec.709 Supporto HDR HDR10, HDR10+, HLG Ottica Zoom ottico 1,3x motorizzato, fuoco motorizzato Rapporto di tiro da 1,00:1 a 1,30:1 Diagonale immagine fino a 150" (range utile da circa 50") Distanza di proiezione circa 3,3 / 4,3 m per le diagonali maggiori Sistema operativo Google TV integrato (Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+) Ingressi video 2x HDMI 2.0 (HDCP 2.2), con ALLM Altre porte USB-A, USB-C con Power Delivery fino a 30W, uscita audio mini-jack, trigger 12V Connettività wireless Wi-Fi 6 dual band, Bluetooth 5.2, Google Cast, AirPlay Audio integrato 2 altoparlanti da 8W, supporto eARC e Bluetooth out Input lag fino a 5 ms dichiarato (4K/60 e 1080p/60) Rumorosità 26 dB / 24 dB in Eco Peso circa 3,8 kg Garanzia 3 anni Prezzo di listino Italia 1.399 euro La tecnologia dietro l'immagine: 4LED e quel "4K" che merita una spiegazione Facciamo un passo indietro, perché qui c'è una cosa importante da capire e troppi la nascondono sotto il tappeto. Il cuore di questo proiettore è un chip DLP da 0,47 pollici, lo stesso formato che si trova in tantissimi modelli di questa fascia. Quel chip, di suo, non è nativamente 4K: ha una matrice di micro-specchi che, in pratica, viene "spostata" elettronicamente quattro volte per ogni fotogramma. È il famoso pixel shifting. Il risultato sullo schermo sono effettivamente 3840 per 2160 pixel, quindi un'immagine in 4K UHD a tutti gli effetti percepibili. Ma tecnicamente non è un pannello con otto milioni di specchi fisici. Vi sto annoiando? Forse. Però il punto è questo: nella pratica, a un metro e mezzo o due dal muro, la differenza tra questo sistema e un fantomatico 4K "vero" non la coglie nessuno. La nitidezza c'è, i dettagli fini ci sono, i bordi sono puliti anche su una diagonale da centotrenta pollici. Ho proiettato qualche documentario naturalistico (il pelo degli animali è sempre il test impietoso per la definizione) e il livello di dettaglio mi ha convinto. Non è marketing gonfiato: si vede bene, punto. L'altra chicca tecnica sta nella sorgente luminosa. Niente lampada tradizionale da sostituire ogni tot ore, e qui parliamo di un sistema 4LED. In soldoni: ai tre LED classici (rosso, verde, blu) se ne aggiunge un secondo blu, che serve a spingere lo spettro del verde e quindi ad alzare la luminosità complessiva senza sacrificare la resa cromatica. È un trucco intelligente, perché i LED tendono a peccare proprio sul verde, e questo è il motivo per cui i colori escono vivaci ma non finti. La durata dichiarata è di ventimila ore in modalità normale, che diventano trentamila in Eco. Tradotto in vita reale: se lo usi tre ore al giorno tutti i santi giorni, parliamo di quasi vent'anni prima di vedere un calo significativo. Di fatto, è un componente che non sostituirai mai. E rispetto alle vecchie lampade, che si spegnevano impallidendo mese dopo mese, qui la luminosità resta stabile nel tempo. Mica male. Google TV: l'interfaccia che non ti fa rimpiangere lo stick esterno Ok, parliamo di software, perché su questo fronte tanti proiettori smart fanno una figura barbina. Il TK705i monta Google TV direttamente a bordo, e (questa è la notizia) lo fa con un processore che non arranca. Mi spiego meglio: una delle cose che mi manda ai matti nei dispositivi smart, proiettori e anche certe TV, è la lentezza dei menu. Quel mezzo secondo di esitazione a ogni clic che ti fa venire voglia di tirare il telecomando contro il muro. Qui invece la navigazione fila liscia. Apri Netflix, scorri le copertine, entri in un film, torni indietro, cambi app: zero impuntamenti. Il sistema è reattivo come ci si aspetterebbe da un buon TV box dedicato, non da un'elettronica infilata dentro un proiettore quasi per dovere. E ovviamente ci sono tutte le app che contano: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+, più l'integrazione con Google Assistant per la ricerca vocale. Niente stick HDMI da attaccare, niente telecomandi doppi. Accendi e guardi. Una sera, verso le undici, avevo voglia di rivedermi una scena precisa di un film ma non ricordavo il titolo. Ho premuto il tasto del microfono, ho descritto la trama a voce a metà tra l'italiano e il gesto della mano (inutile, tanto non mi vedeva), e l'Assistant me l'ha tirato fuori al primo colpo. Piccole comodità che a fine giornata fanno la differenza. C'è anche un'app companion, la SmartRemote di BenQ, che dopo il primo abbinamento ti permette di controllare tutto dal telefono: accendere, lanciare le app, regolare luminosità e correzione trapezoidale. Funziona via connessione diretta, senza passare per il Wi-Fi di casa, quindi niente hotspot da configurare. L'ho usata soprattutto per i settaggi fini, dove digitare sul telecomando è scomodo. Non è perfetta, ogni tanto perde il collegamento e va riaperta, ma nel complesso fa il suo dovere. Detto questo, l'esperienza standard col telecomando fisico è già abbastanza buona da non rendere l'app indispensabile. Netflix, YouTube e le serate sul divano: la prova streaming Visto che è lì che passo la maggior parte del tempo, allo streaming dedico un capitolo a parte. Perché un conto è proiettare un segnale pulito da console o da lettore, un altro è vivere il proiettore come lo vive il novanta per cento delle persone: aprendo Netflix la sera e lasciandosi andare. Partiamo proprio da Netflix, che qui gira in modo ufficiale e certificato, niente trucchetti o app caricate di lato come succedeva con tanti proiettori del passato. Apri l'applicazione, scegli il profilo (io ho il mio, e poi c'è quello dei film che nessuno in casa ammette di guardare), e parti. Lo streaming in 4K con HDR funziona davvero: i contenuti marcati Ultra HD si vedono nitidi, dettagliati, con quella pulizia che ti aspetti da una sorgente di qualità. Una sera ho iniziato una serie crime nuova, di quelle fotografate cupe, fatte apposta per mettere in crisi i proiettori. Bene, sul muro reggeva: i volti nelle scene poco illuminate restavano leggibili, e i dialoghi (via soundbar, che ormai do per scontata) erano chiari e pieni. La fluidità del caricamento merita una parola. Grazie al Wi-Fi 6, nella mia rete di casa non ho mai visto un buffering serio. La qualità saliva al massimo in un paio di secondi e ci restava inchiodata. Anche saltando avanti e indietro nel timeline, niente di quei fastidiosi cali di risoluzione a blocchi che capitano con connessioni ballerine. E sì, la mia rete è parecchio affollata di dispositivi (tra automazioni e gingilli vari ho perso il conto da un pezzo), eppure il proiettore non ha mai fatto i capricci. Streaming stabile, punto. YouTube è un altro pezzo di vita quotidiana, e il discorso si ripete: app reattiva, 4K dove disponibile, zero attese. Mi è capitato di guardare un documentario di viaggio in altissima definizione, di quelli con i droni che planano sopra le montagne, e l'impatto su una diagonale così grande è un'altra cosa rispetto a uno schermo normale. Ti viene voglia di mettere via il telefono e basta. Stare lì, e guardare. Un dettaglio che non tutti considerano: la possibilità di mandare l'audio in cuffia via Bluetooth. La notte, quando in casa dormono tutti e io voglio finire l'episodio, collego le cuffie wireless e guardo in silenzio assoluto, con lo schermo gigante davanti agli occhi. È una di quelle comodità che scopri per caso e poi non molli più. Da solo, a tarda sera, con Anubi acciambellato ai piedi del divano e il resto della casa al buio: ecco, quello è diventato uno dei miei momenti preferiti della giornata. Una piccola nota meno entusiasta, perché la onestà prima di tutto. Come tutti i sistemi Google TV, ogni tanto la schermata principale ti propina suggerimenti e righe promozionali che non hai chiesto. Si può limitare dalle impostazioni, ma non azzerare del tutto. È il prezzo (figurato) della comodità di avere ogni cosa integrata senza accessori esterni. A me non dà particolarmente fastidio, ma chi è allergico alla pubblicità dentro le interfacce è avvisato. Luminosità, rumore e gestione del calore: i numeri che contano davvero Tremila lumen ANSI sono tanti per un proiettore da salotto, e qui sta uno dei punti di forza più concreti di tutto il pacchetto. Cosa significa nella pratica? Significa che non sei schiavo del buio totale. Ho fatto la prova cattiva: pomeriggio, tapparelle abbassate ma non del tutto, con quella luce diffusa che entra dai bordi. Su una TV economica avresti un'immagine slavata. Qui invece il quadro reggeva, i colori restavano leggibili, il contrasto non collassava in una poltiglia grigia. Sia chiaro: il proiettore dà il suo meglio col buio, come tutti. Però la cosa interessante è che la luminosità dichiarata, per una volta, non sembra gonfiata in senso pessimistico. Anzi, in condizioni di luce ambientale media questo apparecchio buca lo spazio con una facilità che mi ha sorpreso. Per le partite della domenica pomeriggio, con gli amici e le tapparelle a metà, è perfetto. E qui torna utile il discorso sui LED: la luce è pulita, satura, senza quell'effetto lavato che avevano i vecchi modelli a lampada quando li spingevi. Sul fronte rumore, l'avevo anticipato in apertura: è silenzioso sul serio. Ventiquattro decibel in Eco, ventisei in modalità normale. Tradotto: durante un film a volume normale non lo senti proprio. Devi mettere pausa e avvicinare l'orecchio per cogliere la ventola. Per chi, come me, odia il ronzio di sottofondo che ti ricorda di stare guardando una macchina e non un film, è una benedizione. Il calore, come dicevo nel paragrafo sul design, è gestito bene. La ventilazione laterale evita di riscaldare lo spettatore seduto vicino, e dopo sessioni lunghe il guscio resta tiepido. Niente surriscaldamenti, niente spegnimenti improvvisi, niente di quei comportamenti nervosi che a volte affliggono i proiettori compatti quando li tieni accesi per ore. Una serata da quattro ore filate, tra cena e doppio film, l'ha retta senza un singhiozzo. Test sul campo: due settimane di film, partite e console Arriviamo al dunque, perché le specifiche sono una cosa e la vita reale è un'altra. Ho usato questo proiettore come fosse la mia TV principale per due settimane, in scenari diversi, cercando di metterlo in difficoltà. Cinema al buio. Il terzo giorno ho organizzato la serata seria: luci spente, parete bianca da centotrenta pollici, un film fotografato bene per stressare i neri e le ombre. La sensazione è stata, davvero, quella della sala. C'è qualcosa nella luce riflessa che una TV non ti dà mai, una morbidezza, una profondità di campo che ti risucchia dentro. Le scene diurne, luminose, erano spettacolari: colori pieni, dettaglio abbondante, una nitidezza che su quella diagonale non mi aspettavo così solida. Le scene notturne, invece, raccontano un'altra parte della storia, e ci torno tra poco perché lì c'è il limite fisiologico di questa tecnologia. Sport e movimento. Una domenica pomeriggio, partita in casa con un paio di amici. Qui entra in gioco la compensazione del movimento, il MEMC, e la modalità Sport dedicata. Il prato verde usciva brillante, vivo, e i movimenti rapidi della palla restavano puliti senza quella scia fastidiosa. La modalità Sport satura un filo i colori per dare quel look "da stadio in HD" che ad alcuni piace e ad altri no. Personalmente l'ho trovata azzeccata per il calcio, un po' troppo aggressiva per altri contenuti. Il bello è che il MEMC è regolabile su più livelli, quindi chi odia l'effetto "soap opera" lo può ammorbidire o spegnere del tutto. Nessuno si fa male, come si suol dire. Console. E qui mi sono divertito. Collegata la PS5 via HDMI, qualche aggiustamento alle impostazioni (consiglio spassionato: settate la console su uscita RGB pieno e HDR, non in automatico, altrimenti i colori escono un po' spenti) e via. La reattività è ottima, la latenza bassa si sente, il colpo arriva quando premi il tasto e non mezzo secondo dopo. Su un titolo sparatutto in prima persona la cosa fa una differenza enorme. Ho passato una notte intera (sì, lo ammetto, fino alle due) a giocare su una diagonale che mi faceva sentire dentro al gioco, e la fluidità non mi ha mai tradito. Quotidianità. Poi c'è l'uso di tutti i giorni, quello banale: la serie TV mentre cucino, il telegiornale, due video su YouTube. In questi scenari il proiettore si comporta come una TV qualsiasi, con la differenza che lo schermo è enorme. L'unica accortezza è la luce: di giorno pieno, con le finestre spalancate sul giardino dove Anubi corre dietro a non si sa cosa, l'immagine perde un po' di smalto. Ma basta socchiudere e torna tutto a posto. Diciamo che non sostituisce la TV in cucina alle dieci del mattino, ma per tutto il resto è un upgrade clamoroso. Una cosa che NON ho potuto testare a fondo, per onestà, è la resa su uno schermo dedicato ALR (quelli che respingono la luce ambientale). Ho usato la mia parete bianca, che va benissimo, ma con un telo tecnico il nero e l'HDR farebbero un altro salto. Su questo mi fido di quanto ho letto in giro e della logica: è un investimento ulteriore, ma chi vuole spremere il massimo dovrebbe metterlo in conto. La prova "casa reale". C'è poi un test che nessuna scheda tecnica racconta: come si comporta in una casa abitata, con la vita che scorre. Una sera ero seduto alla scrivania a finire del lavoro mentre in sottofondo, sul muro, scorreva un documentario. Ho cambiato stanza, sono tornato, mi sono spostato di lato per prendere un bicchiere d'acqua, e in nessun momento ho sentito il bisogno di gestire qualcosa. Read the full article
8849 TANK X: il primo telefono proiettore al mondo con 1080p e 220 lumen di luminosità
Quando 8849, il marchio di Unihertz che si occupa di dispositivi rugged, mi ha chiesto di provare il nuovo TANK X, ho capito subito che avrei avuto tra le mani qualcosa di davvero diverso. Unihertz ha guadagnato la reputazione grazie a smartphone fatti per resistere a condizioni ambientali difficili, ma con il ha fatto un salto di qualità che vale la pena notare. Il proiettore DLP integrato da 220 lumen, con risoluzione nativa 1920x1080, è davvero il primo del suo genere nel segmento: nessun altro telefono rugged sul mercato offre una qualità di proiezione così buona. Ho provato il proiettore e mi ha colpito la nitidezza dell’immagine. Fin dal primo giorno di utilizzo mi sono chiesto una cosa semplice: un dispositivo così specializzato può davvero entrare nella vita quotidiana di un utente tecnologico, oppure rimane limitato a nicchie professionali molto specifiche? Prima di entrare nei dettagli tecnici, è utile capire la posizione di questo smartphone. Il prezzo di lancio è circa 473,95 euro in preordine; il prezzo sale molto quando si guarda al listino completo, che è intorno a mille dollari. A mio avviso, l'investimento in questo smartphone è importante e richiede di valutare bene le proprie esigenze reali. Non è un telefono per tutti, e 8849 ne è perfettamente consapevole: il target ideale comprende professionisti che lavorano in ambienti ostili, appassionati di attività outdoor prolungate e chiunque necessiti di uno strumento multiuso capace di sostituire diversi dispositivi dedicati. Unboxing La confezione rispecchia fedelmente il carattere del prodotto contenuto al suo interno. La scatola, più grande e pesante rispetto allo standard degli smartphone consumer, presenta una grafica essenziale con il logo 8849 in evidenza e alcune specifiche chiave stampate sul retro. Ho apprezzato la scelta di materiali robusti per il packaging, coerente con l'identità rugged del marchio. All'apertura, il telefono si presenta incastonato in un alloggiamento sagomato che lo protegge efficacemente durante il trasporto. Il primo contatto fisico con il dispositivo genera immediatamente una sensazione precisa: questo è un oggetto serio. I 750 grammi di peso si fanno sentire inequivocabilmente, e lo spessore di 31,9 millimetri comunica una solidità costruttiva palpabile. La dotazione di serie include un alimentatore da 120W piuttosto ingombrante ma indispensabile per sfruttare appieno la ricarica rapida, un cavo USB-C di qualità adeguata con connettori rinforzati, e una cover protettiva aggiuntiva che aggiunge ulteriore protezione a un dispositivo già intrinsecamente corazzato. Ho trovato utile anche la presenza di un laccio da polso con moschettone, accessorio che si rivela prezioso durante l'utilizzo in ambienti dove una caduta accidentale potrebbe comportare la perdita definitiva del telefono. La documentazione cartacea comprende una guida rapida multilingue e un foglio con le informazioni sulla garanzia. Manca un manuale dettagliato, ma considerando che la maggior parte degli utenti preferisce consultare le risorse online, questa scelta appare ragionevole. Nel complesso, il contenuto della confezione risulta adeguato alla fascia di prezzo, senza eccessi superflui ma con tutto il necessario per iniziare subito a utilizzare il dispositivo. Materiali, costruzione e design Il design non ammette compromessi estetici in favore della funzionalità. L'aspetto è dichiaratamente industriale, con linee aggressive e una costruzione che privilegia la resistenza su qualsiasi altra considerazione. Il frame principale utilizza una lega di alluminio rinforzato, mentre i bordi sono protetti da inserti gommati che assorbono gli urti. La certificazione IP68/IP69K garantisce resistenza all'immersione prolungata fino a 1,5 metri in acqua dolce e protezione contro getti d'acqua ad alta pressione. Ho verificato personalmente la tenuta stagna durante un'escursione sotto pioggia battente, e il telefono ha superato la prova senza alcun problema. I tappi che coprono le porte USB-C e il jack audio da 3,5mm si chiudono con una fermezza rassicurante. La disposizione degli elementi sulla scocca segue una logica funzionale piuttosto che estetica. Sul retro troviamo il modulo fotografico allineato verticalmente, con i quattro sensori disposti in sequenza insieme al flash LED e ai LED infrarossi per la visione notturna. La porzione superiore del dispositivo ospita il proiettore DLP con la sua lente sporgente e le prese d'aria per la dissipazione del calore, mentre sul lato opposto trovano posto la luce da campeggio e i LED di emergenza con illuminazione RGB. Il display occupa una porzione ragionevole del frontale, con cornici spesse ma inevitabili considerando la necessità di proteggere il pannello. La sensazione complessiva è quella di un dispositivo progettato per durare nel tempo e sopportare maltrattamenti che farebbero capitolare qualsiasi smartphone tradizionale. Ho apprezzato particolarmente la texture delle superfici laterali, che garantisce una presa sicura anche con le mani bagnate o sporche. Specifiche tecniche Componente Specifiche Display 6,78 pollici FHD+ (2460x1080), 120Hz, fino a 750 nit Processore MediaTek Dimensity 8200, 4nm, octa-core RAM 16GB LPDDR5 + 16GB RAM virtuale Storage 512GB UFS 3.1, espandibile con microSD fino a 2TB Batteria 17.600mAh, ricarica rapida 120W, reverse charging 10W Fotocamera posteriore 50MP principale Sony AF + 64MP visione notturna IR + 8MP teleobiettivo 3X Fotocamera anteriore 50MP Proiettore DLP 220 lumen, 1920x1080p, laser autofocus, correzione trapezoidale Luce campeggio 1200 lumen + luci emergenza RGB Sistema operativo Android 15 Connettività 5G, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4, NFC, GPS dual-band L1+L5 Certificazioni IP68/IP69K Dimensioni Circa 175 x 87 x 31,9 mm Peso 750g Hardware Il cuore pulsante è rappresentato dal processore MediaTek Dimensity 8200, chipset a 4 nanometri che rappresenta un buon compromesso tra prestazioni ed efficienza energetica. Si tratta di un SoC di fascia medio-alta che ho già incontrato in diversi smartphone premium del 2024 e 2025, e che qui trova un'applicazione interessante in un contesto rugged. L'architettura octa-core combina quattro nuclei ad alte prestazioni Cortex-A78 con frequenza massima di 3,1 GHz e quattro core Cortex-A55 per i task meno impegnativi. La GPU Mali-G610 MC6 gestisce adeguatamente il rendering grafico, anche se non raggiunge i livelli dei chip flagship di Qualcomm o Apple. Per l'utilizzo previsto di questo dispositivo, tuttavia, la dotazione hardware appare più che sufficiente. I 16GB di RAM LPDDR5 rappresentano un quantitativo generoso che permette di mantenere in memoria numerose applicazioni simultaneamente. La funzionalità di RAM virtuale aggiunge ulteriori 16GB sfruttando la memoria interna, anche se l'impatto pratico di questa espansione risulta marginale negli scenari d'uso reali. Lo storage da 512GB basato su UFS 3.1 offre velocità di lettura e scrittura apprezzabili, e la possibilità di espansione tramite microSD fino a 2TB rappresenta un plus non trascurabile per chi intende archiviare grandi quantità di contenuti multimediali. Il comparto connettività risulta completo e aggiornato. Il supporto al 5G copre le principali bande utilizzate a livello globale, mentre il Wi-Fi 6 garantisce trasferimenti dati veloci nelle reti domestiche compatibili. Il Bluetooth 5.4 migliora la stabilità delle connessioni wireless con accessori audio e dispositivi IoT. Il modulo GPS dual-band con supporto simultaneo alle frequenze L1 e L5 promette un posizionamento più rapido e preciso, aspetto particolarmente rilevante per l'utilizzo outdoor. Prestazioni e autonomia L'autonomia rappresenta indubbiamente uno dei punti di forza più significativi. La batteria da 17.600mAh è semplicemente colossale, superata solo da pochissimi smartphone specializzati sul mercato. Nei miei utilizzi quotidiani, che includevano sessioni di navigazione web, streaming video, fotografia e occasionale utilizzo del proiettore, ho raggiunto costantemente le tre giornate piene di utilizzo prima di dover ricorrere al caricatore. In scenari di utilizzo più conservativo, con prevalenza di chiamate e messaggistica, l'autonomia si spinge oltre i quattro giorni senza particolari accorgimenti. Ho trovato questo aspetto liberatorio durante un weekend di trekking: la certezza di non dover cercare una presa elettrica ha eliminato completamente l'ansia da batteria che spesso accompagna le uscite prolungate. La ricarica rapida da 120W compensa efficacemente le inevitabili attese di ricarica di una batteria così capiente. Una ricarica completa richiede circa 70 minuti partendo da zero, mentre una mezz'ora di ricarica è sufficiente per recuperare oltre il 50% della capacità. Si tratta di tempistiche assolutamente accettabili considerando la mole di energia accumulata. Il reverse charging da 10W lo trasforma in un power bank d'emergenza per altri dispositivi. Ho utilizzato questa funzionalità per ricaricare auricolari wireless e persino uno smartwatch durante un'escursione, apprezzandone la praticità nonostante la velocità non entusiasmante. Le prestazioni generali del sistema si attestano su livelli soddisfacenti per la fascia di appartenenza. L'interfaccia Android 15 scorre fluida, le applicazioni si aprono rapidamente e il multitasking non presenta incertezze evidenti. Non siamo ai livelli di reattività di un flagship premium, ma per l'utilizzo tipico di questo dispositivo le prestazioni risultano più che adeguate. Test Ho sottoposto il TANK X a una serie di prove pensate per valutare il comportamento reale nelle situazioni per cui è stato progettato. La metodologia adottata prevede scenari d'uso ripetibili e confrontabili, anche se naturalmente le condizioni ambientali specifiche possono influenzare i risultati. Il test di resistenza agli urti ha comportato cadute controllate da altezze progressive su superfici diverse. Da un metro su cemento, il dispositivo non ha riportato alcun danno visibile né funzionale. La cover gommata inclusa assorbe efficacemente gli impatti, anche se personalmente preferisco utilizzare il telefono senza protezioni aggiuntive per contenerne le già generose dimensioni. La prova di immersione in acqua dolce ha confermato la tenuta IP68 dichiarata. Ho lasciato il telefono completamente sommerso per oltre trenta minuti in una vasca a temperatura ambiente, verificando successivamente il corretto funzionamento di tutte le componenti inclusi microfoni e altoparlanti. Per quanto riguarda il proiettore, ho condotto test in ambienti con illuminazione controllata. In una stanza completamente buia, la proiezione risulta nitida e brillante fino a una diagonale di circa 100-120 pollici, oltre la quale la luminosità inizia a calare visibilmente. Con illuminazione ambientale moderata, la dimensione utilizzabile si riduce a 60-70 pollici mantenendo una qualità accettabile. In condizioni di luce diurna, il proiettore diventa sostanzialmente inutilizzabile se non per contenuti ad alto contrasto. L'autofocus laser funziona efficacemente entro i 4 metri dichiarati, con tempi di messa a fuoco nell'ordine di uno o due secondi. La correzione trapezoidale automatica gestisce angolazioni fino a circa 40 gradi, permettendo proiezioni accettabili anche senza posizionamento perpendicolare alla superficie. Il test di autonomia in proiezione continua ha evidenziato un consumo di circa il 20-25% della batteria per ogni ora di utilizzo del proiettore, coerente con quanto riportato per modelli precedenti della serie TANK. Con una batteria da 17.600mAh, questo si traduce in circa 4-5 ore di proiezione continua partendo da carica piena, un risultato ragguardevole per applicazioni sul campo. Approfondimenti Display e qualità visiva Il pannello da 6,78 pollici adotta tecnologia IPS LCD con risoluzione FHD+ (2460x1080 pixel) e frequenza di aggiornamento a 120Hz. La scelta di non utilizzare un pannello AMOLED stupisce considerando che i modelli Tank 4 e Tank 4 Pro adottano questa tecnologia, ma presumo che le esigenze termiche legate al proiettore integrato abbiano influenzato questa decisione. La luminosità massima di 750 nit garantisce una leggibilità discreta anche in esterni soleggiati, pur senza raggiungere i livelli dei flagship dotati di pannelli più luminosi. I colori risultano ragionevolmente accurati nella modalità predefinita, con la possibilità di regolare temperatura e saturazione attraverso le impostazioni di sistema. Il refresh rate a 120Hz migliora la fluidità percepita durante lo scrolling e nelle applicazioni ottimizzate, anche se il display supporta anche modalità a 60Hz per prolungare l'autonomia. Ho apprezzato la sensibilità del touch anche con le dita bagnate o indossando guanti sottili, caratteristica fondamentale per un dispositivo rugged. Comparto fotografico principale La fotocamera principale da 50MP utilizza un sensore Sony con autofocus a rilevamento di fase. In condizioni di buona illuminazione, gli scatti risultano dettagliati e con una gamma dinamica soddisfacente. I colori tendono verso una riproduzione naturale, senza le elaborazioni aggressive tipiche di alcuni competitor cinesi. Ho notato una certa perdita di dettaglio negli scatti notturni, compensata parzialmente dalla modalità dedicata che allunga i tempi di esposizione. Il risultato finale rimane comunque inferiore a quanto ottenibile con smartphone focalizzati sulla fotografia, ma per documentazione e utilizzo social la qualità appare più che sufficiente. Il teleobiettivo da 8MP con zoom ottico 3X amplia le possibilità creative, permettendo ritratti con sfocatura naturale e scatti a distanza mantenendo un dettaglio accettabile. Lo zoom digitale oltre il 3X introduce artefatti evidenti e andrebbe evitato se non strettamente necessario. Fotocamera notturna a infrarossi Una delle peculiarità più interessanti è la fotocamera da 64MP dedicata alla visione notturna. Quattro LED infrarossi integrati illuminano la scena in modo invisibile all'occhio umano, permettendo di catturare immagini in condizioni di oscurità totale. Nei miei test, questa funzionalità si è rivelata sorprendentemente efficace per documentare ambienti bui senza disturbare. La portata utile dei LED IR si attesta intorno ai 5-8 metri, sufficiente per la maggior parte degli scenari pratici. Le immagini risultanti hanno ovviamente una resa in bianco e nero, ma il livello di dettaglio è notevole considerando l'assenza totale di luce visibile. Ho trovato questa caratteristica particolarmente utile durante escursioni notturne per osservare la fauna selvatica senza disturbarla, ma immagino applicazioni professionali anche in ambito sicurezza e sorveglianza. Proiettore DLP: tecnologia e prestazioni Il proiettore integrato rappresenta senza dubbio il fiore all'occhiello e merita un'analisi approfondita che vada oltre le semplici specifiche tecniche. Quando ho acceso per la prima volta il sistema di proiezione, puntandolo verso una parete bianca del mio studio, ho immediatamente percepito che 8849 aveva compiuto un salto qualitativo rispetto a tutto ciò che avevo visto nei modelli precedenti della serie TANK e nei competitor del segmento rugged. La tecnologia DLP (Digital Light Processing), sviluppata originariamente da Texas Instruments negli anni Novanta, rappresenta uno degli approcci più sofisticati alla proiezione digitale. Il cuore di questo sistema è costituito da un chip DMD (Digital Micromirror Device) che ospita milioni di microspecchi microscopici, ciascuno capace di inclinarsi migliaia di volte al secondo per modulare la luce proveniente dalla sorgente LED. Questa architettura offre vantaggi intrinseci rispetto alle tecnologie LCD utilizzate nei proiettori entry-level: contrasto nativo superiore, assenza dell'effetto "screen door" tipico dei pannelli a matrice, e una risposta temporale fulminea che elimina qualsiasi sfocatura durante le scene in movimento. Nel TANK X, 8849 ha implementato un chip DLP con risoluzione nativa 1920x1080 pixel, valore che segna un salto generazionale rispetto ai 720p del Tank 4 Pro e agli ancora più modesti 480p dei modelli precedenti come il Tank 3 Pro. La differenza è immediatamente percepibile a occhio nudo: dove prima i testi apparivano sfrangiati e i dettagli fini si perdevano in una massa indistinta di pixel, ora ogni carattere risulta leggibile con nitidezza chirurgica. Durante i miei test con presentazioni PowerPoint contenenti grafici complessi e fogli di calcolo, ho potuto finalmente leggere anche le note a piè pagina senza dovermi avvicinare allo schermo improvvisato. La luminosità di 220 lumen rappresenta un altro incremento significativo rispetto ai 100 lumen dei modelli precedenti. Per contestualizzare questo valore, è utile considerare che i proiettori portatili dedicati di fascia entry-level si attestano tipicamente tra i 200 e i 500 lumen, mentre i modelli home theater partono da 1.500-2.000 lumen per arrivare a diverse migliaia nei dispositivi professionali. Io smartphone si posiziona dunque al livello inferiore dei proiettori standalone, ma con il vantaggio fondamentale dell'integrazione in un dispositivo tascabile (relativamente parlando) che non richiede alimentazione esterna. Nei miei utilizzi pratici, ho riscontrato che i 220 lumen sono sufficienti per una visione confortevole in ambienti completamente bui con diagonali di proiezione fino a 100-120 pollici. Spingendosi oltre, l'immagine inizia a perdere brillantezza e il contrasto cala visibilmente, rendendo difficoltosa la visione di contenuti con scene scure. In una stanza con illuminazione ambientale moderata, come quella prodotta da una lampada da tavolo o dalla luce crepuscolare che filtra dalle finestre, la dimensione utilizzabile si riduce a 60-70 pollici mantenendo una qualità accettabile per la visione di video e presentazioni. Ho condotto test specifici per valutare il comportamento del proiettore in diverse condizioni di luce ambientale. Con illuminazione domestica standard (circa 300-400 lux misurati sulla superficie di proiezione), l'immagine risulta visibile ma sbiadita, con neri che virano verso il grigio e colori desaturati. Questa è una limitazione fisica inevitabile per qualsiasi proiettore di questa potenza luminosa, non un difetto specifico . In condizioni di luce diurna diretta, il proiettore diventa sostanzialmente inutilizzabile se non per la visualizzazione di contenuti ad altissimo contrasto come testi bianchi su sfondo nero. La resa cromatica merita un capitolo a sé. Ho confrontato le proiezioni del con quelle di un proiettore portatile Anker Nebula di fascia simile, riscontrando una fedeltà dei colori sorprendentemente buona per un dispositivo così compatto. I rossi appaiono vividi senza virare verso l'arancione, i verdi mantengono la loro naturalezza senza dominanti giallastre, e i toni della pelle nelle scene cinematografiche risultano realistici. La calibrazione di fabbrica sembra orientata verso una riproduzione neutra piuttosto che verso la saturazione esagerata che alcuni produttori preferiscono per impressionare a prima vista. Il sistema di autofocus laser rappresenta una delle innovazioni più apprezzate rispetto ai modelli precedenti, che richiedevano regolazione manuale tramite ghiera o menu software. Un sensore laser misura continuamente la distanza dalla superficie di proiezione e regola automaticamente la messa a fuoco dell'ottica, mantenendo l'immagine nitida anche quando si sposta il telefono durante l'utilizzo. Nei miei test, il tempo di messa a fuoco si è attestato costantemente tra uno e due secondi, sufficiente per un'esperienza d'uso fluida. La portata utile dell'autofocus copre distanze da circa 50 centimetri fino a 4 metri dalla superficie, range che comprende la stragrande maggioranza degli scenari pratici. Read the full article

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
La guida definitiva per l'acquisto di un telo proiettore con recensioni e opinioni dei clienti
#telo proiettore #teli proiettore La guida definitiva per l'acquisto di un telo proiettore con recensioni e opinioni dei clienti Chiedici un consiglio o visita l'articolo completo qui: migliori telo proiettore
Recensione Yaber Pico T1: il proiettore diventa tascabile
Recensione Yaber Pico T1: il proiettore diventa tascabile
Se dico “proiettore” mi vengono in mente svariate tipologie di prodotti che rientrano in questa categoria, dai più costosi e moderni, con laser a corto tiraggio, ai cinesoni da 50€ che sono 100% rumore e 0% qualità. Non mi era invece mai capitato di vedere un proiettore portatile come lo Yaber Pico T1. La dotazione del modello in prova include tutta una serie di accessori e cavetti, ma i più…
View On WordPress